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Personalità
di primo piano dell'impressionismo,
Monet domina
questo movimento artistico sia per l'autorità con la quale
impone teorie e tecniche nuove, sia per i fecondi sviluppi presenti
anche nelle ultime tele della sua lunghissima carriera. Il XX secolo ha
sistematicamente contrapposto l'estetica ispirata a Cézanne
(concretezza costruttiva, cubismo, astrazione geometrica) a quella
ispirata a Monet
(fluidità, musicalità, astrazione lirica). Il procedere di
quest'ultimo rappresenta una prodigiosa continuità nella volontà di inseguire
la forma fino alla sua disintegrazione, la realtà fino
all'impalpabile. Nel momento in cui Monet inizia a dedicarsi alla
pittura, questa raggiunge sotto l'egida
di Courbet
il realismo
più vigoroso,
la compattezza estrema. Il giovane artista non sfuggirà a tale
influenza, ma saprà poi superarla. Due elementi fondamentali segnano la
sua formazione artistica: in primo luogo la conoscenza del
preimpressionismo grazie a Boudin,
«il re dei cieli» secondo la definizione di Baudelaire, e
d'altro canto le impressioni di luce e colore - «germi delle mie
ricerche successive» come riconoscerà più tardi - raccolte in
Algeria, durante il servizio
militare. Boudin
volle conoscere l'adolescente autore delle caricature esposte presso un
incorniciatore di Le Havre, città nella quale
Monet viveva con i
genitori; lo conduce a dipingere en plein air, gli
consiglia di andare a studiare a Parigi indirizzandolo presso alcuni
amici (Constant Troyon, 1810-65; Charles Monginot, 1825-1900). Parigi
non significherà per Monet nè l'Ecole des Beaux Arts,
nè gli
studi dei maestri
accademici, ma il lavoro libero presso l'Acadèmie Suisse e nei
sobborghi parigini, l'ascolto attento dei teorici del realismo al
ritrovo dei Martyrs, i primi contatti con Camille Pissarro. Gli studi,
interrotti nel 1860 con il
servizio militare
nei corpi dislocati
in Africa (lasciato a causa di una pleurite), riprendono nel 1862 presso
lo studio di Charles Gabriel Gleyre. Nel frattempo, ha luogo a Le Havre
un altro incontro decisivo, quello con Jongkind, al quale, affermerà
Monet, «devo l'educazione definitiva del mio occhio». Da questo
periodo, Monet si impone quale personalità
chiave del futuro gruppo impressionista. Per suo tramite, gli amici
conosciuti da Gleyre (Bazille, Renoir,
Sisley) entreranno in contatto
con quelli dell'Acadèmie Suisse (Pissarro, Guillaumin, Cézanne).
Egli comunica loro il suo gusto per
il lavoro
en plein
air e
il suo disprezzo per gli studi accademici, incoraggiato
dall'entusiasmo per i quadri di Manet esposti alla Galerie Martinet.
Alcuni paesaggi di Chailly-en-Biére e di Honfleur, il ritratto di Camille
in abito verde (1866, Kunsthalle, Brema) notato dai critici
realisti (Zola, Thèophile Thorè detto Bürger) al Salon del 1866, già
rivelano la sua grande maestria. Seguito e incoraggiato su
questa via
dall'amico Bazille,
egli tenta di unire lo stile monumentale di Courbet alla tavolozza più
chiara di Manet e, novità assoluta, di eseguire en
plein air le grandi composizioni che lo affascinano. L'immenso Déjeuner
sur l'herbe (6,40 m 4,65 m), dipinto
nel 1864-65
a Chailly,
è andato
parzialmente distrutto. Il museo del Louvre (Jeu-de-Paume) ne
conserva uno dei frammenti e il museo nazionale di Belle Arti di
Mosca conserva
lo schizzo del quadro che Monet, scoraggiato e demotivato, aveva
lungamente lasciato in pegno al suo
albergatore, Femmes
au jardin ( Donne in giardino , Jeu-de-Paume), rifiutato dalla giuria
del Salon del 1867, mostra ugualmente il modo
in cui l'artista affronta
con maestria il problema delle figure poste nel paesaggio.
Ragioni finanziarie lo costringono ad abbandonare queste grandi
tele, troppo costose, per quadri di dimensioni più ridotte in cui
il paesaggio occupa un ruolo predominante. Dal 1869, nell'opera di colui
che Manet,
successivamente definirà (il
Raffaello delle acque), le ardite semplificazioni, le pennellate
evidenti, il plein aire brulicante di La
Grenoullière (1868, Metropolitan Museum, New York), viene
definendosi la nuova estetica impressionista. Alla fine della guerra del
1870, i soggiorni in
Gran Bretagna, poi in Olanda, patrie d'elezione dei pittori
paesaggisti, lo arricchiscono a diverso titolo: nel gennaio 1871,
attraverso Daubigny, anch'egli rifugiatosi a
Londra, conosce
Paul Durand-Ruel, primo grande mercante d'arte che si interessa
alla nuova scuola; scopre l'opera di Turner, della quale in
seguito minimizzerà
l'influenza sulla propria evoluzione artistica, ma che tuttavia lo
porterà all'acquisizione di una tecnica
più fluida
e alla scelta deliberata di soggetti immateriali come la nebbia o il
fumo; si interessa sempre più alla tradizione delle stampe giapponesi,
già note a Parigi, ma ancor meglio ad Amsterdam. Dal
1872, le tappe della
sua carriera possono essere rintracciate attraverso i nomi delle sue
residenze successive. Argenteuil,
Vètheuil, Giverny. La scelta dei luoghi risponde sia ad esigenze di
ordine finanziario - Monet, sposato a Camille
Doncieux, che morirà di tubercolosi nel 1879, per diversi anni
si dibatterà in gravissime difficoltà finanziarie -
sia a
un certo gusto
per la solitudine già
evidente in queste righe scritte all'amico Bazille nel 1868: «Per forte
che uno sia, è troppo sensibile a ciò
che vede
e sente a Parigi,
e ciò che intendo fare qui [a Fècamp] avrà almeno il merito di
non assomigliare a nessuno,
poiché sarà
il frutto
di un'impressione vissuta da me soltanto». Utilizzato per
definire uno dei suoi quadri (Impression.
Soleil levant, museo Marmottan,
Parigi, rubato nel 1985) esposto alla prima Mostra del gruppo nel
1874, il termine impression
sarà all'origine di un neologismo
che avrà
molta fortuna. Per combattere la reticenza dei giudici del Salon
ufficiale e tentare di catturare l'attenzione del pubblico, Monet decide
di promuovere, insieme a Renoir e Degas,
l'idea di
mostre collettive
lanciata da Bazille. E sarà proprio lui a soffrire maggiormente della
derisione assurda e delle critiche ottuse
del pubblico al
quale i numerosi
quadri vengono offerti in prima visione: cinque nel 1874, diciotto nel
1876, trenta nel 1877, ventinove nel 1879 e
trentanove alla settima e penultima manifestazione del gruppo,
nel 1882. Il 1880 segna una svolta nella sua carriera: alcuni mercanti
d'arte, oltre a Durand-Ruel, cominciano a interessarsi alla sua opera e,
seguendo l'esempio di Renoir, egli decide di tentare nuovamente la
sorte al Salon. Lo
stesso anno si svolge la sua prima mostra personale alla galleria,
fondata dall'editore Georges Charpentier e diretta da Edmond Renoir.
Commentando con i giornalisti il suo atteggiamento nei confronti dei
vecchi amici e dei nuovi partecipanti alle loro manifestazioni (Gauguin,
Raffaëlli, ecc.), afferma: «Sono sempre e voglio essere
sempre impressionista,
ma la
piccola congrega è divenuta oggi una banale scuola che apre le
porte dal primo imbrattatele». Una retrospettiva della sua opera presso
Georges Petit (1889) rivela al contempo l'evoluzione e
l'unità della
sua arte.
Le pennellate
vibranti, l'intensità luminosa e la schematizzazione dei quadri di
Argenteuil (1872-78), a
volte eseguiti
su di
un battello-studio sistemato a foggia di quello di Daubigny, si
sviluppano contemporaneamente alle
ricerche compositive
ispirate alle
stampe giapponesi. A queste stesse Monet deve il gusto per le
(serie), inaugurate alla fine
del periodo
con le
diverse versioni
della Stazione di
Saint-Lazare (inverno 1876-77). A Vètheuil (1878-81), ove si
stabilisce grazie alla generosità di Manet e del dottor
de Bellio (uno dei
suoi primi amatori insieme a Victor Chocquet e Gustave Caillebotte),
insegue nel suo lavoro en
plein air
gli effetti
più effimeri della brina e della rottura improvvisa del ghiaccio
sulla Senna. Ricerca ancora la loro fugace bellezza dopo il suo
trasferimento a Giverny, insieme ad Alice Hoschedè, sua seconda sposa
nel 1892 e precedente moglie di uno dei suoi
primi acquirenti.
Le famose serie, Pagliai
(1890-91), Pioppi ai bordi dell'Epte
(1891-92), Cattedrali di
Rouen (1892-93),
Ninfee (1899-1926),
rispondono al
desiderio, sempre rinnovato, di catturare l'istante. Dal
1886, un successo sempre crescente circonda questo artista in
precedenza così
disprezzato, e un caloroso sostegno gli viene da O. Mirbeau, Gustave
Geffroy, Oscar Maus e G. Clemenceau. Grazie a quest'ultimo, verranno
create due stanze
all'Orangerie per
ospitare la serie delle Ninfee,
superamento del mondo sensibile e decorazione quasi astratta ispirata al
giardino di
Giverny, le
cui variazioni floreali sono elementi ricorrenti nelle tele di
Monet. Il successo non accompagna tuttavia l'ultimo periodo del pittore,
poiché le nuove generazioni si interessano solamente alla
geometria delle forme rivelate da
Cézanne. Trent'anni
dopo la
morte, una
nuova evoluzione del gusto ha riportato in auge l'arte di Monet,
doppiamente prezioso per le premesse al fauvisme (splendore senza eguali
nelle vedute di Bordighera, 1884) e all'astrattismo, ma che rimane
soprattutto l'incarnazione assoluta dell'impressionismo nella sua
evoluzione dal realismo vibrante delle Donne
in giardino allo
spazio bidimensionale delle Ninfee,
passando attraverso i fremiti di colore delle vedute di Antibes, a
proposito delle
quali Mallarmé
scriveva all'artista: «È da molto tempo che pongo ciò che voi
fate sopra a tutto».
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