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SITO DI CONSULENZA
 



SPECIALE SULLA CELLULITE

 
 
GENERALITA'
La cellulite è un disturbo che interessa l'ipoderma, un tessuto che si trova al di sotto del derma di natura prevalentemente adiposa. Riguarda quasi esclusivamente le donne e colpisce circa l'80% della popolazione femminile. E’ un tessuto attivo per il legame intercorrente tra il suo metabolismo e il bilancio calorico. La sua attività si manifesta con una funzione lipolitica (scioglimento grassi), quando il bilancio calorico è negativo; oppure con quella di liposintesi, che attiva la deposizione dei grassi, quando il bilancio è positivo. Costituisce la riserva energetica dell’organismo. Il pannicolo adiposo si distribuisce in modo differente nei due sessi: nella donna è più accentuato nel distretto inferiore del corpo, zona questa che presenta particolare sensibilità verso l’azione svolta dall’estrogeno e dal progesterone, i tipici ormoni femminili. La donna, anche se longilinea, tendenzialmente presenta accumuli adiposi più marcati a livello dei fianchi. I soggetti di sesso maschile presentano un adipe localizzata soprattutto in sede addominale e viscerale ("la pancetta").
Alcuni fattori interferiscono negativamente causando alterazioni localizzate, che, interessando il microcircolo della massa adiposa, con il tempo determinano una compromissione anatomica e funzionale dell’unità vascolare del tessuto, che conduce all’insorgenza di problemi a carico dell’ipoderma e dello strato immediatamente sovrastante, cioè il derma. La cellulite è causata dalla degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo con conseguente alterazione delle sue più importanti funzioni metaboliche.
Il termine medico che identifica la cellulite è Pannicolopatia Edemato-Fibrosclerotica (PEF).
La conseguenza visibile di questa degenerazione del tessuto e' l’aumento di volume delle cellule adipose, la ritenzione idrica e la stasi di liquido negli spazi intercellulari. Le cellule di grasso, subiscono alterazioni di forma e dimensione, rotture e lacerazioni della membrana citoplasmatica che le avvolge, con conseguente uscita dei trigliceridi, cioè il grasso propriamente detto, e il loro spargimento a livello dei tessuti. Successivamente intervengono anche altri fenomeni degenerativi (indicati come lipodistrofia) del tessuto reticolare intorno alle cellule grasse e del collagene circostante.



EVOLUZIONE
Oggi, grazie agli esami termografici, è possibile seguire l’evoluzione dello strato cellulitico. Si distinguono varie fasi:
Normalità
Il tessuto adiposo è ben irrorato e i capillari, decorrendo vicino alla membrana degli adipociti (cellule di grasso), permettono corretti scambi metabolici.
Stadio I e II
E' una stadio reversibile ed e' caratterizzato da edema (lividure) e da una iniziale alterazione dell’irrorazione sanguigna. I vasi presentano un’anormale permeabilità della parete e ciò causa trasudazione del plasma, ristagno e accumulo negli spazi. Le vene quindi per cause costituzionali o di comportamento, perdono la loro tonicità ed elasticità, provocando un rallentamento del flusso sanguigno, in particolare negli arti inferiori. Il sangue ristagna nei capillari provocando la perdita di elasticità e permeabilità di questi, che non sono più in grado di nutrire in modo adeguato i tessuti circostanti. Questo processo, lento ma inesorabile, provoca con il tempo un'infiammazione dei tessuti. L'infiammazione colpisce le cellule adipose, il tessuto interstiziale (tra una cellula e l'altra) e i vasi sanguigni più piccoli, cioè venule e capillari. La pelle diventa più pastosa e meno elastica. Aumentando i fenomeni il risultato finale è che le fibrille reticolari presenti intorno agli adipociti aumentano di numero e di spessore, peggiorando così la microcircolazione e i suoi rapporti con gli adipociti; inoltre si ha una perdita dell’elasticità e della morbidezza della pelle. Diminuiscono gli scambi e si determina anche un ristagno di tossine, perciò la pelle si presenta pallida, ipotermica, più pastosa e incominciano a manifestarsi alterazioni della sensibilità cutanea.
Stadio III e IV
Si formano micronoduli, cioè strutture rotondeggianti, molto piccole e incapsulate in fibrille di collagene. I noduli e le fibre di collagene insieme formano come una rete che, racchiudendo il microcircolo e gli adipociti, ostacola gli scambi metabolici. Inizia quindi un indurimento del connettivo del derma e quindi una conseguente scarsa ossigenazione. La pelle presenta il caratteristico aspetto a buccia di arancia e si manifesta anche un certo dolore al contatto.
I micronoduli si sono moltiplicati fino a formare grandi noduli facilmente visibili e toccabili con palpazione, che si presentano mobili, dolenti alla pressione e al sollevamento della plica cutanea. Questo stadio evolve nella fibrosi, che è un processo irreversibile caratterizzato dall'indurimento finale in cui le fibrille di collagene formano una trama sempre più fitta aderente, in profondità, alle fasce muscolari. L’aspetto della pelle, a buccia d’arancia o a materasso, diventa molto marcato, la cute si presenta piuttosto pallida e si presenta fredda localmente. Compaiono delle striature, sensazioni di dolore spontaneo e alla palpazione si rilevano facilmente sia noduli singoli che conglobati, quasi sempre dolenti.

DIFFERENZE TRA GRASSO LOCALIZZATO & CELLULITE
E' importante definire le caratteristiche che differenziano grasso localizzato, che è un fenomeno normale, dalla cellulite vera (PEF):
Aspetto della superficie cutanea - nell’adiposità localizzata la pelle si presenta liscia, omogenea, di colore normale, senza alcuna irregolarita' e priva di striature biancastre o bianco-giallastre. La secrezione sebacea in genere è normale. In caso di cellulite, al primo e secondo stadio, si presenta di aspetto perfettamente normale, identica a quella dell’adiposità localizzata; nel terzo e nel quarto stadio la superficie cutanea diventa irregolare, con avvallamenti, retrazioni a forma di cratere con fondo irregolare e sottili striature biancastre o giallo-biancastre. L’epidermide può essere secca o grassa e nel quarto stadio si assottiglia.
Sensazione alla palpazione - al tatto la zona con adiposità localizzata è indolore, si presenta di pastosità normale e con una giusta elasticità, inoltre al tatto non si rivelano placche, edema, scabrosità o macronoduli. La palpazione di una zona colpita da cellulite causa dolore a partire dal terzo stadio fino a divenire più intenso nel quarto; la pastosità cutanea aumenta lievemente nel primo e nel secondo stadio, tanto che può rimanere l’impronta del dito dopo pressione, mentre diminuisce nel terzo e nel quarto. L’elasticità diminuisce in tutti gli stadi, mentre si sente la presenza di placche, esercitando una lieve pressione con il polpastrello delle dita, all’inizio del terzo stadio. Nel primo e nel secondo stadio non si rileva edema, che invece è presente alla periferia delle placche cellulitiche all’inizio del terzo stadio e scompare poi nel quarto. Nel terzo stadio inizia a manifestarsi una certa irregolarità cutanea con la formazione di micronoduli apprezzabili sfiorando la superficie della pelle. Nel quarto stadio si rivelano dei macronoduli, determinati dalla confluenza e dall’incapsulamento di più micronoduli contigui. I noduli più grossi, apprezzabili sia con una palpazione profonda che con la plicatura del tessuto, hanno dimensioni variabili fino ad assumere la grandezza di un pisello.
Esistono anche forme miste caratterizzate dalla coesistenza di adiposità localizzata e PEF.
E’ piuttosto frequente l’insorgenza di cellulite quando già esiste una buona quantita' di grasso nelle zone colpite piu' facilmente da cellulite (arti inferiori!). Questo è il caso di molte donne con una lieve adiposità localizzata che, in seguito a gravidanza o all’uso continuo di contraccettivi o a una qualsiasi irregolarità ormonale, sono soggette ad alterazioni del microcircolo, spesso già fragile e predisposto alla stasi venosa.



LOCALIZZAZIONE
La cellulite può colpire zone del corpo differenti. Alcune persone presentano pochi cuscinetti ben delimitati mentre altri hanno ampie aree interessate dalla cellulite.
Il volto e le mani non sono mai colpiti dal problema, mentre altre parti del corpo lo sono di preferenza. Il sesso e l’età contribuiscono in modo significativo a una collocazione differente della cellulite. Le regioni che vengono preferibilmente colpite da cellulite sono:
I fianchi - e' una zona del corpo femminile facilmente colpita dalla cellulite. Spesso a questo si associa una caratteristica disposizione del grasso sulle natiche, che diventano di aspetto piuttosto cadente. A completare il quadro contribuisce anche una certa ipotrofia dei muscoli glutei.
Questa cellulite può, con il tempo, diffondersi a tutta la gamba, sia in forma compatta che molle.
Parte esterna della coscia - questa zona è spesso colpita da quei cuscinetti che possono essere o indipendenti e iniziare con un avvallamento evidente lungo la linea di compressione di indumenti stretti indossati per tempi troppo lunghi, oppure uniti con altri infiltrati cellulitici della parte alta della coscia. L'abbigliamento inadeguato, come pantaloni troppo stretti, che impedisce una corretta circolazione sanguigna, specialmente da seduti, è la prima causa di questo tipo di cellulite.
Parte interna della coscia - generalmente in questa zona compare una cellulite flaccida mobile e non dolorosa. Spesso gli indumenti stretti, soprattutto quelli che tagliano all’inguine, sono all’origine del problema.
Parte posteriore della coscia - si presenta sia dura che flaccida, spesso dovuta allo stare a lungo seduti. I muscoli interessati dalla cellulite, soprattutto da quella molle, sembrano ingabbiati, e la coscia cambia aspetto e forma a seconda della posizione che si assume. Quando il soggetto è in piedi sulla coscia compaiono caratteristiche cascate di grasso molle. L’aspetto a buccia d’arancia è assai precoce e si vedono bene irregolarità e rientranze della superficie cutanea.
La parte posteriore del polpaccio - ha il classico aspetto a buccia d’arancia e spesso si notano anche cuscinetti al ginocchio e dietro alle caviglie.
Le spalle - in età avanzata si può sviluppare una cellulite flaccida, che si presenta come un rigonfiamento molle all’altezza del collo che sfuma verso il basso, fino ad omogeneizzarsi con altri infiltrati di cellulite presenti nella zona ascellare.
Le braccia - può esserci la cellulite sia nella zona interna, diffusa e molle, che in quella esterna, un po’ più densa.




TIPI DI CELLULITE
La cellulite compatta - colpisce di preferenza soggetti in buona condizione fisica e con una muscolatura tonica. In genere colpisce persone obese o anche di peso leggermente superiore alla normalità, ma può comparire anche nei magri.
E’ stabile, infatti non subisce alcuna variazione sia nella posizione eretta che in quella distesa. Alla palpazione è dolorosa. L’epidermide appare fine e delicata, la cute è generalmente ruvida e secca e spesso si formano le smagliature. Il tessuto, preso tra le dita, sembra quasi incollato ai piani sottostanti. La cellulite compatta, o dura, può con il tempo trasformarsi in molle.
La cellulite molle - si manifesta specialmente in persone di mezza età, che hanno un tessuto ipotonico, oppure in quei soggetti che variano di peso in modo poco equilibrato. Il passaggio dalla posizione distesa a quella eretta evidenzia la sua fluttuazione.
La cellulite edematosa - si manifesta in associazione a quella compatta, di preferenza sulla gamba, e rappresenta la conseguenza abbastanza comune di patologie circolatorie caratterizzate da un importante ristagno di liquidi nei tessuti. E’ dolorosa alla palpazione e, talvolta, anche durante la deambulazione. Un segno caratteristico, che la differenzia da condizioni edematose cliniche di origine cardiaca o renale, è l’assenza del segno che si manifesta con la pressione del dito sulla coscia.




METODI DIAGNOSTICI PER LA CELLULITE
Non sempre è possibile riconoscere la cellulite a occhio nudo, senza confonderla con le comuni cellule adipose. Le prime alterazioni che essa compie sul tessuto sono infatti microscopiche. Il modo migliore per rilevarla, unitamente ad una analisi visiva e tattile, è registrare la diminuzione di irrorazione sanguigna nella zona, attraverso il progressivo raffreddamento della cute. Esistono a questo scopo strumenti appositi:
1) Termografia a cristalli liquidi - Funziona con lastre di cristalli liquidi. Questi, modificando la loro disposizione spaziale in funzione della temperatura della superficie a contatto, permettono di riconoscere un normale tessuto adiposo dalla temuta cellulite.
2) Videotermografia computerizzata - consiste in una fascia flessibile, composta da più di cinquecento sensori termici, connessa a un computer. Ciascun sensore rileva la temperatura con un livello di precisione di 0,1° C.La fascia si applica sull'area da esaminare e i dati rilevati, visualizzati sullo schermo del calcolatore, possono essere elaborati e archiviati grazie a un programma specifico.
3) Videocapillaroscopia a sonda ottica - E' sicuramente il sistema più preciso. Per mezzo di una sonda a fibre ottiche, che trasmette le immagini ingrandite fino a 1000 volte su di uno schermo, la videocapillaroscopia analizza qualsiasi superficie corporea rivelandone i problemi nascosti. Sullo schermo si possono vedere chiari e nitidi anche i più piccoli capillari, verificando se: l'irrorazione sanguigna è buona, i tessuti sono sani o sta per iniziare un processo degenerativo. E' importante riconoscere la cellulite, ma soprattutto prevenirla.





CAUSE DELLA CELLULITE
All’origine della cellulite c’è un insieme di cause genetiche, costituzionali, ormonali e vascolari, spesso aggravate da vita sedentaria, da stress, da malattie epatiche, cattiva alimentazione, disturbi intestinali o da quelle patologie caratterizzate da una ritenzione idrica marcata.
Gli squilibri ormonali sono alla base della cellulite; il sesso femminile, con l’azione dell’estrogeno e delle sue implicazioni sul microcircolo, risulta essere predisposto nei confronti della sua formazione, specialmente durante la pubertà, la gravidanza o la pre-menopausa, quando cioè l’attività degli ormoni ovarici è al massimo. Agenti diversi, come il vestiario o le calzature inadatte, disturbi della postura ed atteggiamenti corporei scorretti, rallentando il circolo sanguigno e linfatico, rappresentano cause predisponenti lo sviluppo di cellulite.
1) EREDITARIETA’ - Esiste una predisposizione familiare legata a fattori genetici, ad una maggiore sensibilità ormonale e ad una certa fragilità capillare, all’origine della cellulite. Condizioni etniche, razziali e comportamenti alimentari familiari ne influenzano l’insorgenza.
2) FATTORI ORMONALI - Il ruolo degli ormoni nell’insorgenza della cellulite è di grande importanza.
Fondamentale è l’azione svolta dagli ormoni ovarici, ipofisari e tiroidei. Durante la pubertà si definiscono i caratteri sessuali secondari femminili, come l’allargamento del bacino, una localizzazione più accentuata del grasso a livello dei glutei, delle cosce e dei fianchi e lo sviluppo della ghiandola mammaria, per l’intervento degli estrogeni che contribuiscono anche a rendere i tessuti più ricchi di acqua. Se queste modificazioni rimangono entro certi limiti, non si creano problemi, ma quando eccedono si manifesta anche una vera e propria patologia. Inoltre, se le irregolarità mestruali, tipiche di questa età della vita, sono importanti, si determina un terreno predisponente all’insorgenza della cellulite ed alla sua accentuazione. In gravidanza si verifica una delicata condizione ormonale associata spesso ad altri fattori, come la stitichezza, l’aumento della pressione addominale, un rallentamento della circolazione sanguigna degli arti inferiori e la sedentarietà: fattori che insieme contribuiscono allo sviluppo di cellulite. Altro momento critico, dovuto ad uno squilibrio ormonale tipico, è il periodo che precede la menopausa: facilmente in questo momento della vita di una donna si determina la malattia cellulitica.
Tutte queste tappe della vita femminile sono accompagnate da un iperestrogenismo, che agisce anche sugli ormoni della tiroide e ne riduce l’efficacia d’azione. La prolattina in eccesso favorisce l’insorgenza della cellulite perché causa un aumento della ritenzione idrica, mentre l’iperinsulinemia stimola una maggiore liposintesi, cioè l’azione di deposito del grasso, soprattutto nella parte inferiore del corpo. Un ipotiroidismo causa il rallentamento della lipolisi, che è il processo di scioglimento del grasso e favorisce l’imbibizione dei tessuti.
L’uso di farmaci contenenti ormoni con il tempo può determinare il peggioramento del quadro lipodistrofico.
3) ALTERAZIONI A CARICO DEL CIRCOLO - All’interno delle vene passa il sangue che, carico di prodotti di rifiuto, ritorna al cuore. A livello degli arti inferiori alcuni fattori facilitano questo trasporto: la compressione muscolare, l’elasticità dei vasi stessi e la presenza di valvole lungo i vasi che impediscono il riflusso del sangue. Quando questi fattori non funzionano, si determina un rallentamento del circolo sanguigno, una stasi e, con il tempo una situazione definita come edema: queste sono le premesse per l’insorgenza della cellulite. La microcircolazione assicura la nutrizione degli adipociti e la regolare diffusione delle molecole di grasso; se fattori diversi interferiscono con il corretto funzionamento di circolo e tessuti, si verifica anche il peggioramento della cellulite.
4) STRESS - La vita frenetica e tutte le cattive abitudini che l’accompagnano, come l’abuso di fumo, zuccheri e grassi, modificazioni repentine dei bioritmi, una fatica fisica e psichica esagerata, scarso riposo notturno sono tutte condizioni che, associandosi ad altri fattori, contribuiscono a determinare l’insorgenza della cellulite. Lo stress provoca tutta una serie di influenze su psiche e corpo e stimoli continui e non più equilibrati che favoriscono alla fine anche la cellulite.
5) CALZATURE E VESTIARIO - L'uso di scarpe inadatte, o tacchi troppo alti, costringono il piede ad una posizione innaturale, determinando un sovraccarico per l’avampiede; calzature che hanno la punta troppo stretta e rigida possono arrivare a deformare la forma del piede. Ecco che con il tempo si formano cuscinetti cellulitici a livello delle caviglie e cellulite diffusa e dura ai polpacci. I vestiti che comportano dei problemi sono quelli troppo stretti, che comprimono eccessivamente. Indumenti intimi attillati ostacolano sia la circolazione linfatica che sanguigna, così pure elastici stretti, jeans aderentissimi o body troppo compressivi. Tutti i capi di vestiario che hanno un bordo rigido e stretto alla radice della gamba sono all’origine dell’insorgenza di una cellulite molle inguinale e degli inestetici cuscinetti alle cosce. Talvolta anche la spallina del reggiseno, soprattutto quando è troppo tirata e stretta, può essere un ostacolo alla perfetta circolazione della spalla e del braccio ed essere causa di cellulite a livello del deltoide e dell’ascella.
6) POSTURA E COLONNA VERTEBRALE - Bisogna cercare di non alterare la curva fisiologica della colonna vertebrale, per esempio camminando con scarpe con tacchi troppo alti, perché ogni sua modificazione causa tutta una serie di problemi. Le situazioni che comportano una variazione della curvatura fisiologica, oltre a causare vari disturbi anche gravi, possono favorire la manifestazione di cellulite. Un aumento del volume addominale, per esempio in gravidanza, agisce sulla colonna e causa un rallentamento della circolazione venosa reflua, dalle gambe verso il centro, per la compressione esercitata sui vasi iliaci. La conseguente stasi circolatoria contribuisce all’insorgenza della cellulite. Anche l’obesità predispone alla cellulite, a causa della riduzione dell’attività respiratoria che induce. Il diaframma, che è un importante muscolo della respirazione, non riesce ad espandere l’addome obeso, ricco di grasso e da questo derivano effetti negativi sulla ossigenazione dei tessuti e sui meccanismi di eliminazione di scorie metaboliche. La cellulite è una condizione in cui il rapporto tra grasso e microcircolo è basilare; perciò facilmente una scarsa capacità respiratoria, una cattiva ossigenazione che causano ipossia tissutale e rallentamento nell’eliminazione delle scorie metaboliche, possono scatenare la sua insorgenza. La postura e suoi eventuali difetti agisce sulla malattia cellulitica in vari modi. Stare troppo tempo seduti, con le gambe sempre accavallate, crea un ostacolo per il corretto circolo venoso e linfatico. Mantenere la stazione eretta e fissa, senza camminare, come succede in alcune condizioni lavorative, determina conseguenze negative sulla circolazione venosa e linfatica. Invece camminare fa bene, perché i muscoli interessati nella deambulazione fungono da pompa che contribuisce a spingere il sangue e la linfa verso l’alto, impedendo così un’eventuale stasi.
7) TRAUMI - Alcuni tipi di cellulite molto localizzate insorgono spesso dopo un violento trauma sulla zona colpita; ad esempio sono state riscontrate zone di accumulo di cellulite in seguito ad incidenti, cadute o contusioni violente; questo tipo di cellulite si riconosce bene in quanto e' presente sull'esatto punto del trauma (caduta/contusione) ed e' molto piu' grande dell'altra parte del corpo che invece non ha subito danno.



CELLULITE e ATTIVITA' FISICA
Sport inadatti - tennis - squash - sci - sci alpino - atletica pesante.
Sport adatti - nuoto, bicicletta, corsa, camminata sportiva, fitness, body building leggero, attivita' aerobiche di gruppo.




RIMEDI CONTRO LA CELLULITE
MASSAGGIO - Uno dei mezzi classici di intervento è il massaggio, che si dimostra valido per il suo effetto di stimolazione sulla circolazione sanguigna distrettuale, per il miglioramento del trofismo cutaneo e dell’ossigenazione cellulare. Deve essere eseguito da un esperto, perché altrimenti si possono causare danni, specialmente se il massaggio è troppo energico e viene praticato su persone che presentano segni di fragilità capillare. Un abbinamento ottimo è quello di fare sedute di massaggio classico, due alla settimana per un mese, e il linfodrenaggio. Questa tecnica è in grado di liberare i tessuti cellulitici da liquidi in eccesso e dalle tossine che ristagnano nel connettivo sottocutaneo, facilitando il drenaggio verso i connettori linfatici e le stazioni ghiandolari annesse. Questo massaggio può essere praticato sia manualmente che meccanicamente. Il linfodrenaggio è molto efficace, ma deve essere eseguito da mani esperte e da operatori che conoscano profondamente le vie linfatiche organiche. Con questo massaggio si ottiene immediatamente una riduzione della circoferenza della zona trattata e la pelle assume un colorito roseo dovuto alla migliore ossigenazione.
L'idro-massaggio può anche essere utile come prevenzione della cellulite o come attacco in fase iniziale.
Il concetto di base è quello di sfruttare l’azione meccanica della pressione dell’acqua alla quale sono aggiunti sostanze terapeuticamente attive.
Il getto d’acqua, che può essere sulfurea, salsobromoiodica o altro, deve essere posizionato in modo adeguato per ottenere un’azione di spremitura sui vasi venosi e linfatici e, quindi, un miglioramento dell’ossigenazione cellulare. Se praticata in centri termali, da personale medico specializzato, l'idromassaggio dà i migliori risultati. Talvolta all’acqua viene addizionato ozono, prodotto da un apposito apparecchio. Questo a contatto con l’acqua produce ossigeno capace di penetrare nella cute fino a livello dell’ipoderma. Questa terapia ha un’efficacia specialmente antinfiammatoria e vasoattiva. Migliora il funzionamento delle vene periferiche ed agisce sui cuscinetti di cellulite. Questi bagni, della durata di circa 30 minuti, vengono fatti in centri specializzati.
ELETTROLIPOLISI - Questa recente terapia è particolarmente efficace nei casi di adiposità localizzata e di cellulite (pannicolopatia edemato-fibrosa). Vengono usate correnti a basso voltaggio e amperaggio che, condotte ai tessuti grazie ad aghi elettrodo, agiscono sull’unità microvascolare della zona interessata. L’elettrolipolisi migliora in modo significativo il trofismo delle zone affette da cellulite e determina una riduzione delle circonferenze e delle pliche sottocutanee. Durante la gravidanza o in presenza di varici, non è possibile effettuare questa pratica. In genere il ciclo d’attacco comprende una decina di sedute a frequenza settimanale della durata di circa un’ora e il trattamento è quasi indolore. Soddisfacente è il rimodellamento del corpo che si ottiene alla fine della cura.
MESOTERAPIA - La mesoterapia si basa sulla iniezione di un insieme di farmaci, a dosi molto piccole, mediante aghi sottili applicati a multiniettori. Questi strumenti possono avere da 3 a 18 aghi posizionati in modo lineare o circolare, lunghi più o meno 4 mm. Soltanto il medico decide quale usare per poter evitare traumi o la formazione di ematomi, specialmente quando la superficie da trattare non è piana. E’ importante la scelta dei farmaci da utilizzare, perché variano a secondo dei tipi di cellulite. Deve perciò essere effettuata una diagnosi accurata e bisogna che si accerti che la paziente non soffra di allergie più o meno gravi. La mesoterapia è indolore e non occorre praticare anestesia. Il ciclo di cura comprende da 8 a 15 sedute con frequenza settimanale, seguito da una di mantenimento mensile. Associando questa tecnica al linfodrenaggio e alla laser-terapia si ottengono dei buoni risultati.
LASER-TERAPIA - Il laser agisce sull’unità microvascolo-tissutale, migliora l’ossigenazione e lo scambio intra ed extracellulare. Questo metodo è particolarmente indicato nei casi di cellulite molle ed edematosa e come preparazione dei tessuti verso altri eventuali interventi. Non ha controindicazioni e nessun effetto collaterale, inoltre non è doloroso.
IONOFORESI - Il metodo utilizza corrente elettrica debole e a basso voltaggio per convogliare dei farmaci specifici nel tessuto. Si determina una differenza di potenziale tra il punto di entrata e quello di uscita della corrente e questo veicola le sostanze ionizzate nel verso della loro carica positiva o negativa. Si usano diversi tipi di farmaci: l’aminofillina, che agisce sul metaboilismo dei grassi, la carnitina, l’escina, per il suo effetto antinfiammatorio, antiedematoso e vasoprotettivo e altri. Soltanto il medico può eseguire la terapia e scegliere le sostanze più adatte al caso per poter evitare effetti collaterali spiacevoli. Uno svantaggio della ionoforesi è quello di non poter definire con certezza quanto farmaco va realmente ad agire sulla zona da trattare questa è la ragione per cui oggi non viene utilizzata molto e si preferisce eseguire la mesoterapia. Generalmente la ionoforesi viene usata per migliorare i risultati ottenuti con altre metodiche.
ULTRASUONOTERAPIA - Gli ultrasuoni sono delle vibrazioni con una lunghezza d’onda che l’orecchio umano non è capace di rilevare. Le vibrazioni attraversano i tessuti e determinano fenomeni:
- chimici, perché le vibrazioni aumentano la permeabilità della membrana cellulare con conseguente stimolo dei processi metabolici;
- umorali e di diffusione cellulare;
- meccanici, per l’indebolimento che l’ultrasuono subisce nell’impatto con i tessuti;
- termici, perché quando la vibrazione attraversa il tessuto la sua energia si trasforma in parte in calore.
Questa terapia viene utilizzata ampiamente nei casi di lipodistrofie localizzate, perché è capace di rompere il tessuto fibrotico presente che ostacola la circolazione sia ematica che linfatica. Gli ultrasuoni, sconsigliabili in presenza di varici, di capillari evidenti o di cardiopatie, favoriscono l’assorbimento di farmaci a livello cutaneo, richiamano il sangue nella zona trattata, stimolano la circolazione linfatica e bruciano i trigliceridi accumulati nelle cellule. In genere sono sufficienti 4-8 sedute, talvolta, nei casi più persistenti, ne occorrono anche 10 o 20.
PRESSOTERAPIA - La pressoterapia è particolarmente indicata quando, oltre alla cellulite, è presente un quadro patologico più importante caratterizzato da edema delle gambe, parestesie, dolori, cute violacea e insufficienza venosa e linfatica. La seduta dura circa 45 minuti ed è molto rilassante per la paziente, che infila ogni gamba dentro a un manicotto collegato ad un apparecchio elettrico, che introduce aria ad una pressione variabile fino ad ottenere una pressione graduata sui vasi sanguigni e una diminuzione del senso di pesantezza degli arti. Il risultato si ottiene solo nei casi di cellulite iniziale e dopo 2 o 3 cicli di cura ed è opportuno associare questa pratica con altre come il linfodrenaggio manuale o la ionoforesi. Controindicata nei soggetti affetti da insufficienza cardiaca, da tromboflebite o problemi respiratori e renali.
OZONOTERAPIA - Viene usata in campo medico per affrontare problemi di diversa natura e, tra questi, anche la cellulite. L’ozono ha diversi meccanismi d’azione: reagisce con gli acidi grassi insaturi determinando la scissione della catena dei lipidi, che diventano idrofili e più facilmente eliminabili; agisce sui fosfolipidi della membrana cellulare dei globuli rossi determinando un aumento della carica negativa e un rilasciamento della struttura molecolare con conseguente aumento della viscosità del sangue e un miglioramento del quadro clinico; determina una migliore ossigenazione in quei tessuti in cui questa è carente, come quelli colpiti da cellulite. Sono necessarie da 10 a 20 sedute o settimanali o quindicinali, inoltre il medico può ritenere opportuno eseguire sedute di mantenimento nell’arco dell’anno per ottenere un miglioramento generale della circolazione venosa e linfatica. Sovente si associa anche la laser-terapia, che, migliorando l’edema locale, favorisce l’azione vasoattiva dell'ozonoterapia. L'ozonoterapia si puo' praticare solo in centri medici o cliniche e non in centri estetici.
LIPOASPIRAZIONE E LIPOSCULTURA
La lipoaspirazione è un intervento di chirurgia estetica che, con piccole incisioni sulla parte da trattare e aspirando l’adipe in eccesso attraverso particolari cannule collegate ad apparecchi aspiranti, ottiene il risultato di modellare le zone in cui sono presenti adiposità o cellulite localizzata. Questo intervento richiede un ricovero in ospedale di 2 o 3 giorni e determina la successiva formazione di ematomi risolvibile in 2 settimane.
La liposcultura è un intervento eseguito in anestesia locale in cui si praticano incisioni piccole, quasi invisibili e dove si chiede la collaborazione della donna, che assume posizioni diverse a seconda della richiesta del chirurgo, proprio per permettere un migliore rimodellamento del corpo. Non richiede degenza ospedalira, può essere eseguita in ambulatorio specializzato o in day-hospital, inoltre i microematomi che si formano si risolvono rapidamente. Entrambe gli interventi richiedono che la paziente si fasci con apposite fasciature elastiche per una settimana e porti, in seguito, calze o guaine elastiche. Il risultato finale si evidenzia dopo circa 3 o 4 mesi, quando si è risolto completamente l’edema. Per facilitare la scomparsa del gonfiore locale, vengono eseguiti cicli di linfodrenaggio o di laserterapia.
Esistono alcune controindicazioni a questi interventi: una cute poco elastica, non più tonica e incapace di modellarsi ai tessuti svuotati dal grasso non è operabile così come non è possibile intervenire nei casi di insufficienza venosa, caratterizzata da varici marcate. Da tenere presente che, come per qualunque intervento chirurgico, anche in questi casi esistono rischi e complicazioni specialmente dovute all’anestesia generale. Di importanza fondamentale sono la capacità e la serietà del chirurgo.
PRODOTTI COSMETICI - Questi prodotti non rappresentano certo la soluzione del problema, ma sono in grado di migliorare i tessuti e di preparare le zone colpite a interventi medici d’attacco. I risultati migliori si ottengono quando si associano i prodotti cosmetici con interventi medici come la ionoforesi, l’elettrolipolisi o altri.
ENDERMOLOGIE - Infine, terminiamo l'esame dei trattamenti con una delle tecniche più innovative. Si tratta di una tecnica studiata e progettata in Francia, negli anni '70. Inizialmente destinata a trattamenti di fisioterapia cutanea (cicatrici, ustioni, ecc.) si è poi dimostrata molto efficace per compensare le insufficienze microcircolatorie, arteriose, venose o linfatiche. L'endermologie è un particolare tipo di massaggio meccanico, compiuto con un'apparecchiatura che si avvale di rulli.I rulli, montati su un manipolo, si muovono in senso rotatorio, esercitando delle pressioni sulla cute che provocano una distensione verticale del tessuto e determinano una redistribuzione del grasso sottocutaneo. I risultati sono: A) il miglioramento del tono cutaneo, con effetto lifting sulle irregolarità della superficie della cute; B) la redistribuzione dei depositi grassi; C) la depurazione del tessuto; D) il miglioramento del metabolismo.



ARMI CONTRO LA CELLULITE
1) Potassio - è un elemento essenziale nelle nostra dieta perché permette di espellere le sostanze tossiche e di assorbire l’ossigeno e le sostanze nutritive. Se questa funzione non si esplica correttamente si forma la tanto combattuta cellulite. E’ importante non alterare il giusto equilibrio tra sale e potassio perché ciò causa ritenzione idrica che si può combattere riducendo l’uso di sale e aumentando il consumo di potassio che si trova in molti cibi quali la frutta fresca, le verdure, i legumi, i cereali integrali ed i germogli.
La nostra dieta giornaliera, per essere veramente sana, dovrebbe contenere una quantità di potassio doppia rispetto al quantitativo di sale. I cibi migliori per quanto riguarda il rapporto potassio/sale sono certamente le patate (ovviamente non salate), l'anguria e le banane; mentre il miglior sale da cucina e' certamente quello marino integrale addizionato con iodio in quanto contiene tutti i minerali e non solo il cloruro di sodio ed inoltre contiene lo iodio che risulta fondamentale per il corretto funzionamento della tiroide.
2) Sostanze fatburner - sono rappresentati da una serie di vitamine, vitaminoidi, aminoacidi, estratti erboristici, fibre, che svolgono diverse funzioni tutte correlate con la circolazione sanguigna ed il metabolismo dei grassi; l'assunzione regolare di queste sostanze, abbinate ad attivita' fisica ed alimentazione opportuna, rappresentano un'ottima aggressione contro la cellulite e costituiscono uno dei pochi punti preventivi. Le sostanze in questione sono: colina, inositolo, carnitina, metionina, idrossicitrato, chitosano, arancio amaro, betulla, guarana', the vergine ecc.
3) Evitare il sovrappeso- Pare un'ovvietà, ma è meglio ricordarlo: minore sarà la quantità di tessuto adiposo, disponibile alla colonizzazione, e meno probabilità ci sono che questa avvenga.
4) Favorire la diuresi - Per favorire l'eliminazione di tutte le sostanze tossiche e di rifiuto, è importante bere molta acqua: 1.5-2.0 litri al giorno è la quantità minima da assumere, magari lontano dai pasti per non diluire i succhi digestivi. E' importante però che il liquido, una volta assunto, non ristagni nei tessuti gonfiandoli e quindi occorrerà limitare l'assunzione di sodio. Il sodio, infatti, trattiene acqua all'interno dei tessuti, impedendo il corretto scambio di liquidi tra la cellula e l'esterno. Evitate quindi tutti gli alimenti che contengono troppo sale. A tale proposito possono giovare tisane/integratori che favoriscono la diuresi come riportato nella sezione "schede" (clicca su integratori).
5) Regolarizzare l'intestino - Per questo scopo preferite gli alimenti ad alto contenuto di fibre ed eventuali integratori di fibre; aumentate inoltre il consumo di frutta e verdura; questo faciliterà l'evacuazione delle scorie alimentari, riducendo l'assorbimento degli zuccheri e dei grassi, senza disturbare l'utilizzazione delle proteine e degli oligoelementi.
6) Favorire la microcircolazione - Occorre cercare gli alimenti ricchi di bioflavonoidi, le sostanze che favoriscono la microcircolazione. Vi potranno aiutare molto, in questo caso, i melograni, il kiwi, i frutti di bosco-sottobosco particolarmente i mirtilli, inserendo opportunamente tutte quelle sostanze antiossidanti che proteggono le cellule dall'invecchiamento: bioflavonoidi, the vergine, vitamina C, vitamina E, carotenoidi.


CONSULENZA
Dopo aver presentato le linee guida per quanto concerne la cellulite, le sue caratteristiche e i possibili rimedi, si rimanda alla mail di contatto per eventuale consulenza e personalizzazione di trattamenti, diete, allenamenti ed integrazione.

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articolo curato dalla dr.
ALBANO GIUSEPPINA
contatto mail: supplementi@supereva.it
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IL SENO

ANATOMIA DEL SENO
Per mantenere il nostro seno in salute e in bellezza e per prevenire le modificazioni alle quali è destinato, a causa delle numerose ed inevitabili trasformazioni dovute alla gravidanza, alla menopausa, all'allattamento, è indispensabile conoscere com'è fatto, sapere cosa fare e cosa non fare per evitare al seno inutili traumi e per prevenire un invecchiamento precoce.
La sua particolare struttura rende questa parte del corpo particolarmente bisognosa di attenzione e di cure continue e specifiche.


STRUTTURA
Le mammelle sono ghiandole esocrine, cioè a secrezione esterna, con una struttura tubulo-alveolare, simile agli acini d'uva, pari e simmetriche, situate nella regione anteriore del torace tra la terza e la sesta costola. La mammella è composta da tante piccole vescicole, denominate acini mammari, correlate ad un sottile canale, cioè il tubo escretore. Gli acini e i tubuli sono riuniti in gruppi, i lobuli, a loro volta raggruppati a formare i lobi, normalmente in numero di 15/20. I tubuli escretori, in numero pari a quello dei lobi, confluiscono in canali più grossi, i dotti galattofori o lattiferi, che sboccano all'apice del capezzolo attraverso i pori lattiferi, che sono 10 o 15.
La forma esterna della mammella, cioè la prominenza del seno, viene determinata non solo dal complesso dei lobi, ma anche dallo sviluppo del tessuto adiposo, in quantità variabile a seconda della costituzione fisica individuale, posto intorno e tra gli acini che formano la ghiandola. Il tessuto adiposo funge da isolante a da protezione agli urti di questa delicata parte. Le mammelle hanno la forma di rilievi emisferici e conici, sormontati da una zona più o meno circolare pigmentata,
cioè l'areola, con al centro il capezzolo. Non esiste una forma ideale per il seno e neppure una misura ottimale, ma ci sono tipologie ben distinte caratterizzate da molti fattori come la costituzione, l'età o il portamento. Spesso il seno è asimmetrico e uno dei due è più voluminoso dell'altro; anche queste sono caratteristiche squisitamente costituzionali molto comuni: circa l'ottanta per cento delle donne ha un seno più grosso o posto leggermente più in alto o in basso dell'altro. Generalmente l'asimmetria si manifesta durante l'adolescenza nel periodo dello sviluppo, ma non deve preoccupare né a livello estetico né sotto il profilo della salute tranne nei casi in cui il difetto è molto evidente. Il seno non possiede una muscolatura propria, ma poggia sul muscolo grande pettorale al quale è saldato attraverso i legamenti sospensori. Unici muscoli presenti nel seno sono quelli piccolissimi situati attorno ai dotti lattiferi per espellere il latte e altri nel capezzolo che hanno il compito di ergerlo.
Il capezzolo, formato da tessuto erettile, è costituto dall'estremità dei dotti galattofori e da tessuto connettivo, dove si trovano fibre muscolari lisce, disposte sia a raggiera sia in modo circolare, che si estendono nell'areola fino a formare il muscolo areolo-mammillare. Generalmente il capezzolo ha una forma cilindrica o conica, è alto circa 1/1,5 cm., ma questa dimensione è molto variabile tra una donna è un'altra ed è ricoperto da cute rugosa. I capezzoli variano molto da donna a donna sia nella forma che nella dimensione e nella tipologia; alcune donne hanno capezzoli cilindrici, altre conici, altre
molto frastagliati, altre rientranti e altre sporgenti. L'areola, cioè la zona che contorna il capezzolo ha una dimensione variabile, è costituita da una cute pigmentata, sottile, con piccole sporgenze sparse in modo irregolare determinate dalle ghiandole sebacee, talvolta provviste di pelo e chiamate
ghiandole areolari del Morgagni. Ci sono anche altre ghiandole lattifere accessorie, cioè i tubercoli di Montgomery, che aumentano di volume durante la gravidanza e l'allattamento. Il colore del capezzolo e dell'areola varia da donna a donna e cambia in situazioni particolari come la gravidanza: in questa situazione l'areola diviene più grande, più scura e, passato questo periodo, non ritorna più completamente come prima.
Particolarmente importante è la cute che ricopre il seno per la sua funzione di contenimento e di sostegno. Bisogna idratare e curare bene la pelle in questa zona del corpo, perché è soggetta a molte tensioni e può facilmente rilassarsi. Basti pensare alla gravidanza e all'aumento del volume del seno oppure a come può cambiare la grandezza del petto in seguito a una dieta dimagrante per capire quanto sia importante mantenere integra l'elasticità cutanea il più a lungo possibile.
Non esistono correlazioni tra le dimensioni del seno di una donna e le qualità personali o di carattere. Esistono seni pieni e sodi soprattutto quando i muscoli pettorali sono ben sviluppati. Le donne con torace espanso tendono ad avere seni più sodi di quelle che hanno un torace contratto.



SVILUPPO DEL SENO
Nell'embrione umano di circa quattro settimane di vita sono già presenti i primi abbozzi della ghiandola mammaria in forma di due creste che ne percorrono lungo i lati la parte anteriore. In seguito le creste formano delle protuberanze emisferiche e simmetriche, che corrispondono alle future ghiandole, che si atrofizzano tutte ad eccezione di quelle situate nella zona toracica, perché alla nascita queste costituiranno il capezzolo e l'areola. Le varie fasi della vita, che influiscono sul
seno e che determinano trasformazioni anche importanti, sono: l'adolescenza, la gravidanza, l'allattamento e la menopausa.
Adolescenza
Durante la pubertà l'ipotalamo inizia la produzione di alcuni ormoni che danno il via allo sviluppo del seno e delle ovaie. Il primo segnale di pubertà è proprio la crescita del seno. Nella prima fase di sviluppo si verifica l'innalzamento dei capezzoli, senza aumento del tessuto ghiandolare e pigmentazione dell'areola. Da sei a dodici mesi dopo, aumenta il tessuto ghiandolare, si sviluppano i dotti escretori, aumenta l'adiposità del sottocutaneo, avviene l'allargamento dell'areola e la sua pigmentazione. Lentamente e gradualmente le mammelle cambiano fino ad assumere la forma definitiva che corrisponde al momento in cui la fanciulla entra nell'età adulta, la situazione ormonale si normalizza e iniziano i cicli mestruali. I mutamenti tipici di quest'età non riguardano solo lo sviluppo del seno e l'inizio dell'età feconda, ma interessano anche il profilo psicologico. Spesso la giovane è impreparata ad affrontare il momento e si ritrova improvvisamente con un corpo da adulta e le idee, i desideri e le abitudini di una ragazzina. Succede, talvolta, che la fanciulla nasconda il seno, diventato evidente in modo per lei imbarazzante, tenendo curvate le spalle. Questo atteggiamento, oltre che a testimoniare l'espressione di insicurezza, diventa un atteggiamento dannoso per la schiena e il seno , che può essere compromesso nel naturale sviluppo. Altra reazione riscontrabile potrebbe essere che la ragazzina si senta troppo osservata da sguardi estranei e si senta turbata dai commenti che coglie
specialmente dai rappresentanti dell'altro sesso. Questo turbamento può creare angosce, difficoltà e timori nell'instaurare rapporti con gli uomini che si trascinano, a volte, anche in età adulta. Per poter vivere meglio il periodo difficile del cambiamento, cioè la pubertà, è utile conoscere bene il nostro corpo ed essere consapevoli dei mutamenti che inevitabilmente avverranno in noi. Essere coscienti di questo, aiuta certo ad accettare i mutamenti del corpo, la sua bellezza diversa e a creare una certa sicurezza. Le mestruazioni sono sovente accompagnate o precedute da una serie di disturbi e fastidi talvolta anche molto dolorosi, che caratterizzano la "sindrome premestruale". A livello emozionale si manifestano ansia, nervosismo, disturbi del sonno e cambiamenti di umore frequenti e repentini, accompagnati da segnali fisici quali vertigine, nausea, emicrania e ritenzione idrica Il seno appare turgido e un senso di tensione e, a volta di dolore spesso si associa a questo momento particolare. Tutti i sintomi in genere scompaiono all'arrivo del flusso, ma per trovare giovamento nei giorni che precedono il ciclo è utile seguire una dieta povera di sale e ricca di vitamina A e bere parecchia acqua oligominerale durante la giornata.

La gravidanza
Importante è accettare con gioia i mutamenti del corpo durante la gravidanza quando il seno si prepara a divenire una fonte di vita e di nutrimento per il bambino. Essere incinte è un'esperienza meravigliosa: la pancia e il seno devono essere esibiti con entusiasmo come affermazione di una nuova femminilità. I cambiamenti che interessano il seno si manifestano già durante le prime settimane di gestazione: le mammelle si inturgidiscono, l'areola si scurisce, intorno appare una pigmentazione irregolare, i tubercoli di Montgomery diventano più sporgenti e si manifestano un senso di tensione e di pesantezza. Il capezzolo è particolarmente sensibile, anche uno stimolo o uno sfioramento minimo lo fanno allungare e irrigidire. Il seno aumenta di volume, la cute si tende e i vasi sanguigni sottocutanei diventano visibili. Possono formarsi, dal quinto mese in poi, le smagliature, cioè quelle strie rossastre causate dalla lacerazione delle fibre elastiche del derma. La ghiandola
mammaria si ingrandisce, la vascolarizzazione linfatica e sanguigna aumentano e si accumula tessuto adiposo intorno ai lobuli. Verso il quarto mese dal capezzolo fuoriesce un liquido sieroso e opalescente chiamato colostro. Importanti sono le cure da riservare al seno in questo periodo, che insieme all'alimentazione permettono alla futura mamma di mantenersi bella e di evitare o diminuire la possibilità di danni, specialmente alla cute. Per vivere al meglio un periodo così delicato come la gravidanza è importante prestare attenzione alla dieta, che non deve essere quantitativamente doppia come si diceva una volta, ma deve essere ben bilanciata fin dai primi mesi di gestazione. Un'alimentazione ricca di verdura e frutta fresca, di latticini, di carni magre bovine, di pesce, di pollame di pane e paste integrali, oltre a essere adatta alle esigenze del momento, assicura
un giusto apporto nutritivo ed evita inutili ed esagerati aumenti ponderali. Nelle verdure, come gli spinaci, i peperoni, il prezzemolo, e negli agrumi sono contenute le vitamine A e C, utili anche a combattere la formazione di smagliature; le vitamine del complesso B si trovano nel lievito di birra, la E nel germe di grano, la K è presente negli ortaggi e specialmente nei pomodori e nei cavoli, di vitamina D è ricco l'olio di fegato di merluzzo. Se la donna non aumenta troppo di peso durante
la gravidanza potrà recuperare la linea con maggiore velocità e con meno fatica dopo il parto e il seno, ingrossato soltanto dal giusto e naturale aumento ponderale, ritornerà certamente alla forma normale e alla compattezza anche dopo la maternità e l'allattamento. Nel periodo della gravidanza bisogna aiutare il seno sostenendolo con un reggiseno sempre adeguato al suo sviluppo e ai suoi mutamenti. L'indumento deve sempre essere lavato bene, soprattutto quando si verificano quelle leggere secrezioni dai capezzoli e, negli ultimi mesi, i capezzoli devono essere protetti da una garza sterile. E' utile fare ginnastica in modo equilibrato e usando le opportune cautele anche durante la gravidanza. L'attivita' fisica aiuta a prevenire dolori alla schiena, combatte la stipsi, fa bene al circolo sanguigno e previene anche quei danni estetici, come il rilassamento muscolare, che possono manifestarsi di conseguenza alla maternità. Il seno trova giovamento dalla costante esecuzione di esercizi mirati a mantenere un buon tono muscolare e a rafforzare i legamenti sospensori. Le mammelle devono essere lavate con cura, idratate e bisogna irrobustire i capezzoli con massaggi per prepararli all'allattamento. L'idratazione cutanea può essere ottenuta usando prodotti specifici o con semplice olio di mandorle dolci. Alternare docce calde e fredde stimola il seno e i capezzoli, l'importante è eseguire il tutto con delicatezza e senza violenza. Fare spugnature e massaggiare delicatamente
con un guanto non troppo ruvido fa bene soprattutto se dopo si eseguono frizioni con sostanze emollienti come il burro di Karitè. Queste manovre associate a opportuni movimenti eseguiti con la punta delle dita, facendo dei cerchi che partono dalla base verso il capezzolo che va tirato leggermente in fuori, favoriscono la loro estroflessione.
Allattamento
In questo periodo la mammella raggiunge il massimo dell'attività funzionale. Inizialmente produce il colostro, in seguito un liquido giallastro, proteico, denso e ricco di anticorpi che aiuta il neonato nel passaggio dalla nutrizione placentare a quella intestinale. Verso il terzo o quarto giorno dopo il parto avviene la montata lattea. Durante l'allattamento l'igiene del capezzolo è di estrema importanza: i capezzoli devono essere detersi, asciugati e protetti da una garza sterile tra una poppata e l'altra. Mantenere accuratamente pulito e asciutto il seno evita la formazione di ragadi e di infezioni. Il seno
appesantito deve essere contenuto in un reggiseno che gli consenta di mantenere una posizione il più possibile naturale. L'alimentazione in questo periodo deve essere sana e ricca di sostanze nutritive come durante la gravidanza; bisogna assumere liquidi in quantità sufficiente per garantire il flusso di latte. Se al seno si dedicano attenzione e cura prima del parto e durante l'allattamento,
non bisogna temere di sciuparne la bellezza con la maternità. Questo periodo probabilmente coincide col momento di massimo splendore femminile: i seni acerbi dell'adolescente si trasformano in un petto pieno e rotondo che ha raggiunto la sua maturità. Certamente queste forme non sono meno conformi all'ideale di bellezza femminile.
Menopausa
Questo è un periodo piuttosto difficile per la donna a causa delle modificazioni fisiche che avvengono e per la componente psicologica che spesso le accompagna. I disturbi tipici, come la vampate di calore, sudorazione, irritabilità, instabilità emotiva sono associati a livello psicologico con la sensazione frustrante di essere arrivate alla fine della vita femminile in un grande numero di donne. Sono poche quelle che accettano la menopausa come un periodo naturale ed inevitabile della vita,
ma non per questo si sentono finite. Oggi la donna intorno ai 50 anni è forse più attiva di prima, ha certamente maturato più esperienza e non deve mettersi da parte vivendo questo momento con poca volontà, con un atteggiamento negativo. A questa età il fascino è di natura diversa di quello dei 20 anni, si basa infatti sulla capacità di interessare gli altri grazie a ciò che si è e non per quello che appare. L'attività ovarica cessa, mancano quindi gli stimoli ormonali e si verifica l'atrofia della ghiandola mammaria e l'aumento del tessuto adiposo. In menopausa il seno tende ad aumentare di volume, la cute si rilassa e si manifesta perdita di tono. Bisogna intensificare le cure aiutando il corpo con l'alimentazione, la ginnastica, i trattamenti cosmetici e il seno, se non è stato trascurato negli anni precedenti, potrà rimanere bello. In questo particolare momento bisogna prestare molta attenzione alla salute del seno eseguendo i controlli medici, gli eventuali esami specifici e l'autopalpazione
quotidiana. In menopausa, a causa della cessata attività ormonale, aumenta il rischio per alcune patologie.
 
 
DISTURBI DEL SENO
Quando, toccando il seno, sentiamo la presenza di un nodulo oppure si nota una leggera secrezione dal capezzolo non dobbiamo farci prendere da paura e da allarmismo, ma dobbiamo invece andare dal medico per un controllo. Spesso questi sintomi sono indice di problemi non così gravi e facilmente curabili.
MASTOPATIA FIBROCISTICA
E’ una patologia piuttosto diffusa, non grave, ma deve essere tenuta sotto controllo. Colpisce circa il 30% delle donne dai 25 anni alla menopausa, momento questo in cui il rischio di questa malattia decresce notevolmente. L’origine della mastopatia è legata alla diversa produzione di ormoni nelle varie fasi del ciclo. Bisogna sempre farsi controllare alla comparsa dei sintomi ed eseguire eventualmente esami che confermino la diagnosi. Fortunatamente non ci sono correlazioni certe con la sua evoluzione in neoplasia. I sintomi sono essenzialmente: il seno più grosso, teso, dolente e alla palpazione si rilevano come dei granuli di varia dimensione ricoperti da una cute scorrevole. Nei giorni che precedono il ciclo, le mammelle sono particolarmente sensibili, ma il dolore scompare con l’arrivo del flusso ematico.
FIBROADENOMA
E’ un tumore benigno del seno. Quando si esegue la palpazione della parte si rileva un nodulo ben delimitato, mobile sotto la pelle e, spesso, dolente se premuto. L’intervento chirurgico di asportazione viene eseguito solo nei casi in cui il nodulo sia troppo grosso.
MASTITE
E’ un’infezione provocata da batteri che penetrano nei dotti galattofori o nei vasi linfatici attraverso piccole lesioni presenti sui capezzoli. Generalmente si ha febbre alta, dolore e tensione al seno con tumefazione dei linfonodi ascellari. Non deve essere trascurata e l’intervento terapeutico deve iniziare alla comparsa dei primi sintomi. Quando la mastite si manifesta durante l’allattamento, è necessario sospendere l’alimentazione al seno fino alla scomparsa della malattia, poiché questa potrebbe determinare presenza di pus nel latte e inoltre l’infezione, se trascurata, può compromettere l’attività della ghiandola secretoria.
MALATTIE DEL CAPEZZOLO
Alcuni problemi possono interessare i capezzoli durante l’allattamento in seguito alla suzione da parte del neonato, che provoca macerazione della pelle in questa zona dove l’epidermide è molto delicata. Tra questi disturbi comuni e frequenti sono le ragadi: ulcerazioni cutanee a forma di fessura, molto dolorose. In questi casi è meglio sospendere l’allattamento, almeno fino a che il problema non sia risolto e le ferite del capezzolo siano perfettamente cicatrizzate. L’aria e il sole facilitano
la cicatrizzazione della pelle, perciò restare ogni tanto a seno scoperto fa senz’altro bene. L’uso di paracapezzoli protettivi rende più rapida la guarigione. L’igiene è molto importante, infatti bisognerebbe lavare e asciugare bene questa parte delicata ed eventualmente utilizzare pomate lenitive opportune.
SECREZIONI DAL CAPEZZOLO
Succede talvolta che schiacciando leggermente il capezzolo si abbia una secrezione. Quando il fatto riguarda entrambe le mammelle la causa è generalmente fisiologica e, quindi, non preoccupante. Nel periodo premestruale, nella fase che precede la menopausa e durante la gravidanza questo evento può capitare. E’ necessario rivolgersi al medico se la secrezione riguarda solo una mammella ed eseguire alcuni esami di controllo. Le cause di questa secrezione di liquido sieroso o ematico dal capezzolo possono essere: la presenza di una mastopatia fibrocistica, un piccolo polipo e, talvolta, anche un carcinoma mammario.
TUMORE MALIGNO DEL SENO
Purtroppo il carcinoma mammario è frequente; in Italia circa 3.000 donne ogni anno ne sono colpite, specialmente nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 70 anni, anche se non sono escluse dal rischio le più giovani. Questo tumore generalmente si manifesta con la comparsa di un nodulo duro e non dolente alla palpazione. Il tasso di mortalità fortunatamente è diminuito, grazie alla possibilità di eseguire una diagnosi precoce che permette di intervenire con celerità sulla patologia. Una corretta informazione sanitaria è alla base della prevenzione, perché sottoporsi a controlli periodici, anche se non ci sembra di avere problemi, eventualmente fare esami specifici, come l’ecografia o la mammografia, aiuta a salvare la vita, perché questi esami sono in grado di scoprire la presenza di un tumore prima ancora della comparsa del nodulo. Il controllo deve essere fatto anche dalla
donna eseguendo con costanza mensile l’autopalpazione del seno, perché questo permette di rilevare la presenza di noduli appena formati. Non bisogna avere paura e e non bisogna mai ignorare la realtà. I dubbi devono essere chiariti al più presto, proprio per poter evitare conseguenze più gravi e spiacevoli. Quando si nota la presenza di un nodulo la donna deve rivolgersi al medico che ha a disposizione una serie di accertamenti per poter fare una diagnosi precisa. Oggi le apparecchiature radiologiche utilizzate nella diagnosi del tumore della mammella espongono la donna ad una quantità minima di radiazioni. E’ possibile fare anche una biopsia, cioè il prelievo chirurgico e il successivo esame al microscopio di un campione di tessuto del nodulo che dà un risultato estremamente attendibile. Fortunatamente il tumore del seno si sviluppa molto lentamente; perciò individuare
la sua presenza nella fase iniziale non è poi così difficile, se una donna si controlla e si fa controllare periodicamente.
Il programma di prevenzione può essere così effettuato:
Autopalpazione mensile a partire dai 18 anni; Visita medica ogni 2 anni fino ai 35 anni d’età e annuale dopo i 35 anni; Mammografia
ed ecografia periodicamente, ad anni alterni, dai 45 anni in poi. (Prima di questa età devono essere fatte soltanto in caso
di reale necessità.).
I fattori di rischio per il carcinoma mammario sono:
-) Familiarità: siccome esiste una certa predisposizione familiare chi ha avuto sorelle o madri colpite da questa malattia,
deve farsi controllare con più frequenza.
-) Tumore di una mammella: è possibile che si sviluppi un tumore anche nell’altra.
-) Nessuna gravidanza: sembra che la nullipara sia più esposta al rischio di tumore al seno.
-) Età: aumentata frequenza tra i 50 e i 70 anni.
-) Obesità: l’obesità e una dieta ricca di grassi facilitano l’insorgenza del tumore.
Naturalmente la presenza di queste caratteristiche o di una parte di queste non rappresenta certo la sicurezza di ammalarsi,
così come l’assenza dei fattori di rischio non può escludere la possibilità del tumore al seno. Unica tutela per tutte è il
controllo medico attento e adeguato.
Mai come in questo caso la frase "prevenire è meglio che curare" risulta essere vera e di importanza vitale.


AUTOPALPAZIONE
L'autoesame del seno è un utilissimo strumento di prevenzione del cancro della mammella: per questo va eseguito con regolarità.
Il momento ideale è dopo ogni mestruazione, perché nella settimana precedente il seno si ingrossa e diventa dolente, e al
tatto sono evidenti piccole tumescenze derivate dall'ingrossamento delle ghiandole. Prima di iniziare l'autoesame vero e proprio,
è utile mettersi davanti allo specchio e guardarsi di fronte e di lato, con le braccia sopra la testa, in modo da controllare
ogni ondulazione della pelle che possa nascondere un nodulo. I capezzoli devono avere sempre la stessa dimensione e colore
e non devono secernere liquido. Fase 1: supine con un asciugamano ripiegato o un cuscino sotto le spalle, esaminiamo il seno
in ogni sua parte, considerandolo come diviso in quattro spicchi. Procediamo dall'esterno verso il capezzolo, con le mani
piatte e le dita tese. La mano destra va usata per il seno sinistro e viceversa. Fase 2: Esaminando gli spicchi interni, stendiamo
il braccio che non usiamo sopra la testa. Fase 3: Esaminando le parti esterne, allunghiamo il braccio lungo il fianco. Fase
4: In piedi, cerchiamo eventuali noduli sotto le ascelle, usando la mano destra per l'ascella sinistra e viceversa. Nel caso
in cui si percepisse la presenza di un nodulo, che non abbia un corrispondente nell'altra mammella, rechiamoci immediatamente
da un medico. La maggior parte dei noduli, ricordiamolo, non è di natura maligna (le statistiche parlano di 4 di natura benigna
su 5), ma nel caso il medico trovi qualcosa di sospetto, potrà indirizzarci ad uno specialista per una visita più approfondita.
Può darsi che quest'ultimo ritenga opportuno togliere il nodulo, e in questo caso sarà necessario un piccolo intervento chirurgico
che procederà alla sua asportazione. Una biopsia in laboratorio servirà a stabilirne la natura. Nel caso esso risultasse maligno,
la diagnosi precoce eviterà la completa asportazione della mammella, riducendola ad una o due ghiandole linfatiche dal cavo
ascellare. L'analisi di queste ultime consente di scoprire se il cancro sia o meno diffuso: se lo è, è necessario asportare
tutti i noduli e proseguire con una terapia post-operatoria di raggi. Raramente, dunque, è necessaria una mastectomia, ma
nell'ipotesi che invece lo fosse, chiediamo un colloquio informativo sull'operazione, i medici potranno darci tutte le risposte
del caso.



CURE ESTETICHE DEL SENO
Il concetto "meglio prevenire che curare" è valido anche per il seno; la prevenzione è una regola fondamentale per evitare
modificazioni spiacevoli.
Trattamento quotidiano con prodotti
Il primo passo per avere un seno bello è quello di curare la cute in modo costante, perché la pelle in questa parte del corpo
svolge il compito di contenitore e quello di sostegno. Indispensabile mantenere una buona idratazione cutanea, elasticità
e compattezza, che sono i punti chiave della stessa forma del seno. Il seno deve essere pulito con attenzione e usando prodotti
delicati, ad esempio quelli utilizzati per il viso. Evitare prodotti che contengono tensioattivi, i quali tendono a disidratare
la pelle: perciò sarebbe meglio non usare il bagnoschiuma o rimanere per tempi troppo lunghi immersi nel bagno. Il latte detergente
usato per la pulizia del viso, seguito da un risciacquo con acqua tiepida, mai calda, è un mezzo valido per la detersione
del seno. Dopo la pulizia bisogna tamponare la pelle con delicatezza e spalmare un prodotto idratante specifico. Molti sono
i prodotti formulati per la pelle del seno che usati con assiduità e costanza, aiutano a prevenire il rilassamento, mantengono
la pelle elastica, contrastano la disidratazione e i danni dell'invecchiamento cutaneo. Nella formulazione dei prodotti per
la cura del seno si trovano diverse sostanze, alcune, come il collagene e l'elastina, normalmente presenti nel derma, con
proprietà di idratazione, di sostegno e di protezione; altre di origine vegetale hanno un'azione tonificante, rassodante e
rivitalizzante. Il prodotto deve essere massaggiato delicatamente, con un movimento circolare verso il collo per stimolare
la microcircolazione cutanea e favorire l'assorbimento dei principi attivi, senza passare sul capezzolo. Molto adatti per
il massaggio al seno sono alcuni prodotti naturali come l'olio di mandorle, l'olio di germe di grano o l'olio di oliva.
Trattamento con acqua
Per la cura del seno rilasciato o flaccido sono molto utili le docce con acqua fredda. Esistono in commercio apparecchi specifici
di idroterapia a docce rotatorie per idromassaggi al seno. Lo scopo di questo trattamento è di sottoporre la parte ad un abbassamento
della temperatura per determinare prima una contrazione e poi una dilatazione dei capillari con conseguente aumento del flusso
sanguigno in superficie. Viene così stimolata l'ossigenazione cellulare e si ottiene un effetto di rassodamento dei tessuti
e dell'epidermide. Se non si possiede l'apposito apparecchio, si può utilizzare anche la doccia di casa oppure un pezzo di
stoffa, lino o cotone, bagnata in acqua fredda, strizzata e passata sulla pelle. La stimolazione mediante applicazione alternata
di acqua calda e fredda agisce come tonificante sull'epidermide del seno. I benefici sono dovuti alla differenza delle due
temperature. Si usano due spugne morbide, strizzate ed appoggiate sulla parte fino a che il seno non abbia assorbito il calore
o il freddo. Ripetere tre o quattro volte e terminare sempre con l'acqua fredda.
Il sole e l'aria
I pareri sull'effetto del sole sono contrastanti: il sole è certamente un amico, ma deve essere trattato con molta cautela,
perché le sue radiazioni, sono la causa di problemi responsabili soprattutto dell'invecchiamento cutaneo precoce. La pelle
del seno, così importante per la sua funzione di sostegno, deve mantenere sempre l'elasticità, perciò l'esposizione al sole
deve essere fatta usando cautele e attenzioni. Utilizzare sempre un buon prodotto solare con un adeguato fattore di protezione,
esporsi con gradualità evitando le ore più calde ricche di radiazioni dannose e, dopo la doccia serale, idratare il seno con
un leggero massaggio per reintegrare l'umidità perduta. Stare scoperti, all'aria aperta, specialmente al mare, aiuta la pelle
a respirare meglio, i pori si dilatano e questo ci fa sentire bene e il corpo ne trae un giovamento. In una località marina
si può godere di tutti i mezzi terapeutici che il mare ci mette a disposizione: aria, brezza, acqua e sabbia. La balneoterapia,
cioè il bagno in mare, oltre ai benefici dell'acqua, ricca di elementi come il bromo, il potassio, il sodio e il cloro, ha
una azione stimolante anche grazie al suo naturale movimento.
Alimentazione
Il rapporto tra mangiare sano, salute e bellezza è molto stretto, ma sovente non si segue un regime alimentare corretto. Un'alimentazione
equilibrata assicura al fisico e alla mente un giusto apporto energetico, evita inutili e dannosi sbalzi di peso e ci aiuta
a stare in salute.
La corretta alimentazione migliora l'estetica del seno attraverso la bellezza della pelle, aiuta un suo armonioso sviluppo
e contribuisce ad un miglior funzionamento della ghiandola mammaria. La quantità di cibo e la sua qualità sono intimamente
correlate con lo sviluppo del seno, con la sua forma e con il suo volume.
Il peso è un fattore importante per il seno e per la sua bellezza. Aumenti e dimagrimenti eccessivi minacciano l'elasticità
cutanea e la tonicità del tessuto. Un seno grasso, essendo pesante, tende a rilasciarsi e diventa più frequentemente flaccido.
Un calo di peso troppo repentino indebolisce il tessuto connettivo e conferisce al seno un aspetto cascante. Se una donna
rimane in sovrappeso per molto tempo, è possibile che abbia uno stiramento del connettivo e una lacerazione del tessuto fibroso;
al momento del dimagrimento sul seno si formeranno le smagliature, che sono un inestetismo difficile da cancellare. Seguire
una dieta adeguata risulta essere estremamente importante sia per la salute sia per la bellezza. Può essere utile, al momento
del bisogno, integrare la dieta con alimenti che ci diano una sferzata di energia come il lievito di birra, la pappa reale
o l'olio di fegato di merluzzo. Sono sostanze che, per la loro ricchezza di contenuto in vitamine, in oligoelementi e proteine,
aiutano il nostro organismo a reagire a condizioni di stanchezza o di stress e contemporaneamente fanno bene alla pelle. La
dieta deve essere ricca di verdura e di frutta fresche, perché sono ricche di vitamine e di minerali; inoltre si devono usare
pochi grassi, non si deve mangiare troppa carne e sarebbe meglio limitare molto, o addirittura eliminare, il caffè e l'alcol.
Bere molta acqua oligominerale durante la giornata, salare poco le vivande, non esagerare con i dolciumi e mangiare yogurt,
latticini e cereali fa bene alla salute. Masticando lentamente si tende a mangiare di meno. Seguire una dieta bilanciata aiuta
a prevenire la formazione di carcinoma mammario, secondo il decalogo di prevenzione formulato dalla Scuola europea di Oncologia.

Il reggiseno
Opinioni diverse riguardano l'uso del reggiseno, ma forse si potrebbe dire che, in linea generale, un seno piuttosto piccolo
può farne a meno mentre un petto prosperoso deve essere sorretto per contrastare il rilassamento dei tessuti provocato dal
peso stesso. Esistono oggi molti modelli, ma la scelta deve essere fatta tenendo conto che il reggiseno deve seguire la sagoma
del seno, sostenerlo senza comprimerlo né separarlo in modo innaturale. Meglio i tessuti naturali, come il cotone o la seta,
solidi ed elastici, permeabili all'aria che permettono la traspirazione della pelle. E' meglio dare maggiore importanza alla
forma del modello, scegliendo quello più adatto alla forma e alla grandezza del seno, piuttosto che alla bellezza e all'estetica
del capo. In situazioni particolari, per esempio quando si pratica sport, è consigliato l'uso del reggiseno per evitare eventuali
traumi dovuti al movimento. Quando il seno è sottoposto ad aumenti di volume, come in gravidanza, durante l'allattamento e,
talvolta, in concomitanza del ciclo mestruale, è preferibile indossare il reggiseno. Durante il sonno notturno è meglio lasciare
il seno libero, per permettere alla pelle di respirare.
Integratori alimentari
Negli ultimi 10 anni numerosi integratori venduti in farmacia ed erboristeria sono passati alla ribalta per i loro effetti
voluminizzanti "naturali" sul seno. Si tratta sempre di associazioni vegetali ricche di fitoestrogeni (molecole chimicamente
molto simili agli estrogeni umani ma provenienti dalle piante) ed i piu' comuni sono quelli a base di estretti di legumi (soia)
e di cereali (orzo e luppolo). Il problema e' che danno solo effetti temporanei ovvero dopo 6/8 mesi dalla sospensione della
cura il seno perde il 90% dell'incremento avuto.
Particolarmente efficace invece sono le associazioni di antiossidanti nella prevenzione dell'invecchiamento dei tessuti del
seno, sia interni che esterni, come vit.E, vit.C, carotenoidi, the vergine, bioflavonoidi.


CHIRURGIA ESTETICA DEL SENO
Alcune donne faticano ad accettare il proprio corpo perciò può succedere che difetti anche non così grossi diventano insopportabili
e creano problemi psicologici. In casi limite si determina anche una certa difficoltà di rapporto con le altre persone e l’incapacità
di accettarsi diventa motivo di sofferenza. La società di oggi improntata molto sull’immagine, sull’estetica e sulla bellezza
certo non aiuta. In questi casi viene in soccorso la chirurgia estetica, che risolve quei problemi estetici apparentemente
insopportabili e limitativi per il benessere fisico e morale di una persona.
Gli interventi di chirurgia estetica più frequenti sono:
Mastopessia: questo intervento viene eseguito sul seno che può essere di dimensioni normali oppure eccessive, ma che avendo
perso consistenza e tono, è cascante ed adagiato sul torace. L’intervento serve a riposizionare la ghiandola mammaria sollevandola.
Quando oltre al problema del seno cascante c’è anche quello del seno vuoto, si interviene con l’inserimento di una protesi.

Mastoplastica riduttiva: si esegue per ridurre l’eccesso di ghiandola mammaria e di cute, specialmente quando si ha un abbassamento
e un volume esagerato della mammella. Vengono asportati il tessuto mammario e la cute in eccesso e si rimodella il seno. L’intervento
si esegue in anestesia generale: in alcuni casi è consigliabile perché evita che si creino eventuali problemi e danni alla
colonna vertebrale che un seno esageratamente grosso talvolta può causare. Le cicatrici che rimangono sul seno non scompariranno
mai completamente, ma il tempo le renderà minimamente visibili.
Mastoplastica additiva: si esegue sul seno troppo piccolo e consiste nel posizionare sotto la ghiandola o sotto il muscolo
pettorale una protesi di silicone. L’intervento è piuttosto semplice e la cicatrice sarà con il tempo poco visibile. Il silicone
è un materiale inerte e ben tollerato dal corpo, che difficilmente manifesta reazioni di rigetto. Intorno alla protesi inserita
può talvolta formarsi una capsula fibrotica che determina una consistenza maggiore alla mammella. Il chirurgo, in questi casi,
esegue una manovra particolare sulla formazione fibrotica e riesce a risolvere l’inconveniente.
Uno degli scopi della chirurgia estetica, definita in questo caso come ricostruttiva, è quello molto importante di ricostruire
il seno mutilato per l’intervento eseguito in caso di tumore. Fortunatamente oggi, con le nuove tecniche operatorie, i danni
estetici sono piuttosto limitati e questo rende un poco più sopportabile il trauma psicologico della donna che deve affrontare
questa non facile prova. La ricostruzione del seno può essere eseguita con vari metodi in base alla quantità di mammella rimasta
integra, che permettono comunque di ottenere ottimi risultati visivi. Quando si è dovuto ricorrere alla mastectomia totale,
cioè all’asportazione in toto del seno, si interviene con tecniche particolari che possono risolvere il danno estetico subito,
anche quando non è ancora possibile l’inserimento di una protesi. Si applica sotto la cute una capsula che viene gradualmente
riempita con una soluzione, che ha il compito di tendere la pelle adattandola lentamente al nuovo volume. La capsula viene
sostituita con la protesi nel momento in cui la quantità di pelle, stimolata dal continuo rigonfiamento, permetterà il suo
inserimento. Certamente queste tecniche permettono alla donna di affrontare il difficile momento della malattia pensando di
non rimanere deturpate e private di una parte tanto importante per la bellezza femminile. Questo a volte aiuta molto anche
nei confronti del superamento del trauma e nell’accettazione dell’intervento indispensabile per la guarigione dal tumore mammario.
Gli interventi che riguardano l’estetica del seno, come del resto del corpo, devono essere eseguiti da personale esperto e
qualificato, in strutture sicure e conosciute. Molto del risultato dipende dalla mano del chirurgo, mentre una certa parte
di responsabilità nei confronti di un buon esito è legato alla capacità della pelle di rimarginarsi bene in tempi la cui durata
è estremamente soggettiva.


LA GINNASTICA PER IL SENO
Avere e mantenere un bel seno, dipende anche dalla schiena e dalla posizione del busto. Il portamento scorretto dovuto ad
una vita sedentaria, alle troppe ore sedute in ufficio in modo sbagliato, rappresenta una delle cause principali della modificazione
della forma del seno. Spesso si vedono donne giovani con un seno piuttosto pendente, con le spalle in avanti e la schiena
piegata. Se le spalle sono curve è impossibile che il seno, per quanto giovane e bello sia, stia al posto giusto: infatti
risulterà come intrappolato tra le braccia e pendente. Quando si assume questa posizione sbagliata succede che il peso del
seno è affidato totalmente alla pelle, che essendo in questa zona particolarmente delicata, cede lentamente, mentre se si
tengono le spalle dritte il seno appoggia meglio sul muscolo grande pettorale e rimane posizionato più in alto. La prima regola
per avere un petto turgido e bello è abituarsi ad un'andatura sciolta, a spalle aperte e indietro, il collo mantenuto eretto
per tonificare i muscoli e la schiena morbidamente rilassata. Bisogna imparare a correggere i difetti di postura che con il
passare del tempo sono responsabili di decadimento del seno, ma anche di dolori alla schiena. Gli errori di portamento sono
piuttosto comuni e così radicati che, spesso, diventano la posizione naturale.
Alcuni stati d'animo, come la paura o l'insicurezza, influenzano il nostro portamento. La maturità, la consapevolezza e l'autostima
si esteriorizzano in un atteggiamento più sciolto e più corretto del corpo. Spesso avere un torace all'apparenza contratto
non è dovuto a conformazione naturale, ma piuttosto è la conseguenza di cattive abitudini mentali quali la timidezza, il rifiuto
della vita, i complessi di vario genere, che rendono la donna insicura. In questi casi il collo si incurva, il dorso si arrotonda
e il petto s'incava. Estendere il collo, rinforzare i muscoli, raddrizzare le spalle significa vivere con gioia , ottimismo
e migliora l'aspetto del seno. Un buon portamento è, quindi, l'immagine esteriore di una stato d'animo positivo.
Si possono eseguire alcuni esercizi per migliorare il portamento:
Rotazioni del capo, prima in senso orario e poi in senso antiorario, tenendo le spalle rilassate, le braccia lungo i fianchi
con i palmi delle mani rivolti verso l'interno.
Sollevamento delle spalle verso l'orecchio.
Estensione del dorso, ottenuto spingendo un braccio verso l'alto, mentre l'altro appoggia sulla coscia.
Flessione della schiena a gambe divaricare, busto parallelo al pavimento e oscillare dolcemente tra le gambe.
Bisogna cercare di imitare il modo di camminare delle indossatrici disteso ed elegante. Il classico consiglio è quello di
procedere con un libro sulla testa, cercando di non farlo cadere. Inizialmente la camminata risulterà piuttosto rigida, ma
con il tempo l'andatura diventerà rilassata e naturale. Sono da evitare posizioni sbagliate quando si rimane sedute: la schiena
deve essere diritta, le spalle non devono essere curve e tenere le ginocchia all'altezza delle anche.
Ginnastica da casa
La ginnastica serve a migliorare e a rafforzare il muscolo pettorale sul quale appoggia il seno. Quando il pettorale è sviluppato
anche il seno appare più sostenuto e compatto. Alcuni semplici esercizi permettono di tonificare la muscolatura e, anche quando
i tessuti sono indeboliti, si possono ottenere buoni risultati. La ginnastica per il seno deve essere pratica con una certa
dolcezza, non devono essere fatti gesti bruschi, bisogna eseguire alcuni semplici movimenti con costanza tutti i giorni o
alternandoli con quelli adatti alla schiena e alle spalle.
Uno dei movimenti più noti e semplici è quello detto schiaccianoci. Si può eseguire in un momento qualsiasi della giornata
e rafforza, senza troppa fatica, il pettorale. Bisogna unire e stringere le mani, esercitare una forte pressione palmo contro
palmo, come se si dovesse schiacciare la noce con le mani.


Seno tonico e sodo
La cura del seno, per la sua salute e bellezza, deve durare tutto l'anno: esercizi mirati e regolari aiutano a mantenerlo
tonico, sodo, senza smagliature. Tenendo in considerazione che il seno in sé è privo di muscoli, ed è costituito prevalentemente
di massa grassa, su cui gli esercizi poco possono fare, l'attività fisica deve essere mirata alla tonificazione e al rafforzamento
dei muscoli pettorali, per rialzare il seno senza ridurne il volume. Ogni esercizio può essere ripetuto più volte: per un
graduale rafforzamento dei muscoli e la tonificazione del seno, sforziamoci sempre di più ogni volta che pratichiamo gli esercizi.
La maggiore efficacia si ottiene se utilizziamo dei piccoli pesi da tenere in mano durante gli esercizi (a parte nelle flessioni
e nello schiaccianoci): se siamo in spiaggia o in vacanza e non abbiamo pesi a portata di mano, bastano due bottigliette di
acqua (piene), ognuna da mezzo litro o da un litro, se vogliamo esercitare uno sforzo maggiore. L'esercizio più facile è il
cosiddetto schiaccianoci: si spinge una mano contro l'altra come se si stesse schiacciando una noce. L'esercizio è più efficace,
se teniamo i gomiti paralleli al suolo. Le flessioni sono ottime, oltre che per spalle e braccia, anche per rinforzare i pettorali.
Sdraiate a pancia in giù, solleviamoci con le braccia, le mani a terra parallele al corpo, all'altezza del petto. Le alternative
sono due: sollevarsi su tutto il corpo, con le punte dei piedi puntate a terra, o, se l'esercizio risulta troppo difficile,
lasciare le ginocchia appoggiate a terra, sollevando solo la parte superiore del corpo. Eseguite l'esercizio lentamente, inspirando
durante lo sforzo ed espirando nella fase di rilascio. Sono molto utili anche le flessioni in piedi, appoggiati ad un sostegno:
la tecnica è la stessa per le flessioni a terra, in questo caso si appoggiano le mani all'altezza del petto, leggermente divaricate,
e ci si piega sulle braccia, tenendo le gambe distese e appena allargate. Un altro semplice esercizio consiste nell'unire
le braccia davanti a sé, piegate a 90°, con i gomiti paralleli al suolo, tenendo tra le mani un peso soltanto: alternativamente
distendiamo le braccia in orizzontale, espirando, e ripieghiamole nella posizione di partenza, inspirando. Movimenti lenti.
Poi, con le braccia piegate, solleviamo leggermente i gomiti, che rimangono uniti: con un peso appoggiato in orizzontale sulle
braccia, teniamo il massimo sforzo per qualche secondo, poi rilasciamo, espirando. I movimenti devono essere veloci. Sempre
con le braccia unite davanti a sè e piegate a 90°, un peso in ciascuna mano, i gomiti paralleli al suolo, allarghiamo le braccia
lentamente fino ad allinearle al corpo, poi riuniamole con un movimento più veloce, espirando.
Da Evitare
Assolutamente da evitare o ridurre sono tutte quelle attivita' dove si eseguono saltelli continuati e quindi dove il seno
subisce continui e bruschi sbalzi, ovvero: corsa, running (tapis roulant), calcio, volley, balli veloci (es. rock), hip-hop
& funky. In tutti questi casi e' necessario per limitare i danni l'utilizzo di reggiseni sportivi molto fascianti e bloccanti.
Queste attivita' non danneggiano il seno se eseguite saltuariamente ma solo se eseguite regolarmente; inoltre molto dipende
dalla struttura di base del seno.


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SPECIALE: ONCOLOGIA
Ruolo degli Ormoni
Del carcinoma al seno si è in effetti parlato molto negli ultimi 20 anni, e tanto parlare è servito, almeno ad aumentare la
consapevolezza del rischio. Persino troppo, secondo alcuni studi, tanto che una recente indagine dimostrerebbe che negli Stati
Uniti la tendenza delle donne è casomai a sopravvalutare il rischio. Ma è sempre meglio esagerare in prudenza. Del resto,
la malattia c'è e nel 2000, secondo i dati della IARC (International Agency for Research on Cancer), si sono avuti più di
1.050.000 casi e poco meno di 373.000 morti in tutto il mondo. In Italia i nuovi casi sono stati 32.037 e i decessi 11.902.
In pratica, se si eccettuano i tumori della pelle, il carcinoma della mammella è il tumore più frequente nelle donne. Tecnicamente,
il carcinoma della mammella è un tumore dell'epitelio della ghiandola mammaria e, poiché queste ghiandole sono presenti anche
nell'uomo, non si tratta di un tumore esclusivamente femminile. Solo che nella popolazione maschile è molto raro: il rapporto
è di 150 a 1. Il carcinoma della mammella è altresì un tumore ormonosensibile, vale a dire che sia nell'insorgenza sia nello
sviluppo intervengono gli ormoni. Non tutti indistintamente è ovvio, ma quelli sessuali femminili e, per la precisione, i
progestinici. Questo spiega anche la diversa frequenza della malattia nell'uomo e nella donna, così come spiega anche i principali
fattori di rischio. Infatti i testi di medicina sono soliti dire che esistono tre date cruciali per stabilire il profilo di
rischio di una donna. La prima è l'età alla quale si presenta il menarca, cioè la prima mestruazione: nelle donne in cui le
mestruazioni cominciano prima dei 12 anni il rischio di carcinoma mammario è doppio rispetto a quello delle donne che hanno
avuto il menarca a 15 anni. La seconda è l'età alla quale si presenta la menopausa: nelle donne in cui le mestruazioni cessano
10 anni prima della media (50-51 anni) il rischio si riduce di oltre un terzo. La terza data è quella della prima gravidanza:
chi diviene mamma entro i 18 anni vede ridursi il rischio al 30-40%. In pratica, quanto più a lungo una donna ha le mestruazioni,
e quindi quanto più a lungo l'ovaio produce ormoni, tanto maggiore è il rischio di sviluppare la malattia, perché si aumenta
l'esposizione dei tessuti della mammella. L'esame dell'incidenza della malattia nelle diverse popolazioni ha poi fornito ulteriori
conferme: il dato più evidente, per esempio, è la grande differenza tra le popolazioni asiatiche e quelle occidentali: nelle
prime il rischio è da 5 a 10 volte inferiore. Però, nelle donne di etnia asiatica nate in occidente questo vantaggio scompare.
Quindi la protezione non può essere dovuta alla genetica, ma a fattori anche ambientali. Approfondendo la questione si è visto
che le asiatiche nate e vissute in Europa differiscono dalle asiatiche della madrepatria per peso e statura. E proprio il
peso e la statura sono fattori che regolano l'età di inizio delle mestruazioni: nelle adolescenti minute e longilinee il menarca
si presenta più tardi.
Altri Fattori di Rischio
Ovviamente c'è una componente genetica, tanto è vero che la famigliarità è uno degli aspetti che il ginecologo dovrebbe sempre
indagare. Ma nel tempo sono state proposte diverse altre circostanze con una potenziale influenza sullo sviluppo della malattia.
La prima è la dieta, sulla quale si è molto dibattuto senza peraltro arrivare a grandi conclusioni. Salvo una: l'obesità aumenta
il rischio a tutte le età e, ancora una volta, per una ragione legata alla produzione ormonale. Gli ormoni sessuali non sono
prodotti soltanto dalle ovaie, ma anche dal tessuto adiposo, sia pure in quantità di gran lunga inferiori. Ecco quindi che
una donna obesa, e che tale sia stata per lungo tempo, ha avuto un'aumentata esposizione agli ormoni. Quindi il solo dato
certo è il rapporto tra rischio e calorie totali, mentre altre correlazioni tra particolari gruppi di alimenti e rischio sono
molto più sfumati e poco conclusivi. Certo, i grassi sono spesso nominati, ma forse questo può essere attribuito al fatto
che sono molto più calorici delle proteine o dei carboidrati. Allo stesso modo, il ruolo dei fitoestrogeni, cioè ormoni simili
a quelli femminili, che si trovano per esempio nella soia, andrebbe prudentemente ridimensionato. In effetti gli ultimi studi
parlano più facilmente di rapporto tra sovrappeso e cancro, piuttosto che tra dieta e cancro. In questo senso, una recente
indagine ha stimato che dei casi di carcinoma mammario che si verificano in Europa, circa 12.800 sono attribuibili al sovrappeso.
Un altro fattore di rischio molto discusso sono gli ormoni esogeni, vale a dire quelli che si assumono con i farmaci. In breve:
la pillola anticoncezionale e la terapia ormonale sostitutiva. In effetti, è ormai assodato che quando si assumono progestinici
per lunghi periodi c'è un aumento del rischio relativo ma, stando anche all'ultimo rapporto dello IARC deve essere considerato
molto piccolo. Inoltre, dopo 10 anni dall'ultima assunzione della pillola il rischio "in più" scompare. Anche per la somministrazione
degli ormoni in menopausa , comunque, è stato osservato che aggiungendo i progestinici si ha un aumento del rischio relativo.
In entrambi i casi però, l'aumento del rischio va soppesato con i benefici dell'assunzione degli ormoni, e non è detto che
la bilancia penda sempre a sfavore dell'ormone.
Prevenzione
Fatto salvo l'aspetto dell'obesità, e altre misure relative allo stile di vita come l'abbandono del fumo, la limitazione del
consumo di alcol e, fatto forse meno noto, evitare di sottoporsi a lastre del torace inutili, più che di prevenzione è bene
parlare di diagnosi precoce e, quindi, di interventi attuati quando la malattia è allo stadio iniziale. In questi casi, infatti,
la prognosi è piuttosto favorevole. Ormai sono parecchi gli studi che dimostrano come nelle popolazioni in cui vengono condotti
programmi di screening la mortalità scende drasticamente (attorno al 25-30%) Inoltre, l'affinarsi dei protocolli di trattamento
ha in effetti migliorato significativamente la situazione per le pazienti. Secondo uno studio olandese, che ha esaminato la
sopravvivenza delle pazienti cui è stato diagnosticato un carcinoma mammario nel periodo compreso tra il 1960 e il974 si è
osservata una riduzione di più del 20 per cento nella mortalità, e questo miglioramento della prognosi è stato dimostrabile
indipendentemente dallo stadio al quale era giunto il tumore al momento della scoperta. Siccome in tutto il mondo industrializzato,
checché ne dicano i sostenitori dei cosiddetti "viaggi della speranza", le cure impiegate per il carcinoma mammario sono le
stesse in tutto il mondo industrializzato, non c'è motivo di pensare che questo progresso non valga anche per l'Italia. Senza
trascurare il fatto che buona parte dei progressi più importanti nella terapia chirurgica e medica si devono a due italiani:
Umberto Veronesi e Gianni Bonadonna.
Femminilità conservata
Grazie ai recenti progressi della Chirurgia Plastica Ricostruttiva, un intervento di mastectomia, da sempre così debilitante
e deturpante per una donna, può attualmente avere conseguenze fisiche ed emozionali di minore entità. A confermarlo è anche
Roy De Vita, primario della Divisione di Chirurgia Plastica dell'Istituto dei Tumori di Roma "Regina Elena".
Le più recenti evoluzioni
I chirurghi plastici, fin dal secolo scorso, hanno elaborato metodi di ricostruzione sempre più soddisfacenti, ma almeno fino
al 1960, la procedura chirurgica standard era molto complessa e i risultati erano deludenti, poche donne sceglievano, quindi,
di sottoporsi all'intervento. E oggi? "Due importanti conquiste in campo medico-chirurgico - sostiene De Vita - hanno riportato
in auge la ricostruzione negli ultimi anni: la creazione di protesi in silicone e lo sviluppo di nuove procedure per trasferire
la cute e/o i muscoli da altre aree alla regione mammaria. In questo modo la ricostruzione della mammella è diventata una
scelta possibile per molte donne che hanno subito un intervento chirurgico per cancro, comprese quelle che hanno subito mastectomie
radicali. Va ricordato, peraltro, che oggi le donne, grazie alle campagne di prevenzione e all'informazione sono particolarmente
sensibilizzate al problema. Si osservano, così, sempre più di rado tumori in stato avanzato."
Ricostruzione
La ricostruzione dell'intera mammella, includendo l'areola e il capezzolo, è una procedura che richiede uno o più interventi
(dai 6 mesi ai 12 mesi di tempo) ed un certo periodo di "assestamento" per ottenere il risultato definitivo. La prima questione
importante riguarda quando effettuare una ricostruzione dopo una mastectomia. Benché di solito si raccomandi la ricostruzione
in contemporanea, alcune pazienti possono trovare un grande beneficio da una ricostruzione posticipata visto che i risultati
che si possono ottenere sono in genere migliori. È così? "Direi di si - riprende il primario romano - il tempo ideale per
intervenire si aggira intorno ai 3/4 mesi. A condizione che esista collaborazione tra chirurgo generale (che compie l'atto
demolitivo) e chirurgo plastico che ricostruisce. Si tratta, infatti, di un intervento che è preferibile sia effettuato in
centri specializzati e da chirurghi plastici non da chirurghi generali". Grazie alla ricostruzione posticipata è, tra l'altro,
più facile ottenere la simmetria e, di solito, le mammelle così ricostruite hanno un aspetto più naturale rispetto a quelle
ricostruite con un intervento immediato. Ma quali sono i requisiti presi in considerazione per decidere l'opportunità dell'intervento?
"Età e stato sociale sono i due parametri fondamentali. Si tratta evidentemente di un atto dovuto sempre e comunque, è chiaro
che una donna inserita in un contesto socio-culturale meno legato all'immagine, per esempio di provenienza contadina, può
avvertirne meno l'esigenza". Un altro aspetto da tenere in forte considerazione è quello di evitare la fase di depressione
e di afflizione connessa con la mutilazione. "In effetti - continua De Vita - si tratta di una menomazione pesantissima sul
piano psicologico. L'intervento di mastectomia, infatti, è un intervento devastante che colpisce la donna nel pieno della
simbologia della femminilità. Ecco perché a maggior ragione si tratta di un intervento dovuto". Riassumendo, in termini di
qualità di vita, anche le pazienti con prognosi infausta hanno diritto all'intervento ricostruttivo ed il compito del chirurgo
è quello di proporre questo intervento ricostruttivo, qualunque sia la prognosi della malattia.
Possibilità terapeutiche
Esistono attualmente diverse opportunità terapeutiche per una ricostruzione mammaria post-mastectomia; esse vanno dalle tecniche
più semplici in più tempi mediante l'utilizzo di espansori cutanei o di protesi permanenti ad espansione, a quelle più complesse
che prevedono l'utilizzazione di lembi muscolari o muscolo-cutanei.
1- Espansori cutanei
Si tratta di un palloncino che viene posizionato sotto al muscolo pettorale, come una protesi, e viene progressivamente riempito
in modo da distendere i tessuti. Il riempimento avviene attraverso una valvolina sottocutanea facilmente identificabile. Questa
espansione richiede alcune settimane. Una volta raggiunto il volume stabilito è necessario un nuovo intervento di sostituzione
dell'espansore nel caso si tratti di uno temporaneo, mentre se si tratta di un espansore definitivo è possibile lasciarlo
in sede al pari di una protesi. Se si tratta di un espansore temporaneo non può essere lasciato in sede per troppo tempo e
dopo alcuni mesi è necessario sostituirlo. Oggi comunque si usano sempre più spesso espansori a permanenza, i quali dopo la
fase di espansione tissutale possono essere lasciati in situ come protesi definitiva, limitando il numero degli interventi.
2 - Lembo muscolo-cutaneo di latissimo del dorso
Questa procedura è utilizzata quando, con un precedente intervento di mastectomia radicale, sono stati rimossi il muscolo
grande pettorale ed una notevole quantità di cute, lasciando una quantità di tessuto insufficiente per contenere e ricoprire
la protesi. Il chirurgo trasferisce cute e muscolo o solo muscolo dal dorso alla zona mammaria ai fine di creare un rivestimento
alla protesi. Si utilizza il muscolo latissimo del dorso situato nella parete toracica posteriore, lateralmente e al di sotto
del cavo ascellare.
3 - Lembo muscolo-cutaneo diretto addominale
In questo caso il chirurgo trasferisce nella zona mammaria uno dei muscoli retti dell'addome con la cute ed il tessuto adiposo
sovrastante in toto o parzialmente lasciandone in sede addominale una striscia laterale. Questo tipo di intervento consente
di non utilizzare protesi, evitando quindi le possibili complicazioni ad esse legate. Si tratta di un intervento di prima
scelta per le donne con abbondante tessuto addominale. L'intervento, infine, non richiede l'adeguamento della mammella controlaterale
in quanto si può, in prima istanza, creare una mammella di forma e volume molto simile alla controlaterale.

Complicanze
Come tutte le procedure chirurgiche anche l'intervento di ricostruzione comporta certi rischi. Si tratta dei possibili effetti indesiderati che si verificano quando un materiale estraneo viene impiantato nel corpo. Se una contaminazione batterica viene a contatto durante l'impianto della protesi o successivamente, può svilupparsi un'infezione: in tal caso è necessario rimuovere la protesi al fine di risolvere completamente l'infezione. Nel caso l'infezione crei una raccolta importante attorno alla
protesi è possibile che si evidenzi un arrossamento vistoso della mammella accompagnato da febbre elevata ed ai classici segni di ascesso. Naturalmente tutti i chirurghi usano tecniche standardizzate di antisepsi e una profilassi antibiotica viene comunque eseguita prima dell'induzione e durante l'intervento. Il rigetto della protesi invece non è altro che un ispessimento della capsula periprotesica, cioè della cicatrice interna che in ogni caso si forma attorno alla protesi. Ma tra questi qual è l'intervento più utilizzato? "Difficile - sempre secondo De Vita - dare percentuali, anche se la stragrande maggioranza delle donne oggigiorno fa ricorso agli espansori" E il futuro cosa riserva? " I passi avanti sono stati moltissimi - conclude il chirurgo - oggi la prospettiva più interessante si chiama DIEP (Deep Inferior Epigastric Perforator flap), una tecnica microchirurgica nella
quale non è previsto il "sacrificio" del muscolo addominale, riducendo così il dolore post-operatorio, ma il trasferimento di un lembo di tessuto attraverso la sutura dei vasi sanguigni della mammella con quelli della zona addominale. Un intervento che, già oggi, centri d'eccellenza (Milano, Roma, Genova) garantiscono a pieno regime. 

LINK: http://www.mammo.it/



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articolo curato dalla dr.
ALBANO GIUSEPPINA
contatto mail: supplementi@supereva.it
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