Elvira D'Ambrosio: romanzo

Un romanzo di:

 

Elvira

D'Ambrosio

Elvira D'Ambrosio

Elvira D'Ambrosio

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Biografia:

In tempo di guerra, durante l'ennesimo bombardamento aereo sopra uno di  quei paesi situati sull'asse anglo americano dell'Appenino, una bambina  ha emesso i primi vagiti. Prima le difficoltà del momento poi la  malattia. Delle conseguenze se ne sono accorti verso i due anni perchè  non rispondeva quando la chiamavano. La parola "sorda" nessuno dei miei genitori voleva pronunciarla. Sono entrati in crisi quando un parente ha  cercato di metterli di fronte al fatto. Molto probabilmente non hanno  digerito la questione. Mai, specialmente mia madre. Per mio padre la  cosa ha avuto un'importanza rilevante per quello che comportava la mia  situazione al principio, poi tutto è scivolato nell'indifferenza. Alla  prima rabbia e' subentrata l'apatia. Tutto questo l'avevo avvertito  molto presto ed oltre al mio disagio mi sembrava di essere un'intrusa .  Andavo elaborando il senso di colpa per avere scompigliato un certo equilibrio fra due  persone. Li sentivo, questi genitori, separati fra di loro: ognuno nel  proprio malessere ed io in mezzo. Paradossalmente fuori della loro vita.  Tre scatole vicine ma chiuse. Una sensazione sgradevole che mi poneva  molte domande senza parole. E questo si traduceva nel mio perigranare  da una stanza all'altra, da un angolo di luce ad un angolo d'ombra sino  nei recessi più inaccessibili della mia casa in un palazzo del  '700, pieno di affreschi anche se in alcuni punti rovinati. Il suo sfarzo  ferito denotava la decadenza, ma era assai eloquente per la mia  sensibilità di bambina menomata alla ricerca di qualcosa che mi desse  quello di cui avevo bisogno, anche se non sapevo che cosa. Quella casa  svegliava le mie capacità associative e mi aiutava a connettere la mia  realtà con quella esterna per la conformazione architettonica. L'ho  chiamata Sofonisba, perchè mi faceva venire in mente una grande  nonna,saggia ed umana. Questa figura, in seguito, l'ho ritrovata nel  leggere la vita di Sofonisba Anguissola, pittrice cremonese, famosa alla  corte di Spagna, una donna a cavallo fra il '500 ed il '600. La mia  infanzia e' trascorsa nella solitudine di questa casa. A scuola andavo  regolarmente, abbastanza volentieri, ma non bastava per alleviare la  tensione che mi affliggeva, a causa del comportamento dei genitori, che  non ammettevano la mia situazione. In certi momenti ero disperata ed  avrei voluto fare chissà cosa. Non mi piaceva stare in famiglia. Volevo  andare dai nonni ed erano pianti e strilli quando i genitori venivano a  prendermi. Fino a 11 anni e' stato così. Nel 1955 mio padre fu  trasferito per lavoro a Firenze e tutta la famiglia lo seguì, io  compresa. Ci furono molti problemi per inserirmi nel nuovo ambiente. Due  o tre scuole mi rifiutarono a causa della mia sordità. I miei per  prendere tempo sul da farsi mi mandarono dal nonno, in Abruzzo. Non mi  parve vero! Mi sentii rinascere e mi sentii vivere. Ci stetti quasi un  anno senza mai vedere i genitori. Ebbi un miglioramento, con grande  sorpresa di tutti! Sentivo piu' del solito: ero euforica! Nel frattempo ero entrata in menarca e mi sentivo in una fase di grazia!  Ritornò mia madre per riportarmi con sè. Fui contenta di rivederla, ma  rincominciò lo stato d'angoscia... Arrivata a Firenze una scuola di  suore francesi mi accettò per come ero. Iniziai bene, finalmente, la  2° media. Intanto, però, il mio udito stava calando. In capo a poche  settimane non era rimasto più niente! Entrai in crisi e per molto  tempo. Intrapresi il liceo classico pur con fatica, non tanto per la  sordità quanto per il fatto che ero alle prese con molti conflitti.  Decretarono che non valesse la pena che continuassi a studiare. Mi venne  una brutta depressione. Ma gli altri non capivano! Per disperazione  volli iniziare un lavoro. Dopo un due, tre anni ebbi una cotta terribile  per un uomo molto più anziano di me! Fu una faccenda assai tormentata e fini' male. Dopo  qualche mese scivolai pian, piano nell'anoressia. Una cosa lunga di 5  anni! Mi resi conto del pericolo che correvo e per disperazione accettai  una relazione con un arabo. La cosa andò avanti per molto tempo finchè  non lo sposai. Un matrimonio disastroso, anche se non mancò l'affetto. ... eravamo due naufraghi! Non era possibile! La faccenda culminò con  una separazione e poi con uno scioglimento della Sacra Rota. Ormai mi  sentivo un relitto ed approdai sulla riva della psicanalisi di stampo  junghiano. Lunghi, lunghissimi anni di analisi mi hanno restituita  sopratutto a me: ora sono mia. Questo libro è la storia di una bambina e di una sofferenza, non già catarsi dell'anima, ma sprone a chi è in difficoltà perché possa trovare, attraverso le mie povere parole, la forza di vivere. Ancora.



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Romanzo

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 di Alessia Biasiolo

 

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