Ricollegandoci a quanto detto nell'articolo "osservare l'osservatore e la cosa osservata" comprendiamo
che scavalcando la separazione che si instaura con il considerare un
osservatore ed una cosa osservata, la fusione delle due cose è
difficile da considerare se rimaniamo nella nostra consueta posizione
di osservatore, quindi poniamoci su di un altro piano, passiamo
cioè da osservatore "mentale" (cioè figura creata dalla
mente in una sorte di sdoppiamento del sè in parte percettiva e
parte percepita) ad osservatore "spirituale" cioè prefiguriamo
una componente super parte, senza limiti fisici e quindi
spaziotemporali, come chi come tale osserva solo senza poter modificare
ciò che osserva, poichè non si muove in ambiti materiali
ma alla fine può influire sulla mente-corpo affinchè
questa eserciti solo la sua funzione strumentale nel nostro essere e
non da protagonista come quasi sempre accade.
Una sorte di
disidentificazione: sentirsi nel ruolo principale come anima spirituale
viaggiatrice nei limiti spaziotemporali della materia grazie alla mente
ed al corpo, dove questi rimangono strumenti e non soggetti principali
del nostro essere.
In tale ruolo di osservatore ultimo possiamo
porci solo se tale disidentificazione è forte fino al punto di
recuperare la piena libertà ed autocontrollo al disopra delle
illusorietà della mente e dei limiti del corpo.
Cosa vediamo arrivati a questo punto? O meglio cosa percepiamo?
Senso
di libertà e leggerezza del'essere, inesistenza dei legami che
solitamente ci tengono bloccati, estrema sensibilità verso
la natura e gli uomini, visione superiore dei valori umani, senso
rallentato dello scorrere del tempo, abbandono totale alle forze
spirituali superiori, più elevate di noi, fino al contatto col Divino.
Perdita del senso limitato delle cose materiali ed inebriamento negli "spazi" illimitati di di tutto ciò che è!
Ciò che
è possibile percepire nella prospettiva dell'osservatore ultimo può
dirlo solo chi è arrivato a tale tipo di consapevolezza di tipo
quantico.
Spesso
però la barriera è sottile, vi sono degli sconfinamenti,
specie quando siamo soliti lambire i confini tra il percepire limitato
della mente ed il percepire ultrasensibile dell'anima.