| PABLO RUIZ PICASSO (Malaga, 1881 - Mougins, 1973) |
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Il
bambino prodigio Nei
primi anni della sua formazione artistica, il giovane Picasso ha un
eccellente maestro nel padre, pittore e
professore di
disegno (a Malaga, a
La Coruña, poi a Barcellona), che intuisce il genio precoce del figlio.
Di fatto, quest'ultimo non tarda ad affermarsi
e, benché le opere del periodo tradiscano ancora una certa
goffaggine nella composizione, l'acquisizione accademica del «mestiere»
si dimostra già straordinaria, soprattutto nei ritratti. L'opera Scienza
e Carità del 1897 (Museo Picasso,
Barcellona), che
riceve una
menzione onorifica all'Esposizione nazionale di belle arti di
Madrid e una medaglia d'oro a Malaga, testimonia che questa acquisizione
ha ormai raggiunto
la perfezione. La trasformazione di Picasso da pittore accademico ad
artista d'avanguardia si attuerà attraverso l'esempio di Thèophile-Alexandre
Steinlen e di Toulouse-Lautrec,
nonché grazie
all'atmosfera culturale creata dal movimento dell'Art nouveau, diffusosi
allora a livello internazionale e sensibile sia a Barcellona sia a
Parigi. «Un
pittore dell'avanguardia artistica» Picasso
non ha mai negato di essere
stato, secondo
le sue
stesse parole, «un pittore
dell'avanguardia». I suoi esperimenti lo condurranno a una
sintesi tra un certo
verismo che
pone l'accento sugli
aspetti più miserabili e drammatici della vita, caratterizzato dalla
scelta di soggetti popolari e patetici
(bambini, mendicanti,
infermi, madri sofferenti), e un trattamento decorativo dell'immagine
derivato dal «sintetismo» di Gauguin
e degli artisti di Pont-Aven, che una quasi totale monocromia
(in blu
e color
carne) spinge
verso l'idealismo. Dal 1901 al 1904 si sviluppa quello che più
tardi verrà definito il «periodo blu»
di Picasso. Esso corrisponde
a un
momento particolare della sua vita, nel quale il giovane pittore
vive tra Barcellona e Parigi (dove si reca per ben tre volte dal 1900 al
1903). Nel 1904, Picasso si stabilisce definitivamente a Parigi e
trova uno studio nel
famoso «Bateau-Lavoir» di
rue Ravignan, prendendo così una decisione di
importanza capitale
in quanto
nella vita
culturale parigina, la sua arte trovò innumerevoli stimoli
fecondi. Risale a quest'epoca l'incontro, per lui decisivo, con la
poesia, nella persona di Guillaume Apollinaire, Max Jacob e, un po'
più tardi, di
Pierre Reverdy. Il meraviglioso testo che Apollinaire gli dedica
nel numero di La Lume del 15
maggio 1905, suggella il profondo legame (generalmente trascurato dai
critici) tra Picasso e la poesia. È allora che la pittura dell'artista
inizia a trasformarsi: siamo nel «periodo rosa». Il
pellegrinaggio alle fonti
A
dire il vero, si può a malapena parlare di un «periodo rosa»,
ma è innegabile che
a partire dal 1905 Picasso si liberi dagli eccessi del sentimentalismo
che aveva caratterizzato le sue opere precedenti e che da allora gli
ocra, le terre, i rossi comincino
a scaldare
la sua fredda
tavolozza. I saltimbanchi sognanti che egli dipinge a quel tempo non
rivelano solamente l'amore del pittore
per il
circo, ma anche una
visione meno esasperata della vita (legata forse alla diminuzione della
miseria degli anni
vissuti a
Montmartre) e
una modificazione della sua teoria estetica. In particolare,
cambia la relazione tra il soggetto e la pittura. Fino al 1905, cioè,
la pittura non aveva altra funzione che quella di descrivere il
soggetto, senza
escludere una deformazione espressionistica, ma tuttavia con gran
rispetto per la realtà descritta. In seguito, tendono ad affermarsi le
emozioni propriamente materiali della pittura:
così, un
particolare tocco di rosso viene ad avere la stessa importanza
del sentimento della malinconia o della tenerezza materna. Inoltre il
disegno tende a essere semplificato. Picasso non pensa
certamente di
eliminare dai suoi
quadri la rappresentazione delle emozioni: al contrario, gli pare più
giusto esprimere i sentimenti invece di descriverli. Impegnato a
rafforzare l'intensità del suo linguaggio pittorico, egli incontrerà
naturalmente sul suo cammino l'espressionismo proprio delle arti
primitive, tese soprattutto a mettere in risalto le dimensioni sovrumane
del sacro. Sia che si ispiri all'arte africana od oceaniana, all'arte
iberica o all'arte romanica della Catalogna (richiamandosi addirittura
al Greco), Picasso
non fa che confermare
la propria volontà
di sostituire lo spirito del sentimento alla sua rappresentazione
letterale. Ma, curiosamente, questo periodo di transizione primitivista
lo conduce a una espressività pura, molto lontana dalla figurazione. «Les
demoiselles d'Avignon» L'influenza
del primitivismo inizia ad agire sulle concezioni estetiche di Picasso
nel 1906 a Gósol, durante un'estate trascorsa in Catalogna. Essa
raggiunge il culmine con la lunga elaborazione di Les
Demoiselles d'Avignon (fine del 1906 - autunno del 1907, Museum of
Modern Art, New York). Questo quadro è senza dubbio il primo esempio di
un'opera che s'impone innanzitutto come rottura, come lacerazione, come
dissonanza; prima di allora non era mai
avvenuto niente di simile né nell'arte di Delacroix, né in
quella di Courbet,
di Manet, di Cézanne
o di Van Gogh,
nelle cui opere si
manifestava ancora un certo desiderio di armonia, un tentativo di
piacere e di convincere. Ancora oggi, le Demoiselles
d'Avignon appaiono
come un irreparabile
affronto inferto alle tradizionali regole della pittura: lo scandaloso
trattamento usato nella rappresentazione del viso
delle due donne sulla destra della composizione ha permesso
qualsiasi libertà stilistica alla pittura successiva di Bacon, di
Kooning o
di Dubuffet, ma non è più stato uguagliato, se non da Picasso
stesso; quanto alla violenza imposta allo spazio pittorico, una volta
ammessa, ha dato inizio a una serie ininterrotta
di sconvolgimenti
spaziali, nell'arte di Kandinskij,
di Mondrian o di
Polock. I detrattori di Picasso affermano che
questo quadro
ha definitivamente
aperto la strada
all'arbitrario, su cui, in ultima analisi, si fonda la maggior parte
dell'arte moderna: ormai, l'artista si concede qualsiasi licenza sia
nella concezione dell'opera sia nella sua esecuzione. Non
si può far a meno
di pensare che questa manifestazione dei diritti inderogabili
dell'artista costituisca
l'elemento ambiguo
di tutta l'opera
successiva di Picasso, stretta tra l'ansia di espressività dell'autore
e le esigenze strutturali del quadro. Liberatosi presto da questi
problemi, Picasso entra in contatto
con l'opera
del grande artefice
della pittura moderna, Cézanne, mentre risente ancora l'influenza
dell'arte primitiva del
cosiddetto «periodo
negro». A conclusione di questa fase, l'esempio di Cézanne lo
porterà a inventare il cubismo; tuttavia al termine del periodo
cubista, la sua tendenza
all'espressionismo senza ostacoli gli farà svolgere un ruolo non
trascurabile nell'ambito della pittura surrealista. Picasso
cubista e surrealista
In
effetti, il cubismo di Picasso (ma anche quello di Braque) si
disinteressa rapidamente dell'oggetto figurato. Il tocco costruito
di Cézanne, la sua geometrizzazione dello spazio conducono non
già a un'integrazione razionale del soggetto osservato (natura morta,
ritratto o paesaggio) al supporto, come nel caso del maestro di Aix, ma
a una pittura di tipo puramente irrazionale che,
non contenta di
liquidare rapidamente il soggetto, struttura lo spazio immaginario del
quadro. Sembra che il cubismo di Picasso si opponga all'arte di Cézanne
come l'idealismo al materialismo. Ma, nel 1912, Picasso ha
un ripensamento che lo riconduce all'oggetto, grazie alla tecnica
del collage, mediante la quale il
mondo esterno
entra nella
pittura. L'uniformità dei colori del cubismo detto «sintetico»
costituisce un ulteriore tradimento nei confronti di Cézanne, questa
volta a
favore di Gauguin. L'esperienza cubista ha messo fine alla
dissociazione, introdotta durante il «periodo rosa», tra la
rappresentazione letterale e lo spirito delle forme: quando l'artista
desidererà di nuovo «trattare» un soggetto (per esempio, dipingere una donna), potrà ormai
farlo senza più preoccuparsi
di rispettare
la logica
delle strutture anatomiche. Lasciando da parte il «ritorno a
Ingres» del 1915, la
collaborazione ai Balletti russi a partire dal 1917 e il periodo
detto «pompeiano», caratterizzato dalla raffigurazione di
pesanti matrone, sembra esserci, dunque, una perfetta continuità tra
la pittura
cubista di Picasso e
la sua pittura di carattere surrealista, che s'inaugura nel 1925 con La
danza (Tate Gallery, Londra) e che
prosegue praticamente
per una ventina d'anni, con un'estrema libertà nei confronti dei
principi anatomici. Non è un caso se,
durante questi
vent'anni, il corpo
e il viso della donna costituiscono i temi favoriti di Picasso:
incoraggiandolo a seguire i suoi istinti più profondi, il
surrealismo facilita la rappresentazione plastica dei suoi
desideri erotici, in cui si mescolano tenerezza e sadismo. Eros
e Thanatos
In
questo periodo, e soprattutto a partire dal 1931
(al castello di
Boisgeloup, nell'Eure), la scultura comincia ad assumere un ruolo molto
importante nell'attività artistica di Picasso. In passato l'artista
aveva già creato alcune opere plastiche, tra cui una Testa
di donna del 1909 e
numerose costruzioni
realizzate in
materiali diversi dal 1912 al 1914. Ma non sorprende che il
ricorso sempre più erotizzato all'oggetto, e in particolare all'oggetto
donna, si traduca ben presto nelle tre dimensioni con uno sviluppo
di creatività
tale per cui molti ritengono che Picasso scultore sia altrettanto
grande, se non addirittura più grande,
di Picasso pittore
(lavorazione del ferro, assemblaggio degli oggetti e modellatura).
Peraltro, benché nella sua produzione del periodo
prevalga l'ispirazione
voluttuosa, egli s'interessa anche ai problemi del tempo (si
pensi innanzitutto allo scoppio della guerra in Spagna). Il celebre
quadro Guernica (1937 Carsón
del Buen Retiro, Madrid) riflette curiosamente non soltanto
la profonda indignazione dell'artista per il bombardamento della
città basca da parte dell'aviazione nazista, ma anche la propria
situazione sentimentale, segnata dall'amore per tre donne
contemporaneamente. Visi di donne dai tratti distorti dall'angoscia e
non già rallegrati dalle gioie amorose
si succedono
nella sua
opera fino
al 1944, connessi in
parte alla travagliata storia della compagna dell'artista, Dora Maar,
che stava attraversando un momento particolarmente infelice. Mentre si
svolgono molto vicino all'atelier dell'artista, in rue des
Grands-Augustins, i
combattimenti per la
liberazione di
Parigi, Picasso dipinge un Baccanale
(collezione privata) che s'ispira a Poussin e poco tempo dopo aderisce
ufficialmente al Partito comunista francese. Questa adesione lo
porterà a
eseguire alcuni
quadri «impegnati», come il Massacro
di Corea (1951, collezione dell'artista) o le allegorie di La
Guerra e la Pace (1952, Vallauris)
e anche a pubblicizzare, grazie alla sua celebre Colomba,
il Movimento della Pace. La
donna e la pittura di Picasso Il
breve periodo felice, dovuto all'incontro
con Françoise
Gilot e alla fine
della guerra, è caratterizzato dal quadro Joie
de vivre (o Pastorale) dipinto ad Antibes (1946, Museo Grimaldi,
Antibes). Straordinarie sculture si succedono, da l'Uomo
con l'agnello
(1944, eretto a Vallauris nel 1950) a la Capra
(1950) anticipazione delle figure di lamiera piegata e dipinta del
1960-63. Nel 1947,
l'artista inaugura a Vallauris una nuova e feconda attività, quella di
ceramista. Nel 1950, Le signorine
in riva alla
Senna (Kunstmuseum,
Basilea), che si rifà a Courbet, è forse l'ultima opera ricca
d'inventiva di Picasso e segna l'inizio di un periodo
di riflessione sui
capolavori della pittura, durante il quale l'artista dipingerà una
serie di varianti delle Donne
d'Algeri (1954-55) di Delacroix, di Las Meniñas (1957) di Velázquez
del Déjenuer
sur l'herbe
(1960-61) di Manet e
delle Sabine (1962-63) di David. Oltre a meditare sui grandi pittori del
passato per tentare forse di scoprire i loro segreti o
di compararli ai suoi, la donna e il mistero della carne
diventano i suoi maggiori interessi. Nel corso degli ultimi anni della
sua vita, sia nella pittura sia nell'incisione (anch'essa ugualmente
abbondante), il tema che l'artista predilige è il rapporto tra il
pittore e la donna, generalmente nuda, della quale fa il ritratto. Si
deve riconoscere
a Picasso il merito di aver consacrato i suoi ultimi sforzi a
mettere instancabilmente in luce il
significato essenzialmente amoroso del
gesto pittorico. |
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