Eschilo

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Eschilo

 

 

 

 

 

 

 

 

Vita

I Persiani

Commento

Episodio tratto dalla celebre trilogia di Eschilo, l’Orestea

 



 

Eschilo, figlio di Euforione, nacque nel 525 a.C. ad Eleusi. L’aver militato come oplita suggerisce che la famiglia, anche se di origine aristocratica, appartenesse al ceto medio. Eschilo si formò nell’Atene che vide la caduta della tirannide pisistratica e la riforma di Clistene. Partecipò come combattente alle grandi battaglie di Maratona e di Salamina contro i Persiani.Suo fratello Cinegiro è ricordato da Erodoto perché gli fu troncata una mano nel tentativo di abbordaggio a una delle navi persiane.Non sembra attendibile la tradizione, riferita da Eraclide Pontico,  secondo la quale Eschilo avrebbe subito un processo di empietà per aver violato i misteri eleusini; e addirittura romanzesco è il particolare della fuga presso l’altare di Dioniso, al centro dell’orchestra, con la susseguente assoluzione davanti al tribunale  dell’Areopago in memoria del valore dimostrato in guerra.Nel 499 partecipò per la prima volta ai concorsi drammatici e nel 484 ottenne la prima vittoria, che fu seguita da altre dodici (ventotto secondo Suida, ma si tratterà in parte  di rappresentazioni postume).

Resta incerta la cronologia dei viaggi compiuti dal poeta in Sicilia. La Vita, che accompagna il testo delle opere nella tradizione manoscritta, afferma che si recò per la prima volta nell’isola allorché il tiranno di Siracusa Ierone fondò la città di Etna: per l’occasione Eschilo compose le Etnee, augurando vita felice ai fondatori della città.Dalla stessa fonte apprendiamo che a Siracusa allestì una nuova rappresentazione dei Persiani, già portati con successo sulla scena in Atene nel 472. In Sicilia trascorse gli ultimi anni (dopo il 458, anno in cui avvenne la rappresentazione dell’Orestea), avendo nuovamente lasciato Atene a causa di ragioni non più accertabili.

Morì e fu sepolto a Gela nel 456 e sulla sua tomba venne inciso un epigramma, che la tradizione gli attribuisce:

“Eschilo, figlio di Euforione, copre questo sepolcro. E’ morto a Gela feconda di messi. Il suo strenuo coraggio può dichiarare il bosco di Maratona e il Medo chiomato, che ne fece esperienza”.  I titoli delle tragedie da lui composte sono: Persiani, Sette a Tebe, Supplici, Agamennone, Coefore (le portatrici di libagioni), Prometeo incatenato e infine le Eumendi.

 

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·        I Persiani:

I persiani costituiscono la più antica tragedia greca superstite. Furono messi in scena nel 472, a pochi anni di distanza dalla guerra di Salamina (480), che ne rappresentò lo sfondo storico.

Personaggi:

Coro, Regina Atossa (madre di Serse), messaggero, ombra di Dario (padre di Serse), Serse.

Scena: l’area scenica è immaginaria come interno di una camera di consiglio.

 

Riassunto:

 

La prima parte della tragedia, fino all’apparizione dell’ombra di Dario, gravita intorno ad un antico edificio dove risiede la camera di consiglio. I fedeli, scelti da Serse come custodi dei sontuosi palazzi, prendono posto all’interno di tale costruzione subito dopo la conclusione del canto di entrata, nel corso della quale i riferimenti sia alla paura sia alla nostalgia, che tormentano intere famiglie, volgono a motivare come urgente necessità la decisione dei vecchi di tenere consiglio. I fedeli sono immaginati nell’atto di entrare all’interno dell’edificio, dove hanno luogo i dialoghi prima fra i coreuti e la Regina madre, tra questa e il messaggero e dove avviene la comparsa di Dario.

La camera di consiglio è pensata come comunicante da un lato con  il territorio esterno alla città di Susa, dall’altro con il vicino palazzo reale, dal quale si è mossa la Regina per incontrare i fedeli.  Quest’ultima si avvicina su un carro adorna di vesti lussuose, ma sottomessa da una situazione di ansia e paura che la pone subito in sintonia con i fedeli per l’impresa temeraria condotta dal re Serse, giovane e impetuoso, che  non ha esitato a gettare una grande quantità di navi sull’Ellesponto.  La Regina inoltre narra ai fedeli un sogno nel quale il figlio cercava di aggiogare due donne, una docile al morso (simboleggiante l’Asia) e l’altra ostinatamente resistente (l’Europa).Sbigottita dal sogno la regina si informa dai fedeli sulla Grecia e sulle sue risorse. La paura è che la grande ricchezza e prosperità ottenute grazie a Dario possano essere  in poco tempo azzerate.

I fedeli invitano la loro sovrana sia a pregare gli dei perché aiutino il figlio sia a recare offerte alla terra  e ai morti ma anche infine a  supplicare Dario, lo sposo defunto, di far venire dagli abissi ogni bene per lei e  per suo figlio.

Ma il dialogo viene interrotto dall’arrivo di un messaggero, che narra, con evidenza di dettagli realistici, lo svolgimento della battaglia navale di Salamina e la successiva, disastrosa ritirata persiana. Il resoconto rievoca agli occhi della regina il senso della sua visione notturna e la induce ad uscire per offrire agli Dei le offerte raccomandate dai fedeli e da lei stessa promesse. Alla fine del primo episodio la reggia si riduce al luogo dove la regina ha prelevato le offerte, ma in seguito gli viene data la funzione di meta verso la quale la regina invita i fedeli ad accompagnare Serse nel caso in cui il monarca dovesse arrivare prima del rientro della madre. Il messaggero con il suo racconto ha ormai troncato qualsiasi speranza di un esito fortunato dell’impresa oltremare e solo con un contatto con il mondo infero è dato sperare in una cura dei mali.  Ai lamenti di Atossa  e dei fedeli  succede nella seconda parte della tragedia, l’evocazione del morto Dario. La sua ombra emerge lentamente e a fatica  dopo le preghiere del  corifeo ai demoni sotterranei, la terra ed Ermes.

I fedeli alla vista dell’antico sovrano vengono colpiti da un senso di venerazione e paura. Dario appreso della presunzione del giovane figlio Serse pensa al destino di suo figlio e si sente umiliato per l’ambizione di Serse di volersi porre sul suo stesso livello L’ultima parte della tragedia coincide con la scomparsa di Dario che annuncia un’ulteriore disfatta persiana di Platea e l’arrivo di Serse a piedi, e neanche annunciato dal coro.

 

Segno della degradazione del monarca è la veste lacerata, che insieme alle percosse, allo strappo della barba, e alle brevi sequenze di suoni di lamento da parte del Coro, scandisce l’esito della tragedia nelle forme di cordoglio sulla caduta di un impero. Dario aveva anche esortato la sposa a rientrare nel palazzo per prelevare una veste adornata da fare indossare al figlio non appena questi fosse arrivato.

Serse non trova ad accoglierlo le parole consolatrici della madre, ma scortato dal Coro verso la reggia, proprio come la regina aveva raccomandato ai fedeli, pieno di vergogna per l’incredibile disfatta.

Tema:

 

Il tema del teatro di Eschilo è quello della giustizia divina, che attende inesorabile ogni uomo. L’eroe può redimere le colpe commesse, anche quelle che pesano sulla sua stirpe, solo riconoscendo la giustizia divina e opponendo la forza della pietà e del pentimento alla logica della vendetta a dello smisurato orgoglio.

Stile:

 

L’azione drammatica di Eschilo è articolata secondo uno schema ben preciso:

il PROLOGO: recitato ora da uno ora da più personaggi;

il prologo è seguito dal PARODO, cioè il canto d’ingresso del coro;

si succedono poi i vari  EPISODI costituiti da una o più scene e intervallati da  canti corali, gli STASIMI;

chiude il dramma l’ESODO, corrispondente ad una o più scene finali.

Lo stile della tragedia è solenne e molto elaborato artisticamente,

specialmente nelle parti che vengono cantate, con l’utilizzazione di tutte

le figure di pensiero, parole e suono, che hanno lo  scopo di elevarlo ben

al di sopra del linguaggio ordinario e a renderlo efficace, incisivo e

patetico, cioè capace di esprimere a al tempo stesso di suscitare affetti,

sentimenti, emozioni

 

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Commento:

 

Eschilo in questa tragedia, con un linguaggio molto difficile e articolato, intende secondo me impressionare emotivamente il pubblico suscitando forti emozioni sentimenti che la tragedia deve provocare sono paura e pietà; questi sentimenti hanno origine dall’immedesimazione nell’azione drammatica, indotta dall’imitazione artistica di fatti commoventi e terribili; a questo si accompagna un processo attraverso il quale la tensione, dopo essere giunta al culmine, si allenta provocando a chi assiste allo spettacolo un senso di liberazione rasserenante.

 

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