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Si
dedica alla pittura sin dall'adolescenza, ma la vocazione gli si rivela
al tempo della grande esposizione degli impressionisti francesi a Mosca
nel 1895.
Termina gli studi di diritto ed economia e, nel 1896, rinuncia alla
cattedra per trasferirsi a Monaco, punto d'incontro delle avanguardie
artistiche di quegli anni. Già in questo periodo, la sua attività è
intensa: parallelamente egli elabora e
annota le
proprie riflessioni teoriche sulla necessità di una rottura con
i canoni estetici e interpretativi tradizionali.
Nel
1901 fonda il gruppo Phalanx,
che verrà sciolto tre anni più tardi. Sulla
tela egli sintetizza il paesaggio e i temi del folclore slavo ricorrendo a un efficace equilibrio di masse di colore: Paesaggio
con torre (coll. Nina Kandinskij, Parigi). Nel 1909 Kandinskij
compie una
scelta decisiva: egli infatti giunge a un'evocazione degli
scenari naturali attraverso l'assemblaggio di segni rapidamente
tracciati e solo apparentemente confusi. Questa nuova lucidità lo
induce a dipingere la serie delle Improvvisazioni.
Egli arriva così, nel 1910, al suo primo Acquerello
astratto. Sempre in quell'anno Kandinskij scrive Lo spirituale nell'arte, testo teorico di grande ricchezza d'analisi
che sovverte le tradizioni artistiche sino ad allora sopravvissute
e che rimarrà la
traccia sulla quale si muoverà tutta la sua ricerca pittorica. Kandinskij
vi afferma la
necessità «estetica» dell'emozione
e la capacità, da parte dell'artista, di poterla provocare con un
uso innovativo e diretto della forma e del
colore. In
questo processo l'oggetto ritratto ha un solo ruolo: quello di pretesto.
Il suo concetto di «composizione» nasce dalla ricerca che egli ha
condotto e che, pur
riconoscendo quello che in lui è sedimentato dalla tradizione
ottocentesca, arriva al suo superamento e all'astrazione. Fino al 1914
indaga con dinamismo e ricchezza il tema della non-oggettività. Lo si
può notare in
dipinti come L'arco nero (Museo nazionale
d'arte
moderna, Parigi) del 1912 e Improvvisazione
35 del 1914 (Kunstmuseum, Basilea). Legato
da amicizia a Franz Marc, fonda con lui a Monaco, nel 1911, il gruppo
del Blaue Reiter, del quale faranno parte P. Klee,
A. Kublin e la cui attività continuerà sino allo scoppio
della Grande
guerra. In
seguito alla rivoluzione d'Ottobre, Kandinskij, rientrato a Mosca,
lavora per qualche tempo al commissariato popolare all'Istruzione pubblica e insegna all'università.
Nel 1921, lascia improvvisamente la Russia. Diventa professore al
Bauhaus di Weimar nel 1922, poi a Dessau e prende la cittadinanza
tedesca nel 1928. La
sua prima mostra a Parigi nel 1929 passa inosservata, così come
la sua presenza in qualità di ospite d'onore nella sala surrealista
dell'esposizione degli indipendenti nel 1933, anno in cui, dopo la
chiusura del Bauhaus a opera dei nazisti, si stabilisce definitivamente
in Francia ove otterrà la naturalizzazione nel 1939. Il
periodo 1920-30 è stato contrassegnato nella sua opera dalla influenza
diretta del «suprematismo» di Cazimir Malevic e anche dalla geometria costruttivista che permeava le ricerche del
Bauhaus. Ne
definirà la «grammatica applicativa», per ciò che riguarda la
pittura, in un saggio del 1926, Punkt
und Linie zu Flache (Punto. Linea. Superficie). Si tratta del
tentativo di definire a priori
la qualità delle forme
elementari e dei loro rapporti: così, la verticale simboleggerebbe
sempre il calore, il blu sarebbe in diretta
relazione con l'angolo ottuso e il cerchio. Secondo Kandinskij,
tali interpretazioni non sono capziose:al Bauhaus, dedicava lunghe ore
del suo insegnamento alla filosofia basandosi sull'insieme
di tradizioni
psicologiche e religiose che si estendevano sino all'Estremo oriente. A
poco a poco, d'altronde, la tendenza al formalismo in architettura che
prevaleva al Bauhaus si carica in Kandinskij di
altri elementi: motivi ondeggianti che richiamano le arti ornamentali
dell'islam e soprattutto della Mongolia, ma che rispondono ancor più a
preoccupazioni cosmogoniche. Già,
un Senza titolo del 1914, era
stato ribattezzato il Diluvio
(Stadtische Galleria, Monaco). Qui, gli elementi tradizionali (aria,
acqua, fuoco), i misteri della germinazione e dell'uovo pronto a
schiudersi sono evocati attraverso simboli riassuntivi. A
volte, il loro brulicare invade tutta la tela sotto forma di virgole che
richiamano germogli di querce o coriandoli
che sono
altrettante stelle: Movimento
1 (coll. Nina Kandinskij, Parigi, 1935). L'ultima fase dell'opera di
Kandinskij, inizia con il suo arrivo
a Parigi.
Alle
ricerche talvolta problematiche dei periodi precedenti si sostituisce a
poco a poco la conquista di una totale trasparenza: la
superficie d'insieme del quadro è trattata come uno spazio
arbitrariamente costruito, in cui un numero ridotto di segni elementari,
ora geometrici, ora biologici, emettono radiazioni e instaurano
relazioni enigmatiche attraverso la
parziale sovrapposizione
dei contorni
e delle loro sottili variazioni di colore. Queste ultime non
cessano, d'altra parte, di obbedire a un sistema segreto di «corrispondenze»
di cui Kandinskij ha svelato solo le basi nei suoi scritti, e
la cui complessità
richiama quella delle «scale» della musica dodecafonica. Queste
forme a volte si inseriscono all'interno di una visione chimerica alla
quale danno vita (Figura bianca, 1943,
galleria Maeght, Parigi), a volte ondeggiano liberamente su una
vasta distesa (Blu del cielo, 1940, coll. Nina Kandinskij, Parigi). In
quest'opera, totalmente allusiva, si
possono vedere
(per usare
il linguaggio
dell'alchimia) la «purificazione» e la «sublimazione» delle
precedenti tre grandi tendenze di Kandinskij: lirismo astratto del
colore, significato ideale dato agli schemi geometrici, trasposizione
della vita organica in ciò che possiede di meno palpabile.
L'ultima opera compiuta, Slancio
moderato (coll. Nina Kandinskij), del 1944, offre una sintesi
delle sue tendenze, sintesi che si può apprezzare forse ancora meglio
nelle pregevoli litografie che si moltiplicano dal 1937. Nei frammenti
autobiografici pubblicati nel 1913, con il titolo di Ruckblicke
(Sguardi retrospettivi),
egli racconta come, in gioventù, passeggiare con
una scatola di colori gli procurasse una esaltazione senza
eguali. Successivamente
insisterà ostinatamente sulla necessità per l'artista di sottomettersi
solamente a ciò che egli chiama, in maniera decisiva, il modello
interiore. Pari giustificazione
nei confronti
della «figurazione» allora dominante, costituiva egualmente una
presa di posizione nei riguardi della corrente astratta puramente
geometrista: Kandinskij non ha mai temuto di fare appello ai propri
sentimenti, e anche
ai sogni, nella genesi dei suoi quadri e nella scelta del loro titolo,
così come di richiamarsi a dei «ricordi» assai bene identificati
dallo storico in certi oggetti familiari che aveva portato dalla Russia
e da cui non
si separerà mai.
Le variazioni dell'opera di
Kandinskij nel corso del tempo sono
quelle dell'esperienza di vita. È giunto a scrivere che «senza un
rapporto organico con il cuore»,
la testa diventava «la fonte di tutti i pericoli e di tutte le corruzioni». La raffinatezza, il virtuosismo
stesso di cui ha dato prova non sono in lui frutto di una tendenza
all'estetismo, ma rispondono a una esigenza (che si è
mantenuta fino agli
ultimi anni, in cui la serenità dell'opera rimane il frutto di un
accanito lavoro) testimoniata nei suoi scritti teorici, di non
codificare, ma di esplicitare.
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