“Costoro sono i più grandi codardi tra i Britanni , per questo sono sopravvissuti così a lungo” Agricola al Monte Grapius
“Mostriamo tutti la gioia nel cuore, perbacco, che il pagano senta il dolore” poema sulla vittoria dei cavalieri teutonici contro i pagani baltici
Guardando due cartine delle campagne romane in Germania sotto il regno di Augusto e Tiberio e di quelle di Carlo Magno per la conquista della Sassonia , sono rimasto colpito dal fatto che sostanzialmente la zona delle operazioni fosse la stessa. Altre analogie mi sono poi saltate all’occhio una volta approfonditi gli eventi. La prima , evidente , la durata. Circa 30 anni tra pause e scontri. Il teatro di guerra , la struttura tribale di Germani e Sassoni, gli eserciti pre-armi da fuoco rendono possibile un confronto coerente.
Naturalmente ci sono anche differenze , spesso lampanti , primo fra tutti il risultato finale; Carlo Magno occupa l’intera Sassonia , Augusto rinuncia alla Germania.
Ad alcuni potrà sembrare quasi “sacrilego” paragonare l’esercito romano , simbolo stesso della disciplina e della tattica antica, con l’esercito carolingio , simbolo degli eserciti feudali agli occhi di molti privi di tattica , composti da dilettanti della guerra, capaci solo di caricare a testa bassa. Ovviamente la realtà è molto diversa . Ma a mio parere la differenza di risultato non deve essere ricercata nella capacità di combattimento o nelle battaglie, quanto ad un livello di decisione politica , di trattamento degli sconfitti e obbiettivi politici dei due imperi.
Comincerò ad analizzare pezzo per pezzo la struttura politica e quella militare dei due organismi (ovviamente senza spingermi troppo nei dettagli) , poi passerò alla descrizione degli avversari e del territorio dello scontro; infine l’analisi delle operazioni suddivise nelle loro fasi più salienti.
Per ultimo le mie conclusioni.
All’inizio della campagne romane in Germania il lento passaggio dalle
strutture repubblicane al nuovo assetto imperiale era quasi concluso. Il problema
più grave rimasto aperto era quello del successore.
Formalmente Augusto era il princeps , il primo fra i pari del senato ; quest’ultimo
continuava apparentemente ad essere l'organo alla guida dello stato, ma nella
sostanza tutti sapevano che si trattava di un potere vuoto e che quello reale
era detenuto dall’imperatore.Le guerre civili avevano distrutto la vecchia
classe dirigente repubblicana e i sopravvissuti preferivano la sicurezza di
una monarchia militare travestita da governo repubblicano che l’insicurezza
e la violenza delle lotte civili.
Le vecchie magistrature repubblicane (consolato,pretura, tribunato della plebe,
edilità,proconsolato,ecc) continuavano ad esistere (dal regno di Tiberio
la loro elezione non fu più prerogativa dei comizi centuriati , ma direttamente
del senato) , anche se i compiti erano secondari rispetto a quelli imperiali
(lo stesso consolato era tenuto da più persone nell’arco di un
anno , ma solo quelli nominati a gennaio davano il nome all’anno) .Continuarono
però a mantenere un notevole prestigio , il che giustificava le spese
e gli sforzi per ottenerle. Lo stesso Augusto e i suoi parenti ricoprirono la
carica di console più volte.
Il potere ufficiale dell’imperatore era dovuto all’accumularsi di
una serie di funzioni e immunità derivate da quelle dei magistrati repubblicani.
Possedeva il potere militare di un proconsole sulle province. Gli erano stati
attribuiti il veto dei tribuni della plebe e la loro inviolabilità sacra;
aveva le prerogative e le funzioni dei consoli , era pontefice massimo. In più
dal 19 a.C. riservò il trionfo per sé e i propri parenti, concedendo
come surrogato gli ornamenti trionfali ai generali vittoriosi ( ormai quasi
tutti suoi legati provinciali ).
Accanto al vecchio cursus honorum creò nuove mansioni per i senatori e una nuova carriera per la classe equestre,tutti compiti molto più legati al nuovo assetto dello stato.Anzitutto legati propretori ex consolari ed ex-pretori amministravano le province imperiali e comandavano le legioni (tranne quelle egiziane comandante da prefetti), con procuratori equestri amministranti i beni imperiali; un prefetto dell’urbe senatoriale comandava le coorti urbane e garantiva la sicurezza della città di Roma; un prefetto dell’Egitto , di rango equestre, amministrava questa provincia considerata bene personale dell’imperatore; un prefetto dell’annona garantiva i rifornimenti alla città eterna; il prefetto del pretorio di classe equestre comandava le coorti pretoriane , guardia del corpo del sovrano , e quello dei vigili le coorti omonime; i prefetti della flotta di Miseno e di Ravenna erano di classe equestre; equites comandavano le unità ausiliarie e le province più piccole erano gestire direttamente da procuratori della stessa classe.Curatori e tribuni completavano la lista delle nuove funzioni.
Augusto divise le entrate dello stato in due tipologie : l’erario ,
il vecchio tesoro statale repubblicano , e il fisco, in cui affluivano le entrate
dai possedimenti imperiali e delle eredità all’imperatore. Essenziali
per il pagamento dell’esercito erano la tassa sulla manomissione degli
schiavi e quella sulle vendite.
Un servizio statale di posta tramite corrieri garantiva un collegamento rapido
(nei mezzi dell’epoca) tra il centro e la periferia.
La successione imperiale per quanto fonte di preoccupazione avvenne in modo
indolore ; dopo aver visto morire tutti i candidati preferiti uno dopo l’altro
, tra cui i nipoti, figli dell’amico Agrippa , Augusto si decise a lasciare
il trono a Tiberio, concedendogli una a una tutte le prerogative imperiali.
In conclusione Augusto creò una struttura statale solida basata sulla
vecchie classi senatorie ed equestre , avviate sulla strada della trasformazione
in burocrazia statale , e sull’apparenza formale della sopravvivenza repubblicana.
Questa struttura sopravvisse quasi immutata per più di due secoli.
L’impero rimase diviso in province (più l’Italia che non
era considerata tale) come sotto la repubblica, ma furono separate in due tipologie.
Le province senatoriali erano le eredi di quelle repubblicane ; meno problematiche
, più romanizzate o ellenizzate , non richiedevano forte presenza militare
(solo la provincia d’Africa aveva a disposizione una legione). Il governatore
era un proconsole o un propretore con un questore addetto alla riscossione delle
imposte; un procuratore equestre si occupava delle proprietà imperiali.
Le province imperiali , invece ,erano quelle più grandi , di confine
e con forte presenza militare , in cui l’imperatore era formalmente proconsole
e amministrava tramite suoi legati propretori ; un procuratore si occupava delle
finanze.
In questo periodo le province galliche erano riunite sotto un comando speciale
in cui un membro della famiglia imperiale (ad esempio Germanico), gestiva la
riscossione delle imposte e tutti gli eserciti , ma si tratta di un’eccezione
, giustificata dalle operazioni belliche (anche se le due Germanie romane ,
inferiore e superiore , rimasero un comando militare fino a Domiziano).
I compiti del governatore erano molto limitati; la sicurezza interna ed esterna
della provincia, amministrare la giustizia, e riscuotere le imposte. Come conseguenza
la burocrazia al suo servizio era altrettanto ridotta , poiché anche
per la riscossione delle imposte ci si avvaleva di società di pubblicani
oppure direttamente delle amministrazioni cittadine.
Le province a loro volta erano suddivise nei territori delle città oppure
in territori delle tribù ; nei secondi era assegnato un prefetto equestre
o un centurione come supervisore. Nei primi la nobiltà cittadina svolgeva
le sue funzioni amministrative come in tante piccole Roma.Come quella della
capitale , anche la nobiltà provinciale era obbligata a fare sfoggio
di munificenza verso i propri cittadini con spettacoli , edifici, feste,ecc.
Non esisteva un limite a ciò che il potere centrale poteva chiedere alle
città ; attraverso il sistema delle liturgie qualunque insediamento,
grande e piccolo , doveva fornire le prestazioni richieste, come ad esempio
la cura delle strade che passavano nel suo territorio; il peso di queste prestazioni
straordinarie si faceva sentire soprattutto durante i periodi di guerra quando
un esercito passava nell'area cittadina.
I romani amavano considerare l’impero come una confederazione di città
ed in effetti, le città romane o greche quantunque racchiudessero solo
una minoranza della popolazione e fornissero un gettito fiscale minore rispetto
alla campagne, formavano lo scheletro amministrativo e culturale che teneva
in piedi l’impero nella sue infinite etnie e culture.
All’avvento di Carlo Magno sul trono il regno franco era sicuramente la più grande potenza dell’Europa occidentale. Suo nonno Carlo Martello e suo padre Pipino avevano respinto gli attacchi arabi in Aquitania, costretto i Longobardi a rinunciare a Roma, riportato sotto l’autorità regia l’Aquitania e i territori transrenani (Bavaria in primis). Eppure il potere centrale franco fu sempre minato dalla tendenza autonomista della nobiltà. Il rapporto tra il re e i nobili si basava sul giuramento di fedeltà al potere regio e in linea teorica il venir meno a quest’ultimo era un fatto grave , ma in linea pratica un nobile poteva giustificarsi affermando di non aver giurato ( cosa che capitò con alcuni nobili nel 789 dopo la caduta di Tassilone di Bavaria).La cosa era grave anche perché gli stessi funzionari del regno appartenevano alla nobiltà e se non sottoposti a controllo , tendevano a trattare i beni regi nelle loro zone di competenza come beni privati.
Il vecchio giuramento franco prevedeva solo che il nobile non attentasse alla
vita del re e non invitasse nemici ad attaccare il regno. Carlo che vedeva il
proprio ruolo di regnante come quello di un imperatore romano la cui parola
era legge, cercò in tutti i modi di combattere questa tendenza (radicata
nella concezione germanica del potere reale ; i Merovingi erano re per volontà
della nobiltà franca, Pipino il Breve quando esautorò l’ultimo
di essi fu re per grazia di Dio , un tentativo di avvicinarsi alla concezione
tardo-romana del regnante) , senza troppo successo anche se furono i suoi successori
a subirne le conseguenze.
Nell’802 fece prestare un giuramento generale a tutti gli uomini del regno
sopra i 12 anni all’imperatore (non più al re dei franchi) di rispettare
i precetti di Dio, le proprietà imperiali, il ruolo del sovrano come
protettore della chiesa e dei deboli e di obbedienza ai suoi ordini. In precedenza
aveva vietato le associazioni giurate tra privati , il cui giuramento poteva
essere anteposto alla fedeltà al re. Legiferò continuamente e
attraverso i suoi capitolari faceva continuamente conoscere la sua volontà.
Queste misure furono solo parzialmente efficaci , perché in definitiva
anche il prestigio guadagnato con il titolo imperiale aveva un lato negativo;
un nobile poteva affermare di aver giurato al re dei franchi (vincolo minore)
e non all’imperatore.
Un azione diretta contro nobili , comportava sempre l’appoggio al sovrano
dei loro pari e quindi il riconoscimento legale e formale del loro stato di
ribelli e del loro venir meno al giuramento (come nel caso di Tassilone). Nel
concreto Carlo Magno , dovette guadagnarsi la fedeltà della nobiltà
come i suoi predecessori con doni, benefici e incarichi importanti.
La base del potere reale erano le terre e i beni di proprietà regia
concentrati lungo la valle del Reno , nella regione di Soissons, nella valle
della Mosa, nell’Ile de France , amministrate da funzionari regi sotto
stretto controllo.
Non esisteva una capitale fissa la corte viaggiava spesso tra i vari palazzi
regi , anche se verso la fine della vita l’imperatore preferì risiedere
ad Aquisgrana forse a causa delle sue fonti termali.Compiegne, Quierzy,Attigny,Francoforte,
Ingolstadt,Diedenhofen,Worms,Heristal,Nimega ospitarono tutte la corte che spostandosi
spesso cercava di avere un maggiore controllo sui propri comes.
I funzionari di corte erano quelli ereditati dai Merovingi : il conestabile
era responsabile dei trasporti , il comes palatino partecipava all’attività
giudiziaria del re (tribunale regio), il camerario (o camarlengo ) aveva l’amministrazione
della corte, il siniscalco , subordinato al camarlengo ,provvedeva al rifornimento
della corte e amministrava i beni del re , alle dipendenze del camarlengo erano
anche il coppiere e il marescalco. Nella cappella reale si teneva la cancelleria
del regno (con chierici e laici colti). Ai missi dominici (una coppia di un
laico e di un chierico) spettava la sovraintendenza dei beni regi e il controllo
dei funzionari reali. Le assemblee generali del regno si tenevano due volte
l’anno una in primavera e una in autunno (a quest’ultima intervenivano
solo i funzionari più elevati). In queste assemblee si prendevano le
più svariate decisioni che riguardavano l’amministrazione (come
il prezzo del grano) , si ricevevano ambasciatori, si giudicava (per mezzo di
7-12 giudici chiamati Scabini) e in quella autunnale si pianificavano le campagne
dell’anno successivo.
Lo stato carolingio rimase fortemente regionale. Gli antichi regni inglobati dai Merovingi mantenevano il loro nome e peculiarità , cambiavano solo padrone.Possiamo distinguere una zona transrenana (Alemannia, Franconia,Turingia,Bavaria,Frisia) la cui cristianizzazione era cominciata da meno di un secolo ,spesso ribelle all’autorità centrale , il centro dell’impero franco (Austrasia,Neustria, Burgundia) che costituiva il nucleo dello stato soprattutto da un punto di vista militare, il sud gallo-romano (Aquitania, Septimania, Provenza) cui poi si aggiunse l’Italia longobarda , economicamente più sviluppato e urbanizzato, ma con tendenze autonomiste (in particolar modo l’Aquitania).La Bretagna era uno stato vassallo un po’ irrequieto.Ogni individuo veniva giudicato seconda la legge del proprio popolo (legge alamanna, legge burgunda, ecc).Le guerre di Carlo portarono all'assorbimento di Sassonia, Marca Spagnola e della regione Danubiana (Ostmark).
I carolingi estesero il sistema amministrativo franco il più possibile , anche in zone di recente conquista. I posti dell’amministrazione regionale erano tenuti da nobili nominati dal re. I comes erano laici che amministravano il territorio di una civitates (se c’era una città) o dei pagi. Applicavano la giustizia del re (aiutati da scabini , esperti nelle leggi) , il banno (cioè la leva) e vigilavano sulla qualità dell’armamento dei soldati. Non essendo funzionari stipendiati il beneficium stesso era la loro paga , ricavando da vivere dalle terre da loro amministrate. Stessa funzione dei comes svolgevano gli ecclesiastici (abati, vescovi) , con le stesse responsabilità militari e giudiziarie.Oltre a questi funzionari esistevano i signori immunitari (laici ed ecclesiastici), di fatto padroni ed amministratori delle loro terre senza interferenze reali, che però non avevano potere giudiziario sulle stesse. I balivi erano i loro amministratori. Spesso gli stessi comes si comportavano più come signori immunitari che come funzionari reali.
A loro volta i comes erano sottoposti ad altri funzionari di grado più
elevato , di solito parenti del re. Dux, prefetti, margravi potevano controllare
vasti territori. In particolare i margravi amministravano le marche di confine,
territori con funzione spiccatamente militare ; vere e proprie colonie militari
composte da guerrieri locali (detti Wacta o Warda) vi risiedevano , complementari
alle fortificazioni. Questi funzionari avevano un ruolo prettamente militare
sia di difesa che di attacco. La distruzione del regno avaro venne portata avanti
da Pipino , re di Italia, con l’aiuto del Prefetto di Bavaria e del Margravio
del Friuli.
C’erano inoltre i viceregni di Aquitania (affidata al figlio Luigi) e
di Italia (data con la Bavaria al figlio Pipino) ; al primo venne affidata la
guerra contro gli Arabi di Spagna , al secondo contro gli Avari e poi i Bizantini.Questa
suddivisione non corrispondeva solo a motivi di successione ma anche alla necessità
di poter combattere grosse guerre su più fronti mantenendo una presenza
della famiglia reale alla guida delle truppe (anche se era una guida simbolica
, il comando sul campo lasciato a comandanti più esperti).
I popoli alleati e vassalli , come gli Abroditi , il ducato di Benevento (che
sconfisse una forza bizantina per conto di Carlo) e i Bretoni all’occasione
fornivano contingenti ausiliari.
Il sistema di vassallaggio (da vassus termine di derivazione celtica) come accordo privato tra un cliente che offriva i suoi servizi e un patrono che offriva la propria protezione , esisteva già prima dei Carolingi in varie forme. In forme diverse lo troviamo anche nell’antichità ; Cesare racconta dei seguiti militari della nobiltà celtica , Tacito di quelli equivalenti tra i Germani, a Roma c’era il sistema clientelare a carattere civile, ma Scipione Emiliano contro Numanzia parte con una guardia del corpo personale fatta da qualche centinaio di clienti armati. Pompeo e parecchi altri comandanti durante le guerre civili assoldarono truppe direttamente dalle loro proprietà,altri guardie del corpo personali di schiavi e gladiatori come quelli di Milone e Clodio. I bucellarii tardo-imperiali e bizantini potevano essere molto numerosi.
Gli eserciti personali al servizio di privati sulla base di un legame personale
di dipendenza , non erano una novità , agli stessi legionari era chiesto
di giurare all'imperatore al passaggio di poteri. La maggior parte delle guerre
dell’ultimo periodo merovingio non furono combattute dalle leve degli
uomini liberi, ma da eserciti composti dai seguiti dei nobili (sia servi che
uomini liberi).
I Carolingi istituzionalizzarono questa pratica anche tra re e nobili (Carlo
Martello sequestrò numerose terre ecclesiastiche da distribuire ai suoi
vassalli ) per farne uno strumento sia militare che di controllo politico.Abbiamo
già detto delle difficoltà di mantenere il controllo sulla recalcitrante
nobiltà franca ; un nobile che accettava di diventare un vassallo reale
(i cosiddetti vassi dominici) in cambio di benefici, cariche (come quelle di
comes) e doni si legava con un rapporto personale più stretto (servizio
ed ossequio) di quello del semplice giuramento di fedeltà e la rottura
di questo rapporto era difficilmente giustificabile soprattutto agli occhi dei
suoi pari senza il cui appoggio si era alla mercè del re (come Tassilone).
In questo periodo non tutti i comes erano vassi dominici e il beneficio non
era ereditario , ma più tardi le due figure coincideranno e il beneficio
sarà automaticamente ereditato dai figli ; il rapporto da servizio ed
ossequio passerà a consiglio e aiuto allentando considerevolmente il
legame.
L’esercito imperiale era l’erede degli eserciti di professionisti
delle guerre civili. Al momento della conquista dell’Egitto c’erano
circa 60 legioni in armi (non tutte a pieno organico). Augusto le ridusse e
riorganizzò l’esercito (fino a 28 legioni più gli ausiliari)
, il cui controllo divenne una sua prerogativa.
L’esercito romano , frutto delle esperienze di 7 secoli di guerre, si
era dimostrato superiore a tutti gli eserciti ellenistici e a quelli barbarici
, per organizzazione , flessibilità e morale.
La strategia romana era sempre offensiva. Anche quando le truppe romane si
trovavano in inferiorità svantaggiosa cercavano sempre di guadagnare
l’iniziativa (che poteva variare dalla battaglia alle azioni di disturbo
, agli scontri minori a seconda delle forze romane presenti); solo dopo un’eventuale
sconfitta ci si rassegnava a mantenere la difensiva fino all’arrivo di
forze maggiori.Questo tipo di reazione , a prima vista poco logica, aveva in
realtà una sua ragione d’essere; nell’antichità l’apparenza
di potere era importante quanto il potere stesso e il comportamento aggressivo
romano anche in condizioni di inferiorità agiva sulla percezione dell’avversario.
A maggior ragione la prontezza di reazione si imponeva in caso di rivolta; la
pianificazione di una campagna offensiva in grande stile poteva prendere mesi,
anche un anno e intanto la rivolta si sarebbe sparsa a macchia d’olio,
sostenuta dall’ impressione di debolezza che i romani davano non reagendo.Una
dimostrazione di forza immediata anche se poco organizzata poteva far tornare
molti a più miti consigli anche senza combattere.
A causa della sua grande flessibilità l’esercito romano poteva
adattarsi ai più diversi tipi di lotta, dalle incursioni di predoni alla
grande battaglia campale,contro i nemici più diversi e con ottime probabilità
di successo.Il territorio nemico poteva essere attaccato da più direzioni,
si poteva puntare ad occupare le sue città oppure cercare direttamente
battaglia con il nemico o, se il nemico era sfuggente e non c’erano centri
abitati ,distruggere campi, bestiame e pascoli. A questo ultimo tipo di guerra
era dato un nome : “Vastatio”; Luttwak pensa fosse inefficace ma
probabilmente parlando dei Germani pensa più ai Vietcong. Sottovaluta
l’impatto devastante di questo tipo di lotta su società agricole
come quelle dei Germani o nomadi come i Sarmati ; certo il danno materiale poteva
ripararsi presto ma la devastazione ripetuta dimostrava al nemico che poteva
essere colpito dai Romani in qualunque momento e che non sarebbe mai stato al
sicuro finchè non avesse sottostato alle richieste di questi ultimi o
fosse migrato lontano dal raggio d’azione delle legioni.Inoltre la mancata
difesa del proprio territorio era un grosso colpo al prestigio dei capi e della
fazione dominante in quel momento , per cui di fronte alla possibilità
di problemi interni veniva preferita la pace esterna.Solo un capo dal grande
carisma riusciva a mantenere forte la volontà di combattere e questo
spiega l’accanimento con cui i romani cercavano di prendersi le loro vite
con tutti i mezzi , anche il tradimento e l’assassinio (si può
pensare ad Ambiorige e Vercingetorige, a Giugurta , ad Arminio e Gannasco).
Quanto più il nemico resisteva quanto più i Romani aumentavano
la ferocia della guerra , spingendosi a volte fino all’annientamento,
finchè non avesse ceduto.
Le campagne potevano essere portate in profondità grazie all’efficiente
organizzazione logistica e quando era possibile, flotte marine o fluviali supportavano
le operazioni a terra.
Nell’esercito romano la regina delle battaglie era la fanteria, anche se sicuramente i comandanti romani sapevano fare un buon uso della cavalleria e questa ultima manteneva un prestigio superiore ; il passaggio dalla cavalleria alla fanteria era una punizione per il soldato, e militando nella prima si percepiva una paga superiore rispetto alla fanteria.
La formazione per una tipica battaglia, prevedeva la fanteria su due o tre
linee (con gli ausiliari come prima linea oppure sui lati della fanteria legionaria)
con la cavalleria sui fianchi (con alcuni cavalieri usati come riserva a disposizione
del comandante ); mentre la prima cercava di sfondare/contenere la linea nemica
, la seconda cercava di avviluppare il fianco e il retro dell’avversario
, cercando di mandare in pezzi la sua linea già impegnata frontalmente
(Idistaviso è un esempio calzante direi).
Non sempre però riusciva , magari perché la cavalleria avversaria
bloccava quella romana o perché il nemico aveva i fianchi coperti da
ostacoli naturali. In questo caso la lotta diventava una gara di resistenza
tra le opposte fanterie e anche in questo caso l’uso di una di riserva
tattica per dare fiato alla prima linea e l’addestramento dei legionari
e degli ausiliari dava un sensibile margine di vittoria ai Romani. Inoltre la
suddivisione in coorti e manipoli gestiti con stendardi e segnali sonori , permetteva
una superiore capacità di manovra anche alla fanteria rispetto alle falangi
o ai grossi cunei di fanteria barbarica.
Quando era necessario (ad esempio durante la marcia in territorio ostile ) si
poteva far assumere all’esercito una formazione a quadrato per coprire
tutti i lati e si faceva precedere la colonna da forze esploranti.Macchine da
lancio (baliste,onagri,ecc) potevano essere impiegate assieme ad arcieri e frombolieri
per colpire il nemico a distanza, rompendo la sua formazione oppure indebolendo
il suo slancio.
Anche tatticamente i Romani preferivano l’offensiva e non subire la carica dell’avversario , poiché chi attaccava guadagnava un vantaggio morale che compensava l’eventuale posizione favorevole del difensore. Di solito la linea di fanteria avanzava in silenzio (altro vantaggio psicologico che terrorizzava gli avversari) arrivata a circa 20 metri i primi ranghi scagliavano i pila e lanciando l’urlo di guerra si scagliavano sulla formazione nemica. La combinazione carica/urlo/lancio era spesso sufficiente a provocare la fuga dell’avversario prima ancora del contatto vero e proprio.
Naturalmente le varianti sul tema sono infinite , e non essendo l’argomento del testo , non mi dilungherò; cito solo alcuni brani con delle descrizioni di scontri di vario tipo.
Lo schieramento di Agricola al Monte Grapius è un classico del periodo primo imperiale ; ausiliari in prima linea , legionari in seconda , cavalleria sulle ali , riserva montata a disposizione del comandante:
“
Accorrevano eccitati, ed egli li dispose in modo che i reparti ausiliari
di fanteria, forti di ottomila uomini, formassero un saldo centro, mentre tremila
cavalieri si dovevano dispiegare sulle ali. Le legioni erano ferme, disposte
davanti alle difese del campo: prestigiosa testimonianza di vittoria, se ottenuta
senza spargere sangue romano; aiuto tempestivo, se gli altri fossero stati respinti……
….Ma Agricola, accortosi del pericolo, mandò a fronteggiarli quattro
ali di cavalleria, tenute di riserva per l'emergenza, e li ributtò disordinati
in una fuga tanto più impetuosa, quanto maggiore era stata la baldanza
del loro attacco.
“
Questa è la descrizione di un piccolo scontro sulla costa tra la Liguria e la Provenza, sempre tra Otoniani (una forza di marinai,pretoriani e tiratori locali) e Vitelliani (cavalleria e fanteria ausiliaria ). Notare lo schieramento dei Vitelliani: in mancanza di una fanteria sufficiente , si assume uno schieramento quasi “medievale” , cavalleria davanti come arma di attacco e fanteria dietro come protezione. In uno scontro successivo , i cavalieri , simulando la fuga , si voltano ad attaccare la fanteria dispersa dall’inseguimento , una tattica che si ritrova tra i Parti , ma usata anche dai Visigoti a Vouillè nel 507 e dai Normanni ad Hastings.
“
Valente destinò a contrastare gli Otoniani due coorti di Tungri,
quattro squadroni di cavalleria e tutta la cavalleria ausiliaria dei Treviri
al comando del prefetto Giulio Classico, ma una parte la
trattenne nella colonia di Forum Iulii, per non favorire, inviando tutte le
truppe sul fronte terrestre, un rapido intervento della flotta di Otone dalla
parte del mare, lasciato al suo controllo. Dodici squadroni di cavalieri e reparti
scelti di fanteria ausiliaria mossero incontro al nemico; vi si aggiunse una
coorte di Liguri, vecchia guarnigione locale, e cinquecento reclute di Pannonia,
non ancora assegnate ai reparti. Lo scontro non si fece attendere. Questo lo
schieramento degli Otoniani: una parte dei soldati di marina, mescolati a gente
del posto, teneva le colline vicine al mare; il piano compreso tra le colline
e il litorale era occupato dai pretoriani, e sul mare, quasi a continuazione
di questi, la flotta, in assetto di guerra e con le prue puntate sul nemico,
distendeva il suo fronte minaccioso. I Vitelliani, inferiori per fanteria, puntavano
invece sulla cavalleria: dispongono gli alpigiani sulle alture vicine e le coorti,
in file serrate, alle spalle dei cavalieri. Gli squadroni dei Treviri si esposero
incautamente ai colpi del nemico, e si trovarono i veterani di fronte, mentre
di lato vengono centrati da una fitta gragnuola di sassi lanciati anche da gruppi
di indigeni, abili in questa tecnica, i quali, mescolati ai soldati, coraggiosi
o meno che fossero, si mostravano tutti audaci nella vittoria. A maggiore terrore
dei Vitelliani, già soccombenti, la flotta si portò alle loro
spalle, sicché, chiusi da ogni lato, sarebbero stati annientati, ma l'oscurità
della notte arrestò l'esercito vittorioso, coprendo la ritirata. Ma,
pur battuti, i Vitelliani non si diedero per vinti. Chiamano i rinforzi e contrattaccano,
cogliendo un nemico che si sentiva sicuro e si muoveva, dopo il successo, con
insufficiente cautela. Massacrano le sentinelle, forzano il campo. La flotta
vive momenti di panico, ma poi la paura va scemando e gli Otoniani, trinceratisi
su un'altura vicina da essi occupata, contrattaccarono a loro volta. Fu una
carneficina tremenda e i prefetti delle coorti tungre, per merito dei quali
esse avevano tenuto testa al nemico, cadono sotto un nugolo di dardi. La vittoria,
tuttavia, costò sangue anche agli Otoniani: i cavalieri nemici, con manovra
aggirante, presero in mezzo quanti di loro s'erano buttati incauti all'inseguimento.
Poi, come per tacito accordo di tregua che bloccasse le incursioni della flotta
da una parte e dei cavalieri dall'altra, i Vitelliani si ritirarono verso Antipoli,
municipio della Gallia Narbonense, e gli Otoniani verso Albingauno, città
della Liguria interna.
“
Arriano nel suo breve testo “Schieramento contro gli Alani” descrive come schierò le truppe contro una forza di Alani che aveva invaso la Cappadocia.Gli Alani , una popolazione sarmatica, possedevano una potente cavalleria d’urto armata di kontus (lancia lunga a due mani). Arriano scelse un terreno tra due colline così da avere le ali protette dall’accerchiamento. Mise la fanteria legionaria al centro e quella ausiliaria sulle ali con arcieri e baliste sulle colline e dietro le spalle della fanteria. La fanteria legionaria su 8 ranghi aveva i primi 4 chiusi spalla contro spalla e con il pilum usato come lancia d’arresto e non come giavellotto , mentre gli ultimi 4 armati di lancea , un giavellotto leggero da scagliare sopra le teste dei commilitoni. Cavalleria di riserva e sulle ali completavano la formazione.
In questo passo della guerra giudaica di Flavio Giuseppe si assiste ad una vera
carica di cavalleria guidata da Tito in persona.
“Gli arcieri , secondo gli ordini ricevuti, tennero in rispetto costoro “( i difensori sulle mura della città giudaica nella pianura di fronte alla quale avviene la battaglia )” impedendo che potessero collaborare alla difesa mentre Tito spronava per primo il suo cavallo contro i nemici: “ (Tito ha con se circa 1000 cavalieri) ” lo seguirono con grida bellicose tutti gli altri dispiegandosi nella pianura lungo tutta la fronte degli avversari si da apparire anche molto più numerosi. I giudei , sebbene stupiti dal loro impeto e dalla perfezione della manovra , resistettero per un poco all’attacco , ma poi , colpiti dalle lance e sbaragliati dalla carica dei cavalieri , vennero travolti e calpestati.”
Ad ogni campagna offensiva romana si accompagnava un notevole sforzo logistico
per mantenere l’esercito in condizione di combattere per tempo prolungato
( di solito la stagione di guerra cominciava a maggio-luglio e terminava all’inizio
dell’autunno , ma erano possibili campagne invernali anche se non troppo
lontane dalle proprie basi ). Il necessario per la campagna veniva stoccato
preventivamente presso depositi vicini alla zona di operazioni per poi essere
trasportato come salmerie dall’esercito durante la marcia in territorio
nemico. Le salmerie potevano poi essere lasciate indietro sotto scorta per permettere
al resto dell’esercito di marciare velocemente, come Cesare nel 54 a.c.
ad esempio.
Gli autori antichi non descrivono mai in dettaglio questo sforzo , quindi si
può andare solo per ipotesi. E’ calcolabile che una legione richiedesse
circa un migliaio o più di animali da trasporto per le proprie necessità
tra muli e buoi (in parte già presenti ,in parte sequestrati ai civili
come contributo delle città).
Quando era possibile una parte delle salmerie veniva trasportata usando la flotta
lungo la costa o la riva del fiume.
Ad occuparsi degli animali e dei carri c’erano servi e calones , e il
loro numero era davvero grande (è stato calcolato da un 50% al 150% del
numero degli effettivi combattenti; Tacito ad esempio afferma che Vitelliani
e Vespasiani avevano un numero di servi superiore alla dimensione dei rispettivi
soldati). Se si considera che un esercito di marcia attirava nella propria coda
mercanti, prostitute, famiglie dei soldati,ecc. , si trattava di un vero mondo
in movimento.
Anche i calones erano organizzati sotto il comando di un galeario con un vessillo.Lo
Pseudo-Igino nella descrizione del suo accampamento (di tre legioni e numerosi
ausiliari) dà la cifra di 533 vexillarii. Per Vegezio ogni galeario aveva
la responsabilità di circa 200 tra uomini e animali.
Tra i carichi delle legioni c’erano le macchine d’assedio ed ogni legione ne aveva in dotazione più di una settantina tra scorpioni,onagri e baliste. Durante le campagne germaniche non avvennero assedi ma vediamo queste macchine utilizzate per coprire attraversamenti di fiumi o passaggio di ostacoli.
La funzione di queste macchine da tiro era di costringere i difensori sulla
mura a non ostacolare le truppe d’assalto. Queste ultime potevano aggredire
le mura in vari modi. Si potevano usare arieti per infrangerle, torri mobili
per valicarle, scalzarle con tunnel sotterranei, si potevano costruire rampe
d’assalto. Una volta catturate le mura ormai la città era condannata
a meno che non avesse più cinte come Gerusalemme. In questo caso, si
abbatteva un largo tratto delle mura più esterne in modo da lasciare
spazio per le nuove operazioni d’assedio.
Quando era necessario un blocco più stretto, si potevano costruire delle
fortificazioni che circondassero tutta la città chiudendo ermeticamente
la città e proteggendo le truppe dalle sortite dei difensori.
L’esercito imperiale da Augusto in poi è sicuramente un esercito
professionale e permanente. Gli uomini fanno da 16 a 25 anni di servizio ,a
seconda delle unità ,fino al congedo.
28 legioni (poi 25 dopo il disastro di Varo ) proteggono l’impero aiutate
da un pari numero o superiore di ausiliari.
Si ricorre ai volontari per riempire i ranghi ma quando non sono sufficienti
si ricorre alla leva (specie per gli ausiliari).
Una prima grande divisione tra le truppe romane è quella tra cittadini
e non cittadini; i primi servono nelle legioni e nelle unità ausiliarie
di cittadini romani , i secondi nelle unità ausiliarie (ali e coorti).
Al tempo di Augusto molti ausiliari servono direttamente sotto i loro capi tribali
e somigliano più a quelli del tempo di Cesare che alle formazioni di
Traiano ; dopo aver terminato i 25 anni di servizio viene concessa loro la cittadinanza
romana.
Ai legionari invece viene assegnato un lotto di terra o un congedo in denaro
(pare fosse preferito questo ultimo).
La stragrande maggioranza dei legionari proveniva dall’Italia o dalle
province più romanizzate , mentre gli ausiliari più impiegati
negli scontri in Germania erano Galli, Germani e Reti.
Pure formate da cittadini romani erano le coorti pretoriane che vediamo accompagnare i principi della casa imperiale nelle loro campagne.
Una legione era formata da più di 5000 uomini su 10 coorti , 30 manipoli
e 60 centurie con 120 cavalieri (più avanti nel corso del I secolo d.C.
la prima coorte sarà su 5 centurie con organici doppi).Tutta una serie
di specialisti erano presenti negli effettivi per compiti particolari (amministrazione,
assedi, logistica, fortificazioni,ecc).Le centurie erano comandate da un centurione
aiutato da un optio , mentre la coorte ,dal centurione della prima centuria
dei triarii. Il primipilo comandava la prima centuria dei triari nella prima
coorte ed entrava nel consiglio di guerra. Un tribuno equestre era responsabile
di due coorti ; il prefetto del campo era responsabile dell’accampamento
e dirigeva le operazioni d’assedio. Il legato propretore ex-pretoriano
era il comandante con un tribuno senatorio come suo vice (in realtà il
compito di questa figura , di solito un ragazzo di vent’anni era più
di apprendere il mestiere che dovrà svolgere quando sarà a sua
volta legato tra molti anni). La cavalleria comandata da centurioni (e non decurioni)
, era forse affidata ad un tribuno “di sei mesi” proveniente probabilmente
dalla nobiltà provinciale.
Le ali di cavalleria erano di circa 500 uomini , guidate da decurioni e comandate
da un prefetto equestre.
Le coorti di fanteria erano sempre su 500 uomini , guidate da centurioni , sempre
affidate a prefetti della classe dei cavalieri.
Le coorti equitate e le unità miliarie non rientrano nel periodo in questione.
Per la flotta la situazione era un po’ diversa. Il comando delle varie
forze navali era affidata a prefetti equestri , con navarchi comandanti gruppi
di navi e centurioni o trierarchi come comandanti di nave.I marinai potevano
essere liberti o peregrini (ma c’era una minoranza di cittadini romani)
e ricevevano la cittadinanza latina alla fine del servizio.
Se per gli ufficiali di estrazione senatoriale in realtà il servizio
nell’esercito era solo una parte relativamente breve della loro carriera
politica (il che non significa che fossero incompetenti) , per quelli equestri
era una parte essenziale e lunga che apriva la strada alle grandi prefetture;
questa classe aveva quindi un carattere decisamente più militare. I centurioni
provenivano in parte dai ranghi in parte erano già arruolati con il grado
(è stato calcolato circa la metà) ; un po’ come per gli
eserciti prenapoleonici quando il grado degli ufficiali poteva essere comprato
, la provenienza famigliare e le raccomandazioni di persone influenti (patronato)
facevano la differenza (esiste il caso di un centurione di 18 anni e di prefetto
di coorte di 14) anche perché le spese iniziali sostenute da un centurione
per il suo equipaggiamento erano di circa 40000 sesterzi ; molti altri erano
invece soldati di cavalleria promossi.
Il morale delle truppe era normalmente molto alto. Un misto di disciplina,
punizioni , ricompense e decorazioni, patriottismo, sentimento religioso, esercitazioni,
spirito di corpo si combinavano nel formare un’ottima combinazione.
Flavio Giuseppe afferma che le esercitazioni più dure che la guerra vera,
rendevano i soldati romani migliori di tutti gli altri. Anche se, dice più
avanti, il loro morale era dettato anche dalla consapevolezza delle precedenti
vittorie. Questo poteva infatti cadere bruscamente dopo una battaglia sfortunata
ed era poco consigliabile riutilizzare immediatamente un’unità
da poco sconfitta in battaglia. Il tasso di diserzione era solitamente alto
specie durante le campagne ,anche per la durezza della vita e spesso tranne
che in momenti di crisi si evitava di applicare la pena massima ai non recidivi
(notare che Tacito mette in evidenza la severità con cui Corbulone punisce
anche questi ultimi). Altro fattore che poteva ridurre l’efficacia delle
truppe era senz’altro il mandare distaccamenti lontani anche per anni
dall’unità madre per compiti di presidio o polizia.
Mantenere comunque un morale elevato era il compito essenziale del buon generale
, prima ancora della tattica; truppe determinate potevano vincere anche in situazioni
tattiche sfavorevoli , difficilmente avveniva il contrario. Il buon generale
che arriva e ristabilisce la disciplina prima della vittoria compare spesso
nelle opere storiche romane.
Nel complesso però i comandanti romani sapevano come mantenere alto il
morale delle proprie truppe anche in situazioni difficili e questo spiega in
buona parte i loro successi.
L’armamento variava a seconda dell’unità in cui si militava
e le spese dell’equipaggiamento venivano detratte dalla paga del soldato.
Il normale legionario indossava una corazza di maglia o di scaglie (incerta
la data dell’esatta introduzione della lorica segmentata , ma le tre corazze
furono usate in pari misura ) ; portava una scutum di forma rettangolare, un
gladio , spada a doppio filo e appuntita con la lama lunga da 40 a 60 cm, un
pilum, giavellotto pesante dalla punta uncinata che rimaneva conficcato negli
scudi avversari, un pugnale e naturalmente un elmo e uno o due schinieri.
L’armamento del cavaliere differiva poco da quello del fante; dalla descrizione fatta da Flavio Giuseppe del normale cavaliere romano , risulta che portasse elmo , corazza (normalmente a scaglie) , lancia , spatha (simile al gladio ma con la lama di 70-90 cm) , una faretra con tre giavellotti, uno scudo rettangolare o esagonale.
Il normale ausiliario portava elmo ,corazza (maglie o scaglie) , scudo ovale
(clipeus), spada corta o lunga, lancia (ma al tempo di Augusto molti probabilmente
non portavano ancora la corazza ).Completavano il quadro ausiliari con armamento
più specifico come arcieri o frombolieri.
L’esercito carolingio fu dal crollo dell’impero d’occidente l’organizzazione militare più efficiente nell’ Europa occidentale. Fu necessario aspettare il tardo medioevo per avere ancora un’organizzazione così complessa , favorita di certo dal maggior accentramento del potere reale (che ebbe più successo nel campo militare che in quello politico da questo punto di vista).Al di là della sua struttura i successi carolingi possono attribuirsi ad una buona leadership, un’amministrazione adeguata e truppe dal morale superbo.
Se la condotta militare di Pipino II e Carlo Martello fu principalmente difensiva
e mirante a ripristinare l’autorità centrale sulle province che
si erano rese semiautonome durante l’ultimo periodo merovingio, Pipino
III portò i propri eserciti anche in territori non facenti parte del
Regnum Francorum.
Favorita sicuramente da un miglioramento qualitativo e strutturale dell’esercito
, questa spinta offensiva raramente si concretizzò in un’occupazione
territoriale lasciando i confini franchi quasi invariati ; i primi tre governanti
carolingi sembrano avere avuto in comune l’obbiettivo di riunificare il
Regnum Francorum nei suoi confini storici e preservarlo dagli attacchi esterni.
Carlo Magno al contrario attuò una politica di espansione , forse guidata
da una diversa visione del suo ruolo come sovrano , più romana e imperiale
( Imitatio Imperii ) rispetto a quella del padre.
Furono ben pochi gli anni del suo regno in cui non fu in guerra.Aiutato da uno
strumento bellico superiore a quello degli avversari (e anche approfittando
delle loro crisi interne) , quasi raddoppiò l’estensione dei suoi
territori espandendo di pari passo il sistema amministrativo franco.
Di solito le campagne venivano pianificate l’anno prima durante le assemblee
comiziali dell’autunno e ai comes dei territori coinvolti nelle operazioni
di reclutamento venivano date chiare indicazioni su quanti uomini reclutare
dai loro territori, come dovevano venire armati, i rifornimenti da approntare,
il numero di carri, il foraggio da riservare alle truppe in marcia , il luogo
di raduno dove portare le truppe.
Le operazioni cominciavano a maggio quando spuntava il primo foraggio e continuavano
fino all’autunno. Ma l’esercito era in grado di portare avanti anche
campagne invernali.
Normalmente il territorio nemico veniva attaccato da più direzioni convergenti
approfittando della superiorità numerica (come in occasione dell’invasione
dell’Italia longobarda , della Baviera , della Boemia) , rendendo inefficace
la difesa ai confini , costringendo l’avversario a dividere le forze o
a ritirarsi nel centro del suo territorio.
La devastazione era usata senza limiti verso gli avversari recalcitranti.
Marce notturne e velocità erano le caratteristiche dei migliori eserciti
di Carlo Magno (basta vedere la marcia dall’Italia al Reno con l’esercito
nel 776 nell’arco di una sola stagione).
La capacità di trasportare i propri rifornimenti garantiva anche la possibilità
di penetrare in territorio nemico per centinaia di km (nel 791 contro gli Avari).
Strategia prettamente offensiva quindi.Agli attacchi contro il proprio territorio seguivano sempre rappresaglie in profondità in quello nemico. Solo verso la fine del regno si assiste ad una stabilizzazione dei confini con la costruzione di fortificazioni presidiate con guarnigioni fisse ; molte città dell’interno rinunciarono alle loro mura cedendole a privati come cave , trovandosi vulnerabili agli attacchi via mare o via fiume di Vichinghi o dei Saraceni negli anni successivi alla morte di Carlo Magno.
Un esempio di campagna esemplare contro un nemico di livello equivalenteè la conquista di Barcellona dell’801 da parte dell’esercito goto-aquitano di Luigi , re di Aquitania e responsabile delle operazioni contro i Mori di Spagna. Le forze di invasione vennero divise in tre formazioni : una forza di riserva rimase a Roussillon con Luigi , una venne incaricata di investire la città, un’altra si posizionò come forza di copertura contro un eventuale esercito di soccorso saraceno presso Saragozza. In effetti l’esercito saraceno inviato dal Califfo di Cordova arrivò , subendo un attacco di sorpresa che lo sbaragliò. A questo punto anche la forza di copertura si unì all’assedio della città che si protrasse anche durante l’inverno fino alla sua resa.
E’ inesatto pensare che l’esercito di Carlo Magno fosse composto
da sola cavalleria corazzata , mentre gli eserciti franchi precedenti ne fossero
sprovvisti. La cavalleria fu sempre presente , anche se agli occhi dei cronisti
bizantini abituati al loro tipo di eserciti poteva sembrare poco numerosa. Ex-federati
romani in Gallia come Taifali e Sarmati , sono segnalati da Gregorio di Tours
come aver mantenuto la loro specificità etnica e forse le loro tradizioni
belliche di cavalieri , incorporati quindi in questa veste nelle armate franche.
La maggior parte dell’esercito era composta da fanteria montata/cavalleria
leggera e fanteria ; la corazza (brunia) era richiesta ai soli possessori di
più di 12 mansi di terreno (un manso era la terra necessaria a mantenere
una famiglia); per fare un confronto presso i longobardi l’equipaggiamento
da cavaliere corazzato era richiesto dai 7 mansi in su. Anche le unità
a diretto servizio del re e i seguiti dei funzionari più facoltosi possedevano
l’equipaggiamento completo e combattevano come cavalleria d’urto
in formazione.
Il resto della cavalleria seguiva una tattica di schermagliatori con attacchi
continui con lance e giavellotti. Non è escluso che all’occorrenza
smontassero , usando la lancia come arma d’asta, oppure l’arco da
distanza.
In battaglia il ruolo della fanteria era di supporto ravvicinato agli attacchi
dei cavalleggeri con archi , lance e sax ; schierata a falange la fanteria formava
un muro di scudi che permetteva alla cavalleria di riorganizzarsi (“Fermi
nei ranghi come un muro di ghiaccio” nella cronaca araba di Poitiers)
; dal testo di Rabanus “De procinctu romanae miliciae”
sappiamo che la fanteria franca era addestrata a marciare e caricare in formazione.
Carlo Magno diede un forte impulso all’uso dell’arco e delle fionde
da parte delle fanteria leggera , ma non riuscì ad aver successo con
gli arcieri montati.
C’è il riferimento durante la campagna che porterà a Suntel
dell’uso di forze esploranti.
Trombe erano usate come segnali sonori, mentre stendardi e drachi come punti
di raduno delle unità e come guida negli attacchi. Non comune ma a volte
usata è la riserva tattica.
Un tipico scontro con una formazione appiedata sassone o slava poteva svolgersi
così: dopo aver indebolito la linea nemica (tipicamente un muro di scudi)
con tiri d’arco e giavellotto da parte dei fanti e della cavalleria leggera
, la cavalleria corazzata caricava a fondo frontalmente e sui fianchi cercando
di rompere lo schieramento nemico. Se non riusciva si ritirava dietro la propria
fanteria per riorganizzarsi , coperta dalla cavalleria leggera. Alternativamente
per rompere la formazione nemica , la cavalleria poteva impiegare la tattica
della finta fuga ; chiamata “Toloutegon” da Arriano nella
sua “Tactica” (in cui ci dice che si tratta di una manovra
di origine celtica), consisteva nel simulare la fuga a poca distanza dal nemico
e costringerlo a rompere la propria coesione nell’inseguimento per poi
voltarsi e colpirlo.
Esercitazioni sotto forma di giochi di guerra , era organizzate tra forze di pari livello , che simulavano tra di loro cariche, ritirate ,attacchi con armi da lancio. A livello individuale ci si esercitava con le lance contro dei bersagli , sul modello delle quintane. Uno di questi giochi di guerra è descritto da Nitardo , nipote di Carlo Magno, a Verdun nell’842:
“A scopo di addestramento, giochi sono spesso organizzati in questo
modo.I combattenti sono disposti in luoghi dove possono essere visti.L’intero
gruppo di Sassoni,Guasconi,Austrasiani e Bretoni fu diviso in due unità
di uguale dimensione.Essi caricarono in avanti da entrambi i lati , venendosi
incontro a piena velocità. Allora [prima del contatto], una delle due
parti girò e sotto la protezione dei propri scudi simulò la fuga.
Dopo , questi impegnati nella finta ritirata ,contrattaccarono e gli inseguitori
simularono a loro volta la fuga. Allora i due re [Luigi il Germanico
e Carlo il Calvo] e tutti i giovani lanciarono un gran urlo caricando
in avanti sui loro cavalli brandendo le lance. Adesso un gruppo fingeva la ritirata
e dopo l’altro.Fu uno spettacolo degno di essere visto sia per la sua
nobiltà sia per la sua disciplina.”
Testo tattico di riferimento era l’opera di Vegezio , spesso sotto forma
di epitome con commenti per meglio adattarlo ai “tempi moderni”
da Rabanus , anche se non è chiaro quanto fosse derivato da questo ultimo
quanto fosse esperienza dei comandanti.
Si possono meglio osservare le varie possibilità tattiche del periodo dalle descrizioni di scontri tra il VIII e X secolo:
- a Suntel (vedi sotto) una forza sassone si era attestata a difesa su un fianco
di una collina ; lo schieramento dei franchi , prima della madornale imprudenza
dei comandanti di una parte delle truppe, fa intuire che il piano di battaglia
originale fosse un movimento a tenaglia coordinato da due direzioni differenti
per togliere ai Sassoni il vantaggio della posizione.
- Nella battaglia di Andernach nel 876 , Luigi il giovane re dei franchi orientali
, sconfisse Carlo il Calvo re dei franchi occidentali , negando il proprio centro.
Venuto infatti a sapere ,tramite i propri esploratori, che Carlo preparava un
attacco notturno al suo campo , Luigi fece trovare il suo esercito già
schierato. Al centro in posizione avanzata mise una forza di fanteria sassone
armata alla leggera in modo da spingere l’avversario ad attaccare qui,
mentre sulle ali in posizione arretrata c’erano le forze di cavalleria.
L’intero schieramento aveva una forma ad arco. Carlo , sorpreso di trovare
i Franchi orientali schierati ad attenderlo, fece caricare subito il debole
centro sassone. Dopo una resistenza iniziale , questo incominciò a ritirarsi
sotto il peso dei Franchi occidentali, i quali però incuneatisi nello
schieramento di Luigi vennero colpiti ai fianchi e alle spalle dalle ali di
cavalleria con effetti devastanti.
- A Riade nel 933 , Enrico I individuò una forza di razziatori di cavalleria
leggera magiara ; il problema era come costringere i Magiari allo scontro corpo
a corpo con la cavalleria pesante sassone , data la maggior velocità
dei primi. Tenendo la forza pesante nascosta usando il terreno , Enrico usò
una piccola forza di cavalleria leggera turingia , che doveva svolgere il ruolo
dell’esca, attirando con una finta fuga i più numerosi ungari a
portata della cavalleria pesante. Nelle istruzioni di Enrico ai suoi sassoni,
c’è tutta la teoria su come si svolgeva una carica contro un nemico
come i Magiari :
“Quando state caricando per il contatto iniziale con il nemico,nessuno di voi tenti di distanziare i compagni semplicemente perché ha un cavallo più veloce. Riparatevi il fianco con il vostro scudo e intercettate la prima salva di frecce con esso. Solo allora caricate con tutta la velocità che potete, così che , prima di poter tirare una seconda volta, sentano le ferite inflitte dalle nostre armi”
- Nel 891 , una banda di vichinghi , inseguita dalla cavalleria di Arnolfo
trovò rifugio in un campo fortificato lungo il fiume Dyle , protetta
da una palude. Impossibilitato ad attraversarla a cavallo , decise di attaccare
facendo smontare i propri uomini.I suoi
consiglieri gli suggerirono però di lasciare anche una riserva montata
alle sue spalle per prevenire eventuali imboscate.
Nonostante le pratiche d’assedio non riguardino la campagna di Sassonia,
i Franchi avevano dovuto affrontare il problema fortificazioni in Aquitania,
Italia, e Spagna. In questa situazione la fanteria giocava un ruolo maggiore
che in campo aperto. Gli annali di Fulda narrano come durante l’assedio
di Bergamo i fanti avanzassero sotto le mura formando una testudo
con gli scudi sopra la testa per ripararsi dai colpi degli assediati.
Non tutta l’arte poliercetica antica era stata dimenticata , soprattutto
perché la frequenza delle guerre non permetteva di farlo ; Gregorio di
Tours e altri autori parlano dell’impiego di arieti , testuggini e terrazzamenti.
Più controversa la presenza di artiglieria a bilanciere e a torsione
; si sa che verso la metà del IX secolo erano in uso presso i Carolingi
pietraie e mangani e durante l’assedio di Sigisburg nel 775 gli annali
narrano l’uso da parte dei Sassoni di malaingenia e pietraie (anche se
li usano talmente male da far più danno a se stessi ) ma sembra essere
più un’aggiunta posteriore al racconto. E’ incerto se al
tempo di Carlo queste armi da getto fossero già in uso.Nelle fonti però
il termine machinae compare spesso riferito agli eserciti merovingi
e visigoti ; giova ricordare che nella notitia dignitatum due fabbriche
di baliste sono in Gallia e che gli artigiani specializzati erano merce preziosa
per gli eserciti (come dimostra il comportamento di Scipione dopo la conquista
di Nuova Cartagine ) , inoltre l’onagro era stato estremamente semplificato
nel basso impero.
La costruzione di queste macchine era affidata a magistri ed artefices , artigiani
specializzati, spesso itineranti.
A queste tecniche i difensori rispondono con lanci di pietre , materiale incendiario,
armi da lancio e altre macchine.
Le città che possedevano ancora le mura romane si rivelavano un problema
serio per gli assedianti e di solito erano prese con un assedio sistematico
, spesso per fame e qui la capacità carolingia di mantenere in campo
l’esercito anche durante l’inverno costituiva un vantaggio. Pavia
e Barcellona vennero prese dopo mesi di assedio. Campi fortificati erano costruiti
di fronte ad ogni porta e trinceramenti li univano in modo da chiudere l’intero
perimetro.
La struttura delle fortificazioni del periodo (castrum, castellum,oppidum) ricalcano
i modelli tardo-romani per lo più, ma in Sassonia si sfruttarono anche
i castrum Sassoni già esistenti.
La logistica carolingia era molto più evoluta di quella dei regni romano-barbarici
che l’avevano preceduta e permetteva di mobilitare più uomini e
per più tempo.I funzionari provinciali erano tenuti non solo ad organizzare
la leva e le armi per gli uomini, ma a preparare i carri con l’equipaggiamento
necessario ( attrezzi da costruzione, armamento di riserva,vestiti ,ecc) , gli
animali da traino, quelli usati come scorte alimentari, i conduttori dei carri
; artigiani specializzati lavoravano alla produzione di armi per le truppe della
regione. Ad ogni uomo dovevano essere forniti 3 mesi di vettovaglie a partire
dall’attraversamento del confine definito (che si modificava a seconda
del punto di partenza , ad esempio il Reno era il confine di chi partiva dalla
Loira, l’Elba per chi partiva dal Reno,ecc).
Erano inoltre obbligati a lasciare 2/3 del foraggio della regione a disposizione
dell’esercito, a tenere in buono stato ponti e battelli.
I demani regi dovevano fornire carri di dimensione standard , con coperture
di cuoio , adatti ad attraversare i fiumi.
Flotte fluviali e marine erano impiegate per trasportare i rifornimenti e gli
uomini laddove era possibile; il tentativo di costruire un canale dal Reno al
Danubio , avrebbe permesso di un rapido spostamento lungo il principale asse
di movimento dell’Impero.
Il potenziale umano degli eserciti di Carlo Magno è difficile da stabilire
; le cifre degli studiosi variano da cifre molto basse a diverse decine di migliaia
come potenziale umano mobilitabile.
Werner , partendo dal calcolo dei pagi,vescovadi,civitate all’interno
dell’impero oppure dal numero di vassalli diretti di Carlo , e considerando
da 20 a 50 cavalieri leggeri e pesanti per contea o vassallo , arriva a dire
che i carolingi avevano un potenziale di 35000-36000 cavalieri mobilitabili
e 100.000 fanti (naturalmente solo una parte minima era impiegata in una campagna).
L’esercito mobilitato per la campagna contro gli Avari viene valutato
da Contamine in 35000 uomini , 20000 cavalieri e 15000 fanti ( per l’autore
dello Strategikon di due secoli precedente ai Carolingi, un esercito
di 15000 uomini era di grossa dimensione ).
Per le normali campagne è più probabile che le cifre degli eserciti
variassero dalle 2000 alle 10000 unità in buona parte a cavallo.
Al di là delle cifre effettive il numero di truppe a disposizione era
sufficiente per rischiare la divisione dell’esercito in più raggruppamenti
anche contro nemici come gli arabi di Spagna e gli Avari.
L’esercito franco era formato da due tipi di truppe : gli uomini arruolati
con il banno per una stagione di guerra e i guerrieri professionisti che formavano
le truppe reali e i seguiti dai vari comes e signori immunitari.
Nella prima categoria rientravano sia le milizie , che arruolate senza tener
conto del censo avevano solo scopi di difesa del territorio , sia gli uomini
il cui patrimonio (terriero o equivalente) li rendeva selezionabili per la leva
scelta (qualcosa di simile al fyrd anglosassone) e quindi a partecipare alle
campagne. Nel VIII secolo tutti coloro che possedevano almeno un manso di terreno
erano soggetti alla leva scelta ; più tardi il limite fu alzato e fino
a 4 mansi di proprietà ogni uomo era sottoposto all’arruolamento.
Un proprietario di 3 mansi , doveva equipaggiare uno di un manso e badare alla
sua proprietà mentre questo era in guerra.Stesso ragionamento con due
proprietari di due mansi e con 4 da un manso.La mancata capacità di partecipare
alla leva comportava il pagamento di una multa, l’aribanno, di 60 solidi
(difficilmente però si pagava in moneta, ma in beni), che se non in grado
di essere pagati comportavano la servitù in favore del re fino al pagamento
del debito.Il non presentarsi ad una mobilitazione generale del regno (Lantweri)
comportava la pena di morte.L’abbandono dell’esercito senza autorizzazione
comportava parimenti la morte.L’equipaggiamento era proporzionato alla
ricchezza , se infatti il proprietario di un manso era un fante leggero o uno
schermagliatore con arco o fionda , man mano che il valore della proprietà
cresceva , ci si doveva equipaggiare come un fante pesante , cavaliere e infine
a 12 mansi come cavaliere corazzato. Per ogni manso oltre i 12 il proprietario
era costretto ad equipaggiare un altro uomo in proporzione al valore (ad esempio
con 24 mansi due cavalieri corazzati oppure 1 con 12 arcieri).
Le truppe regolari , cioè quelle formate da guerrieri professionisti
, erano di vari tipi ; di questi molti erano unità direttamente a disposizione
dell’imperatore , composte per lo più da giovani guerrieri stanziati
attorno al palazzo. Essi formavano oltre ad un piccolo esercito permanente,
anche una riserva di ufficiali per le unità di mobilitazione. Sotto Luigi
il Pio , queste unità di elite dovevano essere pronte alla marcia entro
12 ore dalla chiamata.
Possiamo suddividerli in questi gruppi:
1 Expediti milites – il grado più basso e numeroso, comandati
da ministeriales chiamati capitanei.
2 Gli Antrustiones – il seguito personale del sovrano e la sua guardia
del corpo
3 Gli Scholares - i figli della nobiltà che prestava servizio a corte
e si addestrava per i compiti di comando sotto ufficiali anziani.
4 Vassalli – sono gli uomini che avevano prestato giuramento al re e fornivano
oltre se stessi anche i loro seguiti
A questi vanno aggiunte le truppe professioniste che ogni comes o signore teneva
al proprio servizio che si aggiungevano alla leva fatta sul proprio territorio
Ad esempio l’abbazia di St.Riquier, che possedeva 1.440 mansi , teneva
a servizio permanente nel villaggio che la circondava 110 milites , cavalieri
corazzati a tempo pieno , più un imprecisato numero di fanti e cavalieri
leggeri arruolati alla bisogna.
La fedeltà di questi vassalli (spesso persone di condizione inferiore
,“servus o puer” , oppure mercenari presi a servizio permanente)
era molto forte e a Suntel seguirono i loro signori nella morte.
Un tipo di unità molto menzionata nelle fonti è la scara (scarae al plurale) ; spesso si pensa si riferisca ad un unità ben definita di professionisti come la legione e a volte nelle fonti appare in questo senso (ad esempio la “Scara Francisca” , oppure i forti di confine presidiati da Scarae) ; in altri contesti però sembra riferirsi ad unità create ad hoc da una parte dell’intero exercitus oppure viene usato come termine generico per indicare un’unità militare.
L’ufficialità era fornita dagli stessi funzionari civili che comandavano
gli uomini della loro amministrazione, oppure provenivano dai quadri professionisti
delle truppe reali. A livello più alto i comandanti erano i funzionari
di palazzo spesso parenti dello stesso re.
Il morale dell’esercito carolingio era molto alto rispetto ai suoi diretti
avversari; da un lato ciò era dovuto a precedenti successi (in pratica
c’era una campagna all’anno) e alla possibilità di avanzamento
sociale, dall’altro ai legami tribali ed etnici ; molti uomini sceglievano
la morte se il loro signore cadeva. Molto peso aveva anche la presenza di prelati
sul campo di battaglia , molti con una loro preparazione militare. Vestiti con
abiti suntuosi in mezzi a guerrieri con abiti sobri , cantando salmi per i caduti
e aiutando nella cura dei feriti , ottenevano un grosso effetto morale.
L’ubriacarsi o l’incoraggiare a bere al contrario erano puniti.
La panoplia di base consisteva per il cavaliere di lancia,scudo,spatha,scramasax,arco,frecce
, per il fante lancia, scudo, arco con 11 frecce e due corde d’arco.
Un commento a parte merita l’equipaggiamento, che era cambiato di poco
rispetto al tardo impero romano:
• La corazza era di maglia con maniche corte nella maggior parte dei
casi ; non si è certi se le corazze di scaglie che si vedono nelle raffigurazioni
esistessero davvero o fossero solo artifici artistici per dare un tocco di classicità
• La lancia , simile a quella usata 300 anni prima possedeva due arresti
laterali, che potrebbero aver svolto sia una funzione di blocco contro i fendenti
nemici nel caso la lancia venisse usata come arma d’asta , che di arresto
contro della penetrazione per evitare che si incastrasse nel corpo del nemico
• La spatha, con il caratteristico disegno damascato era la stessa dell’epoca
delle invasioni. Più avanti venne sostituita da una spada laminata a
tagli non paralleli, più leggera e maneggevole
• La sax o la sax lunga era una spada più o meno delle dimensioni
del gladio ad un solo taglio e appuntita , usata per lo più dalla fanteria
• Lo scudo era simile al vecchio scudo rotondo o ellittico germanico e
costituiva la principale attrezzatura difensiva per molti
• L’arco franco derivava dal vecchio arco germanico non composito
. I Longobardi forse ne usavano invece di compositi su imitazione di avari e
bizantini
• Le staffe non si diffusero completamente se non durante il IX secolo
• L’elmo era il caratteristico Spangenhelm con nasale; si discute
se esistesse l’elmo a calotta simile a quello tardo romano o fosse una
convenzione artistica
Ma la natura regionale delle armate franche faceva si che molte unità mantenessero le loro peculiarità di armamento e combattimento:
• I Bretoni combattevano soprattutto come cavalleria corazzata
con lancia pesante , giavellotti, scudi e spada. In alcune illustrazioni anche
il cavallo sembra essere corazzato
• Gli Aquitani fornivano cavalleria e fanteria leggere , soprattutto i
Guasconi. La fanteria proveniente dalle città assieme a quella della
Provenza era impiegata come forza di presidio
• Truppe di disertori arabi erano impiegati nella marca spagnola
• I Turingi fornivano cavalleria leggera
• I Frisoni e i Sassoni fanteria
• Cavalleria gotica proveniva dalla Septimiana
• L’Italia longobarda forniva un’ottima cavalleria pesante
sullo stile di quella degli Avari , corazzata e ben armata con una lunga lancia
tipo kontus. Queste truppe fornivano una delle principali componenti delle forze
di invasione franche contro gli Avari nel 795-796
Per la descrizione dei popoli germanici abbiamo la fortuna di possedere il
testo di Tacito “La Germania”. L’autore dà
una descrizione dei costumi e della società come la riportavano le fonti
romane del periodo (altri autori, mercanti, soldati) , anche se il leitmotiv
dell’opera è una critica dei costumi “immorali” dei
romani della sua epoca rispetto a quelli semplici dei barbari d’oltrereno
con tutte le esagerazioni ed errori che questo fine comporta.
I Germani erano divisi in tribù a volte in conflitto tra di loro a volte
riunite in leghe a carattere religioso ; ogni tribù era a sua volta divisa
in clan.
Le classi sociali erano: schiavi , liberti, liberi, nobili.
L’economia era basata sull’agricoltura e sull’allevamento
; la popolazione viveva concentrata in villaggi più o meno grandi ( di
circa 800 abitanti , fattorie isolate comprese , a volte fortificati).
Sappiamo che i Catti avevano una capitale , Mattio , probabilmente uno di questi
centri abitati.Ogni villaggio corrispondeva ad un clan , ed era governato da
un Hunno , il magistrato dei testi romani.
La nobiltà (i principi delle fonti romane) estendeva la sua influenza
su interi distretti (Gau), vivendo in dimore fortificate isolate con i propri
seguiti ( si veda Segeste assediato da Arminio ne 15 d.C.) ; a volte uno di
questi riusciva ad estendere la propria influenza e a farsi dichiare re , ma
si trattava di monarchie molto fragili a causa della competizione interna alla
grande nobiltà (ad esempio la fine di Marabodo e dello stesso Arminio).
Si tenevano inoltre assemblee di tutti i liberi adulti atti alle armi dei vari
clan della tribù con i principi , dove venivano prese deliberazioni comuni
tra cui la guerra e si proponevano spedizioni di razzia.
Il successo , la potenza e l’influenza di un nobile si misuravano sulla
ricchezza (misurata sul bestiame posseduto) e sulla fama in guerra; i più
influenti riuscivano ad attirare e mantenere seguiti di guerrieri (comitati)
consistenti. In quest’ottica la razzia era un modo per arricchire se stessi
e il proprio seguito ed aumentare la propria fama. Un guerriero poteva spostarsi
da tribù a tribù alla ricerca del condottiero più famoso
da servire. La lealtà del seguito di un re o di un nobile era assoluta.Sappiamo
che le tribù potevano costruire muri o fortificazioni difensive contro
le altre popolazioni , come quella degli Angrivarii al confine con i Cheruschi
e strade su argini per l’attraversamento delle paludi.
In caso di guerra l’assemblea dei guerrieri nominava un “dux” per la durata del conflitto ; di solito lo scontro tra due tribù avveniva in un luogo prestabilito , ma la battaglia che seguiva era comunque sanguinosa e aveva ben poco di rituale, se non nel sempre possibile sacrificio successivo dei prigionieri da parte dei vincitori.
La maggior parte delle truppe tribali era formata dalla popolazione con un armamento abbastanza limitato : scudo ( di forma rettangolare) , framea (una lancia corta adatta anche per il lancio) o picca. Pochissimi indossavano una forma di protezione alla testa. Meglio armati i nobili e il loro seguito con corazze di maglia, elmi, spade lungo di tipo celtico o corte. La cavalleria non era capace di compiere manovre complesse come quella romana ma caricava a fondo , spesso mischiata alla fanteria leggera.La fanteria si organizzava per clan in colonne di attacco dette cunei. Se i comitati erano formati da guerrieri professionisti sempre pronti , l’intera forza armata di una tribù impiegava parecchio tempo a mobilitarsi ; questo era un netto svantaggio contro l’esercito romano che si muoveva molto velocemente , non a caso le imboscate capitavano sempre durante il ritorno dei Romani alla base di partenza.
Cauci e Frisi abitavano le rive del mare del nord; vicino al Reno c’erano
Catti, Bructeri, Usipi, Tencteri. I primi avevano fama di essere i più
disciplinati in guerra mentre i Tencteri erano famosi come cavalieri.Sul Weser
abitavano i Cheruschi e gli Angrivarii. Alle loro spalle fino all’Elba
c’erano varie popolazioni della confederazione degli Svevi (come i Semnoni
e gli Ermonduri ) e i Longobardi.Molti di questi nomi indicavano forse raggruppamenti
più grossi di popoli affini piuttosto che singole unità. Per i
Catti e i Cheruschi probabilmente vale la prima ipotesi.
La popolazione di una singola tribù variava secondi i calcoli del Delbruck
da 20.000-25.000 a 30000-40000 per le più grosse , con un numero di uomini
atti alle armi variabile da 6.000 a 10.000.La popolazione totale nell’area
Reno-Elba è calcolata in circa un milione di abitanti.
“Come tutte le tribù della Germania, erano un popolo fiero,adoratore
del diavolo, ostile alla nostra religione,che non considera disonorevole trasgredire
o violare tutte le leggi umane e divine”, così Einardo ,
nella sua vita di Carlo Magno , descrive i Sassoni.
Bisogna specificare che esistevano due gruppi di Sassoni : i Sassoni storici
che vivevano a nord dell’Elba (forse a loro volta una confederazione)
e i Sassoni nati dalla fusione di popoli già presenti a ovest dell’Elba
ai tempi dei romani , come i Cauci o gli Angrivarii. I Franchi non li differenziavano
per tribù ma li raggruppavano per zone: i Westfali a ovest , gli Ostfali
ad est ,gli Engern (o Angriani) nella regione del Weser, i Nordalbigiani oltre
l’Elba.
Di religione pagana erano considerati molto aggressivi, anche se non famigerati
e pericolosi come Avari e Longobardi.
La loro organizzazione era essenzialmente tribale come i Germani di 5 secoli
prima. Erano divisi in quattro classi sociali : i nobili (Edelinge) , gli uomini
liberi (Frilinge), i semiliberi (Liti) non possessori di terre e tributari dei
nobili e i servi.
Frazionati in libere comunità erano organizzati in cantoni (Gaue) governati
dai nobili ad esempio la Vimodia o Barden tra il Weser e l’Elba.Ogni anno
c’era un’assemblea delle tribù sassoni sul Weser a Marklo
(anche se questa informazione è riportata da fonti successive di 15 anni
la conquista carolingia ed è da prendere con le molle , gli scrittori
carolingi faticavano a percepire i Sassoni come un raggruppamento di tribù
e non una struttura unificata ; probabilmente esistevano varie assemblee di
guerrieri a livello di tribù , analoghe a quelle degli antichi germani)
; durante le campagne di Carlo non sembra però esserci stato un comando
unico. Luogo comune di culto era l’albero Irminsul a Eresburg. Nel complesso
i Sassoni non erano un’entità politica unificata, ma un raggruppamento
di popoli autonomi uno dall’altro e come tale combatterono.
L’economia sassone era essenzialmente basata sull’agricoltura e
allevamento come secoli prima. Le scorribande a scopo di razzia in territorio
franco si alternavano al commercio abbastanza fiorente (pare allevassero cavalli
anche se non sfruttarono mai la cavalleria con una sola eccezione conosciuta
; al tempo di Pipino pagavano un tributo annuo di 300 cavalli). Non c’è
traccia di centri urbani , ma solo di luoghi di mercato vicini alle residenze
dei nobili e fortificazioni (come Eresburgo e Sigiburgo ) , ne c’è
traccia di coniazione di valuta propria.
C’è anche evidenza di miniera di sale e metallo sfruttate fin dal
VII secolo.
Le loro tattiche di guerra rispecchiavano il vecchio modo di combattere delle
tribù dei Germani occidentali ; pochissime le battaglie campali , poiché
la velocità di reazione degli eserciti franchi e il loro attaccare da
più direzioni non permetteva ai Sassoni di organizzarsi e dare battaglia.
In questi casi la popolazione tendeva a rifugiarsi in zone sicure come le fortificazioni
e le foreste, lasciando i Franchi a saccheggiare e distruggere.Appena l’esercito
campale franco si ritirava , scoppiava una nuova rivolta.
Richieste di pace e rottura delle stessa scandirono questi 30 anni di guerra.
Dalle fonti si conosce poco sull’andamento delle battaglie ma dalla ricostruzione
di Suntel , la più grossa debacle franca , sembra che non fosse facile
rompere la formazione sassone e la carica scoordinata della scara franca portò
solo ad una massacro a seguito del contrattacco.
L’armamento rispecchiava quello classico del tempo delle invasioni; spada
corta di tipo scramasax , arco lungo, lancia ,giavellotti leggeri. Spade lunghe
e corazze potevano permettersele solo i nobili o i più facoltosi.
Gli eserciti erano per lo più composti dalle leve tribali e dagli eserciti
personali dei nobili.Il numero dei Sassoni atti alle armi poteva essere elevato
; se Einardo nel caso dei Nordalbigiani della deportazione di un uomo ogni tre
, 7000 uomini , si può ipotizzare che pur abitando in una zona meno estesa
e meno favorevole delle altre tribù sassoni gli uomini atti alle armi
arrivassero a 21000 , circa quanto i popoli delle grandi migrazioni.Gregorio
di Tours parla dell’invasione del territorio svevo da parte di 26000 sassoni
, probabilmente una migrazione di un’intera tribù; si tratta di
cifre abbastanza simili a quelle calcolate dal Delbruck per gli antichi germani.
Nel complesso si tratta di un nemico ben poco diverso da quello affrontato dai
Romani 7 secoli prima.
Questo paragrafo ho deciso di tenerlo in comune per entrambe le descrizioni
poiché la geografia del territorio nonostante gli 8 secoli trascorsi
non variò molto.
La zona delle operazioni coincide grosso modo all’area compresa tra i
fiumi Meno , Elba e Reno. Si tratta di un’area di circa 50.000 miglia
quadrate con caratteristiche geografiche molto varie ; il nord pianeggiate e
paludoso e il sud collinare e montagnoso.
Innanzitutto è un’ipotesi molto azzardata dire che la Germania
del VIII secolo d.C. fosse meno coperta di foreste oppure con un terreno meno
difficile di quella di secoli prima. Sarebbe ben strano che mentre nel resto
di Europa le aree forestali riconquistavano territori per il calo di popolazione
in Germania queste regredissero. Il problema è la diversa percezione
che gli autori classici , abituati ai territori mediterranei ,avevano delle
foreste rispetto a quelli medievali del nord Europa.I primi tendono ad ingigantire
la selvaticità della Germania , gli altri non ne sono impressionati (Einardo
indica grosse foreste e dorsali montagnose lungo i confini tra i Franchi e i
Sassoni ).
Il territorio a nord era protetto da paludi ed acquitrini in parte contenuti
da argini e terrapieni costruiti dall’uomo , per cui era più facile
arrivare via mare che via terra. La valle della Lippe porta nel cuore dei territori
tra il Reno e il Weser e passava in mezzo a due foreste. Il Lahn , la Ruhr e
la Saal più a sud nascono sulle colline centrali della Germania e sfociano
nel Reno.
Un’area montagnosa , l’Osning (che comprende l’area di Teutoburgo)
, separa l’area del Weser da quella del Reno , rendendo difficile il passaggio
agli eserciti , che dovevano attraversare la gola di Doren (larga 300 passi
nel punto più stretto).Il Weser nella sua corsa al mare passa attraverso
un’altra area montagnosa , le Porte Westfaliche , dove un’altra
gola è l’unico passaggio. A nord delle Porte all’altezza
della città di Minden c’è un’area di guado sul Weser.
A sud della Lippe e della Ruhr l’area è dominata da rilievi (Mittelbirge)
, attraversata dalle valli dei fiumi Lahn,Sieg, Fulda,Eder e Meno . La selva
Semana si trovava nel territorio dei Cheruschi e li separava dai Catti a sud.
La selva Ercinia si estendeva dall’area del Meno verso est fino a nord
della Boemia separando i Catti dagli Svevi.
I fiumi Ems , Weser ed Elba scorrono paralleli al Reno formando zone paludose
alla loro foce.
La zona oltre il Weser è ugualmente attraversata da molti fiumi (Aller,
Ocker,Saale) con due Brughiere molto grandi: di Lunemburgo e di Colbitz (Brughiera
: Formazione vegetale caratterizzata da vegetazione arbustiva presente nei climi
temperati. Sovente sabbioso o argilloso, il terreno della brughiera è
caratterizzato dalla scarsa presenza di humus e sali solubili; essa presenta
una vegetazione rada composta prevalentemente dal brugo (Calluna vulgaris),
dall’erica e dalla ginestra.)
Si possono riconoscere quindi due grandi aree: la zona a nord della Ruhr , bassopiano
fertile soggetto alla formazione di paludi nell’area litoranea , e la
zona meridionale , formate da catene montuose (tra i 300 e gli 800 metri di
altitudine come media, ma che superano i 1000 metri nell’Harz Superiore)
, attraversate dalle valli di fiumi e da estese selve.
All’indomani della pacificazione del nord della Spagna buona parte delle
legioni qui impiegate fu trasferita in Gallia. Il confine nord dell’impero
venne a trovarsi al centro dell’attenzione di Augusto. Qui la ricca Gallia
, avviata sulla strada della romanizzazione , era esposta alla minaccia degli
attraversamenti dei Germani transrenani ; questi ultimi avevano, durante l’ultimo
secolo , occupato l’intera riva destra del Reno , spingendo oltre il fiume
o assorbendo le tribù celtiche che prima l’abitavano. Se infatti
all’inizio del I secolo a.C. la Lippe formava il confine meridionale del
Germani e il Meno quello nord dei Celti con un’area a cultura mista tra
i due fiumi , come dimostra la distribuzione degli oppida , assistiamo durante
questo periodo a vari tentativi di tribù germaniche di stanziarsi sulla
riva sinistra del fiume oppure di farvi spedizioni di razzia. Al tempo di Cesare
già alcune erano stanziate tra i Belgi, anche se è difficile distinguere
quali fossero veramente di origine germanica o semplicemente celti-germanizzati
; lo stesso proconsole romano respinse due tentativi di insediamento in Gallia,
quello di Ariovisto e quello degli Usipeti. Quindi l’espansione romana
verso nord , eredità di Cesare ad Ottaviano , si scontrò con l’espansione-migrazione
delle popolazioni germaniche verso sud.
Nell’ottica della politica militare di Augusto la sottomissione dei Germani
era necessaria sia per assicurare la tranquillità della riva sinistra
, sia dal punto di vista propagandistico e della gloria personale. Poco probabile
che mirasse a creare un nuovo confine difensivo sull’Elba per “ottimizzare”
le risorse , innanzitutto perché questo fiume prima della guerra era
per lo più sconosciuto e non se ne conosceva il percorso , e anche in
seguito nei testi sarà sempre riportata la distanza tra il Reno e l’Elba
mai tra la foce dell’Elba e il Danubio (segno che forse nessuno si era
mai preoccupato di considerarlo come linea difensiva ottimale) e infine perché
non esisteva confine definitivo nemmeno sul Reno , ma venne costruito durante
tutto il I secolo d.C nell’ambito di una politica opposta a quella offensiva
di Augusto. Il motivo per cui questo ultimo non fece passare l’Elba alle
legioni ce lo dice Strabone: voleva evitare che le tribù transalbigiane
si alleassero con quelle della Germania interna.
Motivi validi per conquistare la Germania potevano avere o carattere ideologico
, l’impero senza confini di Virgilio non era solo vuota vanagloria , rifletteva
una concezione reale e date le scarse conoscenze geografiche Augusto può
aver tranquillamente pensato che il confine cinese fosse poco oltre Elba sottovalutando
l’estensione dei territori e le risorse necessarie , o carattere di sicurezza
, poiché popolazioni germaniche vivevano al di qua del Reno e l’indipendenza
di quelle transrenane poteva quindi essere potenzialmente fonte di ribellioni
(Tacito afferma che una delle motivazioni per cui Agricola voleva conquistare
l’Irlanda era togliere ai Britanni la vista della libertà ).
Già nel 39-38 a.C. Agrippa come governatore della Gallia era intervenuto
a favore degli Ubii nella loro guerra con i Suebi , trasferendoli poi sulla
riva sinistra dove fondarono Colonia, e trasferendo una tribù di Catti
sull’alto Reno dove prese il nome di Batavi. Ovviamente lo scopo era che
sorvegliassero il Reno per i Romani.In un primo tempo le legioni vennero impiegate
per la costruzione di strade , come quella che da Lione portava al Reno e alla
Manica. Venne costruito anche un campo fortificato a Dangstetten sull’alto
Reno. La conquista della Rezia e del Norico tra il 16 e il 15 a.C. da parte
di Druso e Tiberio portò la frontiera nord di Roma sul Danubio.
In questo contesto la sconfitta di Lollio non sembra essere il motivo trainante
della decisione di passare il Reno , ma avrà rafforzato solo la decisione
di Augusto anche perché era la prima grave debacle dell’imperatore.
Nel 16 a.C. infatti le tribù dei Sicambri,Tencteri e Usipeti dopo aver
crocefisso i mercanti romani nei loro territori , passarono il fiume dandosi
al saccheggio della Gallia. La cavalleria romana mandata contro di loro cadde
in un’imboscata e fu mandata in rotta ; nell’inseguimento che seguì
cozzarono contro le legioni di Lollio sconfiggendole con la perdita dell’Aquila
della V legione.In seguito ,i Germani, venuti a sapere che altre legioni erano
in marcia verso di loro guidate sempre da Lollio si affrettarono a tornare nei
loro territori chiedendo la pace e dando ostaggi.Comunque il disastro fu sufficiente
a far accelerare i preparativi.
12 a.C. - Dopo la conquista di Norico e Rezia , Tiberio venne mandato a conquistare
l’Illiria e la Pannonia mentre il fratello minore Druso in Germania. Qui
, tra il 16 e il 13 , in preparazione dell'offensiva una serie di accampamenti
e strade erano sorti lungo la riva gallica del fiume e una flotta era stata
allestita sul Reno.
I Sicambri sapendosi minacciati cercarono di giocare d’anticipo passando
il Reno, sperando in un appoggio gallico. Ma Druso , venutone a conoscenza,
trattenne presso di sé i capi galli di confine con la scusa di una festa
, le tribù infatti non si sarebbero rivoltate senza i loro capi. Aspettò
poi che i Sicambri passassero il fiume , gli diede battaglia e li sconfisse.Attraversò
in seguito il fiume a nord , nel territorio degli Usipeti , alla confluenza
del Lippe e procedendo verso sud devastò le terre dei Sicambri per poi
ripassare sulla riva sinistra. Probabilmente Druso aveva a disposizione 50000
uomini al di qua dal Reno , 5-6 legioni più i loro ausiliari.A questo
punto imbarcò le truppe sulla flotta e risalì il Reno fino a Nimega,
qui tramite il canale appena costruito puntò all’oceano. I Frisi
impressionati si arresero e vennero accettati come alleati dietro un modesto
tributo. Strabone ci dice che l’isola di Borkum venne presa con un assedio.Un
loro corpo di fanteria seguì via terra la flotta romana.Arrivato nel
territorio dei Cauci alla foce dell’Ems li costrinse alla resa. Scampò
poi ad un disastro grazie ai Frisi , poiché la flotta si era incagliata
a causa della bassa marea.Dopo averla disincagliata ritornò in Gallia
per l'arrivo dell’inverno.
11 a.C. – Nel frattempo le principali tribù (Sicambri,Suebi,Cheruschi)
avevano stretto un’alleanza antiromana, arrivando a definire la spartizione
del bottino. I Catti però non vollero prendervi parte alleandosi con
i romani , che per ricompensa assegnarono loro una regione desiderata anche
dai Sicambri. Per risposta questi ultimi invasero il territorio dei primi con
tutte le loro forze.
Approfittando dalla situazione Druso passò il Reno all’altezza
della Lippe costringendo alla resa gli Usipeti ; seguendo il fiume attraversò
l’incustodito territorio sicambro fino al Weser dove attaccò i
Cheruschi.Non riuscì però a passare il fiume perché a corto
di rifornimenti e preoccupato da un cattivo presagio (uno sciame d’api
nel campo) e dovette tornare indietro.Durante la marcia di ritorno subì
una serie di imboscate , una in particolare avvenuta in un passo stretto quasi
fu fatale all’intera armata.Ma la mancanza di coordinazione dei Germani
negli attacchi permise a Druso di riorganizzare le truppe e respingerli. Prima
di ripassare il Reno costruì due fortezze sulla riva destra. Una sulla
Lippe vicino alla moderna città di Oberaden per sorvegliare sia i Cheruschi
che i Sicambri e una 190 km più a sud sulla riva del Reno (vicino alla
moderna Rödgen , per alcuni invece coincide con la fortezza sui monti Taunus
Saalburg o Friedberg , dove in epoca medievale sorgerà una castello)
nel territorio dei Catti, come aiuto contro gli attacchi delle altre tribù.
Oltre a queste due Floro riporta che Druso costruì almeno 50 fortezze
sulla riva sinistra del Reno probabilmente per impedire attacchi da oltre il
fiume mentre lui operava con l’esercito principale ; altre fortificazioni
vennero costruite nella valle della Mosa (che era la via di penetrazione dei
Germani in Gallia assieme a quella della Mosella più a nord) e alle foci
dell’Elba e del Weser (queste ultime probabilmente edificate in connessione
con l’esplorazione della costa del mare del Nord da parte della flotta
) come basi logistiche per sbarchi alle foci dei due fiumi. Per questa campagna
il giovane principe ricevette gli onori trionfali. Sempre Strabone narra di
uno scontro navale sull’Ems contro i Bructeri.
10 a.C. - I Catti abbandonarono l’alleanza con i Romani e si unirono alle altre tribù lasciando le terre che questi gli avevano assegnato e tornando nelle sedi precedenti. Non è chiaro il motivo di questa defezione , forse un cambio nella nobiltà al comando. Druso guidò l'esercito contro di loro.Partendo da Mainz seguendo il Meno passò il Taunus. Attaccò il territorio dei Catti devastandolo dopo sanguinosi scontri senza ottenere però una loro sottomissione.
9 a.C. – Sempre partendo da Mainz Druso si portò ancora nel territorio dei Catti stavolta ottenendo una vittoria decisiva in una sanguinosa battaglia. Subito dopo , seguendo il Meno , invase il territorio dei Suebi Marcomanni sconfiggendoli. Come risultato della sconfitta poco tempo dopo , questi ultimi migrarono in Boemia fondendosi con i celti Boi.Procedendo la marcia verso nord-est sconfisse altre tribù di Suebi come gli Ermonduri.Entrato nel territorio dei Cheruschi passò il Weser e si diresse fino all’Elba saccheggiando la regione (recentemente sono stati scoperti dei forti legati a questa campagna a Hedemünden dove l’Eder e la Werra confluiscono). Raggiunto il fiume continuò la marcia seguendone il corso verso sud fino al fiume Saale , ritornando poi verso ovest. Narra la leggenda che una donna gigantesca gli abbia intimato di non passare l’Elba. Druso morì a causa di una caduta da cavallo durante il ritorno e venne sostituito dal fratello maggiore Tiberio.
9-8 a.C. – Augusto si trovava con Tiberio in Gallia al momento del passaggio del Reno da parte di questo ultimo.Il territorio sicambro venne attaccato per due anni consecutivi ; Oberaden venne evacuata e sostituita da Haltern. Dopo la campagna dell’8 a.C. le tribù germaniche mandarono ambasciatori per chiedere la pace, ma Augusto rifiutò di concederla se non l’avessero chiesta anche i Sicambri.Questi, sotto pressione da parte degli altri Germani ,mandarono molti nobili per negoziare ; pragmaticamente l’imperatore li prese come ostaggi e li distribuì tra le varie città della Gallia (questi però per sfuggire al loro destino si diedero la morte). Allora Augusto accettò la pace con le altre tribù mentre Tiberio deportava 40000 Sicambri sulla riva sinistra del Reno nella regione di Xanten, dove presero il nome di Cugerni.
7 a.C. – Non ci fu necessità di nessuna grande campagna nel 7 a.C. ; le tribù erano stremate e Tiberio dovette solo sedare piccole rivolte. L’anno dopo però venne in disaccordo con Augusto e si dimise da comandante in capo.
6 a.C. / 1 d.C. – Apparentemente (vedi sotto) la Germania sembrava sottomessa
; campi fortificati, postazioni commerciali, strade e ponti vennero costruiti
sulla riva destra.Numerosi germani furono impiegati tra le truppe ausiliarie
e molti nobili ricevettero la cittadinanza romana. Ogni anno l’esercito
romano svernava sulla riva sinistra ma passava l’estate presidiando la
riva destra.
Gli accampamenti di Haltern sulla Lippe e di Waldgirmes sulla Lahn somigliavano
nella struttura architettonica a citta-fortezza e avrebbero potuto diventare
il nucleo di futuri insediamenti (nella seconda c’era addirittura una
statua colossale di bronzo di Augusto).
Sul fronte del Danubio Domizio Enobarbo , preoccupato dai movimenti degli Ermonduri
in cerca di terra, impose loro di insediarsi in Boemia e fu prontamente obbedito
; passò poi il fiume ed avanzò senza problemi fino all’Elba
superandolo , strinse accordi con le tribù transalbigiane e costruì
un altare ad Augusto sul fiume.
Non sembra però che l’occupazione o l’influenza romana fossero
così estese come questa descrizione può far intendere, in particolare
sulle tribù dell’interno. Infatti un tentativo di Enobarbo di imporre
il rientro di alcuni capi cheruschi esiliati (e verosimilmente di metterli al
comando) non ebbe successo causando scontento tra i Germani.In particolare l’area
oltre il Weser doveva essere ancora fuori dal controllo romano e probabilmente
quasi sconosciuta , se diamo per vero il riferimento di Patercolo alla campagna
successiva di Tiberio , il quale percorse zone mai attraversate da un esercito
romano.
2-6 d.C. - Dopo parecchi anni di pace Cauci e Cheruschi si ribellarono. Questo
ritorno di fiamma non sembra essersi esteso alle altre tribù maggiori.
Enobarbo li combattè per due anni senza ottenere la loro sottomissione.
Alla fine Augusto ridiede il comando a Tiberio , ormai successore designato
dopo la morte di Gaio e Lucio figli del defunto Agrippa. Era sicuramente il
miglior generale a disposizione di Augusto in quel momento ; migliore ,a mio
parere, sia del defunto fratello che del nipote Germanico ; era prudente, calcolatore,
meno ossessionato dalla gloria militare come la rivolta illirica dimostrerà.
Secondo Velleio Patercolo (nonostante il carattere apologico a favore di Tiberio
della sua opera) era molto popolare fra la truppa.
L’esercito radunato nel 4 d.C era composto probabilmente da sei legioni
(forse XIII Gemina, XIV Gemina , XVI Gallica, I Germanica, V Alaudae, XVII,
XVIII e XIX) con gli ausiliari (circa 50.000 uomini in tutto). L’anno
successivo fu dedicato alla sottomissione delle tribù al di qua del Weser:
Canninefati,Attuari,Bructeri e Cheruschi ( facendo un ampio giro dalla Frisia
data la locazione delle tribù sottomesse). Sentio Saturnino venne incaricato
di condurre le operazioni secondarie con una parte delle forze. La campagna
si prolungò fino a dicembre(con una breve puntata oltre il Weser) e l’esercito
svernò per la prima volta sulla riva destra alle foci della Lippe dove
ad Anreppen fu costruito un grande campo legionario.
L’anno successivo Tiberio arrivò fino all’Elba attaccando
e sottomettendo prima i Cauci poi i selvaggi Longobardi. Sempre osservando la
locazione delle tribù , si può dedurre che abbia seguito la Lippe
fino al Weser e poi risalendo il fiume fino alla foce sia arrivato nel territorio
dei Cauci. Da qui , scendendo l’Elba dalla foce (dove sorgerà Amburgo)
, penetrò nel territorio dei Longobardi fino alla zona della moderna
Dresda. Alla foce del fiume era stato raggiunto dalla flotta che gli aveva portato
nuovi rifornimenti. Patercolo ci dice la distanza tra il punto raggiunto dai
Romani sull’Elba e il Reno : 400 miglia.
Dopo questo campagna in profondità Tiberio riportò l’esercito
ai quartieri invernali , considerando ormai tutta sottomessa la Germania. In
realtà non sembra aver affrontato grande resistenza ; per Cassio Dione
non c’erano stati fatti d’arme così rilevanti per la celebrazione
del trionfo di Tiberio, Augusto e Saturnino.La dimensione stessa dell’esercito
funzionò da deterrente.
Mancava ormai solo il regno dei Marcomanni in Boemia dominato da Marabodo ;
questi , migrato con il suo popolo dal Meno , aveva sottomesso i celti Boi e
altre tribù germaniche di stirpe suebica , creando una vasta confederazione
che comprendeva la Boemia ,la Moravia e la Lusazia. Secondo Patercolo il suo
esercito comprendeva 70000 uomini e 4 mila cavalieri molto preparati a causa
delle numerose campagne e in particolare il comitatus personale di Marabuodo
era stato addestrato alla romana.
Era decisamente un nemico troppo pericoloso per averlo come vicino.
La spedizione dati i numeri dell’avversario venne organizzata in grande.
12 legioni furono mobilitate per attuare una manovra a tenaglia nel cuore del
regno di Marabodo. Saturnino con le legioni di Germania aveva come base di partenza
Magonza , mentre Tiberio con le legioni di Pannonia ed Illiria , Carnuntum.
Da quello che ho potuto constatare sembra che il ramo germanico delle forze
di invasione fosse a sua volta diviso in due. Infatti è noto che due
legioni (la Prima Germanica e la Quinta Alaude) costruirono un campo fortificato
a Marktbreit sul Meno ad occidente della Boemia , apposta per questa spedizione
,mentre Patercolo afferma che Saturnino doveva passare attraverso il territorio
dei Catti ed aprirsi la strada attraverso le selve. Poiché i Catti e
la foresta si trovano a nord-ovest del territorio Marcomannico è possibile
che Saturnino con 2-4 legioni scendesse da nord (forse seguendo il corso dell’Elba
, che porta direttamente ,attraverso i Sudeti nel nord del paese) , mentre due
legioni da Marktbreit procedevano verso est. Contemporaneamente Tiberio con
6-8 legioni procedeva verso nord-est dal Danubio.
La campagna però venne abortita sul nascere a causa dello scatenarsi
della rivolta illirica , favorita dalla concentrazione delle forze romane sul
Danubio e quindi dall’assottigliarsi delle guarnigioni.
Sempre Patercolo ci dice che l’ammontare della popolazione delle tribù
coinvolte era di 800.000 uomini , mentre l’esercito schierato dai rivoltosi
raggiungeva i 200.000 uomini e 9000 cavalieri (cifre con tutta probabilità
esagerate per quanto riguarda la fanteria).La situazione era grave poiché
la stessa Italia era minacciata d’invasione. Augusto diede il comando
delle operazioni a Tiberio. I ribelli avevano già devastato la Macedonia
e Tiberio si diede da fare per cercare di bloccare loro le vie di invasione
verso l’Italia , occupando Siscia. Fedele al suo stile evitò battaglie
campali , preferendo stringere un cordone attorno agli Illiri. Seguì
una guerra di devastazione durata tre anni , in cui entrambe le parti cercavano
di togliersi il sostentamento alimentando fame e malattia , trasformando Illiria
e Pannonia in uno scenario da far invidia all’Italia della guerra gotica.
Ad un certo punto le forze romane superarono i 100.000 uomini , ma Tiberio preferì
dividerle non ritenendo possibile gestire sotto un unico comando tante truppe.
Alla fine riuscì ad ottenere la sottomissione dell’ultimo comandante
nemico. Ma nello stesso anno , poco tempo dopo la conclusione della rivolta
, avvenne il disastro di Teutoburgo.
7-9 d.C. – Tiberio venne sostituito da Varo , parente per matrimonio
della famiglia imperiale ; probabilmente la Germania era considerata ormai pacificata
e quindi venne trattata come una provincia. Le azioni di Varo riflettono le
decisioni di Tiberio ed Augusto ; l’imposizione del tributo , l’uso
delle truppe per lavori e compiti di polizia , separandole tra varie guarnigioni
fanno pensare ad una regione ritenuta ormai sicura.
A guidare la rivolta fu il cherusco Arminio ,soldato nell’esercito romano,
che si era guadagnato la cittadinanza e la classe equestre.
Le tribù implicate nella rivolta furono i Cheruschi , i Bructeri , i
Marsi ; probabilmente anche i Cauci (o almeno una delle loro tribù se
ne conoscono infatti due di questa popolazione ), poiché una delle Aquile
fu ritrovata presso di loro.
A Varo giunse l’avvertimento della preparazione della rivolta da Segeste,
un nobile dei Cheruschi , ma non dovette prestargli fede , un po’ perché
gli altri capi tribù si comportavano in modo niente affatto sospetto
chiedendo l’invio di truppe romane presso di loro per compiti più
vari e l’intervento del governatore su ogni cosa , un po’ perché
Segeste aveva attriti personali con Arminio.
E’ certo che l'azione non fosse improvvisata ma venne organizzata molto
bene (la costruzione del muro a Kalkriese dovette prendere tempo e uomini) .
Il motivo per cui i Romani non si accorsero di questi preparativi ce lo dice
Cassio Dione ; essi infatti avevano il controllo diretto solo di alcuni distretti
dove costruirono i loro forti e insediamenti (soprattutto lungo la Lippe).
Attualmente si pensa che il luogo del primo giorno della battaglia sia nel sito
chiamato Kalkriese , dove i ritrovamenti attestano la presenza di ausiliari
e di almeno una legione , inoltre il sito si presta bene ad un’imboscata.
Si tratta di una strettoia larga 220 metri nel punto più stretto e un
km in quello più largo ; a sud si trova una collina , sul cui fianco
nord è stato trovato un muro di terra lungo 700 metri , alto un metro
e mezzo con una palizzata di legno sopra.A nord si trova un’area paludosa.
La collina alta circa 157 metri , è molto difficile da attraversare per
via del terreno e a causa dei molti ruscelli. Poco oltre la strettoia si trova
il fiume Hase.Nonostante le descrizioni degli scrittori romani di selve profonde
e fitte , sembra che l’area attorno fosse coltivata.I resti romani sono
sparsi a Y , quindi pare che una parte delle truppe stesse procedendo a nord-ovest
dopo essere uscita dal passaggio mentre un’altra procedeva a sud-ovest
, finendo annientata oppure proseguendo senza lasciare tracce evidenti.
Andando con ordine è probabile che a mettere in moto le tre legioni (la
XVII, XVIII ,XIX , più tre ali di cavalleria e sei coorti) fossero le
voci di una tribù distante in rivolta (probabilmente i Cauci , la cui
posizione si presta benissimo al probabile percorso). Poiché le fonti
dicono che le truppe erano sparse , Varo dovette averle concentrate per non
rischiare di affrontare il nemico con truppe insufficienti. Sul perché
si sia portato dietro i civili è facile da comprendere ; non aveva scelta.
I soldati non avrebbero mai lasciato le famiglie in territorio germanico (probabilmente
Varo partì dall’area della moderna Minden , in territorio cherusco
sul Weser), lasciate alla buona fede delle tribù di fronte alla possibilità
di una rivolta .Certamente poteva tornare al Reno e lasciare lì i civili
recuperando anche le due legioni del nipote a Mainz. Ma essendo ormai prossima
la fine della stagione di guerra (si era forse a settembre) e della navigazione
, una mossa simile avrebbe rimandato le operazioni di circa 6-8 mesi dando il
tempo alla rivolta di allargarsi ad altre tribù e costringendolo ad evacuare
le guarnigioni più lontane dal Reno, aggiungendo anche il fatto che una
marcia verso il Reno con tutti i civili sarebbe sembrata superficialmente un’evacuazione
, alimentando gli animi più accessi; ogni mancanza di decisione rapida
romana sarebbe stata interpretata come debolezza dai Germani. Alla luce di quanto
era successo in Illiria-Pannonia una nuova grande rivolta non era accettabile
ne politicamente ne economicamente e Varo era abbastanza addentro alla politica
imperiale da saperlo.
Se il comandante romano passò veramente da Kalkriese provenendo dal Weser
, probabilmente voleva raggiungere il fiume Hase risalendo il cui corso avrebbe
raggiunto l’Ems , il che l’avrebbe portato nel territorio dei Cauci
sul mare del nord dove la flotta l’avrebbe rifornito ed evacuato i civili.
Arminio e i suoi seguaci dovevano aver lasciato la forza principale già
il giorno prima dell’attraversamento del passo con la scusa di radunare
forze ausiliarie; contemporaneamente agli avvenimenti del Saltus le guarnigioni
romane sparse nella regione venivano attaccate e distrutte, tranne la fortezza
di Aliso (forse Haltern sul Lippe , forse Paderborn per il Delbruck) , da cui
però la guarnigione operò una sortita per tornare al Reno.
Dalla posizione dei resti a Kalkriese , l’attacco avvenne quando l’avanguardia
era già passata e stava marciando in direzione nord-ovest. E’ possibile
che il centro dove si trovava Varo subisse un attacco diretto mirante ad ucciderlo
subito e tagliare in due le forze romane , mentre la retroguardia subiva un
attacco con armi da getto. Poiché Varo non morì qui , appare evidente
che i Germani siano stati respinti (forse grazie al ritorno dell’avanguardia
o di parte di essa) e il contrattacco romano ,secondo i resti ,dovette arrivare
fino al muro ; qui però i legionari furono fermati con perdite.A questo
punto , seguendo la traccia archeologica , la forza romana deve aver piegato
verso sud-ovest puntando verso la Lippe e il Reno. Ad un certo punto i ritrovamenti
si interrompono: forse l’attacco ebbe termine per quel giorno.
I romani si accamparono poco oltre Kalkriese in un luogo adatto dopo essere
passati su una montagna boscosa ; si tratta con probabilità della zona
di Wiehengebirge vicino a Osnabrück.
Al secondo giorno vennero bruciati i bagagli per marciare più speditamente
; dopo aver attraversato una zona aperta ,si trovarono ad attraversare una zona
di foresta. Se partiamo dal presupposto che abbiano attraversato le Wiehengebirge
e stessero puntando alla Lippe, allora la piana doveva essere la pianura ad
ovest di Osnabrück e stavano percorrendo la futura strada medievale che
portava a Munster incominciando ad attraversare la foresta di Teutoburgo.Qui
la cavalleria dovette perdere il contatto con la fanteria e i legionari subirono
una nuova imboscata da un numero sempre maggiore di nemici , richiamati dalla
possibilità di bottino.A conferma di questo un sito simile a Kalkriese
si può trovare nell’area della moderna Lengerich. I superstiti
raggiunsero l’Ems dove una strada costruita da Domizio Enobarbo raggiungeva
la Lippe ; era stretta ed attraversava un’area paludosa ma almeno era
conosciuta. L’attacco finale e la morte di Varo per suicidio dovettero
avvenire nella valle dell’Ems ; a conferma di ciò Cecina e le sue
legioni ,qualche anno dopo , si trovavano in questa zona quando ebbero le visioni
di Varo, come riportato da Tacito.Forse l’attacco finale coincise addirittura
con la presa a viva forza dell’ultimo accampamento romano e la resa dei
superstiti , dato che ci fu il tempo di bruciare i resti di Varo , cosa poco
probabile se i romani fossero stati in colonna.
L’esercito dovette essersi disintegrato lentamente, tra morti, arresi
e suicidati e alcuni superstiti probabilmente proseguendo riuscirono a raggiungere
la Lippe ed Aliso.
Altra ipotesi sul percorso di Varo è che le tre legioni provenendo da
Minden attraverso la Porta Westfalica stessero cercando di raggiungere Aliso
(in questo caso la popolazione in rivolta potrebbero essere stati i Catti o
i Bructeri), ma incominciarono a subire attacchi prima del passo di Doren per
trovarlo poi bloccato dai Germani ; cercando una deviazione attraverso l’Osning
vicino a Detmold , i legionari trovarono la fine in un attacco dopo il difficile
attraversamento.
Avuto notizia di quello che era accaduto Lucius Nonius Asprenas, nipote di Varo,
che si trovava a Mainz al comando delle legioni I Germanica e V Alaudae, le
mandò a Colonia e Xanten (Castra Vetera) per impedire ai Germani di passare
il Reno nei due punti di attraversamento principale. Nel frattempo Tiberio giunse
a tappe forzate con le legioni XX Valeria Victrix e XXI Rapax dal Danubio.Roma
era nel panico, si temeva che i Germani invadessero la Gallia e che i Marcomanni
si unissero a loro. Tuttavia Marabodo tenne fede ai patti e Arminio non passò
il fiume.
Tiberio in seguito assieme a Germanico rimase sul Reno dal 9 all’11. Il
primo anno sembra si sia limitato a controllare che i Germani non passassero
il fiume mentre negli anni seguenti non si spinse mai in profondità per
non rischiare altre imboscate, limitando le rappresaglie alla zona prossima
al confine.
Nè i Germani da parte loro gli diedero mai battaglia. Nel 12 tornò
a Roma per celebrare il trionfo ritenendo ormai la situazione sotto controllo
, ma rinunciando a riprendere il controllo della regione.
Per le campagne di Germanico l’unica fonte che abbiamo è Tacito. Nella descrizione delle operazioni ho riportato alla lettera la fonte primaria, per quanto ci siano contraddizioni molto grosse che fanno pensare che Tacito abbia mal interpretato di proposito o in buona fede le sue fonti e che avesse errate conoscenze geografiche della zona. Nelle conclusioni darò un sunto di queste contraddizioni.
14 d.C. - Dopo il ritorno di Tiberio a Roma il comando delle Gallie era rimasto
a Germanico , nipote e poi figlio adottivo del nuovo imperatore. 8 legioni guardavano
il confine renano : nella Germania superiore la XIII e XIV Gemina la II Augusta
e la XVI Gallica , nella Germania Inferiore la I Germanica, la V Alaude,la XX
Valeria Victrix,la XXI Rapax.
Poco dopo la morte di Augusto le legioni della Germania inferiore diedero il
via ad una ribellione per ottenere migliori condizioni di servizio ; nonostante
Germanico riuscisse presto ad aver ragione della sedizione con minacce e promesse
decise di tenere occupati i soldati con una spedizione militare oltre Reno.
Oltrepassò il confine con dodicimila legionari , 26 coorti di fanteria
e 8 ali di cavalleria. Puntava al territorio dei Marsi che abitavano l’alto
corso della Lippe. Per passare inosservato tagliò per la selva Cesia
e pose la base dell’esercito sulla vecchia linea fortificata (oppure una
strada militare parallela alla Lippe , dipende come si interpreta il termine
Limes) fatta costruire da Tiberio durante le sue campagne.
Da qui , venuto a sapere tramite gli esploratori che nel territorio dei Marsi
era in corso una festa e che non si erano accorti di nulla , dividendo l’esercito
in quattro colonne e aprendosi la strada nelle foreste , devastò indisturbato
un territorio di 50 miglia cogliendo i Marsi di sorpresa. Venne distrutto anche
l’importante tempio di Tanfana.
Sulla via del ritorno fu informato che Bructeri, Usipeti e Tubanti , i cui territori
si trovavano sulla strada del ritorno , avevano organizzato un’imboscata
; continuò la marcia con l’esercito schierato a quadrato. L’attacco
avvenne mentre le legioni attraversavano una zona collinare boscosa. La zona
frontale e laterale dell’esercito romano subirono attacchi diversivi ,
mentre la retroguardia venne investita dall’attacco principale. La pressione
si fece intensa sulle truppe ausiliarie in fondo alla colonna e Germanico stesso
guidò una controcarica con reparti della XXI legione che proteggeva il
fianco sinistro , mandando in rotta i Germani. Non più disturbate le
legioni passarono il Reno tornando ai quartieri invernali.In questa campagna
venne rioccupata la valle della Lippe dove sappiamo (Tacito 2.7 ) c’era
almeno un forte romano attivo.
15 d.C. – Probabilmente stimolato dalla facilità della campagna precedente e dalle notizie su dissidi tra i Cheruschi (tra Segeste ed Arminio) , Germanico decise di anticipare la guerra contro i Catti che stava preparando all’inizio della primavera. Affidò a Cecina , di base a Vetera o Colonia, 4 legioni e 5000 ausiliari ed irregolari. Prese invece con sé le altre 4 legioni e 10000 ausiliari partendo forse da Mainz , dato che sappiamo usò come base logistica una fortificazione costruita dal padre sui monti Taunus (vedi sopra). Da qui proseguì velocemente grazie alla siccità che aveva abbassato il livello dei fiumi, fino al territorio dei Catti (attraversando il Taunus e proseguendo verso nord-est). Ne devastò il territorio senza che questi potessero organizzare una difesa. Cercarono invece di impedirgli il passaggio del fiume Eder ma gli archi e macchine li tennero lontani. Venne incendiata anche Mattio capitale della tribù. Dopo aver terminato la devastazione del territorio , Germanico si rimise in marcia verso il Reno. Contemporaneamente Cecina operava una diversione , invadendo il territorio dei Cheruschi e dei Marsi (penetrando dalla valle della Lippe) , impedendo loro di soccorrere i Catti.
Terminata questa prima fase giunsero messaggeri da parte di Segeste ; si trovava
assediato da parte degli uomini di Arminio (forse perché si era ripreso
la figlia incinta , moglie di Arminio) e chiedeva soccorsi. Subito Germanico
invertì la marcia , raggiunse i margini del territorio dei Cheruschi
e liberò gli assediati.
La cattura della moglie di Arminio portò alla mobilitazione dei Cheruschi
, aiutati dalle tribù vicine ; Germanico proseguì la campagna
durante l’estate attaccando contemporaneamente in diverse direzioni. Cecina
venne spedito con 40 coorti romane nel territorio dei Bructeri sull’alto
Ems, il prefetto Pedone con truppe di cavalleria dai Frisi, Germanico con 4
legioni , usando la flotta per attraversare i laghi della Frisia , si trovava
nel territorio dei Cauci alla foce dell’Ems ; questi ultimi si arresero
fornendo truppe.Lucio Stertinio che con truppe ausiliarie stava devastando il
territorio dei Bructeri , ritrovò l’Aquila della diciannovesima
legione distrutta a Teutoburgo.Germanico decise quindi di ritrovare il luogo
del massacro e dare sepoltura ai morti. Poiché le sue truppe si trovavano
nel territorio dei Cauci la sua direzione di marcia sarà stata da nord
verso sud , scendendo l’Ems , raggiunse l’area di Munster mentre
Cecina venendo da ovest apriva la strada. Qui trovò il luogo della morte
di Varo e proseguendo verso est facendo a ritroso la marcia di Varo i luoghi
del secondo e terzo campo (nonostante Tacito inverta la sequenza del ritrovamento
, ma può essere inteso come un trucco letterario per rendere la scena
più drammatica). Dopo aver costruito un monumento funebre per i soldati
di Varo si diresse verso il territorio dei Cheruschi , inseguendo le truppe
di Arminio.
Questi aveva occupato una zona pianeggiate (probabilmente una pianura ad est
di Osnabrück) ; Germanico gli mandò contro la cavalleria seguita
dalla fanteria ausiliaria.Arminio finse una ritirata nelle selve ma si trattava
di una trappola. La cavalleria all’inseguimento subì un contrattacco
dai Germani nascosti tra i boschi e si diede alla fuga. Cozzando contro gli
ausiliari in avvicinamento creò il caos anche in mezzo a loro. Solo l’arrivo
delle legioni in ordine di battaglia che respinsero i Germani , impedì
che le truppe finissero distrutte in una palude.
Con questo scontro alla pari Germanico decise di terminare le operazioni. Riportò
le truppe all’Ems e qui le divise per fargli prendere strade diverse per
tornare al Reno.Con le sue 4 legioni risalì il fiume , facendole imbarcare
come per l’andata. La cavalleria sempre risalendo verso nord doveva procedere
lungo la costa fino al Reno. Cecina invece con le sue 4 legioni , seguì
la strada che portava alla Lippe e al Reno, passando per i già citati
Ponti Lunghi costruiti da Enobarbo ; si trattava di un argine percorribile costruito
sopra un’area paludosa ; ai fianchi si stendevano foreste su un leggero
pendio.
Li trovò però talmente malridotti da dover iniziare dei lavori
per ripristinarli ; pose quindi il campo dividendo gli uomini tra chi doveva
effettuare le riparazioni e chi doveva fornire copertura. Arminio invece di
seguire Germanico, tagliando per scorciatoie raggiunse le forze di Cecina ;
lanciando una serie di attacchi e ritirate tentò di bloccare i lavori
delle legioni ; i Cheruschi erano avvantaggiati dal terreno e dall’armamento
; infatti il terreno limaccioso rendeva difficile ai Romani muoversi con il
peso dell’armatura, mentre le lunghe lance usate dai Cheruschi permettevano
loro di attaccare senza arrivare a portata di gladio.Solo la notte scese a dividere
Romani e Germani.Arminio a questo punto fece deviare le acque dei torrenti che
scorrevano sui pendii circostanti nella piana inondandola e distruggendo tutto
il lavoro fatto dai Romani durante il giorno.
Cecina che aveva 40 anni di servizio alle spalle, decise di provare a passare
lo stesso usando una stretta striscia di terreno asciutta su cui far passare
feriti e salmerie mentre le legioni dovevano muoversi nella parte paludosa a
protezione del convoglio , due ai fianchi , una davanti e una dietro.Il morale
tra i Romani doveva essere molto basso , probabilmente sapevano che in quei
luoghi si era consumato il destino finale delle tre legioni di Varo e le perdite
della giornata dovevano essere state parecchio alte.
Il giorno dopo Cecina fece iniziare la marcia così come programmato
; ma subito si vide quanto si era deteriorato il morale della truppa.Le legioni
a guardia dei fianchi , la ventunesima e la quinta , lasciarono le loro posizioni
per cercare di raggiungere l’area asciutta.
Arminio ne approfittò per lanciare un attacco al centro dello schieramento
sperando di uccidere Cecina , dato che questo ultimo perse il cavallo sotto
di sé e venne protetto da truppe della prima legione.
La giornata fu salva perché i Germani si lanciarono sulle salmerie rendendo
possibile ai Romani di disimpegnarsi e arrivare alla fine del giorno su un terreno
asciutto. Avevano però perso i bagagli e molto materiale da costruzione.La
tensione tra i soldati era alle stelle e il morale al minimo , la fuga di un
cavallo imbizzarrito quasi provocò una fuga generale.
Fortunatamente per i Romani Cecina aveva esperienza del modo di combattere dei
Germani e si attendeva un attacco diretto all’accampamento ; tenne quindi
pronti i legionari per una sortita dal campo (tattica molto usata anche da Cesare
in Gallia). Arminio invece , che conosceva il modus operandi dei romani,
non riuscì a convincere i Germani a non attaccare il campo ed ad aspettare
che le truppe fossero in marcia come contro le legioni di Varo; l’influenza
di Inguimero e la speranza di facile bottino prevalsero. Questo fatto salvò
Cecina e quattro legioni da distruzione quasi certa.
Come era prevedibile il contrattacco romano dall’accampamento sorprese
i Germani , che subirono gravi perdite. Questo risollevò il morale dei
romani che riuscirono infine a raggiungere il Lippe ed il Reno.
Situazione quasi altrettanto grave subirono le due legioni guidate da Vitellio
che dovevano seguire la costa ; sorprese dall’alta marea violenta del
mare del nord , persero molti uomini e salmerie. Si diressero quindi verso la
flotta per imbarcarsi anche loro con le legioni guidate da Germanico.
Le perdite sia umane che materiali furono più pesanti di quelle dell’anno prima e armi e cavalli furono raccolti in Gallia,Italia e Spagna. Per rafforzare il morale provato delle proprie truppe Germanico si impegnò in prima persona:
“Per alleviare, anche col suo personale interessamento, il ricordo
della sofferta
ritirata, visitava i feriti, tesseva elogi delle azioni individuali; e,
nell'informarsi delle ferite, confortava gli uni con la speranza di
guarigione, gli altri con la prospettiva della gloria e tutti con parole
di incoraggiamento e con premure, rafforzando l'attaccamento alla sua
persona e la fiducia nell'esito della guerra.”
16 d.C. – Alla luce delle esperienze dell’anno precedente , meditando sull’usura imposta alle sue truppe dalla marcia in profondità in Germania (le Gallie avevano esaurito le loro scorte di cavalli) e sulla brevità della stagione di guerra , Germanico decise di cambiare tattica. Anticipò l’inizio delle operazioni appena il mare del nord divenne navigabile in sicurezza.Fece costruire una flotta di mille navi e decise di trasportare rifornimenti e truppe direttamente alla foce dell’Ems evitando di dover percorrere giorni in marcia con le lunghe colonne di salmerie.
Il punto di concentramento della flotta era l’isola dei Batavi alla foce
del Reno ; mentre le operazioni di raduno avevano luogo , mandò il legato
Silio con truppe ausiliarie contro i Catti, mentre lui con sei legioni accorreva
a difendere il forte eretto sulla Lippe , che era sotto assedio.Allontanati
gli assedianti e costruite fortificazioni nel territorio tra il forte e il Reno
, riportò le truppe a nord.
Distribuite le truppe sulle navi , usando il canale di Druso per raggiungere
l’oceano , sbarcò sull’Ems.
Purtroppo commise l’errore di far sbarcare le truppe sulla riva sinistra
del fiume , perdendo così giorni nella costruzione dei ponti. Alcune
truppe ausiliarie cercando di passare nuoto affogarono.
Arrivato al Weser , venuto a sapere della defezione degli Angrivarii alle sue
spalle, inviò cavalleria ed ausiliari che ne devastarono il territorio.
Obbiettivo di Germanico era il territorio dei Cheruschi : sperava di costringere
Arminio ad una battaglia decisiva , catturandolo o uccidendolo. I giorni persi
dai Romani per attraversare l’Ems erano stati utili ai Cheruschi , perché
quando questi arrivano al Weser le forze della tribù erano già
poste a protezione del guado.Tacito qui descrive l’incontro/scontro tra
Arminio e suo fratello Flavo che militava nelle file romane.
Il giorno dopo Germanico fece passare il fiume alla cavalleria in un guado distante
dall’esercito principale in modo da stornare una parte delle truppe nemiche.
I Batavi , i primi a passare il Weser , finirono in una trappola e perdettero
il loro re Cariovaldo ; gli altri vennero salvati dall’arrivo del resto
della cavalleria.
Il passaggio dei cavalieri costrinse i Cheruschi a far passare il fiume al resto
dell’esercito romano. Da un informatore Germanico venne a sapere quale
era il punto in cui Arminio intendeva dare battaglia (altre popolazioni si erano
congiunte ai Cheruschi) e che nella notte sarebbe stato tentato un assalto al
campo romano.La notizia era confermata anche dai fuochi dei Germani e dalle
notizie degli esploratori.
Per tastare il polso al morale delle sue truppe Germanico vagò per l’accampamento
camuffato ascoltando i discorsi dei soldati.
Dopo mezzanotte avvenne l’assalto al campo ma il trovare i Romani pronti
sulle palizzate fece desistere Arminio.
Il giorno dopo la battaglia ebbe luogo nella pianura di Idistaviso , mai precisamente
identificata. Dalla descrizione di Tacito era una pianura posta tra il fiume
Weser e le colline. La descrizione del campo di battaglia fatta dall’autore
latino è poco chiara. Apparentemente i Germani erano su tre schiere ,
una si trovava in una zona piana , una dava le spalle alla foresta priva di
sottobosco (e questo spiegherebbe come la cavalleria romana abbia potuto effettuare
l’aggiramento ), mentre i Cheruschi con la terza schiera ( probabilmente
al centro) erano posizionati su una collina, per sfruttare l’effetto micidiale
di una carica in discesa.
I romani erano schierati su tre linee , la prima era formata da ausiliari germani
, galli ,reti e vindelici appoggiati da dietro da arcieri appiedati, la seconda
da quattro legioni, due coorti pretorie e la cavalleria scelta che accompagnava
Germanico; le altre quattro legioni con la fanteria leggera , gli arcieri a
cavallo e altre coorti ausiliarie erano in terzo linea.Tacito non lo dice ma
la cavalleria doveva trovarsi sui fianchi.
La battaglia cominciò con la carica a cuneo dei germani , mentre Germanico
mandò la sua cavalleria ad attaccare sui fianchi e alle spalle e fece
avanzare la fanteria.Le due schiere laterali dei Germani andarono in pezzi a
seguito dell’attacco congiunto di fanteria e cavalleria , fuggendo ognuno
nella direzione opposta rispetto a dove era schierato. Nella sezione centrale
dove c’era Arminio , i Germani cercarono di sfondare mandando in fuga
gli arcieri ma Galli e Vindelici si opposero e li respinsero. Arminio però
riuscì a mettersi in salvo comunque , rendendo vana tutta la battaglia
; la sua morte era uno degli obbiettivi principali, finchè i Germani
erano tenuti assieme dalla sua leadership c’erano ben poche possibilità
di ottenerne una resa totale. In ogni caso il massacro era stato grande e poco
costoso per i Romani. Un trofeo venne eretto sul luogo della battaglia.
I Romani subirono però un altro attacco da parte degli Angrivarii sulla
strada che stavano percorrendo dopo lo scontro di Idistaviso. Stavolta i Germani
puntarono sulla classica imboscata alla colonna romana in marcia, ma Germanico
venne a sapere per tempo della cosa e non arrivò impreparato.
Dal testo di Tacito si desume che i Romani dovessero attraversare una foresta
, passando per una pianura fangosa. Questa foresta era circondata da una un’ampia
palude tranne su un lato dove era stato costruito un argine che faceva da linea
di confine tra Angrivarii e Cheruschi.Su questo argine , evidentemente il posto
più comodo dove far passare le truppe dentro la foresta, si posizionò
la fanteria germanica mentre la cavalleria si nascondeva nei boschi circostanti
per prendere alle spalle i romani impegnati sull’argine.Germanico divise
le truppe in questo modo: una parte della fanteria venne mandata attraverso
la foresta per una via secondaria piana (visto che era circondata da paludi
evidentemente c’era da attraversare una di queste , ma è probabile
che le salmerie rimanessero con Germanico e il comandante romano contava sul
fatto che i nemici non sorvegliassero gli attraversamenti secondari). Il resto
della fanteria con Germanico aveva il compito di attaccare l’argine mentre
la cavalleria doveva coprire le spalle nella pianura.Il primo assalto non ebbe
successo e venne respinto; a questo punto però vennero usate le baliste
, che costrinsero i difensori giù dall’argine e il secondo assalto
guidato da Germanico stesso con le coorti pretorie ebbe buon esito. Il combattimento
quindi si spostò nella foresta dove divenne una mischia uomo contro uomo;
i Germani avevano alle spalle le paludi , i romani il fiume , quindi non c’era
via di ritirata per nessuno dei due.
Ad un certo punto una legione venne ritirata dallo scontro per costruire il
campo fuori dalla foresta, mentre le altre proseguirono il combattimento fino
a sera. Da una frase di Tacito sembra che il combattimento della cavalleria
romana nella pianura non fosse stato molto brillante.
Arminio non guidava i Germani durante questo scontro (forse per una ferita ricevuta
ad Idistaviso, pare infatti che Inguimero avesse il comando). Il giorno dopo
venne affidato a Stertinio la rappresaglia contro gli Angrivarii e questi prontamente
si arresero.
Era giunta ormai la fine dell’estate e quindi si decise di tornare in
Gallia; una piccola parte delle legioni venne spedita via terra , mentre il
resto ripercorse la strada dell’andata usando le navi.Purtroppo la natura
colpì duramente i romani , a dimostrazione di quanto fosse pericolosa
la navigazione nel mare del nord alla fine della stagione navigabile. Una tempesta
disperse la flotta , mandando le navi a naufragare persino in Britannia. Le
perdite in uomini e materiali furono gravi , anche se alla fine meno di quanto
Germanico temeva. La notizia del disastro però si sparse rapidamente
causando la sollevazione di Catti e Marsi. La risposta fu altrettanto rapida
per evitare che la rivolta si ampliasse e più di 60000 uomini vennero
mandati contro le due tribù ; alla fine venne recuperata anche una delle
aquile di Varo.
Germanico pensava che un altro anno di guerra sarebbe stato sufficiente a chiudere
la partita , ma Tiberio non era dello stesso parere. Non si poteva nascondere
che le perdite umane e materiali in tre anni erano state gravi , nonostante
i successi ed ormai l’onore romano era stato vendicato. Tiberio avendo
combattuto per anni in Germania aveva un’esperienza diretta della situazione
e poteva quindi valutare come troppo ottimistiche le previsioni del nipote.
Germanico venne quindi richiamato a Roma ponendo fine al tentativo romano trentennale
di conquista della regione transrenana. Le sue campagne avevano permesso l’occupazione
della valle della Lippe e la sottomissione della costa nord fino alla foce dell’Ems/Weser.
La prima conquista venne abbandonata quasi subito, la seconda sotto Claudio.
Curiosamente sia Germanico che Arminio morirono nello stesso anno , il 19 d.C.
Il rapporto tra Franchi e Sassoni fino a Carlo Magno variò continuamente
a seguito dell’evolvere della situazione interna dello Stato Franco ;
se nel VI secolo d.C. e nei primi anni del VII i Sassoni erano costretti a pagare
un tributo di 500 capi di bestiame , nel corso del VII secolo a seguito della
crisi dello Stato Merovingio smisero di pagare il tributo e all’inizio
dell’VIII secolo avevano occupato i territori fino al Reno , assorbendo
e conquistando altre tribù , minacciando con le loro incursioni i territori
dei Franchi e probabilmente dei loro altri vicini: Danesi, Slavi e Frisi.Si
trattava quindi di un’insieme di tribù in espansione e aggressive
,una minaccia latente per i confini nord-est dei Carolingi.
Fin dal tempo del bisnonno di Carlo, Pipino si era cercato di attuare una penetrazione
culturale in Germania inviando monaci inglesi ed irlandesi in Bavaria, Alamannia,
Westfalia. Ricordiamo che la zona transrenana del Regno Franco era tutt’altro
che ad alta concentrazione di cattolicesimo; riti pagani e mentalità
tribale erano inversamente proporzionali alla distanza dall’ovest romanizzato
e diverse campagne furono condotte nei decenni precedenti contro Alamanni ,Turingi
e Bavari per riportarli all'ordine. E’ chiaro che in questa situazione
avere un vicino che come i Sassoni professava queste tendenze liberamente era
un’aperta minaccia ad un sistema centralizzato di monarchia così
come la concepivano i Carolingi.
La Frisia fu conquistata da Carlo Martello negli anni ’30 del VIII secolo,
dopo che nel 716 una flotta frisone aveva risalito il Reno minacciando Colonia
; sia lui che il figlio Pipino guidarono numerose spedizioni in Sassonia ( Carlo
Martello la invase nel 718 per la prima volta, arrivando al Weser poi nel 720,
nel 722 , 724, 738 , Pipino fece tre spedizioni ) e nelle regioni transrenane
,accontentandosi però della sottomissione formale e del pagamento del
tributo (prima bestiame poi sostituito da Pipino con cavalli) poiché
una conquista definitiva avrebbe richiesto molto più tempo e sforzi ,
ne forse era tra gli obbiettivi.La semplice sottomissione formale sembra essere
stata anche l’ intenzione di Carlo durante la sua prima spedizione , per
poi cambiare in conquista completa.
772 - La concentrazione dell’esercito avvenne a Worms ; arrivando da sud , passando dall’Assia e da Obermarsberg , l'armata franca attaccò Eresburg sul Diemel , una fortificazione difensiva contro i Franchi e sede dell’Irminsul , l’albero sacro dei Sassoni.L’attacco giunse inatteso e i Sassoni non opposero una resistenza armata fuggendo o sottomettendosi ; vennero consegnati ostaggi (presumibilmente fanciulli delle famiglie più importanti). Carlo fece abbattere l’albero e prese il tesoro lì raccolto grazie alle offerte.Passò tutta l’estate nel paese giungendo fino al Weser raccogliendo la sottomissione delle tribù e poi rientrò in Francia, tornando sul Reno e scendendo la valle della Mosella.
Questa prima campagna più che un attacco di conquista fu un modo di
coprirsi le spalle in vista della guerra in Italia dell’anno dopo, preparare
l’esercito, raccogliere le simpatie e la fedeltà della nobiltà
con la guerra agli odiati Sassoni e l’ingente bottino loro distribuito,
ed aumentare le riserve delle casse reali.
Il re sperava forse che i Sassoni avrebbero accettato senza problema il ruolo
di vassalli.La distruzione dell’albero Irminsul, doveva essere ai suoi
occhi un atto necessario alla cristianizzazione della Sassonia e quindi all’entrata
nell’orbita carolingia.
774-775 - Carlo Magno si trovava ancora in Italia , quando giunse la notizia
di nuovi scontri in Sassonia ; bande di guerrieri avevano attaccato l’Assia
distruggendo il monastero di Fritzlar e la sede vescovile di Buraburg. Era un’evidente
ritorsione alla distruzione dell’Irminsul. Per sgombrare l’Assia
da Ingelheim vennero mandate quattro scarae franche nell’autunno 774.
Prima della campagna del 775 , Carlo pronunciò a Quierzy durante l’assemblea
generale del regno l’intento che si prefiggeva in Sassonia: “Io
[ Carlo Magno ] ho deciso di attaccare la tribù dei Sassoni
che infrangono i trattati e di persistere nella guerra finchè siano sconfitti
e costretti a convertirsi al cristianesimo o interamente sterminati”
L’obbiettivo dell’attacco partito nella primavera del 775 era la
Sassonia meridionale la parte più minacciosa per i confini franchi e
meglio conosciuta.
Il concentramento dell’esercito avvenne sul medio Reno ; le truppe franche
risalirono la Ruhr conquistando un grande campo fortificato dei Westfali a Sigiburgo
, arrivarono al Weser e riconquistarono Eresburg , prendendo di sorpresa gli
Engern che fuggirono nelle foreste. Dopo aver forzato il passaggio del fiume
nonostante i Sassoni cercassero di impedirlo (forse nei pressi di Heristal ,
forse risalendo fino a Minden) , penetrarono in Ostfalia, mettendo tutto a ferro
e fuoco fino all’Ocker a nord dei monti dell’Harz. Gli Ostfali si
sottomisero e lo stesso fecero gli Engern durante la marcia di ritorno. Nel
frattempo un esercito di Westfali al comando di Wituchindo aveva attaccato a
Lubbecke e costretto alla ritirata una divisione franca, che risaliva il Weser
sulla riva sinistra . Subito dopo però venne sconfitto nella battaglia
di Lubbecke e dovette consegnare ostaggi.
Si pensa che durante questa campagna Carlo si annettesse la regione attorno alla Lippe fino ad Eresburg creandosi una via di penetrazione più breve in Sassonia rispetto al passaggio più difficile attraverso la zona del Mittelbirge.Questa spedizione ebbe fama di essere stata così feroce che in Inghilterra alla notizia si dubitò dello stato mentale di Carlo Magno.
776 – Approfittando dell’assenza del sovrano franco , i Sassoni
attaccarono i forti carolingi di Eresburg ( che venne conquistato ) e Sigiburgo.Con
una marcia velocissima dall’Italia attraverso le Alpi , il re sorprese
i Sassoni che si affrettarono a fare atto di sottomissione ( Engern e Westfali
, Wituchindo scappò in Danimarca) a Paderborn , accettando di convertirsi
e di ricevere le loro terre come concessione del re. Era il primo passo della
distruzione del sistema tribale sassone.L’anno seguente l’assemblea
generale del regno si tenne nella stessa Paderborn nel campo fortificato franco
dove i capi sassoni ricevettero il battesimo e giurarono fedeltà ricevendo
indietro le loro terre come vassalli del re.Si dice che venne anche fondato
un caposaldo franco noto come Karlsburg vicino a Paderborn sulla Lippe che come
Costantinopoli portava il nome del fondatore.
778-781 – Pensando che la Sassonia fosse pacificata Carlo concentrò
gli sforzi oltre i Pirenei, accogliendo l’invito dei ribelli al califfo
di Cordova. Durante il ritorno, funestato da Roncisvalle, venne raggiunto dalla
notizia della nuova e grande rivolta sassone. Approfittando della mancanza delle
forze campali franche partite per la Spagna , al comando di Wituchindo tornato
dalla Danimarca , un esercito sassone distrusse Karlsburg , scese poi fino al
Reno seguendo la valle del Sieg passando da Deutz distruggendo tutto sulla riva
destra del Reno tra Colonia a Coblenza tra cui chiese.
Già da Auxerre Carlo ordinò a contingenti Austrasiani e Alemanni
di respingere gli invasori. I Sassoni si ritirarono a piccole tappe non potendo
varcare il Reno, continuando a razziare l’Assia risalendo il Sieg e il
Lahn, apparentemente non inseguiti ; furono raggiunti mentre stavano per varcare
l’Eder a Leisa dalla scara Francisca che era risalita dalla Turingia seguendo
il Fulda.
Ci fu un violento scontro al guado e i Sassoni subirono forti perdite , non
tali da essere decisive poiché la campagna continuò l’anno
dopo.Questa rivolta con le distruzioni estese sul territorio franco ad est del
Reno , in particolare delle chiese, unite al disprezzo per la rottura di tutti
i giuramenti di Paderborn , trasformò la guerra contro i Sassoni ,secondo
Hans-Dietrich Kahl, nella faccenda più crudele di cui si fosse mai occupato.
L’anno seguente (779) Carlo stesso guidò la spedizione ; il luogo
di raduno dell’armata fu Duren vicino ad Aquisgrana fra Mosa e Reno. La
via di penetrazione fu il punto di giunzione tra Lippe e Reno.
L’unico scontro della campagna avvenne a Bocholt sul fiume Ahe, a nord
della Lippe a est di Nimega , dove i Sassoni avevano una fortificazione.La vittoria
di Carlo gli permise di avanzare nella regione tra l’Ems e il Reno dove
i Westfali cercarono di resistere sui fiumi che la attraversano ; sottomise
varie tribù fino al Weser.
Subito dopo tornò ad avanzare verso est lungo la Lippe, passò
per Paderborn distruggendo tutto senza incontrare resistenza , guadò
il Weser a Hoxter ed entrò in Ostfalia ponendo il suo campo nella regione.
Engern ed Ostfali si affrettarono a mandare ostaggi e a sottomettersi. Carlo
passò l’estate in Sassonia e tornò a Worms per l’inverno.
L’anno dopo penetrò ancora con l’esercito passando dalla
valle del Meno e risalendo dal Fulda , si accampò per qualche tempo presso
Paderborn come dimostrazione di forza.Attraversò il Weser e si accampò
poi sull’Ocker ad Orheim dove ricevette la sottomissione degli Ostfali.
Arrivò infine per la prima volta sull’Elba all’altezza di
Magdeburgo.
Strinse accordi con gli Slavi oltre il fiume e incominciò a riorganizzare
la Sassonia , dividendo i territori nelle zone ecclesiastiche e cercando di
applicare il sistema franco ai nobili della regione.
Nel 781 non trovò necessario farsi vedere assieme all’esercito
, mentre nel 782 convocò un grande consiglio alle foci del Lippe nominando
comes dei nobili Sassoni, ricevendo ambasciatori danesi ed avari. Solo Wituchindo
rifiutò di farsi vedere.
782 – L’esercito franco era di ritorno dal consiglio quando giunsero
voci di attacchi della tribù slava dei Sorabi (che abitavano oltre l’Elba)
in Turingia e Sassonia.Come nuovo signore della regione Carlo era moralmente
vincolato a proteggere i suoi nuovi vassalli.
Subito spedì il ciambellano Adalgiso, il conestabile Gelione, e il comes
palatino Voredo con la scara , truppe austrasiane e (per la prima volta) leve
sassoni contro gli intrusi. Durante la marcia però giunse notizia di
una nuova ribellione sassone guidata dal redivivo Wituchindo (che non era riuscito
ad ottenere aiuti dai Danesi ) ; subito venne cambiata la direzione di marcia
e i tre , dopo aver smobilitato le leve sassoni, vennero raggiunti dal comes
Teudorico, parente del re e molto esperto, con contingenti ripuari forse di
sola fanteria.Su suo consiglio vennero mandati avanti esploratori per individuare
la posizione e il numero dei Sassoni.Il nemico venne scoperto sulla collina
di Suntel sulla riva destra del Weser fra Minden e Rinteln.
I sassoni (circa 6000 si stima, mentre è probabile che i franchi fossero in numero inferiore) erano accampati sulle pendici del colle ; Teudorico pose il suo oltre il fiume mentre gli altri tre si posero sulla riva destra. In questo modo la forza di Teudorico avrebbero impedito ai Sassoni di muovere verso ovest ,mentre la cavalleria della scara avrebbe loro impedito di scendere dalla collina.Si sarebbero trovati tra l’incudine e il martello. Qui la divisione del comando e ricerca della gloria personale giocarono contro i Franchi. I Sassoni uscirono dal loro accampamento fortificato e si schierarono davanti allo vallo , alcuni però rimasero dentro con armi da lancio.Adalgiso decise di attaccare rapidamente senza coordinarsi con Teudorico e soprattutto senza prepazione , forse sottovalutando il numero dei nemici ; secondo le fonti attaccarono come quando si insegue il nemico in fuga. Il muro di scudi sassone ricevette la carica scomposta da posizione sopraelevata e una volta arrestata piombò sui cavalieri isolati ; solo pochi raggiunsero il campo di Teudorico. Adalgiso e Gelione furono tra i morti. La sconfitta fu grave dal punto di vista materiale (conestabile e ciambellano, quattro comes e venti nobili di alto lignaggio morti, più un numero imprecisato di vassalli che si sentirono moralmente vincolati a seguire i loro signori nella morte) ma ancora di più da un punto di vista morale , 10 anni di vittorie annientati in un giorno.Il luogo della battaglia è ricordato ancora oggi come “campo dello schiaffo” ed è uno dei pochi episodi dell’Europa continentale ricordato nelle prime cronache anglosassoni.
La reazione di Carlo fu immediata : proclamò il banno e si spinse nel cuore della Sassonia; i ribelli si erano già dispersi e Wituchindo ritornato in Danimarca. I Sassoni fecero atto di sottomissione sull’Aller consegnando “4500” responsabili della rivolta sperando nella sua clemenza. Vennero tutti giustiziati a Verden in Ostfalia. Parallelamente spinse al massimo lo sradicamento culturale della Sassonia; vennero deportati per la prima volta dei Sassoni, capillarizzò l’organizzazione ecclesiastica e con la “Capitulatio de partibus Saxoniae” rese crimine punibile con la morte ogni reato contro la chiesa e il re,i riti pagani, giungendo ai proibire le tradizionali sepolture germaniche e obbligando all’uso di cimiteri cristiani.Ritornò a svernare con l’esercito a Thionville.
783 – La reazione sassone all’inasprimento politico franco non
si fece attendere e già durante l’anno raggrupparono un esercito
per opporsi all’armata franca. Bloccarono il passo di Doren vicino a Detmold
usando anche fortificazioni. A marce forzate l’esercito di Carlo li raggiunse
prima che potessero terminare i lavori. Lo scontro fu durissimo e le perdite
ingenti per entrambi; i Franchi furono comunque vittoriosi , ma furono costretti
a porre il campo a Paderborn ed attendere i rinforzi già in marcia dall’Austrasia.Una
volta arrivati raggiunsero il nuovo esercito formato dagli Engern sull’Hase
presso Osnabruck , gli diedero battaglia e dispersero o Sassoni infliggendo
loro molte perdite.
Dopo questa vittoria proseguirono oltre il Weser e raggiunsero ancora l’Elba,
facendo terra bruciata. Carlo tornò in Austrasia prima dell’autunno
senza ottenere una sottomissione. Detmold e Onasbruck secondo Einardo furono
le sole due battaglie della guerra sassone condotte personalmente dal re.
784 – Dopo aver passato l’inverno a Heristal sulla Mosa con la
nuova moglie , il re franco condusse nuovamente l’esercito in Sassonia
accompagnato stavolta dal figlio Carlo. I Sassoni avevano ricevuto aiuto anche
da parte dei Frisoni anche se questi ultimi erano già parte del regno
Franco.
Attraversando la valle della Lippe fino alle sorgenti , marciò poi verso
nord devastando il territorio dei Westfali fino a raggiungere il Weser a Petershagen
presso Minden. Non fu possibile attraversare il fiume perché era in piena
per le piogge. Per non perdere tempo l’esercito fu diviso in due. Carlo
Magno deviò per la Turingia scendendo lungo il Weser ,valicò l’Harz
, e seguendo la valle della Saale arrivò alla pianura tra questo fiume
e l’Elba ; giungendo in Ostfalia devastò il paese e distrusse villaggi
fino a Schoningen nel distretto di Helmstadt ricevendo la sottomissione di alcuni
gruppi di Ostfali. Il figlio Carlo invece rimase in Westfalia continuando nell’opera
di devastazione , affrontando anche l’unico scontro di cavalleria contro
i Westfali nella valle della Lippe (equites proelio nelle fonti) .
Entrambi tornarono poi a Worms.
784-785 - Per distruggere la volontà di combattere dei Sassoni ,già
provati dalle inondazioni e da due anni di devastazioni sistematiche , fu organizzata
una campagna invernale ; venne smobilitato l’esercito della campagna estiva
e arruolate forze fresche.Dapprima l’esercito reale si accampò
vicino al Weser nei pressi della fortezza di Skidoburgo dove passò il
Natale, poi marciò fino alla confluenza del Werne con il Weser.Passò
il resto dell’inverno ad Eresburgo da dove colonne leggere franche lanciarono
continuamente raids di devastazione nel territorio per non lasciare tregua ai
Sassoni , distruggendo sistematicamente tutte le fortificazioni in cui trovava
rifugio la popolazione e lasciando mano libera alle colonne franche.
Un contingente aquitano prese parte alla campagna a partire dalla primavera
sotto il comando formale del figlio Luigi allora bambino. Per non lasciare la
zona di guerra l’assemblea generale del regno si tenne direttamente a
Paderborn.
Terminata l’assemblea la campagna riprese; senza trovare opposizione l'esercito
passò il Weser a Minden , puntò verso nord , attraversò
il Lunemburgo oltre Verden e raggiunse l’Elba a Bardengau e Bardenwick.Il
suo probabile obbiettivo era Wituchindo che però era fuggito a nord dell’Elba.
Carlo decise di fare un’offerta al capo sassone che accompagnato da Abbione,
suo genero, con la garanzia della sua sicurezza personale venne al colloquio.
In cambio della sua resa e della conversione al cristianesimo ricevette possedimenti
e una carica elevata nella gerarchia franca. D’altronde il territorio
sassone era talmente devastato da non offrire molte chance alla resistenza.La
conversione di Wituchindo mise termine alla sottomissione della Sassonia centrale
, durata ben 13 anni.
787 - Con il fianco nord apparentemente sicuro Carlo potè dedicarsi all’area danubiana. Sul ducato semiautonomo del ribelle Tassilone di Baviera puntarono tre eserciti franchi dall’Italia, Sassonia e Alemannia. Il duca fece atto di sottomissione (e più tardi costretto in convento) e la Baviera riorganizzata in contee e marche.
788 – Due eserciti avari attaccarono Baviera e Friuli , ritirandosi prima della reazione.
789 – Venne organizzata una grande campagna di rappresaglia contro gli slavi Wiltzi che da oltre l’Elba effettuavano razzie in Sassonia. Un grosso esercito , composto anche da leve sassoni, venne concentrato sull’Elba (dopo essere stato radunato a Colonia passando per la valle della Ruhr, del Lippe, Minden,Verden, il Lunemburgo) nei pressi dei moderni confini del Meclemburgo, qui si unirono ausiliari Sorabi e Abroditi mentre navi frisoni navigavano lungo l’Elba.Vennero gettati due ponti oltre il fiume e costruite due fortezze a protezione delle teste di ponte. L’esercito puntò a nord-est. Mentre i Frisoni con le navi risalivano l’Havel fino al punto in cui sorgerà Berlino, l’armata di terra proseguì fino al fiume Peene vicino al mar baltico. Ottenuta la sottomissione dei Wiltzi che si erano ritirati senza combattere , tornò indietro per la stessa strada.
791 – La prima campagna contro gli Avari in risposta all’attacco
di tre anni prima , fu la più grande attuata fino a quel momento (Contamine
la valuta in 15000 fanti e 20000 cavalieri). L’obbiettivo era distruggere
tutte le fortezze lungo il Danubio che erano a protezione del territorio avaro.Prima
dell’inizio della spedizione la scara di Pipino invase il regno nemico
dall’Italia.
L’esercito venne concentrato a Regensburg ; contingenti Sassoni e Frisoni
sotto la guida del comes Teudorico, marciarono sulla riva sinistra del fiume,
Austrasiani e Neustrasiani sulla riva destra, i Bavaresi sulle navi che discendevano
il fiume con le salmerie. Raggiunto il fiume Enns , l’esercito si fermò
per tre giorni per una cerimonia religiosa. Ripartiti , avvenne la distruzione
sistematica di tutte le fortezze nella pianura tra l’Enns e il Wienerwald
, che fungevano da protezione all’ingresso in Pannonia, distruggendo anche
l’imponente castellum che dominava Vindobona.Gli Avari si ritirarono senza
combattere. Sassoni e Frisoni nel frattempo travolgendo le difese sulla Kamp,
penetrarono nella Boemia meridionale.Dopo una nuova fase di concentramento intorno
a Vindobona, l’esercito del nord e la flotta continuarono la discesa del
Danubio mentre l’esercito meridionale puntò a sud-est seguendo
dapprima l’antica strada romana per Scarbazia e Sabaria fino al fiume
Raab e poi quella tra Bassiana e Mursella fino alla confluenza del Raab nel
Danubio , dove si ricongiunse con il resto dell’armata.A questo punto
la campagna finì anche perché un’epidemia aveva colpito
i cavalli, ma aveva comunque raggiunto l’obbiettivo di distruggere tutte
le difese ed aprire il loro territorio a nuovi attacchi. I Sassoni e i Frisoni
tornarono passando dalla Boemia mentre l’armata meridionale rientrò
per le stesse strade romane dell’andata e Carlo svernò a Regensburg,
forse meditando una nuova guerra contro gli Avari per l’anno successivo
ma la congiura del figlio maggiore Pipino il Gobbo non lo permise ,mentre l’anno
dopo si scatenò una nuova rivolta sassone. La distruzione definitiva
degli Avari venne portata avanti negli anni successivi (795,796) dal figlio
Pipino , Re d’Italia , con il supporto del prefetto di Baviera e del Magravio
del Friuli. Truppe longobarde e bavaresi, non più ostacolate dalle fortezze
difensive , occuparono per due volte il Ring oltre il Danubio (aiutati anche
dalla crisi interna dello stato Avaro) ricevendo infine la sottomissione del
Khagan.
793 – La guerra ricominciò contro i Sassoni abitanti il nord della regione (Vimodiani ed Ostfaliani) e quelli a nord dell’Elba (Nordalbigiani) . Ed iniziò con una disfatta dei Franchi.Infatti Teudorico con un esercito Frisone , subì un’imboscata a Rustringen alla foce del Weser e venne ucciso con i suoi uomini.La risposta franca non fu immediata, infatti Carlo era occupato nella costruzione di un canale tra il Reno e il Danubio ( e probabilmente le perdite in cavalli della campagna avara non erano state sostituite) che avrebbe consentito di muovere le navi agilmente tra i due fiumi, ma il progetto fallì per le piogge incessanti.
794 – La rappresaglia iniziò nella Pasqua del 794.Un esercito guidato dal figlio Carlo penetrò per la valle della Lippe partendo da Colonia. Gli Ostfali si erano schierati su una collina in località Sindfeld a sud di Paderborn e confidando nella forte posizione aspettavano i Franchi. Ma un secondo esercito di cavalleria leggera alla guida dello stesso Carlo si era concentrato a Francoforte sul Meno. Seguendo la valle del Meno , del Fulda e puntando poi verso Kassel e il Weser arrivò inatteso alla spalle dei Sassoni. Questi ultimi per evitare di essere accerchiati e distrutti all’arrivo dell’esercito principale fecero atto di sottomissione.
795-797– Le regioni della Vimodia (zona a sud dell’estuario dell’Elba
) e la Nordalbingia (a nord dell’estuario) anche se formalmente sottomesse
restavano fuori controllo. Per testare la loro fedeltà venne convocata
un’assemblea di Sassoni , Franchi e di vassalli slavi al campo di Bardewick.
Ma i Vimodiani e Nordalbigiani non arrivarono. Anzi la delegazione degli slavi
Abroditi venne annientata lungo la strada da questi ultimi.La reazione fu brutale;
arrivato alle foci dell' Elba in Vimodia il territorio venne devastato finchè
i Sassoni non si sottomisero. Un uomo su tre (probabilmente solo quelli atti
alle armi) venne deportato ; furono in 7070 a lasciare la Sassonia per nuove
sedi in Gallia.Anche il 796 vide l’esercito franco nella regione. I Vimodiani
conducevano uno stile di vita simile a quello dei vicini Frisoni e anche il
loro territorio era circondato ed attraversato da fiumi e paludi ; dighe erano
state costruite dalla popolazione per strappare terre all’acqua. Per la
campagna del 797 ( agosto e settembre ) vennero impiegate navi dei Frisoni che
dovevano incrociare davanti alle coste impedendo alla popolazione di scappare
in mare , mentre le truppe di terra usarono barche a fondo piatto per sfruttare
i fiumi e i canali, conquistando dighe e sbarramenti uno a uno dove venne fatta
passare la cavalleria. Alla fine raggiunsero Halden sulla costa e i Vimodiani
si sottomisero ; l’esercito tornò ad Aquisgrana.Nello stesso anno
il capitolario sassone del 779 venne rivisto e a Westfali, Engern e Ostfali
vennero concessi gli stessi diritti di tutti gli altri sudditi.
A novembre l’armata venne riportata in Sassonia accampandosi ad Heristelle
presso Hoxter.
798 – In primavera i Nordalbigiani uccisero degli ufficiali franchi , fra cui un comes.Passando per Minden l’esercito carolingio si diresse verso nord distruggendo tutto tra il Weser e l’Elba come rappresaglia. Nel frattempo però presso Rostock i Nordalbigiani erano stati sconfitti dagli slavi Abroditi alleati dei Franchi perdendo 4000 uomini. Quando Carlo arrivò si sottomisero non essendo più in grado di combattere.
799 – L’esercito venne di nuovo radunato a Paderborn con l’aggiunta di un contingente aquitano guidato da Luigi. Dato che Carlo Magno era occupato con i problemi d’Italia (papa Leone era arrivato in Sassonia), le truppe vennero guidate a nord dell’Elba passando da Lunemburgo dal figlio Carlo.Sistemò i problemi di confine tra Abroditi e Wiltzi , ricevette ostaggi dai Nordalbigiani e ne deportò una parte in Gallia.
802-804 – Dopo altre agitazioni dei Sassoni transalbigiani, Carlo decise di risolvere il problema in modo radicale. Radunato di nuovo l’esercito sulla Lippe , attraverso Minden e Verden raggiunse l’Elba a Hollenstadt all’affluenza del fiume Este nell’Elba , nei pressi del luogo dove sorgerà Amburgo. Raggiunto qui dagli alleati Abroditi , senza trovare opposizione organizzata l’esercito si sparse con i suoi squadroni scelti per il territorio della Vimodia e della Nordalbingia facendo prigionieri tutti i Sassoni possibili. Secondo Einardo 10000 uomini con le famiglie vennero deportati in Gallia e Germania in questi due anni. Il territorio dei Nordalbigiani venne assegnato agli alleati Abroditi. L’804 per Einardo segna la fine delle guerre sassoni ; il territorio occupato coincide a grandi linee con quello occupato dai Romani prima di Teutoburgo. La deportazione a sud dell’Elba dei Sassoni assieme alla costruzioni di una linea di “castella” a protezione del confine, sono indicative della decisione di non spingersi oltre usando la tribù slava degli Abroditi come stato cuscinetto. La cultura sassone , l’ultimo residuo della Germania antica e tribale , era stata annientata in modo sistematico e feroce al fine di rendere possibile la sua integrazione nello stato franco.
805-806 – Pur non facendo parte della guerra sassone in senso stretto
, la campagna contro gli Slavi della Boemia si presenta come una curiosa analogia
con l’abortito tentativo di Tiberio contro i Marcomanni in Boemia nel
6 d.C.
Gli Avari ,ormai formalmente vassalli di Carlo Magno , erano stati attaccati
dagli Slavi della Boemia e cacciati dai territori loro assegnati dai Franchi.
La risposta non si fece attendere : tre eserciti attuarono una manovra a tenaglia
come quella pensata e mai messa in pratica da Tiberio. Un esercito di Sassoni
e Abroditi scese da nord seguendo l’Elba , uno di Austrasiani guidato
da Carlo (il secondogenito) penetrò in Boemia passando dal Meno e dalla
Franconia e uno di Bavaresi,Alemanni e Burgundi penetrò da sud partendo
da Regensburg. Il capo slavo Bechon venne ucciso e il territorio devastato per
vendetta. Il numero di uomini impiegati e le diverse direttrici di avanzata
impedirono qualunque forma di resistenza.
Incorporati i Sassoni nell’impero , il nuovo nemico divennero i Danesi ; molto più organizzati (erano già una monarchia ) dei Sassoni , protetti dalla natura del loro territorio e padroni del mare, già nel 808 i Danesi attaccarono gli Abroditi infliggendo loro parecchie perdite per poi ritirarsi rapidamente. In seguito attaccarono la Frisia via mare con 200 navi e nei decenni seguenti divennero una vera calamità. Pensato come macchina offensiva , l’impero Carolingio aveva spostato le difese ai confini diventando vulnerabile ai raid vichinghi che ne colpivano l’interno.
Prima di approfondire di iniziare con le conclusioni finali ritengo giusto
fare una premessa alla storia militare medievale. Lo ritengo giusto perché
nell’immaginario collettivo e nella percezione che si ha della stessa
rimangono ancora molte delle errate concezioni della passata storiografia militare
del XIX e prima metà del XX secolo. Queste concezioni imponevano visioni
di battaglie fatte di una serie di duelli individuali tra nobili a cavallo ,
privi di coordinazione , tattica e strategia di guerra. Poiché l’essenza
dell’articolo è un confronto tra l’esercito romano (spesso
superficialmente visto in un’ottica troppo modernista , seguendo un processo
inverso a quello usato per il medioevo e dimenticandosi degli aspetti che non
rientrano in questo schema) e un esercito medievale , ritengo giusto sgombrare
il campo da queste percezioni ; userò , per fare questo, la critica fatta
da Verbruggen all’inizio del suo libro agli storici militari o ai militari
professionisti (capitolo introduttivo intitolato appunto “Mancanze
dei moderni storici militari nel discutere la guerra medievale” )
che si sono occupati della guerra nel medioevo.
Essenzialmente Verbruggen divide questi storici in due categorie : i militari
di professione e gli storici professionisti.
Nella prima categoria rientrano personaggi come Delpech e Kohler ; Verbruggen riconosce loro di avere le basi tecniche per la comprensione del problema per merito della loro professione ma di mancare , a causa della stessa, di senso critico storico e della necessaria preparazione sulla storia del periodo , cosa che li portò a prendere cantonate abissali assumendo acriticamente le cifre e i dati delle fonti ( nonostante ne avessero accumulate una quantità enorme ) e di inventare manovre inesistenti , fuorviati dalla loro immaginazione e conoscenza tecnica.
Nella seconda categoria Verbruggen mette grandi storici come Oman,Delbruck,Erben, Lot e Frauenholz.
Oman , autore di un libro in due volumi sull’argomento, è molto accurato nella descrizione sia delle battaglie che negli affari militari inglesi del periodo ma non arriva mai ad una conclusione definitiva. Non entra mai nell’essenza degli scontri tattici e il suo lavoro manca di sintesi e visuale critica.
Delbruck , autore di una monumentale opera sull’arte della guerra dei
secoli , ha un ottima conoscenza delle questioni militari , conoscenza che ritiene
essenziale per uno storico che se ne occupi e fa un’accurata critica delle
fonti inquadrando l’arte della guerra di un periodo nel suo contesto sociale.
Per il periodo medievale purtroppo non verificò personalmente molte delle
sue fonti lasciandole all’analisi dei suoi allievi , scegliendo le battaglie
da analizzare in modo arbitrario. Questo lo portò alla conclusione che
i cavalieri medievali non combattessero in formazioni tattiche ma come singoli
e che non esistesse disciplina nel vero senso della parola.
Considera il periodo medievale come una fase di declino dell’arte della
guerra perché non esisteva un’efficiente fanteria.
Erben e Frauenholz si limitano ad apportare correzioni ed aggiunte ad alcune idee di Delbruck (Frauenholz riconosce l’uso di riserve) , ma apportano poco e sono più utili in particolare Erben per la loro estesa bibliografia.
Lot rappresenta un vero passo avanti rispetto a Delbruck con il suo libro del 1946 sugli eserciti e la guerra medievale. Dotato di grande ingegno e di una mente critica , riconobbe l’uso della riserva tattica nelle formazioni medievali anche se rimase legato al concetto di scontro individuale. Purtroppo essendo uno storico generalista mutuato alla storiografia medievale , si basa soprattutto sulle fonti secondarie piuttosto che sulle primarie.
Proprio la difficoltà di esaminare le fonti primarie , di difficile interpretazione , contribuì non poco alla diffusione di concetti errati. Uno degli errori più frequenti è dimenticare che quando una fonte parla dell’attacco di un cavaliere nobile , spesso ci si dimentica di cogliere quel “cum suis” oppure non si sà che la fonte lo dà per scontato perché la figura in primo piano è quella che gli interessa , non i sergenti e fanti di umile origine. Il signore a cavallo attacca con il suo conrois in formazione serrata sotto il proprio stendardo.Nell’analizzare i comandi che lo Strategikon enumera tra quelli impiegati dalla cavalleria bizantina , Verbruggen trova un esatto equivalente impiegato dalla cavalleria occidentale (tranne allargare i ranghi , naturalmente , essendo una cavalleria di solo d’urto).Da notare che Delbruck considera anche gli eserciti bizantini e arabi come formati da combattenti individuali , data la massiccia prevalenza di cavalleria.
I cambiamenti sociali , l’adozione delle staffe e della pesante corazza,
con la più tarda evoluzione della carica a lancia imbracciata trasformarono
gradualmente i grandi eserciti di fanteria professionista romani e tribali dei
germani occidentali in piccole, veloci e dalla tremenda capacità d’urto
formazioni a cavallo con la fanteria in ruolo di appoggio.
La guerra medievale non va giudicata dalla capacità della fanteria, ma
da quella della sua cavalleria.
Lot affermava che i trenta anni necessari alla conquista della Sassonia , dimostravano
le basse capacità dell’esercito carolingio ; ovviamente Lot non
pensò per nulla al fatto che i romani impiegarono lo stesso tempo e fallirono.
Delbruck invece dedicò un intero capitolo del volume tre della sua opera
alla questione ; il capitolo comincia infatti con la domanda: “Come mai
i Carolingi riuscirono a sottomettere i Sassoni , mentre i Romani con eserciti
più grandi e più risorse fallirono?”.
Purtroppo l’analisi che fa è poco convincente a dimostrazione che
la selezione delle fonti non venne fatta da lui personalmente e forse per una
certa reticenza ad andare più a fondo a causa del pangermanesimo sempre
presente nella sua opera.Infatti da poco la Germania aveva perso la guerra contro
la Francia e l’idea del conquistatore proveniente dalla riva sinistra
del Reno risvegliava brutte analogie.
Mi sembra quindi giusto contro-criticare le ragioni del Delbruck prima di esporre
le mie conclusioni.
Essenzialmente i motivi addotti dallo storico tedesco per cui la conquista della
Sassonia fu portata a termine e non quella della Germania Magna sono due:
1 – I Franchi occupavano già territori sulla riva destra del Reno , come Turingia e Assia , per cui avevano due strade di penetrazione ; inoltre i territori ad est dell’Elba erano occupati da Slavi e non da altri Germani e quindi non c’erano motivi di preoccuparsi di eventuali aiuti transalbigiani.
2 – I Sassoni non erano più così barbari come i Cheruschi di Arminio per cui non erano difficili da affrontare con eserciti più piccoli ; la nobiltà era più desiderosa di entrare a far parte della classe dirigente franca e i semiliberi la maggior parte della popolazione ; i territori più coltivati e quindi più favorevoli ai rifornimenti. Bisogna infatti premettere che Delbruck associa il fallito tentativo romano in Germania con la bellicosità della popolazione , ritiene infatti estendibile a tutte le classi sociali il passo di Tacito che indica come gli uomini si dedicassero solo alla guerra , lasciando la cura dei campi a vecchi e donne.
Circa la prima motivazione giova ricordare che lo stesso Delbruck riconosce che i Romani basarono la loro occupazione della Germania su un asse nord-centro , mentre i Carolingi su un asse sud-centro. Non sembra tra l’altro che i vari generali romani abbiano mai pensato di occupare stabilmente l’area dell’Assia o del Meno per usarla come base per attacchi verso nord. Si preoccuparono di rendere sicura l’area del Meno non ostacolando la migrazione dei Marcomanni in Boemia e posizionando la popolazione amichevole degli Ermonduri tra questi ultimi e il Meno però gli unici attacchi che partirono da quest’area verso nord furono verso il territorio dei Catti. Solo Druso nella sua ultima campagna partendo dal Meno attraversò l’Assia , il Weser per giungere all’Elba ; ma sembra essere stata più una spedizione esplorativa o di propaganda che una reale marcia di conquista.Marktbreit sul Meno venne costruita per la campagna contro i Marcomanni , non come base per movimenti verso nord ; Waldgirmes , proprio nell’Assia , che all’epoca della ribellione dei Cheruschi nel 2 d.C. doveva già essere attiva , non venne usata da Tiberio come base operativa. Pare che i comandanti romani non percepissero come favorevole l’asse meridionale per l’obbiettivo delle loro campagne e di conseguenza non si può dire che ne siano stati penalizzati. Gli insediamenti e fortezze romani in questa regione sembrano sfruttare locazioni già occupate dai preesistenti , poi abbandonati ,oppida celtici (ad esempio proprio Waldgirmes), piuttosto che luoghi strategicamente utili per il movimento degli eserciti nell’altopiano centrale.
Se poi ci spostiamo avanti nel tempo notiamo che l’opzione avvicinamento
da sud , tramite l’Assia oppure la valle della Fulda, venne sfruttato
relativamente poco anche dai Carolingi che preferivano la via diretta lungo
la Lippe , la Ruhr , e la nuova strada ( Hellweg o Hallweg ) che correva tra
i due fiumi e univa Paderborn al Reno. La via diretta sembra essere stata comunque
la prima scelta.
L'origine germanica delle popolazioni transalbigiane non fu di impaccio ai Romani.
Si assicurarono tramite trattati la loro amicizia , come riportano le fonti
che ugualmente non riportano atti di ostilità verso i Romani ; non esisteva
tra i Germani solidarietà etnica. Allo stesso modo gli Slavi d’oltre
Elba furono di aiuto ai Carolingi solo nella fase di conquista della Nordalbingia
, ma altre tribù si comportarono in modo ostile , minacciando la Turingia
e la Sassonia , ribaltando così la tesi di Delbruck.
La seconda motivazione è ancora meno dimostrabile ; abbiamo visto come la struttura sociale sassone fosse molto vicina a quella degli antichi Germani e molto differente da quella franca contemporanea. Delbruck basa la sua affermazione su fonti di circa 50 anni dopo la conquista quando l’organizzazione sociale feudale era ormai pienamente radicata e possiamo immaginare che molti liberi a causa della devastazione sistematica delle loro proprietà da parte dell’esercito franco avessero perso il loro stato finendo in una condizione servile. La rivolta del 842 , chiamata Stellingabund , organizzata da questi semi-liberi per reclamare i vecchi diritti , dimostra come la loro condizione al tempo della libera Sassonia fosse molto diversa da quella successiva. In ogni caso quale che fosse l’effettiva barbarie dei Sassoni la loro aggressività , specialmente durante l’VIII secolo, è innegabile : il fossato difensivo che isolava lo Jutland dalla Germania , il Danevirke , la cui prima fase di costruzione data nel 737 , sembra aver avuto lo scopo di impedire le razzie e attacchi sassoni a nord. L’affermazione che i campi fossero più coltivati non è dimostrata da Delbruck in alcun modo quindi non può essere utilizzata come base per un confronto.
L’idea di Delbruck che gli eserciti carolingi fossero “primitivi”
rispetto a quelli antichi , che non esistessero unità tattiche e tutto
si basasse sullo scontro individuale e soprattutto la sua sottovalutazione delle
capacità della cavalleria pesante , lo spinsero inevitabilmente a cercare
le risposte nelle debolezze dei Sassoni e non nelle capacità dei conquistatori.
Ci sono diversi punti oscuri o poco logici nella descrizione che Tacito fa delle campagne di Germanico tra il 14 e il 16. Quella che fa negli Annali è l’unica descrizione approfondita di una campagna romana in Germania , sorvolando sui vari racconti su Teutoburgo , ed è preziosa per questo.
Va ricordato però che Tacito non possedeva una mappa geografica del paese ma solo descrizioni scritte fatte spesso su idee geografiche errate sulle direzione del corso dei fiumi , sulla posizione di luoghi e tribù rispetto ai punti cardinali. Io stesso ho potuto constatare scrivendo questo testo quanto sia difficile farsi un’idea di direzioni e distanze senza una mappa geografica moderna.
Non esisteva un equivalente della moderna topografia militare ; un esercito
in movimento si basava sulla conoscenza diretta del percorso da parte di guide
ed esploratori e sugli Itineraria . Questi ultimi fornivano la distanza
e altre informazioni tra le tappe di un percorso predefinito (ad esempio tra
varie città , tra due fiumi,ecc) ; erano dati scritti (itineraria
adnotata) e pochissimi usavano forme grafiche (itineraria picta
,il massimo esempio di questa forma è la “Tavola Peuntingeriana”
del IV secolo). La forma mentis di chi li leggeva senza conoscere personalmente
la regione doveva essere molto simile a quella del turista in una città
sconosciuta che legge il percorso dei mezzi pubblici contando le stazioni per
arrivare alla propria destinazione senza aver idea di quale strade attraverserà
e la posizione delle fermate rispetto alla pianta urbana. Questo fattore va
tenuto ben presente nella lettura delle fonti antiche e medievali anche di eccellenti
e in prima persona come Cesare ; gli autori semplificano al massimo le informazioni
topografiche fornite per rendere i testi di facile accesso ai lettori.
Quindi sarebbe sbagliato pensare che Tacito avesse un idea corretta della posizione
geografica dei riferimenti che descrive.
Una prima incongruenza viene descritta nella campagna del 15 : le truppe romane che rientrano dalle foci dell’Ems arrivano alla foce del Weser che si trova ad oriente dell’Ems. Nella descrizione della campagna ho tenuto questa descrizione ma è chiaro che qualcosa non torna ; Tacito deve aver confuso o i due fiumi o il percorso delle truppe.
Un’altra incoerenza riguarda l’avvicinamento del 16 al campo di Idistaviso ; Germanico attraversa l’Ems e subito Tacito dice che manda Stertinio con la cavalleria contro gli Angrivarii che si erano ribellati alle sue spalle ; ma questi ultimi all’epoca abitavano su entrambe le sponde del Weser quindi davanti a Germanico.Anche qui o la tribù non è quella oppure Tacito scambia il Weser con l’Ems. Altra spiegazione è che nel 15 l’autore non descriva una ricognizione marittima fatta da Germanico sul Weser e nel 16 si dimentichi completamente la marcia di Germanico dall’Ems al Weser.
Come ho già fatto notare inverte il percorso di ritrovamento dei campi di Varo (forse volutamente).
Nel 16 Germanico porta 6 legioni in profondità sulla Lippe per salvare il forte e poi ritorna il Reno per reimbarcare l’intero esercito su mille navi e navigare fino all’Ems. Sembra un po’ strano che sia riuscito a portare almeno 50000 uomini con cavalli e i rifornimenti necessari per più di 100 km di mare. Cesare ne usò ottocento per portarne 25000 più 2000 cavalieri nella breve distanza tra la costa inglese e francese su un territorio dove poteva integrare i rifornimenti tramite la requisizione in loco. Inoltre perché muovere una forza notevole e lenta come 6 legioni fin dentro la valle della Lippe per liberare una fortezza, per poi portarle indietro? Alla luce delle campagne di Tiberio avrebbe più senso attribuire alla flotta il compito di portare i rifornimenti e una parte minore dell’esercito mentre il resto procedeva via terra.
La stessa Idistaviso non sembra essere stata quel massacro descritto; come abbiamo detto il potenziale umano delle tribù era limitato però vediamo l’anno dopo i Cheruschi dare battaglia alle forze di Marabodo ; poco probabile se avessero avuto migliaia di perdite come conseguenza dello scontro.
La sottomissione della Germania antica e altomedievale presentava due problemi, uno di natura strategico-politica , un altro di natura tattico-logistica.
• Ottenere il controllo del territorio e la sottomissione degli abitanti
• Portare le truppe attraverso un’area che presenta molti terreni
difficili e assieme ai rifornimenti necessari poichè che il suolo non
è abbastanza ricco da sostentare un grande numero di truppe come Cesare
fece in Gallia.
Dato che gli eserciti antichi e medievali non erano così grandi da poter
presidiare efficacemente un territorio tanto esteso , il controllo dello stesso
era strettamente legato a quello della popolazione e il controllo su questa
era dato dalla collaborazione della classe dirigente.
La concezione strategico-politica era fondata su popoli, tribù , città
e re , non su confini e nazioni.
In questo contesto la frammentazione politica della Germania rendeva arduo ottenere
una sottomissione completa ; significava portare le truppe sul territorio di
ogni tribù e ottenere tante rese parziali , più o meno durature
; questo naturalmente portava al problema numero due cioè come far arrivare
le truppe sull’obbiettivo senza correre rischi di imboscate e con i rifornimenti
necessari.La stessa competizione interna alla nobiltà germanica e sassone
portava poi alla nascita di due fazioni , una a favore degli invasori una contraria.
Favorire una certa parte della nobiltà inevitabilmente portava i loro
avversari, che vedevano in pericolo il proprio prestigio, a schierarsi sull’altro
versante.La presenza in forze dell’esercito occupante , visibile a tutta
la popolazione con la potenziale minaccia di distruzione che portava con sè,
favoriva la fazione “pacifista” mentre la sua assenza rendeva la
minaccia meno concreta e contribuiva a rafforzare la fazione opposta. E' probabile
,quindi , che le motivazioni che spinsero Arminio a "rompere i trattati"
,come dice Strabone ,avessero un carattere molto più personale che patriottico;
non trovando sbocchi nella Germania pacificata , a seguito dell'abortita campagna
contro i Marcomanni (cui avrebbe partecipato in un ruolo che gli avrebbe assicurato
un prestigio elevato in casa) , decise di giocare in proprio sfruttando il malcontento
dei guerrieri professionisti dei vari comitati,ai quali lo stato di
pacificazione imposto dal trattato con Marabodo e dalla guerra Illirica andava
stretto.
I metodi usati in varia misura per ottenere questo controllo possono dividersi così:
1. Costruzioni di fortezze o guarnigioni in punti precisi
2. Deportazione della popolazione
3. Applicazione di un sistema amministrativo estraneo al tessuto sociale
4. Consegna ostaggi
5. Attecchimento di nuovi valori religioso-sociali
Vedremo poi in quale misura vennero usati e con quale successo.
Non c’è dubbio che dal punto di vista dello scontro tattico diretto
sia Romani che Franchi mantennero una superiorità netta sugli avversari.
Solo tramite attacchi sugli eserciti in marcia, Sassoni o Germani potevano sperare
di ottenere un successo.Le zone dove si potevano raccogliere foraggio o frumento
in Germania erano sparse e non continue , costringendo gli eserciti ad usare
salmerie molto grandi e quindi rendendo le colonne in marcia più vulnerabili;
si poteva operare con una certa sicurezza fino quasi all’area del Ems/Weser
poiché ci si poteva spostare senza grosse colonne di trasporto ( infatti
Druso nella sua prima campagna contro i Cheruschi deve tornare indietro senza
passare il Weser perché non ha sufficienti rifornimenti per andare oltre).
La dimensione delle salmerie divenne il principale problema e preoccupazione dei comandanti romani ( basta ricordare la severità con cui Tiberio imponeva ai soldati di evitare di portarsi in guerra materiali superflui ) diminuendo al massimo la grandezza del bagaglio.
Anche questo problema venne affrontato in molti modi :
1. Costruzione di basi logistiche avanzate (vedi Aliso sulla Lippe)
2. Sfruttamento della navigazione fluviale
3. Uso della flotta per spostamenti via mare
4. Saccheggio
5. Contribuzioni dalle tribù sottomesse
Analizzando le prime campagne di Druso si vede come questo ultimo abbia ben
chiara la propria linea d’operazione. Si può supporre con ragionevole
certezza che la sottomissione delle tribù sulla costa del mare del Nord
fosse l’obbiettivo primario del primo anno di guerra.La flotta e il canale
non potevano essere stati improvvisati ma costruiti con largo anticipo sull’inizio
dell’invasione. La devastazione del territorio sicambro fu un ritardo
dovuto alla necessità di mantenere sicura la riva sinistra mentre l’esercito
campale era lontano. In questa ottica si spiega anche la costruzione di fortezze
lungo tutta la riva sinistra e nella valle del Mosa , altrimenti illogiche.Anche
se le fonti non ne parlano appare evidente che era stato messo in opera un lavoro
di intelligence preliminare all’inizio delle operazioni militari. Se ricognizioni
strategiche da parte delle forze romane sembrano improbabili , informazioni
riguardanti la geografia , le tribù , i rapporti di forza , i preparativi
bellici potevano essere raccolte interrogando mercanti che viaggiavano tra le
due rive , stabilendo contatti diplomatici con tribù amichevoli, ascoltando
schiavi, civili , prigionieri di guerra. Da queste fonti Druso venne a sapere
dell’attacco dei Sicambri e lo prevenne , stabilì contatti amichevoli
con una parte della nobiltà dei Catti e acquisì informazioni geografiche
sulla costa nord che gli permisero di attuare prima la sottomissione dei Frisi
e poi quella dei Cauci. Le operazioni dell’11 a.C. mostrano come l’obbiettivo
principale dei Romani fosse ottenere la sottomissione delle tribù maggiori
(Cauci,Cheruschi,Catti) , trascurando quelle minori. Infatti nonostante la possibilità
di attaccare alle spalle i Sicambri in lotta contro i Catti Druso puntò
direttamente al territorio cherusco ; sottovalutò però la distanza
geografica e la resistenza e fece dietro-front per mancanza di rifornimenti.
Per risolvere il problema costruì Oberaden sulla Lippe in modo da avere
una base logistica che gli permettesse di arrivare al Weser e superarlo.
Il cambio delle relazioni con i Catti forse fu dovuto proprio al mancato aiuto
contro i Sicambri che permise alla fazione antiromana di prevalere. E’
probabile che proprio in previsione di questo cambiamento di atteggiamento venisse
costruito il forte prossimo al loro territorio.Come che sia la priorità
di Druso cambiò ; le legioni vennero spostate a Mainz e mirò a
riottenere la sottomissione dei Catti.Ci vollero due campagne per ottenerla
; durante la seconda , dopo aver sconfitto Catti e Suebi , proseguì verso
nord , forse per verificare la possibilità di sfruttare questa direzione
, forse per non perdere tempo a tornare sulla Lippe ; anche se non se ne trova
cenno nella fonti la stessa lunghezza della marcia fa pensare che abbia integrato
i propri rifornimenti con prelievi dalle tribù che sottometteva mentre
procedeva. I Cheruschi furono costretti a venire a patti e Druso ne approfittò
per una missione esplorativa fino all’Elba dando nello stesso tempo una
dimostrazione di forza alle tribù più lontane.La marcia da sud
non sembra comunque aver suscitato una buona impressione ai comandanti romani
, dato che non verrà più ripetuta (anche se forse fu ripercorsa
da Germanico per andare in soccorso di Segeste , mentre era con l’esercito
nel territorio dei Catti).
In questa ottica diventa chiaro il perché della deportazione dei Sicambri.
Vista la poca praticabilità della via attraverso l’Assia Tiberio
decise di rendere sicura la via diretta. Il corridoio terrestre e fluviale delle
valli della Lippe e della Ruhr venne reso praticabile deportando la popolazione
che ne dominava l’accesso e che aveva dimostrato parecchia aggressività.
Sembra comunque che le campagne di Druso abbiano raggiunto lo scopo e le fazioni
pro-romane ottennero la preminenza sulle principali tribù , sfruttando
il timore di possibili attacchi romani. Può sembrare strano che in soli
5 anni di campagne i Germani si fossero sottomessi ma va considerata la forma
presa dall’occupazione romana in questa prima fase. Non si conoscono i
termini della pace concessa da Augusto ma è improbabile che questi ultimi
venissero considerati e si considerassero sudditi dell’impero o in via
di occupazione ; vediamo che negli anni di relativa pace che seguirono il ritiro
di Tiberio l’influenza romana è più di tipo indiretto e
commerciale (cosa che quel “quasi ridotta a provincia tributaria”
di Velleio Patercolo sembra voler nascondere), molto diversa da quello di una
provincia in via di consolidamento se si escludono le fortezze direttamente
presidiate sulla Lippe (che però vennero arretrate verso il Reno , abbandonando
Oberaden per Haltern) e sulla Lahn e forse alle foce del Weser o dell’Ems.
Meraviglierebbe altrimenti l’affermazione nelle fonti che Arminio tornato
in patria medita vendetta perché la trova defraudata dalla libertà;
Arminio doveva aver vissuto in patria la prima fase della presenza romana in
Germania , la sua rabbia poteva essere motivata solo da un cambiamento netto
tra il primo periodo e quello successivo alla seconda campagna di Tiberio.
Sembra che i Romani si accontentassero di mantenere una supremazia politica
almeno per il momento , una situazione simile a quella dei Daci dopo la prima
campagna di Traiano. Forse i cambiamenti politici interni allo stato partico
fecero riconsiderare ad Augusto le proprie ambizioni in oriente a scapito di
quelle nel nord Europa ; infatti nel 10 a.C. una buona parte della famiglia
reale partica (4 figli di Fraate IV con le famiglie) era stata mandata in esilio
a Roma su istigazione della madre del futuro Fraate V , dando ad Augusto una
riserva di potenziali eredi al trono arsacide ; più tardi l’ultima
guarnigione romana in Armenia venne scacciata da un gruppo di nobili filo-partici
che avevano stretto allenza con Fraate ; un esercito al comando di Tiberio venne
mandato in Armenia nel 5 a.C.
Cassio Dione ci dà un piccolo indizio sull’inizio di cambiamento
di questa politica di basso profilo ; il tentativo fallito di Enobarbo di imporre
il rientro dei transfughi cheruschi tramite altri (forse un tentativo violento?),
viene evidenziato da Dione come fonte di rabbia e disprezzo tra i Germani (altro
indizio del superficiale controllo romano) . Possiamo pensare che l'azione di
Enobarbo non fosse un’iniziativa individuale poiché coincise con
il suo trasferimento dal Danubio a Reno ; una ricerca di maggior controllo sulla
tribù più grande può aver motivato questa azione.Ma perché
questa maggiore pressione sui Cheruschi? Una spiegazione probabile si può
trovare nel pericolo rappresentato dalla confederazione marcomannica di Marabodo.
Questo ultimo che aveva passato molto tempo a Roma , dopo aver occupato la terra
dei celti Boi aveva esteso il suo controllo anche alle tribù confinanti
in Moravia e Lusazia (Semnoni ,Gotoni, Lugii ed altre tribù). Dalle fonti
si scorge il timore che questa raggruppamento barbarico subito a nord dell’impero
incuteva ; Velleio Patercolo descrive un comportamento di aperta sfida e gioco
politico con i Romani.
Se consideriamo le azioni in successione di Enobarbo:
- insediamento degli Ermonduri tra la Germania romana e la Boemia
- campagna oltre l’Elba e relazioni amichevoli stretti con i transalbigiani
- spostamento sul Reno e tentativo di imporre il rientro dei transfughi
non si può fare a meno di notare come cerchi di isolare il territorio marcomannico sia dalla Germania romana sia dalle tribù d’oltre Elba e infine di aumentare l’influenza imperiale sul territorio.
Sia come sia il tentativo fallisce e almeno i Cauci e i Cheruschi (con le tribù
loro soggette) escono dall’orbita romana , nè Enobarbo (le cui
forze militari non dovevano essere sufficientemente consistenti) riesce a riportarli
all’ordine , solo a contenere il danno.
A questo punto Augusto tornò a mirare verso nord ; cos’è
successo ? Forse la morte del nipote Caio in oriente, come dicono le fonti ,
lo fece rinunciare all’invasione della Partia , sempre che fosse pianificata,
forse decise di chiudere i conti con Marabodo. Comunque le forze militari romane
sono di nuovo disponibili.
Tiberio impiegò un anno per organizzare le sue forze ma in due anni ristabilì l’egemonia dell’impero apparentemente senza grandi combattimenti nè fatti eccezionali ; l’apparizione delle truppe romane in forze spingeva alla sottomissione le varie popolazioni. Due fatti sono rilevanti: l’esercito sverna in Germania all’ingresso del territorio cherusco e Tiberio sottomette le tribù che vivono tra il Weser e l’Elba ( i Longobardi ad esempio).
Il mantenere l’esercito sul suolo nemico dentro un campo fortificato non era solo un atto pratico ma un fatto simbolico ; era una chiara dimostrazione della volontà romana di restare , un simbolo di potere e della sottomissione del nemico. Il fatto stesso che si trovasse ad Anreppen più vicino ai Cheruschi e non nella più pratica e vicina Haltern ne è una dimostrazione.
La sottomissione dei Longobardi (e probabilmente tribù minori stanziate sull’Elba) invece, sembra avere motivazioni più profonde rispetto a quelle della semplice dimostrazione di forza ; apparentemente le tribù accettano la resa molto rapidamente e forse ,come pensa il Delbruck, ciò è dovuto alla loro ricerca di protezione contro l’estendersi della confederazione di Marabodo. A conferma di ciò Tacito ci dice indirettamente che nel 17 d.C erano parte dei popoli alleati dei Marcomanni ma più per timore che per amore, dato che lo tradiscono passando dalla parte di Arminio.Anche in questo caso ,quindi, sembra che l’obbiettivo di Tiberio nella sua marcia lungo l’Elba fosse limitare l’influenza di Marbod e coprirsi le spalle per l’invasione della Boemia.
La progettata campagna contro questa ultima avrebbe rappresentato l’atto finale dell’eliminazione del pericolo marcomannico ; Tiberio si assicurò la superiorità numerica con 12 legioni e ausiliari ,quasi la metà dell’esercito romano, e decise per un attacco concentrico per costringere Marabodo a dividere le forze oppure farlo ritirare al centro del suo territorio impedendogli di usare le difese naturali ai passi.
Due sono le principali strade di invasione della Boemia , ripetutamente usate anche nel medioevo ; la prima parte da Regensburg , passa da Cham e arriva a Pilsen ;la seconda passa dai Monti Metalliferi seguendo il corso del Freiberger Mulde. Una strada minore è quella che dalla Franconia passa attraverso la Selva Boema e arriva a Praga. Probabilmente le legioni di Marktbreit sarebbero avanzate da qui.C’è poi la via d’accesso che porta da Bratislava sul Danubio fino a Brno in Moravia: da qui poi è possibile raggiungere il centro della Boemia. Tiberio da Carnuntum avrebbe dovuto seguire questo percorso , mentre Saturnino da nord quello attraverso i Monti Metalliferi.
La rivolta illirica fermò tutto costringendo Augusto ad accontentarsi di un trattato con il re dei Marcomanni. Nonostante ciò la trasformazione della Germania transrenana in provincia proseguì ; a parte le aree sotto controllo diretto è probabile che prefetti con distaccamenti dei soldati venissero mandati tra le varie tribù secondo la procedura seguita anche per le tribù interne all’impero. Si impose il tributo e le truppe svernavano sulla riva destra ; sappiamo che almeno alcuni nobili cheruschi vennero fatti sacerdoti del culto di Augusto.Una politica di assimilazione diretta molto differente da quella seguita nella prima fase e simile a quella svolta in territorio provinciale. Chiaramente l’assimilazione , specialmente il tributo ,porta sempre ad una resistenza che unita alla naturale bellicosità della nobiltà germanica rappresentava un serio problema , soprattutto se consideriamo che i romani tra il 6 e il 9 sono nel momento di massima debolezza. Più di 100.000 uomini sono impiegati in Illiria lasciando in Germania a Varo tre legioni e solo 3 ali di cavalleria , limitando di molto la sua capacità di ricognizione sul territorio non direttamente controllato. Per compensare la carenza di fanteria vengono usati ausiliari germani in buon numero.Le due legioni a Mainz non sembrano qui posizionate contro i Germani ma piuttosto come protezione/minaccia a Marabodo. Se infatti questo ultimo non fosse stato ai patti e avesse attaccato verso la Gallia avrebbe trovato l’unico ponte nella regione bloccato da queste due legioni , se invece avesse attaccato Tiberio in Illirico unendo le forze con i ribelli le due legioni sarebbero state una forza sufficiente per attaccare il suo regno indifeso.
In questo contesto Teutoburgo è dovuta da una parte ad un fallimento
di intelligence da parte dei romani dall’altro ad un’accorta pianificazione
da parte di Arminio unita alla corretta gestione dello scontro tattico. La responsabilità
di Varo , anche prendendo alla lettera le fonti che gli addossano l’intera
colpa , può essere solo parziale. Aveva con sé l’ufficialità
di tre legioni , non è pensabile che non tenesse conto di loro eventuali
dubbi o timori o di quelli dei suoi soldati , i quali avendo con sé i
famigliari se avessero percepito il pericolo avrebbero spinto il comandante
ad un atteggiamento più prudente.
Probabilmente l’intero esercito era alimentato da una falsa sicurezza
e questo sicuramente va a merito del lavoro di Arminio.
Analizzando le due possibili strade prese da Varo vediamo che si tratta di strade
obbligate per tornare a ovest dal Weser ; entrambe con ottimi punti per imboscate
, si può anche pensare che le forze di Arminio fossero pronte a spostarsi
da un percorso all’altro se Varo avesse deciso di cambiare strada; nel
15 d.C. infatti dimostrarono una buona mobilità nello spostarsi dalle
forze di Germanico a quelle di Cecina.
Di solito le imboscate alle forze romane in marcia fallivano perché
i germani dopo il primo attacco , non avendo riserve venivano contrattaccati
dai rinforzi romani che arrivavano dai punti non attaccati e inseguiti fino
a disperdersi.Nel caso di Teutoburgo l’attacco in un punto preciso della
colonna in marcia , sembra associato ad un attacco con armi da getto che colpiscono
i rinforzi rallentandoli. Il muro e la pendenza della collina bloccarono il
contrattacco romano che venne respinto con perdite.
Se dobbiamo dare un senso compiuto alla frase di Velleio Patercolo che Varo
trattenne i suoi uomini dal dimostrare il loro coraggio di Romani, possiamo
pensare che trattenne gli uomini nel campo della prima giornata sperando in
un assalto diretto dei Germani , che li avrebbe resi vulnerabili al contrattacco
(dato che questo stesso comando sulla linea di marcia ha poco senso , Varo aveva
la possibilità di dare ordini solo nel punto della linea dove si trovava
fisicamente ) ; questa stessa mossa salvò 6 anni dopo le 4 legioni di
Cecina ed è usatissima da Cesare e i suoi legati in Gallia , quindi è
probabile che anche Varo la conoscesse ; è difficile infatti per un esercito
tribale resistere alla tentazione di assaltare il campo di un nemico che si
crede indebolito , data la mancanza di una chiara gerarchia interna. Come si
vede anche in occasione dell’episodio di Cecina , Arminio conosceva il
trucco e solo la duplicità di comando del 15 d.C. salvò i romani.
La distruzione dell’esercito della Germania lasciò un vuoto sul
Reno che avrebbe permesso ai Germani di gettarsi sulla Gallia ; non è
chiaro quanto il pericolo fosse reale o frutto del terrore del momento. Più
grave sicuramente la possibilità di una rivolta gallica o di un attacco
di Marabodo.
Le due legioni di Mainz vennero mosse a Vetera e Colonia, i soli due punti di
attraversamento sul Reno da cui potevano passare grossi contingenti di Germani
e dove sulla riva sinistra vivevano altre due tribù , Cugerni e Ubii.
Questo fatto conferma la loro funzione originaria antimarcomannica e non di
protezione contro i Germani transrenani.
Tiberio si mosse dall’Illirico con due sole legioni (Rapax e Valeria Victrix)
, benchè ne avesse ben 10 a disposizione.Chiaramente all’indomani
della fine della rivolta pannonica non poteva spostare subito gran parte delle
truppe e sicuramente un esercito di due legioni più ausiliari (circa
20000 uomini ) sarebbe arrivato molto più velocemente di uno più
grande. Le altre 4 legioni ( II Augusta della Spagna ,XIII , XIV Gemina e XVI
Gallica dall’Illirico) giunsero nel corso dell’anno successivo ,
che Tiberio impiegò per rendere sicura la riva sinistra.
Nonostante sfruttasse i due anni successivi in campagne contro le tribù direttamente confinanti con il Reno , è abbastanza chiaro che si trattava di spedizioni miranti a salvare la faccia e non a reimporre una nuova egemonia romana.
Ci sono meno dubbi invece sulle intenzioni di Germanico con le sue spedizioni
tra il 14 e il 16 d.C. ; l’intero svolgersi della campagna non si spiegherebbe
partendo dal presupposto che si trattasse solo di spedizioni di rappresaglia.
Vediamo che il giovane principe imperiale operava secondo le medesime linee
di condotta dei suoi predecessori. Nel 14 riprese la valle della Lippe e con
il massacro dei Marsi risollevò il morale delle sue truppe. Nel 15 dopo
la campagna contro i Catti , mirante forse ad impedire che si unissero ai Cheruschi
o attaccassero la Gallia approfittando dell’assenza dell’esercito
, rioccupò la costa nord e il delta dell’Ems , devastando il territorio
delle tribù alleate di Arminio , cercando di costringerlo allo scontro
aperto. Infine nel 16 portò la guerra direttamente nel territorio cherusco.
Appare evidente che Germanico non cercava la sottomissione di ogni singola
tribù , ma sperava di ottenere la resa delle più piccole attraverso
quella della più grande. Con la spedizione del 16 , preparata da quelle
del 14 e del 15 , si inoltrò direttamente nel cuore del territorio di
Arminio , sperando di incutere abbastanza timore nella nobiltà cherusca
da convincerla a liberarsi del pericoloso condottiero e a sottomettersi. Non
sarebbe strano immaginare che se si fosse portato dietro i maggiori esponenti
della fazione proromana in esilio , Segeste e i suoi famigliari (sappiamo che
c’era Flavo , fratello di Arminio) . Il piano non riuscì e neanche
la battaglia persa intaccò il prestigio di Arminio nè si riuscì
ad ucciderlo o catturarlo ; Germanico fu costretto a rientrare dalla rivolta
degli Angrivarii alle sue spalle.
Quali che fossero le aspirazioni del figlio di Druso , Tiberio la pensava diversamente
e vi pose termine facendolo rientrare a Roma.
Riassumendo:
Si possono distinguere con buona certezza due fasi politiche diverse nella strategia romana ; una prima fase che va all’incirca fino all’inizio del I secolo d.C. : la Germania non viene considerata un territorio destinato a diventare una provincia almeno non nell’immediato. I romani cercano di mantenere il controllo tramite le fazioni pro-romane nelle tribù maggiori , secondo uno schema usato più volte anche in seguito nei rapporti con i germani ; l’area sottoposta a questa influenza è limitata alla zona del Weser e non arriva all’Elba.
La seconda fase è diretta conseguenza delle campagne di Tiberio ; venute meno le ambizioni in oriente e preoccupato dalle possibili azioni di Marabodo , Augusto opta per la trasformazione in provincia e controllo diretto. Questo ovviamente si manifesta con il tributo ,la presenza di funzionari romani (governatori e prefetti) ,di truppe romane in campi permanenti e il culto dell’imperatore.
Il controllo sui Cheruschi sembra essere la principale preoccupazione dei romani ; sono il popolo più grande , occupano la parte centrale del territorio e la meno esposta agli attacchi (diversamente da Catti e Cauci ), inoltre molte tribù minori sono loro vincolate (almeno Bructeri e Marsi ; Strabone parla dei Cheruschi e dei loro sottoposti). Ottenere il supporto della nobiltà di questa popolazione , dà un vantaggio ai Romani simile a quello ottenuto da Cesare dando la preminenza agli Edui e ai Remi tra i Galli ed evita di dover portare l’esercito contro ogni singola tribù.Di certo i Romani potevano cercare di sottomettere prima le popolazioni di confine (Bructeri, Usipi, Tencteri) : operazioni di vastatio ripetute avrebbero ridotto il loro potenziale umano, costringendoli a migrare oppure ad accettare una resa con occupazione permettendo ai Romani di spingere sempre più in profondità le proprie guarnigioni senza rischio. Ma questo tipo di guerra richiede tempo e spese ingenti sia in uomini che mezzi , perché costringe ad organizzare spedizioni ogni anno fino al risultato.Augusto non poteva accettare , a causa della sua politica interna ,una strategia così a lungo termine e costosa per un territorio non proficuo come la Germania.
Quindi nella seconda fase vediamo usare dai Romani tre delle cinque modalità
di controllo elencate sopra : fortezze e fortificazioni presidiate da truppe
, imposizione di un sistema amministrativo estraneo (quello provinciale) e inserimento
di nuovi valori etico-religiosi (romanizzazione della nobiltà germanica
e culto imperiale). La consegna di ostaggi dopo ogni campagna è più
che probabile , c’è un accenno di Strabone su questo punto , ma
l’unico documentato è quello relativo ai Sicambri.
La deportazione di questi ultimi è l’unico evento di questo tipo
mirante a rendere possibile l’occupazione diretta di una regione , però
vi sono accenni a casi di spostamenti di tribù oltre l’orbita romana
nelle regione oltre l’Elba e in Boemia. Giova ricordare che Marco Aurelio
impedì ai Marcomanni di migrare ; il diverso comportamento al tempo di
Augusto ha un preciso significato , poiché nell’antichità
si conquistavano popoli e città non territori.Non volendo perdite troppo
elevate tra i legionari a causa delle ripercussione negative che ciò
avrebbe avuto a Roma , Augusto e i suoi generali preferirono lasciarne migrare
alcune devastando i loro territori (Suebi e Marcomanni) , ne deportarono una
(Sicambri) e cercarono di usare i Cheruschi con una nobiltà romanizzata
per controllare le altre trattandoli quasi come alleati e non vinti (a differenza
di tribù più piccole e confinarie come i Frisi che vennero subito
sottoposti a tributo , seppur modesto , da Druso).
Escludendo la prima spedizione del 772 , abbiamo un dichiarazione abbastanza chiara delle intenzioni di Carlo Magno in Sassonia nel discorso di Quierzy: occupazione e cristianizzazione. Questo fatto rende la descrizione sulla strategia franca meno complessa e articolata.
Probabilmente il fatto che le fonti dell’epoca parlino sempre dei Sassoni
come un’unica popolazione oppure usando solo la loro divisione regionale
, indica una certa difficoltà a percepire la particolare organizzazione
tribale di questo popolo.Questo può spiegare il fatto che nel primo decennio
l’esercito venisse spostato per altre campagne senza prendere contromisure
contro eventuali rivolte o attacchi dei Sassoni , semplicemente la sottomissione
di alcune tribù veniva scambiato come una resa vincolante per tutte le
altre.
Questo fraintendimento della natura del popolo sassone è proprio dalla
diversa struttura dell’Europa nel VIII secolo. Se al tempo di Augusto
buona parte della popolazione dell’Europa occidentale (Spagna del nord,
Gallia, Balcani, Alpi) viveva in una struttura sociale tribale , rendendola
comune e comprensibile agli occhi dei romani , al tempo di Carlo Magno quello
sassone era ormai l’unico territorio a diretto contatto con i Franchi
a mantenere questa forma di società (tribù slave a parte).
Vediamo come gli eserciti carolingi si spingano nel proseguire degli anni sempre
più a nord rispetto al confine dell’Assia e della Turingia dando
l’idea che l’obbiettivo franco nelle prime spedizioni fosse la difesa
dei propri territori oltre Reno e poi la conquista completa.L’occupazione
iniziale di Eresburg e Sigisburg era importante , perché queste fortezze
di confine difendevano l’Assia contro le razzie e il loro possesso in
mano carolingia impediva ai Sassoni di bloccare la via d’accesso al Weser.
Contemporaneamente alle operazioni militari avanzava il sistema amministrativo e quello ecclesiastico.Già nel 782 si arruolano leve sassoni contro gli slavi.Il tenere l’assemblea generale del regno a Paderborn ha un alto valore simbolico ; la Sassonia viene considerata parte del regno.Quanto chiese e monasteri fossero visti dai Sassoni come segni dell’occupazione straniera lo vediamo quando Wituchindo incita i suoi nel 782 a scacciare i preti e bruciare i monasteri.
Se nel primo decennio le spedizioni franche non sembrano sistematiche ma reazioni
alle varie rivolte che seguivano alla permanenza in altri teatri di operazione
del sovrano (Spagna, Italia) , dal 779 e in particolare dopo il 782 le campagne
diventano continue. Probabilmente la leadership carolingia giunse alla conclusione
che la Sassonia non poteva essere pacificata in un colpo solo: occorreva una
presenza militare costante assieme alla resa di ogni singolo gau sul territorio
e all’inasprimento della politica di occupazione con il Capitolatio sulla
Sassonia.Anche la resistenza si fece più dura a causa dello scontento
per l’applicazione dell’amministrazione fiscale degli occupanti
, provocando rivolte anche con le truppe carolinge presenti sul territorio.
La capacità di resistere dei Sassoni venne definitivamente spezzata dalle
due battaglie di Detmold e di Osnabruck , assieme alla campagna invernale del
784-785 che distrusse ogni fortezza sul territorio , annientando la volontà
della popolazione già provata dalle alluvioni.La resa volontaria di Wituchindo
è solo la constatazione della sconfitta della sua causa; ma il fatto
che Carlo gli offrisse una sistemazione onorevole e un posto importante nella
nobiltà franca da un'apparente posizione di forza , dimostra quanto considerasse
importante avere questa figura carismatica dalla propria parte per impedire
altre rivolte.
Contemporaneamente l’estensione del confine all’Elba e la rioccupazione
della Baviera crearono nuovi problemi difensivi. Le incursioni degli Slavi e
degli Avari costrinsero a grandi spedizioni in Ungheria , Brandeburgo e Boemia,
infine alla creazione di fortificazioni di confine.
La sottomissione dei Vimodiani e dei Nordalbigiani dà un chiaro esempio di come i Franchi faticassero a concepire i Sassoni come un raggruppamento di tante tribù frazionate ; Carlo Magno si aspettava di vedere sia i Sassoni del nord che quelli delle paludi arrivare al campo di Bardewick , in quanto convocati dal nuovo signore della Sassonia ; ma questi ultimi, evidentemente ,la pensavano in modo diverso anzi attaccarono i vassalli slavi in marcia sul loro territorio.
Il baricentro delle spedizioni venne spostato verso nord. In questa fase si fece ampio uso della deportazione e questo spiega la relativa facilità con cui vennero sottomessi i popoli di queste regioni ; l’allontanamento di una buona parte o di tutta la popolazione in grado di portare le armi e la sua sostituzione con famiglie franche distruggeva il tessuto di solidarietà tribale , rendendo impossibile una resistenza organizzata. (Questo modo di procedere venne impiegato con altrettanta efficacia dai Bizantini spostando Slavi dai Balcani in Asia Minore).
Riassumendo:
Si possono distinguere tre fasi nella conquista franca della vecchia Sassonia
; una prima fase fino circa al 779 dove le spedizioni sono più una reazione
a rivolte in punti precisi che conquista zona per zona ; molti gau non sono
toccati dalle incursioni franche , anche se formalmente i Franchi li considerano
come facenti parte del loro dominio. Dal 779 e soprattutto dopo il 782 la conquista
diventa sistematica ; le spedizioni sono annuali , gli eserciti carolingi percorrono
tutto il territorio distruggono le fortificazioni , battono gli eserciti sassoni
e non danno tregua alla popolazione ; contemporaneamente i legami tribali vengono
spezzati dal sistema delle contee e dalla cristianizzazione del paese. La consegna
volontaria dei 4500 responsabili di Suntel è sintomatico di questo processo.
Nella terza e ultima fase per annientare più velocemente la volontà di resistenza della popolazione nelle zone nord del paese , vennero deportate migliaia di famiglie sulla riva sinistra del Reno e sostituite con famiglie franche o con alleati slavi.
Quindi nella seconda fase vediamo applicati come metodi di controllo: la costruzione di fortezze, la consegna di ostaggi, l’imposizione di un sistema amministrativo e l’attecchimento di nuovi valori. Nella terza viene applicato quello dal risultato più veloce ma che richiedeva un notevole sforzo di pianificazione logistica e presenza militare da parte dell’occupante (circa 2 anni per sgombrare il territorio a nord dell’Elba).
Indubbiamente sia i Carolingi che i Romani risolsero il problema di spostare
gli eserciti sul territorio e rifornirli con i vari sistemi elencati prima.
Possiamo attribuire un leggero vantaggio nelle operazioni ai Franchi ; per il
tipo di guerra combattuta un esercito che aveva la sua punta di diamante nella
cavalleria corazzata e leggera poteva permettersi di essere più piccolo,veloce
e mantenere la stessa capacità d’urto quando necessario. Lasciate
le salmerie e la fanteria di scorta in un punto sicuro , i reparti montati si
lanciavano in incursioni rapide sul territorio anticipando qualunque reazione.Un
reparto di fanteria ben allenato senza salmerie in una colonna rapida a marce
forzate può percorrere circa 30 km al giorno per poco tempo su buone
strade e senza dover costruire il campo ; una velocità in territorio
ostile di circa 20-25 km al giorno per una colonna di fanteria senza salmerie
e non di grosse dimensioni è ottimale per mantenere gli uomini in grado
di combattere ; più grande è la colonna ,minore diventa la strada
percorribile in un giorno .Una forza di cavalleria senza bagagli può
percorrere circa 32 km al giorno se si deve mantenere i cavalli in condizione
di combattere in giornata, 48-50 se si tratta di un semplice spostamento , con
un giorno di riposo ogni 5-6 giorni ; marce forzate sono possibili anche per
i cavalli fino a 70-80 km al giorno ma di solito costano la vita all’animale
o quantomeno lo rendono inutilizzabile.
Non ci sono dati per le campagne di Druso e Tiberio ma vediamo come Germanico
impieghi in almeno due occasioni la cavalleria con truppe leggere o senza ,
per attaccare tribù che non si trovano sulla linea di marcia delle legioni.
Osservando le svolgersi delle operazioni, la guerra sassone ha più somiglianze
(dalla seconda fase in poi soprattutto) con le guerre marcomanniche di Marco
Aurelio o le guerre celtiberiche ; poche battaglie campali , molte operazioni
fatte di piccole unità , attacchi contro ogni singola tribù con
tregue parziali e campagne ripetute. Troviamo pochissimi scontri campali anche
nelle operazioni tra il 12 a.C. e il 16 d.C. , ma in questo caso anche gli scontri
a bassa intensità sono circoscritti in determinati periodi e in determinati
luoghi , complice il fatto che i romani decisero solo relativamente tardi di
trasformare il territorio in provincia.Vediamo le forze romane arrivare il prima
possibile in forte numero , anche con movimenti da direzioni diverse , in punto
preciso che ritengono vitale (ad esempio il territorio cherusco) per costringere
alla resa oppure a venire allo scontro campale in condizioni di inferiorità.La
dimensione stessa dell’esercito romano scoraggia le tribù sulla
sua strada ma allo stesso tempo ne limita il raggio d’azione.
Non sembra però essere stato tattico il vantaggio decisivo che determinò
il diverso esito della guerra.
A causare il fallimento romano e il successo franco oltre Reno furono una serie
circostanze collaterali non controllabili.
I Germani (almeno le tribù attorno ai Cheruschi) trovarono una guida
unica, Arminio , proprio nel momento in cui i Romani erano più deboli
nella regione e avevano abbassato la guardia mentre la fazione antiromana aveva
preso il sopravvento.Wituchindo nonostante gli sforzi e la perseveranza , non
ebbe la stessa fortuna, la fazione pro-franca tra i nobili sassoni era molto
più forte di quella avversa; in pratica la popolazione fu lasciata senza
guida nelle sue insurrezioni.
Teutoburgo per quanto grave , isolata dal contesto , non basta a spiegare la
decisione romana di disimpegnarsi. Se fosse avvenuta 5 anni prima le conseguenze
sarebbero state meno gravi ( o almeno il desiderio di vendetta avrebbe forse
prevalso su quello di pace) , mentre una rivolta generale anche senza la sconfitta
negli anni dal 6 al 9 avrebbe avuto lo stesso effetto. La guerra illirica aveva
radicalmente cambiato il contesto ; le conquiste di Augusto erano state tutte
relativamente facili e poco costose , tutte nell’ottica della Pax Romana
(che ovviamente era una pace di tipo diverso da quella che concepiamo noi oggi).
La rivolta nei Balcani fece crollare molte illusioni e minò il morale
dei Romani ; il carnaio della guerra illirica e il terrore provato nei primi
mesi di un’invasione dell’Italia da parte di decine di migliaia
di Pannoni e Illiri fu un duro colpo per la popolazione e per il regime. Per
questo Augusto spronava Tiberio a cercare una battaglia decisiva; un po’
sperava di chiudere la partita prima , un po’ sarebbe stato un colpo propagandistico
per rivitalizzare la fiducia ; Tiberio realisticamente preferì andarci
con i piedi di piombo. Per questo quando , appena terminata la guerra in Pannonia,
avvenne il disastro in Germania sia Augusto sia la popolazione (che adesso viveva
nuovamente il terrore di un’invasione) non erano preparati ad una reazione
aggressiva.Trovare nuove leve per riempire le legioni divenne un problema serio
poiché nessuno voleva servire in Germania (un problema che si era già
presentato 150 anni prima nella guerra in Spagna).
Suntel , invece, per quanto fosse una sconfitta grave e avvenisse in un momento
in cui la Sassonia sembrava pacificata resta un evento tattico circoscritto
, poiché la vittoria non portò alla mobilitazione di tutti i Sassoni
e la nobiltà pro-franca si affrettò a consegnare più ribelli
possibili.Inoltre il governo di Carlo Magno non aveva attraversato nessuna grave
crisi.
Anche il trattamento di Germani e Sassoni da parte dei vincitori fu molto diverso
; entrambi durante le campagne usarono la devastazione come sistema per far
cedere un nemico che evitava scontri diretti , ma i romani si dimostrarono molto
meno decisi nella gestione della Germania , lasciando trascorrere un ventennio
prima di impegnarsi a trasformare il territorio in provincia non essendo però
in quel momento in grado di affrontare l’inevitabile resistenza che questo
comportava ; i Franchi invece si applicarono spietatamente nell’imporre
sia la loro amministrazione che quella ecclesiastica : conversioni forzate,
distruzione di ogni traccia della religiosità pagana, sequestro delle
terre dei nobili recalcitranti, esecuzioni pubbliche ,inquadramento ecclesiastico,deportazioni
, tutto nell’ottica di annientare la società sassone così
come era stata fino ad allora. Ovviamente questo portò all’inizio
ad una resistenza maggiore e più determinata di quella subita dei romani
, ma alla lunga fu pagante poiché la nobiltà di fronte alla prospettiva
di perdere tutto oppure di integrarsi nel sistema franco con tutti i privilegi
connessi scelse nella maggior parte dei casi la seconda possibilità ;
solo la popolazione resistette con ferocia, ma senza molte speranze , alla propria
perdita di identità.
I Romani , fedeli alla loro politica di non agire sulla società degli
sconfitti , affidandosi alla romanizzazione della classe dirigente, dovettero
affrontare una resistenza meno generalizzata e feroce nei primi anni. Sicuramente
se la presenza militare fosse stata più numerosa e costante alla lunga
ci sarebbero riusciti , ma lo spostamento di molte forze verso i Balcani fece
si che il controllo sul territorio fosse modesto e che molte tribù non
vedessero un soldato romano per anni, dando un’idea di debolezza e alle
forze antiromane la possibilità crescere a sfavore della fazione avversa
senza che ne trasparissero i segnali.
Da un punto di vista politico , se non si può certo dire che Carlo Magno
fosse un grande generale (le campagne erano guidate per lo più dai suoi
ufficiali) , bisogna riconoscergli una straordinaria perseveranza e volontà
nel perseguire gli obbiettivi a tutti i costi ; perseveranza che Augusto alla
fine della sua vita aveva perso.
Infine per i Carolingi era molto più vitale l’occupazione della
sponda destra del Reno che per i Romani. Il centro del loro potere si trovava
nell’area renana , sotto costante minaccia dei pagani Sassoni ; per i
Romani il Reno restava un’area di confine ancora poco o nulla romanizzata
e poteva essere protetto anche senza occupare l’altra sponda.
Fonti:
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Becher , Carlo Magno
Bachrach , Early Carolingian Warfare
Eck, Augusto e il suo tempo
Contamine, La guerra nel medioevo
Delbruck , Barbaric Invasion
Delbruck , Medieval Warfare
Goldsworthy , Roman Army at War
Goldsworthy , The complete roman army
Goldsworthy , In the name of Rome
Frediani , I grandi generali di Roma Antica
Brizzi, Il guerriero ,l’oplita, il legionario
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Austin-Rankov, Exploratio
Lebedynsky, Armes et guerriers barbares
Bachrach , Caballus and Caballarius in medieval warfare
Coupland, Carolingian arms and armour in the ninth century
Burke , Strategy and tactics in medieval warfare – an Overview
Reuter, The recruitment of armies in the early middle ages- what can we know?
Bowlus, Warfare and Society in the Carolingian Ostmark
McGrath,The longevity of the Saxon Wars
J.F.Verbruggen, The art of warfare in western europe duringe the middle ages
Fonti primarie principali:
Tacito, Cassio Dione, Velleio Patercolo,Floro,Strabone,Svetonio,Einardo, Capitolari, Annali di Fulda
Per la ricostruzione di Teutoburgo e notizie sulle fortificazioni romane sulle Lippe ho usato le notizie del sito: Livius.org
Un grazie a Stilicho per la revisione del testo.
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