
a cura di Davide Banzato
CONTENUTO DEL
SITO:
1.
Fisionomia
e tappe principali del Concilio Vaticano II
2.
Sintesi
schematica dei documenti del Concilio Vatcano II
3.
Analisi della dichiarazione
“Nostra Aetate”
4.
Testo integrale della
dichiarazione “Nostra Aetate”
5.
Un particolare momento
storico aperto al dialogo
6.
Induismo
7.
Islamismo
8.
Dedica
1.1 UN
NUOVO CONCILIO
1.1.1 LA NUMERAZIONE
Quasi un secolo dopo l’interruzione del Vaticano I, nella basilica di S.Pietro a Roma si svolse un altro concilio, il Vaticano II, considerato in accordo con una tradizione progressivamente affermatasi nella Chiesa cattolico-romana, come ventunesimo nella serie dei “concili ecumenici”. Dato desumibile dalla bolla d’indizione ematanata il 25 dicembre 1961 e dal discorso dell’inaugurazione dell’assemblea tenuto dal pontefice Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962. La numerazione corrente risale alla decisione assunta verso la fine del XVII secolo da parte di studiosi cattolici che approntarono l’Editio Romana.
1.1.2 UN’INIZIATIVA SORPRENDENTE
Il 25 gennaio 1959, festa della conversione di San Paolo, Giovanni XXIII, papa da circa tre mesi, in un discorso rivolto a diciassette cardinali radunati presso la basilica ostiense nel monastero di S.Paolo, annunciò <tre avvenimenti di massima importanza: un Sinodo diocesano per l’Urbe, la celebrazione di un Concilio Ecumenico per la Chiesa Universale, e l’aggiornamento del Codice del Diritto Canonico>. L’iniziativa di Giovanni XXIII sorprese tutti perché l’indizione di un concilio in quegli anni era un evento difficilmente prevedibile, anche se fino ad allora qualche voce aveva caldeggiato che le convocazioni conciliari seguissero una frequente periodicità. Si andò diffondendo la convinzione che, sancita ormai con il dogma la centralità decisiva, e all’occorrenza infallibile, del ruolo e del magistero papali, il ricorso al concilio risultasse ormai pleonastico e forse inopportuno, nonostante il Codice di Diritto Canonico del 1917 ribadiva che al Concilio Ecumenico spettava “la massima autorità sulla Chiesa universale” (canone 228, paragrafo 1).
1.1.3 PRIMA DI GIOVANNI XXIII
Pio XI nell’enciclica che inaugurava il pontificato, l’Ubi arcano del 23 dicembre 1922, fece un accenno alla possibilità di riprendere il Vaticani I, ma poi disse di voler “attendere, pregando, che il Signore voglia dare qualche più chiaro segno del suo volere”. Fu inviata una lettera, le risposte furono positive, a parte una minoranza, nella quale v’era un personaggio prestigioso come il cardinale Billot che era preoccupato dei “modernisti” che avrebbero potuto approfittarne, così come fecero nel Vaticano II a parere del vescovo francese Lefebvre. Avanzamenti più concreti fece Pio XII nel 1948, ma per le divergenze createsi “dispose che del progetto non si facesse più niente” (4 gennaio 1951).
1.1.4 I DATI DEL NUOVO EVENTO
Il Concilio Vaticano II, divenuto simbolo dell'apertura della Chiesa al mondo ebbe 178 sedute, di cui la prima l'11 ottobre 1962 e l'ultima l'8 dicembre 1965. Di 2908 tra vescovi e altri titolati a parteciparvi, all'apertura ne erano presenti 2504 provenienti da tutto il mondo. Nel maggio 1959 si richiesero indicazioni a vescovi, facoltà teologiche e università; furono quindi nominate 13 commissioni preparatorie composte di più di 1000 partecipanti. Membri votanti furono i vescovi cattolici e i generali degli ordini religiosi maschili, ma erano presenti, per la prima volta nella storia dei concili, delegati-osservatori delle Chiese protestanti e ortodosse e dei laici cattolici maschi; nel 1964 furono aggiunte inoltre alcune uditrici. Gli argomenti da trattare vertevano sui moderni mezzi di comunicazione, sulle relazioni tra cristiani ed ebrei, sulla libertà religiosa, sul compito dei laici nella Chiesa, sulla liturgia, sulle relazioni con gli altri cristiani e non-cristiani, credenti e atei, sui compiti del clero e sulla formazione sacerdotale.
1.2 IL
PRIMO ANNUNCIO
1.2.1 NATURA DELL’ANNUNCIO
Neppure
un decennio dopo la decisione di Pio XII, Giovanni XXIII, papa dal 28 ottobre
1958, non compiuti ancora i primi cento giorni di pontificato, annunciò
pubblicamente il proposito d’indire un concilio. Per quanto il papa, un anno
dopo l’annuncio (24 gennaio 1960, all’apertura del sinodo romano) affermò
d’essere stato ispirato dal Signore in preghiera, considerando ispirazione non
in senso particolare, ma come “tutto viene da Dio”, il teologo Edward Schilleeckx ritiene l’idea
del concilio connaturale alla umile personalità e
all’esperienza pastorale del papa, ma è bene notare come la messa a fuoco della
risoluzione dovette occupare i primi tre mesi di pontificato.
1.2.2 I CARATTERI GENERALI
I caratteri principali del concilio furon chiari sin dall’annuncio rivolto ai cardinali il 25 gennaio 1959: in quanto Vescovo di Roma, provvedere ai “bisogni spirituali della metropoli”; come “responsabile del governo spirituale” del mondo intero, attenzione a problemi, drammi, illusioni, da un lato “l’abuso e il compromesso della libertà dell’uomo”, dall’altro “la tentazione e l’attraviamento verso i vantaggi di ordine materiale che il progresso della tecnica moderna per sé indifferente ingrandisce ed esalta”; “assumere le proprie responsabilità” innanzi a “errori” non mancati “nella storia del cristianesimo”; sottolineare in modo deciso come il Concilio fosse “Ecumenico” e “risoluzione decisa”, non aperta a ripensamenti; invitare i “fedeli delle Chiese separate a partecipare” per cercare insieme l’unità; essere opportunità di dinamismo di trasformazione “in epoca di rinnovamento”.
1.2.3 IL CONTESTO MONDIALE D’ACCOGLIENZA
L’intenzione ecumenica di Giovanni XXIII aveva sollevato entusiasmi, talora ingenui, mobilitando comunque energie sconosciute nel corpo delle chiese e sollecitando un confronto con i ritmi incalzanti della storia e i suoi profondi mutamenti. Ma ben presto cominciò a diffondersi nelle istituzioni ecclesiastiche una preoccupazione difensiva, una specie di imperturbabilità rispetto alla situazione storica che sembrava prendere le distanze dalle evoluzioni d’epoca che si profilavano (la distensione tra oriente e occidente alla fine dell’epoca coloniale, una esplosione neo-industriale nella fascia atlantica, un impoverimento del terzo mondo). L’universo della preparazione conciliare sembrava dunque ripiegarsi su se stesso, al punto che risultava difficile prevedere, nell’evoluzione successiva, quel carattere di straordinaria apertura che avrebbe fatto da crinale al cattolicesimo del ventesimo secolo.
1.3 LO
SVILUPPO DEL CONCILIO
1.3.1 LE LINEE INZIALI DELL’<AGGIORNAMENTO>
Già
all’apertura dell’11 ottobre 1962, la vita della grande assemblea
conciliare si caratterizza per i ritmi complessi, per l’accavallarsi di
argomenti, istanze, sentimenti che percorrono l assemblea plenaria, le
commissioni, gli osservatori, i gruppi informali, le grandi residenze dei
vescovi, i centri di informazione, la stampa e l’opinione pubblica. Nel corso
delle settimane che occupano questo primo periodo del concilio, chiusosi l’8
dicembre del 1962, vengono posti in discussione temi
decisivi per il cattolicesimo contemporaneo, come quelli riguardanti la
liturgia, la rivelazione, la chiesa. Sarà compito delle lunga
intersessione (dicembre 1962-settembre 1963) segnata anche dalla morte
di Giovanni XXIII e dalla elezione di Paolo VI assicurare al Vaticano II una
nuova preparazione capace di tradurre in proposte il desiderio di rinnovamento
emerso nell’aula conciliare.
1.3.2 IL FATICOSO LAVORO DI TENSIONI
Il 29 settembre 1963, con l’inizio del secondo periodo di congregazioni generali, si apre il concilio di Paolo VI, figlio e padre del concilio nel medesimo tempo. Dopo la morte di Giovanni XXIII, il Vaticano II si trova a "ricominciare". Per l’impulso del collegio dei moderatori, voluti al vertice del concilio da Paolo VI, l’assise conciliare affronta temi cruciali quali la teologia della chiesa, la liturgia, l’ufficio pastorale dei vescovi, l’ecumenismo. La conclusione del secondo periodo (4 dicembre 1963) vede arrivare i primi frutti dei lunghi dibattiti con l’approvazione definitiva dei testi sul rinnovamento liturgico e sui mass media, ma anche il pellegrinaggio di Paolo VI a Gerusalemme. La seconda intersessione 1963-1964 è caratterizzata dall’incertezza sull’ulteriore durata del concilio, e dallo sviluppo dei grandi nodi teologici. L’avvio della riforma liturgica marca una peculiarità del Vaticano II: un vero anticipo di post-concilio. Dall'autunno 1964 (la terza sessione va dal 14 settembre al 21 novembre 1964) e nella successiva intersessione, l'ultima prima della conclusione effettiva del concilio si ha una fase per diversi aspetti convulsa, in cui diviene più netto il ruolo guida di Paolo VI, mentre le correnti conciliari si attestano su posizioni distanti e non facilmente componibili. Al centro della discussione figurano temi come la natura e l'esercizio della collegialità episcopale, e soprattutto due nodi che suscitano intense discussioni, in relazione al dibattito sull'ecumenismo: la libertà religiosa e i rapporti con gli ebrei. Il concilio affronta la sua crisi più grave, la cosiddetta "settimana nera", che determinerà modifiche negli schemi in discussione e il rinvio all'ultima fase del pronunciamento sulla libertà religiosa.
1.3.3 GLI ULTIMI TIMORI
Nonostante
la reazione al concilio sia stata generalmente
favorevole e già in pieno concilio si potesse constatare uno dei risultati più
rilevanti, quale lo sviluppo delle relazioni tra le Chiese cristiane, il
diffondersi di correnti di cambiamento, alcune delle quali estranee alle
decisioni del concilio, continuava ad allarmare i gruppi cattolici
tradizionalisti, timorosi che le riforme fossero state troppo radicali: emerse
così un dissenso organizzato, con critiche al concilio e ai due papi, rivolto
in particolare alle riforme liturgiche. Il più radicale tra questi
tradizionalisti che rifiutavano le riforme del Vaticano II
fu l'arcivescovo francese in pensione, Marcel Lefebvre (1905-1991): egli giunse ad affermare che le
novità conciliari nascevano dall'eresia e sfociavano in essa. Fu tentata senza
successo una riconciliazione. Paolo VI lo sospese a
divinis (cioè dalle funzioni di sacerdote e
vescovo) nel 1976, ma egli continuò la sua attività, compresa l'ordinazione di
sacerdoti per comunità tradizionaliste, per cui venne scomunicato nel 1988.
1.3.4 IL PERIODO CONCLUSIVO
Il periodo che conclude il concilio Vaticano II è caratterizzato dalla nervosa preparazione dell'ultima sessione, nell'estate del 1965, che vede le commissioni dei padri e dei teologi al lavoro su molti punti, lasciati in sospeso a seguito delle crisi dell'ano prima, quali la rivelazione e i rapporti fra chiesa e mondo, la condanna della guerra nucleare e del comunismo, la libertà religiosa, il rapporto con ebrei e non-cristiani, l'episcopato e le missioni, il matrimonio e l'azione cattolica, la formazione del clero, la vita religiosa, la scuola. Nei lavori che si aprono il 14 settembre e si concludono l’8 dicembre, si consumano in commissione in aula scontri e tensioni che Paolo VI tenta di mediare, tenendo conto sia delle dinamiche dell'assemblea sia del post-concilio, che è ormai alle porte. L'annuncio della costituzione di un Sinodo dei Vescovi, il viaggio papale all'Onu, la solenne levata delle scomuniche che separavano da quasi mille anni Roma e Costantinopoli, intercalano la fittissima sequenza di votazioni che impegna l'aula. E' questo un passaggio conclusivo in cui maturano gli atteggiamenti di speranza, di delusione, di entusiasmo, di paura che segneranno il post-concilio.
1.4 DOCUMENTI
PRINCIPALI E CONCLUSIONI
1.4.1 I FRUTTI CONCRETI IMMEDIATI
Il
concilio emanò 16 documenti (4 costituzioni, 9 decreti e 3 dichiarazioni), in
particolare le costituzioni sulla divina rivelazione (Dei Verbum, 18 novembre 1965), sulla Chiesa (Lumen Gentium, 11 novembre 1964), la costituzione pastorale
sulla Chiesa nel mondo moderno (Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965) e
sulla riforma della liturgia (Sacrosanctum concilium). Per la costituzione sulla divina
rivelazione ci si avvalse dei migliori biblisti; la costituzione
sulla Chiesa sottolineò il modello biblico
nell'organizzazione della comunità cristiana, invece del modello giuridico
precedentemente dominante: definendo la Chiesa "popolo di Dio",
evidenziò la natura di servizio degli uffici sacerdotale ed episcopale, la
responsabilità collegiale, condivisa da tutti i vescovi della Chiesa intera e
la chiamata di tutti i membri della Chiesa a essere santi e a partecipare alla
missione di diffondere il Vangelo. La costituzione pastorale, partendo con
un'analisi teologica dell'uomo e del mondo, si volge poi a settori specifici
come matrimonio e famiglia, vita culturale, sociale ed economica, la comunità
politica, guerra e pace, relazioni internazionali. La costituzione sulla
liturgia promuove una partecipazione comunitaria più attiva alla messa, quale
rito centrale del culto cristiano. Fu il primo passo in mutamenti che dal 1971
compresero la sostituzione del latino, con le varie lingue nazionali. Altri
documenti cercarono un terreno comune di trattativa e di incontro
con ortodossi, protestanti e non cristiani e condannarono ufficialmente
l'antisemitismo.
1.4.2 BILANCIO FINALE
Papa Giovanni XXIII aveva indetto
il concilio con una nota positiva, ponendo tra i suoi obiettivi
l'aggiornamento della Chiesa cattolica e la realizzazione dell'unità
dell'umanità e dei cristiani. Papa Paolo VI accolse questi obiettivi
aggiungendovi quello del dialogo col mondo moderno. Non si può negare che i
documenti conciliari evidenzino come il Concilio sia riuscito
a perseguire le due finalità specifiche continuamente ricercate: l’aggiornamento
e la pastoralità. I frutti del concilio
sono riassumibili in una nuova riflessione ecclesiologica,
una Chiesa come segno e strumento del Regno, sacramento principale ed
universale di salvezza, ma non unico, uno studio scientifico e filosofico
della religione, la nascita della filosofia personalistica,
il dialogo nel Magistero pontificio postconciliare (Paolo VI propone una
spiritualità del dialogo e della missione, assumendo la metodologia del
Signore dando risposte pertinenti alle istanze dell’uomo). Giovanni Paolo
II insisterà molto sul dialogo. La Santa Sede ha creato degli organismi per
promuovere il dialogo. Le difficoltà son date dal
fatto che non esistono modelli, non esistono interlocutori definiti, i trattati
teologici sono ancora fermi sulla possibilità di salvezza fuori
dalla Chiesa. Si è imposta una legge delle gradualità:
ordinare le indicazioni; situazione sociologica; creare occasioni; il Pontefice
primo esempio; la pubblicazione d’un documento: L’atteggiamento della Chiesa
di fronte ai seguaci delle altre religioni. Riflessioni
e orientamenti su dialogo e missione (Pentecoste
1984), che indica le quattro forme di dialogo di cui disponiamo: della vita;
delle opere; degli esperti; degli spirituali. Il dialogo
nella missione pastorale è segnato da iniziative indimenticabili: per
l’Islam ad Ankara (1979), gioventù musulmana a Casblanca
(1985), popoli dell’Asia a Radio Veritas di Manila
(1981), viaggio in Estremo Oriente (1984) in India (1986), per l’ebraismo verso
Mainz (1980) e la visita alla Sinagoga di Roma, l’Incontro
di Assisi del 27 ottobre 1986 senza alcun
privilegio per il Papa, ma solo per pregare insieme per la Pace.
2.1 DATI GENERALI
Il Concilio Vaticano II ha avuto 9 sessioni in quattro periodi dall'11 ottobre 1962 al 7 dicembre 1965 e due papi: Papa Giovanni XXIII (1958-1963); Paolo VI (1963-1978). I documenti emanati sono in tutto 16: 4 costituzioni, 9 decreti, 3 dichiarazioni.
2.2 LE
QUATTRO COSTITUZIONI
2.2.1 COSTITUZIONE SULLA SACRA
LITURGIA SACROSANTUM CONCILIUM
Riforma della Liturgia secondo le istanze
ecclesiologiche rinnovate e riscoperta della Ministerialità.
Nuovo concetto di liturgia, che viene essenzialmente a differenziarsi da
“cerimonia” per assurgere a vera realtà teologica come “Mistero di Cristo
celebrato”. Recupera la categoria simbolica come linguaggio della comunicazione
salvifica e valorizza l’assemblea come espressione primaria della Chiesa.
2.2.2 COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA CHIESA LUMEN GENTIUM
La Chiesa è
inserita nel piano salvifico ricevendo un indirizzo più spirituale dentro la
categoria di “Mistero”. Riguardo al “popolo di Dio”, declericalizzando
il concetto stesso di Chiesa, è riscoperta l’ontologia cristiana come
fondamento dell’uguaglianza tra tutti i membri. Emergono anche il principio
pneumatico, il rapporto col mondo e l’idea del Regno come orizzonte
escatologico sia per la Chiesa sia per il mondo.
2.2.3 COSTITUZIONE PASTORALE SULLA CHIESA NEL MONDO
CONTEMPORANEO GAUDIUM ET SPES
E’ innanzitutto
un’attenta analisi della condizione dell’uomo nel mondo contemporaneo sotto
numerosi profili per meglio trovare la via Evangelizzatrice
che la Chiesa è chiamata a percorrere, essendosi riscoperta missionaria. Tratta
temi urgenti come la difesa della libertà, la dignità
della famiglia e del matrimonio, la costruzione della pace, l’aiuto ai Paesi
più poveri, con una nuova visione del mondo, positiva e di reciprocità di
contributi.
2.2.4 COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA DIVINA RIVELAZIONE DEI
VERBUM
Stabilisce
il ruolo della Parola di Dio nella Chiesa, affermandone la centralità,
proponendo anche una breve teologia della Parola, equiparando la Scrittura all’Eucarestia, ponendo il Magistero in una posizione di
subordine alla Parola divina, ricordando ai vescovi di farsi primi uditori
della Parola.
2.3 I NOVE DECRETI
2.3.1 DECRETO SULLE CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE ORIENTALIUM
ECCLESIARUM
La stima della
Chiesa per le istituzioni e i riti orientali, testimoni del patrimonio della
Rivelazione, è vivamente manifestata nel considerare i riti differenti, di pari
dignità, sentendo inoltre il dovere di tutelare e incrementare.
2.3.2 DECRETO SULL'UFFICIO PASTORALE DEI VESCOVI NELLA
CHIESA CHRISTUS DOMINUS
La Missione di
salvezza affidata agli Apostoli è analizzata alla luce d’una rinnovata visione ecclesiologica che tende a recuperare il ruolo pastorale
del Vescovo quale Maestro della fede, Pontefice e Pastore, che esercita la sua
funzione sia collegialmente che singolarmente.
2.3.3 DECRETO SULL'ECUMENISMO UNITATIS
REDINTEGRATIO
L’unità è uno
dei principali intenti da perseguire, per fare questo la Chiesa non ingenuamente
evidenzia ciò che unisce, ma su ciò che divide punta per un maggior dialogo che
fruttifichi in una perfetta comunione. L’ecumenismo riguarda tutta la Chiesa,
che molto considera la Scrittura potente mezzo di unità.
2.3.4 DECRETO SULL'ATTIVITÀ MISSIONARIA DELLA CHIESA AD
GENTES
La Chiesa si
riscopre missionaria e tale mandato ricevuto da Cristo
stesso, non deve mai venire meno. Sottolineando la
necessità di una testimonianza viva e di un dialogo sincero e comprensivo, la
missione dev’essere svolta in spirito di carità nella
dimensione del servizio, evangelizzando con franchezza e fermezza, essendo
opportuni ed inopportuni, adattandosi alla realtà socio-culturale e alle
esigenze peculiari del luogo.
2.3.5 DECRETO SULLA FORMAZIONE SACERDOTALE OPTATAM TOTIUS
Alla luce della
nuova ecclesiologia e della specifica funzione pastorale del sacerdozio nel
mondo contemporaneo così fortemente caratterizzato da cambiamenti ed evoluzioni
repentine, si afferma l’importanza della formazione al sacerdozio ministeriale
con revisione degli studi ecclesiastici e
perfezionamenti continui, delineandone anche i principi fondamentali.
2.3.6 DECRETO SULL'APOSTOLATO DEI LAICI APOSTOLICAM
ACTUOSITATEM
Illustra la
natura, l’indole e la varietà dell’apostolato dei laici, individuandone il locus proprium
nella quotidiana santificazione vivendo nel mondo con spirito missionario,
senza per questo sottovalutare o ridurre l’ordine spirituale, ma accordandolo a
quello temporale. Sono analizzati i luoghi, i modi, l’ordine e la formazione
dell’apostolato.
2.3.7 DECRETO SUGLI STRUMENTI DI COMUNICAZIONE
SOCIALE INTER MIRIFICA
L’interesse
della Chiesa per le invenzioni tecniche che riguardano
lo spirito dell’uomo, cioè gli strumenti della comunicazione sociale è forte
perché è cosciente del cattivo uso che se ne è fatto e se ne può fare, pur
riconoscendone alcuni aspetti positivi, davanti ai quali tutto il Popolo di Dio
ha precisi doveri e diritti, primo tra tutti quello di servirsene per
l’apostolato.
2.3.8 DECRETO SUL RINNOVAMENTO DELLA VITA RELIGIOSA PERFECTAE
CARITATIS
La vita
religiosa è presentata come ricchezza della Chiesa e necessità di un suo
rinnovamento, secondo principi generali, con criteri pratici e attuali, che sia
opera comune di tutti i membri e le competenti autorità. Vengono
inoltre analizzati i caratteri particolari di tale vocazione per conciliare al
meglio radicalità con attualità.
2.3.9 DECRETO SUL MINISTERO E LA VITA SACERDOTALE PRESBYTERORUM ORDINIS
Partendo
dalla dignità e dalla dimensione del servizio dei presbiteri, viene analizzata la funzione sacerdotale ministeriale nella
missione della Chiesa, valorizzandone gli aspetti fondamentali come l’essere
Ministri della Parola di Dio, dei Sacramenti e in particolare dell’Eucarestia, centro della vita comunitaria. Con un approccio
fortemente pastorale, non meno viene trattato il tema
della fraternità col Vescovo, tra presbiteri e coi fedeli laici.
2.4 LE TRE DICHIARAZIONI
2.4.1 DICHIARAZIONE SULL'EDUCAZIONE CRISTIANA GRAVISSIMUM
EDUCATIONIS
L’educazione è importante
di per sé, maggiormente lo è quella cristiana, che ha come primo e privilegiato
mezzo d’insegnamento la famiglia, il cui compito
educativo dev’essere integrato dalla società. La
Chiesa aiuta a raggiungere la salvezza, avvalendosi dell’istruzione
catechistica, delle associazioni giovanili e delle scuole.
2.4.2 DICHIARAZIONE SULLA LIBERTÀ RELIGIOSA DIGNITATIS
HUMANAE
Il diritto della Persona e
delle Comunità alla libertà sociale e civile in materia religiosa è dichiarato sempre e ovunque, a motivo della dignità
dell’essere umano in quanto tale. Scandendo diritti, doveri e responsabilità di
ognuno, è presente un forte richiamo alla tutela di tale libertà e alla missionarietà della Chiesa.
2.4.3 DICHIARAZIONE SULLE RELAZIONI DELLA CHIESA CON LE RELIGIONI
NON CRISTIANE NOSTRA AETATE
LA DICHIARAZIONE NOSTRA AETATE SULLE
RELAZIONI DELLA CHIESA CON LE RELIGIONI NON-CRISTIANE
3.1 UNO
QUADRO GENERALE
3.1.1 UN MOMENTO STORICO IRREPETIBILE
Il processo di socializzazione rappresenta un elemento di novità decisiva nello sviluppo della coscienza umana e civile dell’umanità di oggi. Sono emersi due dati: l’invariabile umano in un insieme di variazioni storiche, geografiche e culturali, e la massa di gente così diversa che è entrata in contatto nella società odierna. Il primo elemento dà unità ed equilibrio, il secondo costituisce una grande opportunità. C’è sicuramente una nuova consapevolezza della necessità di: abbandonare atteggiamenti di superiorità; disporsi al dialogo; risolvere pacificamente le questioni.
3.1.2 UN MOMENTO STORICO DI CONTRADDIZIONI E DI SQUILIBRI
Il cammino
verso una civiltà planetaria è molto lungo (cfr GS 4
e 8) perché non si siede attorno alla tavola dei beni della Terra in condizioni
di parità, l’etnocentrismo
è una malattia, un peccato culturale presente, il peso del passato crea
pregiudizio (anche buoni propositi possono esser visti come “un’altra tecnica
per soggiogare”). Il processo di avvicinamento dei
popoli è un fenomeno irreversibile (società multirazziale, multiculturale
e multireligiosa). E’ un’occasione da non perdere, un
kairòs, un segno dei tempi. Il dialogo è
capace di salvare l’umanità dall’autodistruzione, far giungere a conquiste
scientifiche impensabili e migliorare la qualità della vita per tutti.
3.1.3 LA CHIESA E LE RELIGIONI
Esiste un filo rosso (episodi e modi di missione) e uno nero (intolleranza religiosa e imperialismo culturale) nella storia della Chiesa. La Chiesa dei Padri si rivolge a un mondo estraneo alla Rivelazione, deve salvare il cristianesimo da un sincretismo dissolvente, adattare la predicazione alle circostanze. C’è sia una certa apertura e stima (Clemente di Alessandria, Basilio, Ireneo) sia diffidenza e lotta (Tertulliano, Agostino, Eusebio, …). Il paganesimo è “nemico e malattia, frutto del demonio”, ma i Padri sono contro il paganesimo, non contro i pagani, si tratta di sollecitudine apostolica, preoccupazione per l’umanità e l’uomo. La Chiesa del Medio Evo, dopo gli editti (Costantino e Teodosio) e dopo che l’Islam si espande, ha scontri di ogni genere: va in lotta con le Crociate (Urano II e Concilio di Clermont 1095) per “difendere Dio e riconquistare i luoghi santi”. L’islamismo non è meno duro verso i Cristiani. L’esempio di San Francesco dimostra che si può essere accolti con simpatia e rispetto: povero, umile, tra e non contro gli altri, va e torna dal Sultano. Esplodono movimenti eretici o presunti, nasce l’Inquisizione. La Chiesa dei sec. XV-XX davanti a nuove terre che balzano all’orizzonte le prende come terre di conquista. La posizione del missionario è guarire culture malate o primitive. Le religioni dell’Asia sono viste come opera del demonio da distruggere. Alla fine del secolo XVI il “dovere” religioso e culturale di distruggere testimonianze pagane e incivili può ritenersi brillantemente concluso. L’opinione d’una minoranza (M.Ricci, R.Nobili, B. Las Casas), che avrebbe potuto risultare veramente promettente e decisiva nella storia della cultura e della Chiesa non è riuscita a modificare l’atteggiamento prevalente di ostilità. La crisi protestante sarà un ulteriore scontro duro in cui si è imposta una volontà decisa ad annientare il “nemico” a tutti i costi.
3.1.4 LA SVOLTA CONCILIARE
La Chiesa di oggi ha cambiato atteggiamento. Da circa trent’anni assistiamo ad una svolta nei rapporti tra la
Chiesa, le religioni e il mondo in genere. La fine delle
crociate è merito soprattutto del papa “buono”, Giovanni XXIII, che
all’apertura del Concilio (11 ottobre 1962) indice un vero e proprio manifesto
programmatico: restituire fiducia al mondo; prendere atto della scienza e
tecnica; ecumenismo; porre fine alle crociate; affrancare la Chiesa dal potere
politico; riporla in stato di servizio. Sugli errori “preferisce la
medicina delle Misericordia che la severità”, egli cerca
ciò che unisce più che ciò che divide. Alla sua morte, Paolo VI manifesta decisamente di voler portare al termine il Concilio e di
voler proseguire sulla linea tracciata dal suo predecessore. La svolta
conciliare troverà la sua sedimentazione nella costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, nel decreto
sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, nella dichiarazione sulla libertà
religiosa Dignitatis humanae,
nel decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad
gentes e nella dichiarazione Nostra Aetate.
3.2 LA NOSTRA AETATE
3.2.1 CARATTERISTICHE GENERALI
Proposto come una semplice dichiarazione sul giudaismo, il documento viene sviluppato e, alla fine, promulgato come dichiarazione autonoma rivolta a tutte le religioni. E’ breve, composto di soli cinque capitoli, ma mai nulla di simile, di così vasto e sistematico era accaduto nella storia della Chiesa, per la prima volta un Concilio ha parlato dettagliatamente e in maniera positiva delle altre religioni e, in modo particolare, del popolo ebraico e del vincolo che lo lega alla Chiesa.
3.2.2 LE FASI DI ELABORAZIONE DEL DOCUMENTO
Il
cardinale A.Bea, come Presidente del Segretariato per
l’unione, aveva ricevuto nel 1960, a voce da Giovanni XXIII, l’incarico di
trattare in Concilio il problema De Judaeis.
Nella prima metà del 1962 il testo, di 42 righe stampate, era pronto ma non venne neanche esaminato dalla Commissione Centrale
Preparatoria. L’8 novembre 1963 il testo, inserito come capitolo
IV dello schema De Oecumenismo venne
presentato in aula. Il testo ridotto nel paragrafo riguardante
gli ebrei, risultava raddoppiato per l’aggiunta di due paragrafi: uno
sulla universale paternità di Dio, con un accenno ai musulmani, l’altro con il
rigetto di ogni forza di discriminazione. La discussione avvenne soltanto nel
1964, dal 28 al 30 settembre (89a-94a Congregazione). Gli
interventi furono 34. Fu preparata una nuova redazione, più ampia, e che doveva
venir messa in appendice al De Ecclesia. Essa venne presentata in aula il 20 novembre 1964 (125a
Congregazione) ed ottenne questa votazione: 1651 placet, 99 non placet, 242
placet iuxta modum, e 4
voti nulli. Lo schema, diventato una dichiarazione autonoma dal titolo De Ecclesia abitudine ad religiones non christianas,
venne distribuito ai Padri l’11 ottobre 1965. La discussione del testo emendato
avvenne il 14 e il 15 ottobre e dopo 8 votazioni favorevoli, lo schema
nell’insieme venne votato ottenendo, su 2023 votanti,
1763 placet, 250 non placet, 10 voti nulli. Nella votazione definitiva del 28
ottobre 1965 (7a sessione pubblica), si ebbero questi risultati: su
2132 votanti, 2041 placet, 88 non placet, 3 voti nulli. Il documento venne promulgato lo stesso giorno.
3.3
SINTESI DEL DOCUMENTO
3.3.1 IL CAPITOLO PRIMO
Fa da prologo ed enuncia le motivazioni e le finalità dell’incontro con i popoli e le religioni non cristiane. Esse sono in ordine storico, teologico, ecclesiologico, fenomenologico.
3.3.2 IL CAPITOLO SECONDO
E’ dedicato al senso religioso presente <presso tutti i popoli>. Vengono nominati solo l’Induismo e il Buddismo, religioni legate a culture più avanzate e diffuse rispetto alle altre, e di esse è data una breve descrizione. Vengono enunciati gli atteggiamenti della Chiesa e le ragioni: <La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni> e <considera con sincero rispetto quei modi di agire e vivere, quei precetti e quelle dottrine che non raramente riflettono un raggio di quella Verità che illumina tutti gli uomini> (al n.2). Si richiama poi il dovere complementare della Chiesa ad evangelizzare, dialogare, testimoniare la fede, collaborare, riconoscere, conservare e far progredire i valori inerenti ai seguaci delle altre religioni.
3.3.3 IL CAPITOLO TERZO
E’ dedicato all’Islam. Dopo aver riconosciuto che <nel corso dei secoli non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani>, fa tre raccomandazioni: <Dimenticare il passato, esercitare sinceramente la mutua comprensione, difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, la pace e la libertà>. Il testo segna la fine delle polemiche e delle incomprensioni: <La Chiesa guarda con stima i musulmani> (n.3).
3.3.4 IL CAPITOLO QUARTO
E’ il più elaborato e il più lungo: riguarda gli orientamenti da assumere nei confronti della religione giudaica. Prima di tutto un’esposizione dottrinale circa <il posto del popolo ebraico nella storia della salvezza>. Viene, quindi, riconosciuta la sua posizione particolare anche dopo la venuta di Cristo. Si giunge, infine, a raccomandare la promozione della mutua conoscenza e stima, attraverso studi biblico-teologici e il dialogo fraterno. Seguono due paragrafi, nei quali la Chiesa prende posizione contro l’accusa di “deicidio” e contro ogni forma di “antisemitismo” (cfr. n.4).
3.3.5 IL CAPITOLO QUINTO
Richiama l’unità inscindibile della paternità di Dio e della fratellanza fra gli uomini. Invita ad abbandonare ogni forma di discriminazione razziale, sociale o religiosa e alla convivenza pacifica con tutti gli uomini (cfr. n.5).
3.4 IL DOCUMENTO
3.4.1 IL TESTO UFFICIALE
Introduzione
1. Nel nostro tempo in cui il genere umano si
unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l'interdipendenza tra i
vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue
relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l'unità
e la carità tra gli uomini, ed anzi tra i popoli, essa in primo luogo esamina
qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme
il loro comune destino.
I vari popoli costituiscono
infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha
fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra hanno anche un solo fine ultimo, Dio, la cui Provvidenza, le
cui testimonianze di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti finché
gli eletti saranno riuniti nella città santa, che la gloria di Dio illuminerà e
dove le genti cammineranno nella sua luce.
Gli uomini attendono dalle varie religioni la
risposta ai reconditi enigmi della condizione umana, che ieri come oggi turbano profondamente il cuore dell'uomo: la natura
dell'uomo, il senso e il fine della nostra vita, il bene e il peccato, l'origine
e lo scopo del dolore, la via per raggiungere la vera felicità, la morte, il
giudizio e la sanzione dopo la morte, infine l'ultimo e ineffabile mistero che
circonda la nostra esistenza, donde noi traiamo la nostra origine e verso cui
tendiamo.
Le diverse religioni
2. Dai tempi più antichi fino ad oggi presso
i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è
presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi
talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e
questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso.
Quanto alle religioni legate al progresso
della cultura, esse si sforzano di rispondere alle stesse questioni con nozioni
più raffinate e con un linguaggio più elaborato. Così, nell'induismo
gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile
fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; cercano la
liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita
ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e
confidenza. Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene
riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna
una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di
acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di
illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto
dall'alto. Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l'inquietudine
del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti
sacri.
La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è
vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi
di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti
punti differiscano da quanto essa stessa crede e
propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che
illumina tutti gli uomini.
Tuttavia essa annuncia, ed
è tenuta ad annunciare, il Cristo che è " via, verità e vita " (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza
della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose.
Essa perciò
esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e
della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo
testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e
facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si
trovano in essi.
La religione musulmana
3. La Chiesa guarda anche con stima i
musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e
onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi
cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti,
come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si
riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio,
lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio
retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita
morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il
digiuno.
Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi
e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il
sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare
sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per
tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà.
La religione ebraica
4. Scrutando il mistero della Chiesa, il
sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è
spiritualmente legato con la stirpe di Abramo.
La Chiesa di Cristo infatti
riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già,
secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti.
Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo,
figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella
vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente
prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo
non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per
mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è
degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice
dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che
sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua
croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso. Inoltre la Chiesa ha
sempre davanti agli occhi le parole dell'apostolo Paolo riguardo agli uomini
della sua razza: " ai quali appartiene l'adozione a figli e la gloria e i
patti di alleanza e la legge e il culto e le promesse,
ai quali appartengono i Padri e dai quali è nato Cristo secondo la carne"
(Rm 9,4-5), figlio di Maria
vergine.
Essa ricorda anche che dal popolo ebraico
sono nati gli apostoli, fondamenta e colonne della Chiesa, e
così quei moltissimi primi discepoli che hanno annunciato al mondo il
Vangelo di Cristo.
Come attesta la sacra Scrittura, Gerusalemme
non ha conosciuto il tempo in cui è stata visitata; gli Ebrei in gran parte non
hanno accettato il Vangelo, ed anzi non pochi si sono
opposti alla sua diffusione. Tuttavia secondo l'Apostolo, gli Ebrei, in grazia
dei padri, rimangono ancora carissimi a Dio, i cui doni
e la cui vocazione sono senza pentimento. Con i profeti e con
lo stesso Apostolo, la Chiesa attende il giorno, che solo Dio conosce, in cui
tutti i popoli acclameranno il Signore con una sola voce e " lo serviranno
sotto uno stesso giogo " (Sof 3,9).
Essendo perciò tanto grande
il patrimonio spirituale comune a cristiani e ad ebrei, questo sacro Concilio
vuole promuovere e raccomandare tra loro la mutua conoscenza e stima, che si
ottengono soprattutto con gli studi biblici e teologici e con un fraterno
dialogo.
E se autorità ebraiche con
i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è
stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né
indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro
tempo.
E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo
di Dio, gli Ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio,
né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla
sacra Scrittura. Curino pertanto tutti che nella catechesi e nella predicazione
della parola di Dio non si insegni alcunché che non
sia conforme alla verità del Vangelo e dello Spirito di Cristo.
La Chiesa inoltre, che esecra tutte le
persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune
con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da
religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le
manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da
chiunque. In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene,
in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua
passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli
uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è
dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio
e come fonte di ogni grazia.
Fraternità universale
5. Non possiamo invocare Dio come Padre di
tutti gli uomini, se ci rifiutiamo di comportarci da fratelli verso alcuni tra
gli uomini che sono creati ad immagine di Dio. L'atteggiamento dell'uomo verso
Dio Padre e quello dell'uomo verso gli altri uomini suoi
fratelli sono talmente connessi che la Scrittura dice: " Chi non
ama, non conosce Dio " (1 Gv 4,8).
Viene dunque tolto il fondamento a ogni teoria o prassi che introduca tra uomo e uomo, tra
popolo e popolo, discriminazioni in ciò che riguarda la dignità umana e i
diritti che ne promanano.
In
conseguenza la Chiesa esecra, come contraria alla volontà di Cristo, qualsiasi
discriminazione tra gli uomini e persecuzione perpetrata per motivi di razza e
di colore, di condizione sociale o di religione. E quindi il sacro Concilio,
seguendo le tracce dei santi apostoli Pietro e Paolo, ardentemente scongiura i cristiani che, " mantenendo tra le genti
una condotta impeccabile " (1 Pt 2,12), se è
possibile, per quanto da loro dipende, stiano in pace con tutti gli uomini,
affinché siano realmente figli del Padre che è nei cieli .
(28 ottobre 1965)
UN MOMENTO STORICO IRREPETIBILE: Il processo di socializzazione rappresenta un elemento di novità. Sono emersi due dati: l’invariabile umano e la massa di gente così diversa. Consapevolezza della necessità di: abbandonare atteggiamenti di superiorità; dialogo; risolvere pacificamente le questioni.
UN MOMENTO STORICO DI CONTRADDIZIONI E DI SQUILIBRI: Non si siede attorno alla tavola dei beni della Terra in condizioni di parità. L’etnocentrismo è una malattia, un peccato culturale presente. Il peso del passato crea pregiudizio (“altra tecnica per soggiogare?”).
UNA COSCIENZA SOCIALE NUOVA: Il processo di avvicinamento dei popoli è un fenomeno irreversibile (società multirazziale, multiculturale e mutlireligiosa). E’ un’occasione da non perdere, un kairòs, un segno dei tempi.
IL DIALOGO:
UNA SFIDA PER TUTTI: Capace di salvare l’umanità dall’autodistruzione, far
giungere a conquiste scientifiche impensabili e migliorare la qualità della
vita per tutti. Nostra Aetate.
LA CHIESA E LE RELIGIONI: Esiste un filo rosso (episodi e modi di missione9 e uno nero (intolleranza religiosa e imperialismo culturale). La Chiesa dei Padri e le Religioni: Si rivolgono a un mondo estraneo alla Rivelazione, devono salvare il cristianesimo da un sincretismo dissolvente, adattare la predicazione alle circostanze. C’è sia una certa apertura e stima (Clemente di Alessandria, Basilio, Ireneo) sia diffidenza e lotta (Tertulliano, Agostino, Eusebio, …). Il paganesimo è nemico e malattia, frutto del demonio, ma i Padri sono contro il paganesimo, non contro i pagani. E’ sollecitudine apostolica, preoccupazione per l’umanità e l’uomo. La Chiesa del Medio Evo e le Religioni: Dopo gli editti (Costantino e Teodosio). L’ Islam si espande, scontri di ogni genere. La Chiesa va in lotta con le Crociate (Urano II e Conc. Di Clermont 1095): difendere Dio e riconquistare i luoghi santi. L’islamismo non è meno duro. L’esempio di San Francesco: povero, umile, tra e non contro gli altri, va e torna dal Sultano. Esplodono movimenti eretici o presunti, nasce l’Inquisizione. La Chiesa dei sec. XV-XX e le Religioni: nuove terre balzano all’orizzonte e vengono prese quali terre di conquista. La posizione del missionario è guarire culture malate o primitive. Le religioni dell’Asia sono viste come opera del demonio da distruggere. Crisi protestante.
LA SVOLTA CONCILIARE: La Chiesa di oggi ha cambiato atteggiamento. La fine delle crociate: Il papa buona Giovanni XXIII all’apertura del Concilio (11 ottobre 1962): restituire fiducia al mondo; prendere atto della scienza e tecnica; ecumenismo; porre fine alle crociate; affrancare la Chiesa dal potere politico; riporla in stato di servizio. Sugli errori preferisce la medicina delle Misericordia che la severità, egli cerca ciò che unisce più che ciò che divide. La Nostra Aetate: rivolta a tutte le religioni. Breve e, per la prima volta in Concilio, si parla in positivo delle altre religioni. Cinque capitoli: 1-motivazioni e finalità dell’incontro delle religioni; 2-senso religioso presso tutti i popoli (parla di Induismo e Buddismo); 3-Islam; 4-Religione Giudaica; più lungo; denuncia dell’accusa falsa di deicidio e condanna dell’antisemitismo; 5-Fratellanza uomini, Dio Padre. Altre indicazioni del Concilio parlano di attività missionaria, evangelizzazione (LG, GS, DH, OT 16, AG).
I FRUTTI DEL CONCILIO: Nuova riflessione ecclesiologica, Chiesa come segno e strumento del Regno, sacramento principale ed universale di salvezza, ma non unico. Studio scientifico e filosofico della religione. Nascita della filosofia personalistica. Il dialogo nel Magistero pontificio postconciliare: Paolo VI propone una spiritualità del dialogo e della missione, assumendo la metodologia del Signore dando risposte pertinenti alle istanze dell’uomo. Giovanni Paolo II insisterà molto sul dialogo. Gli organismi vaticani in dialogo: la Santa Sede ha creato degli organismi per promuovere il dialogo. Difficoltà: non esistono modelli; non esistono interlocutori definiti; i trattati teologici sono ancora fermi sulla possibilità di salvezza fuori dalla Chiesa. Si è imposta una legge delle gradualità: ordinare del indicazioni; situazione sociologica; creare occasioni; Pontefice primo esempio; pubblicazione d’un documento: L’atteggiamento della Chiesa di fronte ai seguaci delle altre religioni. Riflessioni e orientamenti su dialogo e missione (Pentecoste 1984): 4 forme di dialogo: della vita; delle opere; degli esperti; degli spirituali. Il dialogo nella missione pastorale: iniziative indimenticabili: per l’Islam ad Ankara (79), gioventù musulmana a Casblanca (85), popoli dell’Asia a Radio Veritas di Manila (81), viaggio in Estremo Oriente (84) in India (86), per l’ebraismo verso Mainz (80) e la visita alla Sinagoga di Roma. L’Incontro di Assisi del 27 ottobre 1986 senza alcun privilegio per pregare per la Pace.
RELIGIONI DA SCOPRIRE E CONOSCERE PER POTERVI ENTRARE IN
DIALOGO
RAGIONI: Storico-geografico-etniche: storia di 4 millenni quando gli indo-ariani nel 1600-1200 immigrarono sulle sponde del fiume Sindhu (=Indo) e le religioni si fusero con i popoli invasori. Religione semplice a struttura monolitica, che riguarda vari popoli. Dottrinali: non hanno dogmi né obbligatori. Molto flessibile: non è indù chi non si dichiara tale. Strutturali: non è profetica, non ha un fondatore, non un’organizzazione. E’ un complesso e indefinibile sistema religioso-sociale. Elementi unitari: 1-Riverenza alle scritture; 2-fede in Dio nelle varie forme; 3-processo ciclico della creazione, conservazione e dissolvimento; 4-reincarnazione secondo la legge della retribuzione (karma-samsāra); 5-liberazione definitiva dell’anima e realizzazione eterna del “summum bonum” della vita (mokşa); 6-legge delle caste e degli stadi di vita; 7-culto delle immagini, venerazione degli antenati, del precettore spirituale (guru) e degli uomini santi (sadhu), visita ai templi, pellegrinaggi, ripetizione di formule sacre o nomi; vari tipi di yoga.
LE SACRE SCRITTURE: Sruti: “ciò che
è udito, Rivelazione”. I Veda sono eterni,
senza autore, deposito di verità eterne, Logos (vāk). Alcuni saggi in
“illuminazione” le ascoltarono. Una corrente teista ritiene Dio
l’autore. Pensatori contemporanei ritengono i Veda come resoconto delle
intuizioni ed esperienze, verità autoluminose.
I Veda ispirano la religione in tutto il periodo pre-cristiano. Smrti è
autentica solo se in armonia coi Veda. Sruti prevale su Smrti ed è
fondamento dell’Induismo. I Veda
sono stati composti in quattro tappe: 1-Sàmhitâ (2000-1000a.C.), Veda
propriamente detti, 1028 inni in 10 libri; 2-Brāhmana
(1000-800a.C.), trattati liturgici, ritualismo esasperato; 3-Ârànyaka,
testi silvestri, studiati nella solitudine delle selve; 4-Upànişad,
o Vedànta = la fine o il fine dei Veda, testi
più importanti, essenza delle intuizioni. Smrt:
“ciò che è ricordato, memoria, Tradizione”. IN questa
categoria sono tutti gli altri testi indù: Rāmàyaņa,
Mahābhàrata, Bhagavad-gìta
o Gīta (è il più celebre, Dialogo tra Krishna e Arjuna), Dharma-Sastra, Sutra, Puràņa, Àgama, Vedānga e Upavèda.
CONCETTO DI DIO: Nei Veda i fenomeni naturali sono altrettanti dèi. I pensatori indù per inculcare la fede monoteista dicono che le varie divinità sono manifestazioni o aspetti dell’unico Dio supremo designato coi termini Brahman o Atman: descritto in termini negativi (Indefinibile e trascendente, il “totalmente diverso”), un tentativo in positivo è Sat(=esistenza)Cit(=Coscienza)Ànanda(=felicità), unica natura; un problema di dissenso se sia personale Nìrguņa o impersonale Śankara; nel testo più popolare, Bhagavad-gìta, tutte le caratteristiche supreme del Dio supremo sono attribuite a Krşna, forma umana del Supremo Brahman. Le sette: Vişnuismo ha Vişnu o le sue incarnazioni (Rama, Krşna); Şivaismo ha Sīva; lo Saktismo ha Sakti, la dea-madre. Ciascuno ha anche molti altri nomi. L’Avatāra sono le incarnazioni divine, ma non ha importanza fondamentale come nel Cristianesimo. Le credenze popolari son le più disparate, i leader dicono che ognuno percepisce Dio come gli è possibile.
LA SACRALITA’ DELL’UNIVERSO: Tutto è sacro. L’uomo vive circondato da divinità (secondo i Veda). I fenomeni naturali sono sacri per lo Spirito Supremo che è immanente (Upànişad). Brahman è anima esterna (Antaryàmin) che sostiene il mondo, restando “totalmente altro”, ma è anche anima interna (Antarātman), dei molteplici esseri, così offre unità, vita e integrità; è anche causa totale del mondo. Secondo Bhagavad-gìta o Gīta Dio è Krşna. I Codici Legali:Dharma-Sastra: proibizione di uccidere animali o piante, ma nutrirli ed espiare le violazioni fatte. Esiste una gerarchia tra gli esseri creati (cose animate-inanimate). Śankarācarya ha chiesto perdono per aver frequentato il tempio dubitando dell’onnipresenza divina.
L’UOMO – LA REINCARNAZIONE: L’anima è puro spirito, non nata né creata, eterna, indistruttibile e immortale, rende conscio il corpo e lo giuda , eterna e immortale, è in ogni uomo. Il corpo temporale, creato, distruttibile e mutevole, consiste di organi operativi e organi conoscitivi, la mente coordina tutto ed è materiale, anche se sottile e trasparente. Il Karma-Samsara: bisogno per l’avidyà=ignoranza, cioè l’anima si confonde con l’organismo psico-fisico e tende spontaneamente a cercare i piaceri del mondo. Il Karma=azione è la legge della retribuzione. Gli effetti di tutte le azioni non si possono sperimentare in una sola vita, ecco il motivo della reincarnazione. Significa dunque passaggio dell’anima, dopo la morte, ad un altro corpo determinato dalla legge del karma (trasmigrazione o metempsicosi). Samara=passaggio, corrente, corso, ciclico. Il karma-samsara dice che l’anima inizia l’esistenza sulla terra dopo una serie di vite vissute, in cui ha acquistato gradualmente l’attuale condizione di reincarnazione e sta preparando le sue vite future. Ci sono tre categorie di karma: sancita (karma totale), prārabda (parte attuale), agami (l’accumulo x il futuro). Nelle Scritture: oltre a Upànişad e Bhagavad-gìta il Codice di Manu. La giustificazione razionale: il problema del male è evitato dall’induismo in quanto ogni uomo è responsabile del suo destino; sproporzione tra eternità e tempo è giustificata dovendosi reincarnare per meritare l’eterna felicità; l’esperienza si trasmette nelle varie vite, ecco perché alcuni hanno talenti elevati; la reincarnazione in forma subumana non avviene normalmente (secondo i pensatori moderni), sono simbolici per l’avvilimento che si vive; l’uomo è sempre dotato di libertà. Considerazioni: La gente accetta il male, la troppa rassegnazione impedisce di migliorare. Troppo impegno è inutile perché ci sono più vite di cui poter usufruire. La teoria della doppia retribuzione è superflua (si crede che uno goda dopo la morte o soffra nell’al di là in base ai meriti o demeriti). Il punto più oscuro è l’inizio della reincarnazione (si dice di accettare per fede, non è dato di sapere). Concezione negativa del corpo, quale vincolo dell’anima e strumento di espiazione.
UN PROGRAMMA IDEALE DI VITA: Gli scopi della vita (=purusartha): lo scopo ultimo è il Moksa(=liberazione), che propone alla vita umana 4 scopi: 1-Dharma: concetto indefinibile (pace, regola, moralità,armonia…) che riguarda gli esseri (integrità naturale), l’universo (legge di natura) e il singolo uomo (legge che culmina nel benessere).; ci sono due tipi, uno comune/universale (genere umano) e uno individuale (casta); 2-Artha=beni materiali: ricerca delle cose necessarie al quotidiano, secondo il principio del dharma (alcuni propongono la povertà, ma mai è consigliata a tutti; la ricchezza è benedizione, la povertà un castigo); 3-Kama=desiderio:istinto fondamentale dell’uomo, da alcuni è chiesta la rinuncia, ma la vita sessuale è molto aperta e senza inibizioni (entro il matrimonio: procreare è dovere religioso); 4-Mokşa=liberazione definitiva dell’anima: ricompensa d’una vita che ha armonizzato i valori del dharma, kama e artha. Gli stadi della vita: programma di vita individuale in 4 stadi con doveri corrispondenti: 1-Studi Sacri: studente religioso, noviziato (inizio tra gli 8-12 anni per ca 12 anni), iniziazione; doveri: castità, povertà, sottomissione al guru, osservanze; 2-Vita Familiare: centro della vita religiosa, indissolubile, sostegno degli altri stadi, obbligo della coppia alle osservanze religiose in casa, l’uomo detiene il potere, il figlio è dovere e benedizione divina; rito davanti al fuoco come inizio e i “sette passi”; doveri: i 5 grandi sacrifici agli dei, antenati defunti, saggi, uomini, creature viventi; 3-Vita Eremitica: diventato anziano, il capofamiglia si ritira in una foresta in ascesi (penitenza, castità, austerità, autodisciplina; 4-La Vita di Perfetta Rinuncia: abbandonato ogni attaccamento si va da un guru per chiedere di essere accettato; il primo atto è un funerale, morte al mondo, poi riti di purificazione; doveri del synniasin: povertà e rinuncia, solitudine e silenzio, amore universale, equanimità, preghiera e contemplazione. La vita cenobitica: i monasteri (matha o āśrama) provengono dai buddisti: bagno quotidiano, meditazione, japa (ripetizione nome divino), yoga. Comunque fare il mendicante solitario e pellegrino rimane l’ideale prevalente. Posizione della donna: i legislatori successivi al periodo vedico hanno ridotto la posizione della donna a subordinata; all’interno della famiglia è la dea o regina; ideali femminili sono il matrimonio, la vita familiare e la maternità; la moglie è “silenziosa”con celebrante dei riti; ha dovere di sottomissione, fedeltà; la sterilità è grande disgrazia, ancor peggio la vedovanza; nel periodo vedico era permesso risposarsi, ora è chiesta una vita austera, in preghiera e penitenza, la sua presenza è malaugurio, ecco perché molte si immolano nel fuoco del marito; nel 1856 fu legalizzato il matrimonio alle vedove, venne proibito il matrimonio in tenera età (ma i pregiudizi culturali restano). Le monache sono sparite verso la fine del 1500 perché ritenute incapaci.
IL GURU: “colui che rivela le verità arcane”, la guida; due tipi: 1-Sīkşa guru=guru che istruisce; 2-Dīkşa guru=che dà iniziazione. Le qualifiche d’un guru ideale: rappresentante d’una scuola particolare (a sua volta ha un guru), perciò deve trasmettere, successione ininterrotta; conoscitore delle scritture; aver rotto col male e l’egoismo; esperienza immediata del divino; capace di svegliare l’animo d’altri con parole illuminate ed esperenziali, perfetto, unito a Dio, umano, umile. Il discepolo: prima dell’iniziazione deve: conoscere le scritture; discernere Brahman tra il resto; rinuncia ai piaceri; virtù; desiderio della liberazione. L’iniziazione: risvegli i poteri spirituali: comunicazione del mantra (formula sacra o nome divino), con riti e simboli; iniziazione tattile, mentale, oculare =infusione di energia, forza misteriosa (trasmissione=sakti-pata). Il culto del guru: più rispetto dei genitori; il vero guru è Dio solo; non tutti sanno seguire il Guru invisibile.
LO YOGA: “congiungere”, disciplina spirituale, di vario tipo, ognuno ha la sua: rāja-yoga (classico); jnana (della sapienza); karma (dell’azione); bhakti (della devozione amorosa); tanta (del tantrismo). Rāja-yoga: il purusa (=anima) e la prakrti (=materia primordiale) son separati, ma appaiono uniti per mezzo dell’avidya (=ignoranza), ecco che lo yoga dimostra la libertà di parusa creando il clima adatto per superare l’ignoranza; è graduale in 8 fasi progressive: 1-le astinenze (non-violenza, veracità, non-furto, castità, non-avarizia); 2-le osservanze (pulizia, continenza, austerità, studio delle scritture, devozione verso Dio); 3-posizione del corpo (posizione più adatta per concentrarsi, in rettilineo testa-collo-dorso; impediscono sonnolenza, aiutano la circolazione, calmano il sistema nervoso, facilitano la digestione, risvegliano le energie); 4-controllo del respiro (lento, ripetizione nome santo); 5-controllo dei sensi; 6-la concentrazione (oggetti sempre più sottili); 7-la meditazione; 8-l’assorbimento o entasi (due gradi: conscia e sopraconscia). Osservazioni: impegna l’uomo integralmente; Dio è solo “mezzo”; poteri miracolosi possono essere energie ancora non conosciute).
LA TIPOLOGIA DELLA BHAKTI : “devozione amorosa” 1-Dio come amante (Krsna e pastorelle; degenerazioni sessuali); 2-il dolore della separazione (qualifica l’amore come puro e disinteressato).
LA GRAZIA DIVINA: completamento della bhakti dell’uomo che diviene efficace 1-Gīta: Krsna invita all’unione con lui; 2-Ramanuja: la liberazione è dono di Dio, ma Lui non va contro la libertà umana; 3-Due scuole: settentrionale (cooperazione h.-dio), meridionale (abbandonoa dio senza sforzi attivi).
LA DOTTRINA ESCATOLOGICA: alla morte del corpo alcune anime saranno pienamente purificate per la felicità eterna, altre dovranno espiare, altre ancora imboccano strade diverse in base ai loro meriti-demeriti: Inferno (espiazione prima di reincarnarsi); Cielo Via dei Padri (non piena perfezione, periodo di purificazione e reincarnazione come prova); Cielo degli dei (salvezza eterna). Le condizioni dell’anima liberata: diverse correnti eterna, ma le molte reincarnazioni.
INTRODUZIONE: Religione Monoteista ed universale: Si estende dallo stretto di Gilbilterra fino alla Cina e ad ha circa 700 milioni di fedeli, è la 2° religione del mondo e occupa il territorio più esteso. Tutti adorano lo stesso unico Dio chiamato Allah; per tutti la Mecca è la città santa, pregano rivolti ad essa e l’andare almeno una volta nella vita rappresenta l’aspirazione più ardente: tutti sono fieri e si sentono tra loro fratelli. Cultura araba preesistente, con elementi ebraici e cristiani, già all’origine devianti o ereticali (carovanieri); assunti da Maometto per gettare le basi della sua comunità politico-religiosa, la UMMA (=comunità dei credenti), voluta da Allah. Caratteristica essenziale è quella di orientare tutta la vita umana, l’Islam è religione e Stato.
L’ORIGINE: Un uomo di genio, Maometto, all’inizio del secolo VII, si proclama rasul allah (=inviato di Dio) e fonda una nuova religione non rompendo con le antiche tradizioni, ma con la prospettiva di un rinnovamento dell’ordine sconvolto (nel Medioevo) da falsi profeti: restaurazione di un ordine antico contaminato, restaurazione di Abramo. L’oligarchia dominante non ha soffocato tale movimento perché era impensabile che un uomo di bassa estrazione potesse ribaltare una cultura. Il primo musulmano è Abramo, Maometto è il sigillo di Dio che chiude le “eresie”. Islam è “sottomissione incondizionata e cieca alla volontà di Dio”. L’Islam ha la pretesa di universalità, implica che non può esistere che la UMMA, appunto universale, per cui il Ghiād(=guerra santa) è un dovere. L’universalismo è raggiunto non con l’annuncio. Non è necessaria la conversione dei fedeli che hanno dei libri sacri (ebrei e cristiani), che possono vivere come sudditi, avendo sempre Abramo come padre, poi di fatto la vita gli è resa impossibile. Non esiste l’annuncio del Corano, ma la conquista.
MAOMETTO: due date sicure: l’egira (migrazione a Medina) 622 e la morte nel 632. Il periodo Meccano: prima giovinezza nelle strettezze, verso il 600 d.C. sposò una vedova ricca, Khadīgia, che gli diede stabilità economica e psicologica. Nella nuova famiglia c’era protesta contro l’idolatria della Mecca, la moglie-mamma gli fu di immenso aiuto e sostegno. Rimane mistero la conversione al monoteismo di Maometto e il convincimento di aver ricevuto messaggi da Dio. Influenze cristiane ereticali. Non sapeva né leggere né scrivere, conosceva solo i Salmi. L’Islam nasce su un’insoddisfazione sociale (opposizione all’oligarchia dominante), in cui serpeggiava rabbia nella massa popolare. E’ il primo profeta arabo inviato agli arabi, inizialmente vuole convertire solo gli arabi pagani. Tra varie indecisioni, a 40 anni, spinto dall’angelo, decide di rispondere a Dio e fa esperienza della grande misericordi di Dio. Avendo solo poveri e diseredati dalla sua parte, i primi temi di predicazione sono di morale dei fini ultimi, gira attorno al politeismo, fa forza sulle promesse e predica giustizia, carità, solidarietà, castità; non accusa direttamente l’oligarchia, ma intimidisce con l’escatologia in punizioni e giudizio. I primi adepti furono simpatizzanti, Alī il cugino di Khadīgia e un suo schiavo, non tutti i familiari lo appoggiarono. Iniziò un clima di ver e propria persecuzione, c’è qualche defezione, ma la persecuzione fortifica sempre. Consiglia di rifugiarsi in Abissinia e le 622 fugge e proprio quando sembrava tutto fallito gli fu prospettato un terreno fecondo a Medina. Il periodo Medinese: imposta legami nuovi, non più tribali o familiari, ma sulla credenza all’unico Dio, i fini ultimi, l’intervento di Dio nella storia mediante i profeti (basi della UMMA). Il fatto centrale fu che si trovò al centro di due gruppi che si contendevano un terreno, ecco che, ponendosi come capo militare di uno dei due, diede impronta militare all’Islam. Divenne opportunista e crudele. Scomoda l’arcangelo Gabriele per giustificare sconfitte e sessualità scomposta. La vittoria più clamorosa fu contro un migliaio di politeisti battuti da solo 300 uomini da lui guidati, con l’intervento di Allah. Ecco che da fenomeno locale si espande e diviene universale, da religioso anche politico. Nel 625 3000 uomini della Mecca fecero rivincita a Medina, ma Maometto creò rapporti tali, spedizioni punitive, preventive e attacchi strategici fino a quando nel 629 con 2000 musulmani iniziò l’attacco che si concluse nel 630 con la conquista della Mecca. Compì il pellegrinaggio nel 632, poco prima della morte, dando le linee base dell’Islam e tornando a Medina dove morì. Egli fu straordinariamente capace di sfruttare le circostanze impreviste
IL SISTEMA RELIGIOSO: Assenza di gerarchia: non c’è capo o moderatore. Ogni esperto del rito può presiedere a un culto, non esiste un clero; quel che si dice “clero musulmano” sono persone incaricate per alcune funzioni in modo permanente e nominati di volta in volta da autorità governative o congregazioni o per acclamazione pubblica (shaikh, capo della moschea; imām, preghiera comune; khatīb, predicatore del venerdì; muezim, annunciatore dal Minareto dei cinque momenti di preghiera). Per legittimità o meno di nuove idee ci sono gli ulamā, singolarmente, non collegialmente (solo in casi gravi), se c’è una disputa si attende l’igmā (=opinione concorde della comunità musulmana).
IL CORANO: La base giuridica è religiosa: il Corano è giustificazione e spiegazione di ogni cosa e se non basta c’è l’esempio de mProfeta o il corpus dei Logia (detti del Profeta). Il ricorso al paragone col passato è il quyās. AL-QUR’ĀN AL-MJD (=glorioso Corano) è il nome del libro sacro. “Lettura-recitazione” o “Raccolta scritta delle rivelazioni”, Maometto ha ripetuto ad alta voce le parole dell’angelo; esso è La Parola, Al-kitab. Il testo è scritto in arabo. Il contenuto: Sono 114 Sure. La dottrina è basata su Sure Meccane (86; tre periodi di rivelazione,il primo temi morali ed escatologici, premio finale-felicità degli eletti e crudeltà dei condannati; il secondo ha 21 sure che si distinguono per il termine AR-RAHMĀN=il clemente, proclama Dio unico, primo, senza secondo, stile del predicatore; terzo periodo con le parabole e precetti) e Sure Medinesi (28; rivelate negli ultimi anni circondato da segretari; tappe dell’organizzazione della società, della vita in comune, specificando gli elementi e i comportamenti della religione e del come porsi con le altre religioni; vincoli di fede al posto di quelli tribali). L’aspetto educativo: non è un’opera pedagogica, il problema dell’educazione è nelle parole e azioni del Profeta, quale modello di credente; si trova allora in: lettura/recitazione di brani scelti; vita del Profeta; imitatio del Profeta. Non tratta direttamente dell’educazione, ma la semplicità della dottrina, la chiarezza del linguaggio rende idoneo l’apprendimento: si studia tutto e solo il Corano. Ci sono elementi per cui viene fuori un credente difficilmente alterabile: unica preghiera è a voce alta e nella comunità, 99 granelli dove si recitano i 99 attributi di Allah: cose semplici, chiare ed inequivocabili: uno è incasellato, sicuro, non può uscirne: blocco pedagogico.
ALLĀH: PRIMO-UNICO-ONNIPOTENTE,è l’Immenso e il Dominatore del Cosmo, Onnisciente… (ben 99 nomi bellissimi di Allah nel rosario introdotto dopo 2 sec). Le principali verità: VIVENTE (dà vita e resuscita), POTENTE (dà fiducia-dominatore; saggio, clemente e generoso), SUBLIME, ALTISSIMO (kurios-dominus: Padre-Padrone),… soprattutto è AR-RAHMĀN=il clemente. Il valore dell’Incarnazione cristiana in loro è pari all’attributo misericordioso-clemente-genroso, che rende Allah vicino all’uomo. Predeterminazione e predestinazione: Dio Allah è “Giusto”, dunque se “lo vuole Allah” non si discute.
CATEGORIE DI SPIRITI: angeli (fatti di luce), diavoli, ginn (demoni, fatti di fuoco).
I CINQUE PILASTRI DELL’ISLAMISMO: 1) Shahada (=professione di fede) equivale al nostro battesimo, è al primo posto, a fondamento degli altri 4: “NON C’E’ ALTRO DIO AL DI FUORI DI ALLAH E MAOMENTTO E’ IL SUO INVIATO”, apre ogni azione e preghiera d’un musulmano; 2)Salāh (=preghiera rituale o canonica) recitata 5 volte al giorno, nei tempi annunciati dal muezim, rito molto scrupoloso, rischio dell’ipocrisia religiosa, tutto però si blocca, nulla è più importante; 3)Hagg (=pellegrinaggio) e Umra (=visita pia) almeno una volta nella vita alla Mecca, solo chi non può davvero ne è dispensato; 4)Digiuno del Ramadān (mese sacro perché avvenuta la rivelazione in quel mese; non si lavora né mangia fino al tramonto, rischio di sfrenatezza notturna); 5)Zakāt (=elemosina legale) che fa lo stato nei contributi prelevati dallo stipendio, va a sopperire ai bisogni dei poveri.
I SANTI: iniziale devozione per persone particolari, gli estremisti sono andati oltre, la santità è decretata dalla pubblica fama. DOVERI E DIVIETI: voluti da Maometto al di fuori del Corano: agli uomini di portare gioielli, seta pura, usare vasi d’oro e argento per mangiare o per le abluzioni, divieto del vino e bevande inebrianti, uso di sangue, mangiare carne di animali trovati morti o non macellati nel modo rituale, vietata la carne di maiale, severamente proibiti sono i giochi d’azzardo.: bastante a sé; congiunzione col Brahman; comunione con Dio. L’induismo non tollera la condanna
Ferentino (FR)
13/05/2002
festa
della Madonna di Fatima
In onore di Beata Vergine Maria di Fatima nella prossimità dell’effusione dello Spirito Santo con la vivissima speranza che il Signore possa effondere nei cuori di tutti gli uomini del mondo uno Spirito di Pace e di Gioia.
Davide Banzato
4.1 TESTI
Enciclopedia Garzanti di filosofia, Milano 21995.
Tutti i documenti del Concilio, Milano 232002.
Zambarbieri, Annibale, I concili del Vaticano, Milano 1995.
4.2 SITI INTERNET
http://digilander.iol.it/concili
http://digilander.iol.it/concili/vat2.htm
http://encarta.msn.it/find/Concise.asp?z=1&pg=2&ti=761553712
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COMUNITA’
NUOVI ORIZZONTI di Chiara Amirante: http://www.nuoviorizzonti-onlus.com
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GESU’ E IL CRISTIANESIMO IN ALCUNI AUTORI DI FILOSOFIA
MODERNA: http://utenti.tripod.it/banza
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L’IMITAZIONE
DI CRISTO: http://utenti.tripod.it/davide_banzato
NB: sono in
arrivo altri nuovi siti che potrai trovare su www.siticattolici.it cercado Davide Banzato, i temi
saranno: filosofia moderna e Dio; Sacra Scrittura alla luce della DV;
Evangelizzazione di Strada; Temi sociali per un cristiano attivo politicamente;
Testimoni di Geova: come comportarsi; Il mondo
dell’occulto; I Carismi dello Spirito Santo.
mail: banza81@hotmail.com