GLOSSARIO - 11a parte
NOTIZIARIO del GRUPPO OROBICO MINERALI
LA RUBRICA DEL GLOSSARIO
a cura di G. Vallicelli

u n d i c e s i m a    p a r t e

FERROELETTRICI (minerali)
I minerali dielettrici (non conduttori d'elettricità), se sono sottoposti ad un campo elettrico, si comportano manifestando fenomeni analoghi a quelli che si verificano in un campo magnetico; in altre parole possono polarizzarsi per induzione o per orientamento. I minerali che possiedono la capacità di polarizzarsi spontaneamente per orientamento si definiscono ferroelettrici e, al contrario di quelli ferromagnetici, la loro polarizzazione può essere invertita se sottoposti ad un campo elettrico esterno. L'effetto di polarizzazione spontanea scompare sopra di una certa temperatura (detta di Curie).

FESSURAZIONE
Quando la massa di una roccia coerente, già consolidata, è interessata da fenomeni di dislocamento o di contrazione, reagisce rigidamente innescando fratture e fessurazioni di vario tipo. Questo fenomeno può evolversi a causa di due sollecitazioni molto diverse fra loro: Fessurazione primaria che riguarda la contrazione termica di masse eruttive, in fase di raffreddamento, e che produce fratture dette sinclasi. Tipiche, e assai note, sono le fessurazioni colonnari dei Basalti che assumono una morfologia prismatica, a sezione esagonale o pentagonale, dovute per lo più all'insieme di fessure pianeggianti che s'inclinano l'una nell'altra formando parallelepipedi allungati. Quando la direzione della colata è pressoché orizzontale, il raffreddamento, con conseguente contrazione, inizia dalla superficie della colata formando colonne parallele fra loro in modo verticale; quando la massa eruttiva è convessa, l'orientamento dei prismi assume un andamento divergente, quasi radiale. Quando le colonne basaltiche sono interessate da fratture trasversali, l'alterazione superficiale tende ad isolarle ed arrotondare gli spigoli formando fessurazioni di tipo cilindrico (grotta dei formaggi dell'Eifel) Fessurazione secondaria che si manifesta durante il diastrofismo della litosfera (vedi voce) a causa di sollecitazioni tettoniche che, interessando rocce già consolidate, producono fratture dette piezoclasi. Tali fessurazioni sono quelle che permettono alle intrusioni magmatiche di interessare metamorficamente le masse rocciose in profondità. Infine, la Fessurazione è anche indice di permeabilità delle rocce, in particolare dei calcari perché, attraverso l'intreccio delle fessure, le acque di superficie possono penetrare ed intrudersi in profondità aggredendo le masse rocciose sottostanti. (fenomeno del carsismo).

FIBROSO-RAGGIATA (struttura)
Esistono casi d'accrescimento di cristalli ad abito particolarmente allungato secondo una direzione prevalente, questi cristalli spesso si riuniscono in aggregati divergenti. La formazione di questa morfologia si presume che parta da un germe iniziale che, successivamente, si suddivide in altri individui secondo due dimensioni (caso discoidale), oppure in tre dimensioni (caso sferoidale). - casi discoidali: sono tipici nella Marcasite, nella Strunzite, nella Wavellite, nella Dawsonite, ecc.. - casi sferoidali: sono tipici nella Malachite, nell'Auricalcite, nella Goethite, nella Idrozincite, ecc. Una particolare forma di concrezionamento si manifesta quando gli aggregati cristallini sono liberi, o semiliberi, di crescere assieme, strato su strato, per successive deposizioni da soluzioni incrostanti.



In queste condizioni si sviluppano forme esternamente mammellonari che, all'interno, mantengono la struttura fibroso-raggiata, spesso zonata e concentrica

FIGURE
Generalmente si riferiscono a forme geometriche che si manifestano sulle facce dei cristalli, o sulle sezioni dei minerali. Queste figure si possono formare sia naturalmente, sia con metodi di laboratorio ma, in ogni caso, sono un ottimo indice per rilevare la simmetria dei cristalli. - Figure di corrosione, tipiche di ogni minerale, si possono ottenere facendo agire lentamente una goccia di solvente su una faccia del cristallo; la corrosione, in questo caso, procede per punti in profondità e forma delle caratteristiche piccole cavità geometriche con contorni in rilievo.




Queste faccette di corrosione possiedono uguali caratteri fisici per ogni minerale e, dal loro esame, è possibile l'identificazione di una sostanza rilevandone la forma cristallina, oppure la simmetria.
- Figure di percussione, sono particolari figure che si manifestano sulla faccia dei cristalli di alcune sostanze, quando si sottopongono ad una pressione, lenta o repentina, per mezzo di una punta d'acciaio.
Questo fenomeno è strettamente legato al grado di coesione delle sostanze e, in molti casi, è un valido aiuto per individuare la simmetria dei cristalli.
Un tipico esempio di questo fenomeno è rappresentato dalle figure di percussione che si formano sulle facce basali delle miche, solitamente rappresentate da una lunga linea di frattura, parallela all'asse di simmetria e intersecata, nella maggior parte dei casi, da fratture più brevi tali da richiamare la forma di una stella.
I minerali che facilmente possono presentare le figure di percussione sono molteplici, fra questi i più comuni sino, oltre le miche, il Salgemma ed il Gesso.
- Striature, sono un fenomeno che si manifesta in certi minerali attraverso la comparsa di rigature sulle facce dei cristalli; la loro presenza è spesso utile nella individuazione della specie.
In Natura, le varie cristallizzazioni dipendono da precisi fattori fisici che interagiscono nell'ambiente della crescita, per questa ragione la nitidezza e la perfezione superficiale delle facce è piuttosto rara, perché dipende essenzialmente dall'intensità delle cause che disturbano la formazione progressiva dell'edificio cristallino.
Esempi tipici sono rappresentati da:
Quarzo, in cui l'intersezione delle facce del prisma con i due romboedri favoriscono la presenza di striature orizzontali sulle facce stesse.
Tormalina, Vesuvianite, Berillo, Topazio, che presentano le striature verticalmente parallele all'asse del prisma.
Pirite, nella quale si osserva frequentemente una particolare caratteristica che si manifesta attraverso le striature chiamate triglife (in quanto orientate secondo le tre direzioni dello spazio) che altro non sono che una combinazione, ripetuta più volte, tra le forme del cubo e del pentagonododecaedro.
Tale combinazione (detta oscillatoria) è costituita: dalla faccia del cubo, rappresentata dal fondo di ogni striatura, e da una coppia di facce adiacenti del piritoedro, che rappresentano le sporgenze della stessa striatura.
In alcuni casi, le striature, di certi minerali, possono essere così profonde da determinare nei cristalli delle vere e proprie fascicolature dovute, più che altro, al concrescimento parallelo di più individui prismatici.
Le striature di tipo profondo possono anche essere determinate da particolari geminazione di contatto, che danno luogo alle tipiche geminazioni , riscontrabili frequentemente nei Plagioclasi (legge dell'Albite).
- Figure a tramoggia, sono striature profonde, parallele ai lati della faccia del cristallo, che concentricamente vanno in profondità verso il centro del cristallo stesso.
Il fenomeno dipende dalla maggiore velocità di crescita dei vertici e degli spigoli, rispetto alla parte centrale di una faccia; in altre parole, i vertici e gli spigoli ricevono maggior apporto di materiale, mentre la parte centrale ne riceve di meno rimanendo incavata (Salgemma, Galena, ecc.).
Quando il fenomeno si protrae nel tempo, si può determinare una forma addirittura scheletrica formando degli scheletri cristallini (Pirite).
- Figure di Widmanstatten, sono figure che si manifestano su una sezione di ferro meteoritico opportunamente preparata e sottoposta a corrosione.
Le meteoriti di ferro contengono alti tenori della lega di ferro-nichel-cobalto, dove i tenori di Nichel/Cobalto vanno dal 5 al 14% circa; le più conosciute sono: Camacite caratterizzata da una presenza del ferro fino al 93% e orientamento lamellare con simmetria ottaedrica.
Taenite che può contenere dal 62 al 80% di ferro.
Plessite che rappresenta il punto eutettico dei due precedenti composti.
Oltre a queste leghe, esistono anche dei composti in cui risulta una presenza maggiore di Nichel rispetto al Ferro, con rapporto da 2:1 fino a 3:1; è questo il caso della Josephinite, della Auwaruite e della Souesite.
Per evidenziare le figure di widmanstatten si procede a preparare una sezione lucidata del meteorite, su cui si fa agire l'acido nital (HNO3 diluito), oppure acido picral (acido Picrico in soluzione alcolica).
Il risultato di questo attacco acido mette in evidenza un caratteristico reticolo triangolare formato da segmenti lineari lucenti che spiccano rispetto alla componente più ricca di Ferro, più solubile, che appare più infossata ed opaca.
FILONI
Con questo termine s'identificano tutte quelle masse eruttive che, partendo da un ammasso magmatico, s'iniettano nelle spaccature delle rocce di contatto sovrastanti riempiendole. (vedi anche voce DICCHI).
Scientificamente si possono definire come corpi iniettati discordanti, rispetto alla scistosità o alla stratificazione della roccia incassante, caratterizzati da una morfologia piuttosto tabulare, solitamente con spessore sottile e costante (potenza) rispetto la lunghezza.
L'orientamento dei filoni è di tipo verticale, o subverticale, con una tendenza direzionale spesso inclinata.


L'iniezione del magma, in questo caso, può dare luogo a giacimenti di tipo epigenetico, o di mpregnazione, perché il fluido magmatico, oltre a riempire la spaccatura, va ad impregnare i piccoli vacui della roccia incassante.
Non vi è dubbio che i filoni rappresentano il collegamento di un apparato vulcanico superficiale con la camera magmatica, in profondità, da cui hanno origine.

FILONIANE (Rocce)
Il termine si riferisce a quelle rocce magmatiche che costituiscono i filoni e che, essendo poste a deboli profondità sono anche definite ipoabissali.
La genesi di queste rocce è legata alla loro particolare posizione, intermedia tra quelle intrusive, che si raffreddano lentamente, e quelle effusive, a raffreddamento più rapido.
In base alla loro composizione possono essere definite:
- rocce filoniane indifferenziate, formate dalla stessa composizione chimica della massa magmatica che le ha generate e caratterizzate da una struttura di tipo porfirico (porfidi granitici o sienitici, porfiriti tonalitiche o dioritiche, ecc.)
- rocce filoniane differenziate, caratterizzate da una composizione nettamente differenziata.
Tale differenziazione può essere di tipo acido (in senso leucocrato-vedi voce), come nei filoni aplitici e pegmatitici quindi rocce ricche in Silice, di tipo più basico (in senso melanocrato), come i filoni lamprofirici.
Questi ultimi sono generalmente originati da magmi in cui prevale anidride carbonica, zolfo, fosforo e vapore d'acqua, per questa ragione tali filoni sono spesso ricchi di carbonati, solfuri, fosfati e minerali idrati (Clorite, Serpentino, ecc.)

FILTRAZIONE
Il termine indica l'operazione che ha lo scopo di separare rapidamente un solido sospeso in un liquido (sospensione).
L'operazione è resa possibile facendo passare la sospensione attraverso un mezzo poroso (carta, tela, panno, sabbia, ecc.) il cui compito è quello di trattenere il solido e lasciare passare il liquido.
Il solido sospeso può essere di diverse dimensioni, dalla polvere impalpabile a particelle più o meno grandi, per questa ragione l'efficacia del mezzo filtrante è strettamente legata alla dimensione dei pori che devono trattenere le particelle solide.
La stessa operazione è spesso impiegata per purificare, o rendere più chiari, i liquidi torbidi (oli dei circuiti idraulici, acqua potabile, ecc.).
In modo particolare la filtrazione trova il suo specifico impiego nel campo delle analisi chimiche qualitative e quantitative dove, in base alla natura delle sospensioni, sono utilizzati filtri adatti allo scopo dell'operazione.
La filtrazione trova notevole impiego anche nelle varie industrie (casearia, mineraria, olearia, ecc.), dove l'efficacia dell'operazione può riguardare sia la raccolta del liquido sia il solido trattenuto dai filtri.
Il tempo di filtrazione è spesso agevolato con l'impiego di particolari apparecchiature che hanno il compito di accelerare l'operazione mediante una pressione controllata che agisce, a monte, sulla sospensione da filtrare.

FISSIONE
Senza ricorrere a spiegazioni scientifiche profonde, possiamo affermare che questo termine identifica il processo fondamentale che sta alla base della produzione di energia nucleare.
Per capire, sia pure superficialmente, il fenomeno della fissione, dobbiamo ricordare che l'Uranio esistente in natura è costituito, nella maggior parte dei casi, da atomi contenenti 146 neutroni e 92 protoni; per questa ragione è anche definito Uranio238 (146+92=238).
L'Uranio, però, pur mantenendo fissi i 92 protoni, può possedere un numero diverso di neutroni (ISOTOPI); è questo il caso dell'Uranio235 che, presente in natura in piccole quantità, si presta all'evoluzione del fenomeno.
L'isotopo 235, infatti, quando è colpito da un neutrone lento (bassa velocità), esplode dividendosi in due parti e, sviluppando altissima energia, emette un certo numero di neutroni veloci; questo fenomeno prende appunto il termine di fissione nucleare.
Gli scienziati hanno trovato il modo di rallentare i neutroni veloci mediante accorgimenti che si basano sull'introduzione di materiali capaci di frenare il fenomeno come: Grafite, cadmio, paraffina, acqua pesante, ecc.
L'azione di rallentamento dei neutroni prodotti nella disintegrazione, facilita l'impatto degli stessi con altri nuclei che, a loro volta, si disintegrano in altre fissioni dando così origine alla così detta reazione a catena.

L'Uranio 238, più abbondante in natura, quando viene colpito da un neutrone, tende assorbirlo senza fissione, per questa ragione non da luogo a reazione a catena, quindi non può essere utilizzato per produrre energia.
Gli scienziati hanno pertanto trovato il modo di trasformarlo in Plutonio, che è un elemento con numero atomico 94 (protoni) e 145 neutroni (94+145=239), capace di riprodurre reazione a catena come l'Uranio235.

FLINT
La parola fa parte della terminologia inglese ed identifica quei noduli di Silice inclusi nei calcari, anche argillosi, di tipo sedimentario.
Il termine italiano più corretto dovrebbe essere selce, quindi un materiale microcristallino, massivo e tenace.
Il colore di questi noduli è generalmente grigio, chiaro o scuro, fino al bruno quasi nero secondo la quantità di sostanze carboniose contenute.
Le popolazioni preistoriche lo utilizzavano per foggiare utensili o armi, sfruttandone la compattezza.

FLOCCULAZIONE
Il fenomeno prende il nome dagli aggregati di particelle (flocculi) che sono in sospensione e trasportate da acque dilavanti, o da correnti eoliche, e che costituiscono i così detti depositi pelitici.
Generalmente, le dimensioni delle particelle sono molto piccole e fini, per questa ragione nel trasporto tendono ad aggregarsi in flocculi tondeggianti, anziché rimanere in sospensione singolarmente, la cui formazione sembra essere agevolata da acque con forti concentrazioni e a carattere turbolento.

FLOTTAZIONE
Il termine identifica una peculiare lavorazione dell'industria mineraria ed ha lo scopo di separare i minerali utili dalla ganga in cui si trovano inclusi.
Il procedimento si basa su due principi fondamentali della fisica, sfruttando il peso specifico della roccia mineralizzata e l'idrofilia di certi minerali, ridotti in pezzature molto piccole mediante opportuna macinazione.
Storicamente, la scoperta di questo principio si fa risalire al 1860 in cui W.Haynes fece i primi tentativi sperimentali, cui seguirono, negli anni successivi, altri esperimenti da parte di Everson, Robson, ed Elmore.
Il primo impiego veramente industriale si deve all'ingegnere Norvegese A.Froment, che nel 1902, sovrintendendo agli impianti di Traversella, pensò di migliorare la separazione insufflando nel bagno dell'aria.
La particolarità di questo metodo sfrutta la variazione della tensione superficiale dell'acqua abbassandola mediante un'emulsione con speciali reattivi.
Il fenomeno, detto in parole povere, tende a rendere il minerale idrorepellente (non bagnabile dall'acqua) ma, allo stesso tempo, produrre una maggiore affinità per l'aria.
Va da sé, che per rendere il bagno efficace, occorre impiegare composti tensioattivi (collettori) che, dopo semplice agitazione o insufflazione gassosa, possono generare una resistente schiuma.
Tali prodotti tensioattivi sono di varia natura, tra i più comuni si ricordano l'acido oleico, gli alcoli alifatici e gli acidi grassi in genere (a lunga catena) che inducono apolarità sulla superficie del minerale da separare, quindi: i gruppi polari si ancorano alla superficie del bagno, mentre la catena alifatica si posiziona verticalmente rispetto la superficie stessa rendendola idrorepellente.
Questo meccanismo produce una maggiore affinità del minerale per l'aria della schiuma e non per l'acqua, successivamente raccogliendo la schiuma, dopo opportuno trattamento della stessa, si può separare il minerale utile.
L'altro materiale, che non aderisce alle bollicine della schiuma, va a fondo per gravità ed è, se necessario, ulteriormente separabile per ricavare altri minerali.
Un classico esempio dell'importanza del procedimento di flottazione riguarda la Galena e la Blenda che spesso giacciono in depositi misti che, prima della scoperta di questa lavorazione, non potevano essere coltivati industrialmente, perché non si conoscevano metodi economici adatti alla loro separazione.
Riepilogando, i fattori più importanti per l'efficacia della flottazione, possono essere individuati nella temperatura dell'emulsione, nell'acidità del bagno (pH), nella concentrazione e nelle dimensioni delle particelle del minerale da separare.
In ultima analisi, si può affermare che il procedimento della flottazione consente, all'industria mineraria, di potere sfruttare con successo anche giacimenti in cui il minerale utile è presente con bassi tenori.

FLUORESCENZA
Il termine indica uno dei fenomeni di luminescenza, detto anche fotoluminescenza, che si manifesta in alcuni minerali quando sono colpiti da radiazioni incidenti (raggi ultravioletti, raggi catodici, raggi x, ecc.)
L'energia radiante incidente, quando colpisce la massa di certi minerali sensibili al fenomeno, viene assorbita trasformandosi parte in energia calorifica, parte in radiazioni visibili di diverse lunghezze d'onda, rispetto a quella incidente.
In particolare la fluorescenza è caratterizzata dalla cessazione di emissione radiante quando viene interrotta l'energia incidente responsabile del fenomeno.
Questo fenomeno assume grande importanza nel riconoscimento di minerali radioattivi, dove si suppone che il fenomeno sia strettamente legato alla presenza dello ione Uranile (UO2) in specifiche condizioni strutturali, nonché all'assenza di ioni metallici (ferro, rame, ecc.).
Per questa ragione, fra i minerali secondari radioattivi, non tutte le specie producono fluorescenza, vedi il caso più comune tra l'Autunite [Ca (UO2)2 (PO4)2.10-12H2O] e la Torbernite [Cu (UO2)2 (PO4)2.8-12H2O].
Inoltre, va rilevato che il fenomeno si manifesta in modo differente secondo la lunghezza d'onda incidente, per esempio, alcuni minerali che non rispondono ai raggi ultravioletti ad onde lunghe, possono reagire a quelli ad onde corte, oppure reagire ad altri tipi di radiazioni. In ultima analisi, l'emissione di radiazioni di tipo fluorescente dipende essenzialmente dalla natura delle radiazioni incidenti, mentre i vari colori della fluorescenza dipendono dalle lunghezze d'onda delle radiazioni emesse dal minerale sollecitato.

FLUVIALE (vedi voce DEPOSITI)


FLUVIOGLACIALE (vedi voce DEPOSITI)


FLUVIOMARINO (DEPOSITO)
Il termine identifica un particolare deposito fluviale che si forma in un ambiente marino dove i grossi ciottoli, tipici dei depositi clastici fluviali (conglomerati), sono cementati da alternanze di depositi più fini, tipici dell'ambiente sedimentario marino; quindi con possibili presenze anche di fossili.
La localizzazione di tali depositi caratterizza, ad esempio, alcune formazioni litologiche delle Alpi, in particolare la dove in ere antiche esisteva un ambiente deltizio.

FOCAIA (PIETRA)
L'etimologia della parola deriva dal greco plinthos=pietra piana e pyr=fuoco, (da qui il termine anche di piromaca), ma secondo alcuni autori sembra possa derivare dal tardo-latino focaris, che significa del fuoco o del focolare.
La particolarità di questo materiale risiede nella proprietà di emettere piccole scintille, se percossa da corpi d'acciaio, o di scheggiarsi con bordi a taglio netto. La struttura è costituita da un aggregato di resti organogeni silicizzati, quali scheletri di radiolari o spicole di spugne, che formano una massa compatta criptocristallina a frattura concoide e di colore, solitamente, bruno, grigio, giallognolo o rossastro. Archeologicamente si sono trovati numerosi reperti che testimoniano come le antiche popolazioni usassero questo materiale per foggiare attrezzi d'uso quotidiano in particolare: armi ed acciarini per accendere il fuoco. Un uso, del tutto industriale, sfrutta la durezza mescolando il materiale macinato allo smeriglio, oppure per l'impiego nella costruzione delle ceramiche e del vetro. Data la natura della struttura, nelle località d'estrazione, è spesso impiegato nell'edilizia o per pavimentazioni stradali; così come, in tempi passati, erano impiegati ciottoli più o meno arrotondati per i mulini dell'industria cementifera.


Fine della undicesima parte

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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ENCICLOPEDIA DELLA TERRA, 1973 Edizioni Motta - Milano
I MINERALI da A a Z Gruppo editoriale PERUZZO
RICHARD T. LIDDICOAT, Jr, 1983 Manuale identificazione delle gemme - ed FRAUL - Cavalese (Tn)
MARIO FONTANA, 1994 Guida alle pietre preziose - ed DE VECCHI - Milano
R. TACCONI - M. P. ROSIGNOLI, 1968 Gioielli e pietre preziose - ed MONDADORI - Milano

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