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Penetrare la realtà in modo analitico sino a misurarne ogni effetto tridimensionale, non è tradire la realtà stessa? Molti, in riferimento a quel "Iper-realismo" in gran voga negli anni settanta ne hanno fatto una poetica, cioè una vera e propria visione del mondo. Lello Cestari solo apparentemente appartiene a quest'area di analisi dell'oggetto: se si scrutano con attenzione ( ma anche con sentimento ) le opere presentate nelle prossime pagine, ci si accorge che la luce è protagonista, una luce a tutti gli effetti "fiamminga". Non è un'avvicinarsi, quasi maniacalmente, al dettaglio, ma fare riflettere in esso i frammenti del mondo circostante, come un quadro nel quadro. L'apparente freddezza è presto riscattata da un calore e colore nuovo, quello, ripeto, della luce. Cestari è convinto che l'osservazione di un particolare "raccolto" e selezionato tra i tanti della percezione diventi quasi metafisico quando lo si avverte come vita che pulsa nella luce. E' vivere l'antico assioma del tutto nel frammento. Solo che in Lello ( e questa è una dote pagata a caro prezzo!) il frammento vive una vita propria, a testimoniare che il "bello" non abita solo le grandi scenografie della messa in scena ma anche l'umile particolare del proscenio
( Franco Patruno)
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