In tempo di
guerra, durante l'ennesimo bombardamento aereo sopra uno di quei
paesi situati sull'asse anglo americano dell'Appenino, una bambina
ha emesso i primi vagiti. Prima le difficoltà del momento poi la
malattia. Delle conseguenze se ne sono accorti verso i due anni perchè non rispondeva quando la chiamavano. La parola
"sorda" nessuno dei miei genitori voleva pronunciarla. Sono
entrati in crisi quando un parente ha cercato di metterli di fronte
al fatto. Molto probabilmente non hanno digerito la questione. Mai,
specialmente mia madre. Per mio padre la cosa ha avuto un'importanza
rilevante per quello che comportava la mia situazione al principio,
poi tutto è scivolato nell'indifferenza. Alla prima rabbia e'
subentrata l'apatia. Tutto questo l'avevo avvertito molto presto ed
oltre al mio disagio mi sembrava di essere un'intrusa . Andavo
elaborando il senso di colpa per avere scompigliato un certo equilibrio fra
due persone. Li sentivo, questi genitori, separati fra di loro:
ognuno nel proprio malessere ed io in mezzo. Paradossalmente fuori
della loro vita. Tre scatole vicine ma chiuse. Una sensazione
sgradevole che mi poneva molte domande senza parole. E questo si
traduceva nel mio perigranare da una stanza all'altra, da un angolo
di luce ad un angolo d'ombra sino nei recessi più inaccessibili
della mia casa in un palazzo del '700, pieno di affreschi anche se
in alcuni punti rovinati. Il suo sfarzo ferito denotava la
decadenza, ma era assai eloquente per la mia sensibilità di bambina
menomata alla ricerca di qualcosa che mi desse quello di cui avevo
bisogno, anche se non sapevo che cosa. Quella casa svegliava le mie
capacità associative e mi aiutava a connettere la mia realtà con
quella esterna per la conformazione architettonica. L'ho chiamata
Sofonisba, perchè mi faceva venire in mente una grande nonna,saggia
ed umana. Questa figura, in seguito, l'ho ritrovata nel leggere la
vita di Sofonisba Anguissola, pittrice cremonese, famosa alla corte
di Spagna, una donna a cavallo fra il '500 ed il '600. La mia
infanzia e' trascorsa nella solitudine di questa casa. A scuola
andavo regolarmente, abbastanza volentieri, ma non bastava per
alleviare la tensione che mi affliggeva, a causa del comportamento
dei genitori, che non ammettevano la mia situazione. In certi
momenti ero disperata ed avrei voluto fare chissà cosa. Non mi
piaceva stare in famiglia. Volevo andare dai nonni ed erano pianti e
strilli quando i genitori venivano a prendermi. Fino a 11 anni e'
stato così. Nel 1955 mio padre fu trasferito per lavoro a Firenze e
tutta la famiglia lo seguì, io compresa. Ci furono molti problemi
per inserirmi nel nuovo ambiente. Due o tre scuole mi rifiutarono a
causa della mia sordità. I miei per prendere tempo sul da farsi mi
mandarono dal nonno, in Abruzzo. Non mi parve vero! Mi sentii
rinascere e mi sentii vivere. Ci stetti quasi un anno senza mai
vedere i genitori. Ebbi un miglioramento, con grande sorpresa di
tutti! Sentivo piu' del solito: ero euforica! Nel frattempo ero entrata in
menarca e mi sentivo in una fase di grazia! Ritornò mia madre per
riportarmi con sè. Fui contenta di rivederla, ma rincominciò lo
stato d'angoscia... Arrivata a Firenze una scuola di suore francesi
mi accettò per come ero. Iniziai bene, finalmente, la 2° media.
Intanto, però, il mio udito stava calando. In capo a poche
settimane non era rimasto più niente! Entrai in crisi e per molto
tempo. Intrapresi il liceo classico pur con fatica, non tanto per la
sordità quanto per il fatto che ero alle prese con molti conflitti.
Decretarono che non valesse la pena che continuassi a studiare. Mi
venne una brutta depressione. Ma gli altri non capivano! Per
disperazione volli iniziare un lavoro. Dopo un due, tre anni ebbi
una cotta terribile per un uomo molto più anziano di me! Fu una
faccenda assai tormentata e fini' male. Dopo qualche mese scivolai
pian, piano nell'anoressia. Una cosa lunga di 5 anni! Mi resi conto
del pericolo che correvo e per disperazione accettai una relazione
con un arabo. La cosa andò avanti per molto tempo finchè non lo
sposai. Un matrimonio disastroso, anche se non mancò l'affetto. ...
eravamo due naufraghi! Non era possibile! La faccenda culminò con
una separazione e poi con uno scioglimento della Sacra Rota. Ormai
mi sentivo un relitto ed approdai sulla riva della psicanalisi di
stampo junghiano. Lunghi, lunghissimi anni di analisi mi hanno
restituita sopratutto a me: ora sono mia. Questo libro è la storia
di una bambina e di una sofferenza, non già catarsi dell'anima, ma sprone
a chi è in difficoltà perché possa trovare, attraverso le mie povere
parole, la forza di vivere. Ancora.