| biografie |
| AGNOLO DI COSIMO DETTO IL BRONZINO (Monticelli, 1503 - Firenze, 1572) |
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Da
ragazzo lavorò presso un anonimo pittore e poi nella bottega di
Raffaellino del Garbo. Ma il suo
vero maestro
è considerato
Jacopo Carrucci
detto il Pontormo, che in
seguito lo volle accanto a sé in varie circostanze. Artista
di intelletto, oltre che di cuore, uomo di profonda cultura, raggiunse i
traguardi più elevati nel campo dei ritratti. Appartenente
a una famiglia oriunda di San Gimignano, trascorre la sua vita artistica
essenzialmente nell'ambito di Firenze. Ventenne, dipinge Pietà
fra gli angeli e San Lorenzo
nella Certosa di Val d'Ema e due tondi a olio con teste di
Evangelisti nella cappella di Lodovico Capponi in Santa Felicita.
Invitato nel 1530 a operare
a Pesaro
da Guidobaldo II duca d'Urbino, tre anni più tardi si lascia
convincere a tornare nella sua città dalle insistenze del Pontormo, che
aiuta a ultimare gli affreschi della villa medicea di Poggio a Caiano. Al
servizio di Cosimo e della bellissima Eleonora Sempre
col Pontormo, collabora agli affreschi della villa
medicea di Careggi
andati poi perduti. Esegue i magistrali ritratti di Bartolomeo e
Lucrezia Panciatichi, di Ugolino Martelli, del Giovane con liuto
(Galleria degli Uffizi), dello Scultore (Museo del Louvre, Parigi). Nel
1540 diventa pittore di corte di Cosimo II, per il
quale esegue, tra
l'altro, piccoli ritratti di tutti gli uomini illustri di casa Medici.
Dipinge il ritratto
della bellissima
Eleonora di
Toledo, moglie di Cosimo, e del loro figlio. E proprio nella
cappella eretta in Palazzo Vecchio per Eleonora esegue
una serie
di affreschi
che rappresentano un compendio della sua arte: le Storie
di Mosè sulle pareti; sulla volta, le
apoteosi dei
santi Francesco,
Girolamo e Giovanni,
dell'Arcangelo Michele; la Deposizione
della croce sulla pala a olio dell'altare e, ai lati, gli
episodi dell'Annunciazione. I
suoi personaggi vivono nel mondo dell’intelletto Agnolo,
usando il filtro di una scultorea, statica lucentezza,
svelle i personaggi e le figure delle sue opere dalla vita
naturale, dal quotidiano, immergendoli nella fissità perenne
dell'ideale, dell'intelletto. Straordinario per efficacia in capolavori
come Venere, Cupido, La follia, Il
tempo, dipinto nel 1546 su cartone
di Michelangelo
(questo quadro, noto anche col titolo La
verità e la calunnia, è conservato alla National Gallery di Londra). Segue
a Pisa il granduca Cosimo,
dipinge alcuni
ritratti del
suo principe e di altri personaggi quali Luca Martini ingegnere
delle bonifiche. Nel 1558 è di nuovo a Firenze per
ultimare gli
affreschi nella chiesa di San Lorenzo rimasti interrotti in
seguito alla morte del Pontormo. Su incarico
del granduca
riforma la
Compagnia del Disegno,
dipinge la Deposizione per la chiesa dei frati Zoccolanti di
Cosmopoli a Portoferraio (isola d'Elba) e Natività per la
chiesa dei cavalieri di
Santo Stefano a Pisa. Trascurato
in passato dagli studiosi, è stato rivalutato nell'ultimo mezzo secolo
con una precisa collocazione tra il Pontormo e Andrea del Sarto, subito
dopo i grandissimi maestri del Rinascimento. |