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Le fonti principali per la ricostruzione della vita di Euripide sono un'opera anonima intitolata VITA e alcuni frammenti di papiro di una biografia. Euripide nacque a Salamina nel 480 a. C. ; secondo molte fonti, proprio il giorno di settembre in cui si combatté la famosa battaglia navale far Greci e Persiani. Il padre sarebbe stato un negoziante, mentre la madre Clito sarebbe stata un'erbivendola. La famiglia non fu, come vogliono alcune testimonianze, delle più cospicue, ma dové godere d'una certa agiatezza, se il poeta poté formarsi una delle prime biblioteche private di cui si abbia notizia. Da ragazzo, Euripide fu torciere dell'ara di Apollo e pare che abbia svolto anche della attività atletica. Un suo approccio all'arte pittorica può essere alla base della notizia che sarebbe stato pittore. Poco attendibili le allusioni a sue disavventure coniugali e anche alla sua misantropia. Quest'ultima sarebbe stata così acuta, da indurlo a vivere in isolamento d'una grotta in cospetto del mare: un motivo che si riscontra in varie biografie romanzate. Euripide non partecipò alla vita politica; |
Da alcune informazioni raccolte pare che Cleone gli avrebbe intentato un processo di empietà. Sulla morte di Euripide esiste una leggenda, inventata dai suoi rivali, che vuole che il poeta sia finito sbranato da dei cani. Di certo morì nel 406 a Pella e fu sepolto nella valle d'Aretusa. |
Fra le 92 opere attribuite a Euripide, Varrone ne riconosceva 65. Ci restano intere 17 tragedie: Alcesti, Andromaca, Medea, Ippolito, Eraclidi , Ecuba, Supplici, Eracle, Troiane, Elettra, Elena, Ifigenia, Taurica, Ione, Fenice, Oreste, Ifigenia in Aulide, Baccanti. Ovunque è riscontrabile nelle tragedie di Euripide la presenza di un atteggiamento critico operante come smantellamento della divinità tradizionale da un lato, dello spirito eroico tradizionale dall'altro. Un esempio è la tragedia "Alcesti", dove Apollo ,contrariamente alla normalità, si preoccupa di Alcesti, sposa del re Admeto. Dal punto di vista linguistico Euripide non è un gran creatore di parole. Usa poco le metafore perciò il risultato è di una poesia semplice ma nello stesso tempo avvincente.. La tecnica euripidea è quanto mai varia, sicché le tragedie a noi giunte, non possono essere ridotte a un identico modulo strutturale. Largamente sfruttati sono i congegni e gli espedienti tecnici, che talvolta si mostrano un po' artificiosi. Euripide è l'ultimo scrittore di tragedie greche. Questo poeta dona al lettore un arricchimento di umanità, e fa diventare più sensibile qualsiasi persona con le sue descrizioni degli stati di animo dei personaggi.
Euripide aveva già scritto e presentato nel 438 una trilogia di tragedie, per noi tutte perdute, coronata da un quarto dramma, l'ALCESTI, che è la più antica tragedia del poeta.
La scena è ambientata a Fere, in Tessaglia. Il re Admeto, in premio d'una ospitalità concessa ad Apollo, ha ottenuto il privilegio di sopravvivere al giorno fatale, se un altro accetti di morire per lui. Mentre il vecchio padre Ferete e la madre rifiutano il sacrificio per la salvezza del figlio, la fida moglie Alcesti , madre di due bambini, è pronta a dare per lo sposo la propria vita. Invano Apollo tenta, nel prologo, di sottrarla a Tànato(il dio della morte): l'ora scocca, e Alcesti entra in scena e muore tra le braccia del marito Admeto e tra i lamenti del figlioletto Eumelo. Admeto promette lutto perenne e postuma fedeltà. In quel momento arriva Eracle in città che viene accolto con ospitalità dal re. Così l'eroe si abbandona alle gioie del banchetto tra lo scandalo dei servi. Dopo un dibattito acceso con il padre, Admeto compie il funerale di Alcesti. Eracle intanto apprende la verità sulla sventura di Admeto, ne ammira il coraggio, e riscatta la sua vergogna con una impresa degna del suo nome: lotta con Tànato e porta ad Admeto una donna muta e velata, imponendogli di accoglierla in casa. Admeto si piega, dopo lunghe resistenze: nel volto della donna, finalmente scoperto, riconosce la sposa prodigiosamente recuperata dagli inferi. Alcuni interpreti hanno riconosciuto in questa opera la tragicità dei personaggi principali, il buon "uso" dei personaggi secondari, i quali sono stati messi su un piano più realistico possibile e sono "dominati" dalle figure di Admeto e di Alcesti.
Nel contrasto tra Admeto e Farete è presente l'istinto di conservazione che affratella due uomini che hanno escluso l'eroismo dalla loro vita e avanzano pretese di sacrificio secondo una logica a cui ciascuno si sottrae, mentre all'altro la pone come una ovvia esigenza. Admeto é da prima un povero uomo annientato dal dolore che prega Alcesti di non lasciarlo, poi la desolazione sfocia nel compianto: Admeto si fissa nel lutto. In Admeto si ,potranno cogliere ancora due momenti diversi: il primo quando è quasi indispettito dalla insistenza di Eracle di far entrare quella donna velata in casa sua, e la immensa gioia quando scopre che la donna è la amata Alcesti.
Secondo me in una così bella e romantica tragedia non ci sono grossi difetti anche se trovo strano il finale per una tragedia. Infatti di norma una tragedia non finisce bene come quella di Alcesti.
Mi sono molto piaciuto i personaggi di Admeto e di Eracle. Il primo, anche se aveva sbagliato ad accettare il sacrificio della moglie, mi è sembrato un uomo rispettoso del "galateo". Il secondo perché non so quanti avrebbero rischiato per andare a riprendere la moglie di un amico negli inferi per ricambiare il favore di ospitarlo mentre tutta la reggia era in lutto.
Nel complesso questa di Alcesti mi sembra una gran bella tragedia. Infatti l'opera mi ha toccato moltissimo soprattutto quando è morta Alcesti. Infatti Euripide la descrive in una maniera stupefacente. Altro momento toccante, e che è stato anche una sorpresa, è quando Admeto scopre che la dama velata è la sua tanto amata consorte.
Le troiane:
Le Troiane sono il terzo dramma(l'unico superstite) di una trilogia comprendente l'Alessandro e il Palamede con cui Euripide fu secondo, dopo Senocle, nel 414.
Sullo sfondo di Troia in fiamme, le prigioniere di guerra, che compongono il Coro, sono alla mercé degli Achei. L'esito di un sorteggio, annunciato da Taltibio, assegna Cassandra ad Agamennone, Andromaca a Neottòlemo, Ecuba a Odisseo; Polissena sarà immolata al fantasma di Achille. Cassandra appare agitata da un delirio fatidico. Le sofferenze di Andromaca, tratta in servitù, raggiungono l'apice quando una nuova decisione dei vincitori, annunciata ancora da Taltibio, le strappa il figlio piccolo Astianatte, che sarà gettato giù dalle mura. Dopo un contrasto tra Elena, Ecuba e Menelao, in cui la maga riesce a stornare da sé la vendetta del marito, il cadavere del figlio di Ettore viene portato in scena e viene pianto da Ecuba e dal Coro. La partenza delle navi si affretta, mentre in un incendio totale la città di Troia rovina, con sinistri fragori.
La tecnica compositiva della tragedia consiste in un susseguirsi di momenti, senza un "nodo" tragico che li accomuna, come in Alcesti dove il fatto accomunante di tutti gli avvenimenti è la morte della protagonista e tutto gira intorno a questo fatto.
Cassandra è in cima ai pensieri di Ecuba: è la figlia pazza, fonte di costante timore; è la prima di cui la madre chiede la sorte perché da sempre si preoccupa della sua sorte.
Elena, causa della rovina di Troia, doveva essere rappresentata come una donna umile cosciente dei suoi errori, invece è rappresentata come una donna abile, fresca, dominatrice, impavida. Per questo sembra strano che un poeta come Euripide così accorto ai sentimenti umani abbia rappresentato Elena così. Altro momento toccante, almeno secondo me , è quando prega Ecuba che la vendetta di Menelao si compia su Elena.
L'azione si svolge in un'aria di sgombero, dal prologo di Posidone, che saluta la città con, quasi mi sembra di sentirla, voce grave, fino alle urla strazianti delle anime. Le prigioniere evocano soprattutto lo fondo della tragedia imminente.
Fra i personaggi, si può ricordare Taltibio, pietoso e composto. La desolazione e il patetico si trovano nelle figure di Andromaca e di Ecuba. Nel lamento di Ecuba sul cadavere di Astianatte ogni parte del corpo del bambino è occasione di uno sviluppo della poesia. Nell'emozione di Ecuba ci sono tremiti e gridi.
Questa forse è la tragedia che mi ha commosso di più. Mi ha fatto un grande commozione la descrizione del pianto di Ecuba sul corpicino di Astianatte appena ucciso.