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Conosciamo Lucio Innaurato.
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Di Elio Moschetta
L
’artista che vive nella pittura
Dipinge non per dimostrare il proprio
talento, ma per cercare di avvicinarsi
a se stesso e non perdersi di vista
nel corso dell’esistenza. Una storia
gli piomba addosso…e, come Giano
aspetta vent’anni perché possa
crescere dentro di lui e configurarsi
in arte.
Ma si muove sulla superficie di quei
segni, curve, forme che indicano un
paesaggio in rovina, un volto
disperato. Secondo Lucio Innaurato il
fatto di esporre le proprie opere non
è fondamentale. Egli si preoccupa
innanzitutto della propria
interiorità. Quando raramente espone
si fa molti scrupoli, perché questo
significa mettersi a nudo, subire
l’assalto di sguardi indiscreti. Non
desidera la povertà, ma povero si
sente riassicurato circa la fedeltà a
un valore senza prezzo.
C’è eroismo in questa lotta di
retroguardia. Da molti anni pratica, a
modo suo, l’arte MINIMALISTA, tentando
di trasformare la passività in
azione.
Cammina di meno, ma guarda di più.
Invece di agire pensa. Ecco perché le
sue tele sono piene di tratti
digrammatici, personalistici e
intensivi.
La creazione di concetti non ha altro
limite all’infuori del piano che
questi vengono a popolare. Ma il piano
stesso è illimitato,e il suo tracciato
si conforma solo ai concetti da
creare, in quanto deve collegarli e
sostenerli. Anche i suoi soggetti
“irregolari” sono messi in rapporto
con la tessitura della pelle, o con la
materia germinale con cui sembrano
giocare.
C’è un gusto del colore che non induce
l’artista a moderare la creazione dei
colori, ma che, al contrario, spinge
la creazione fino al punto in cui i
colori incontrano il loro piano fatto
di compiture, curvature, arabeschi…può
spingere il VERDE fino all’illimitato,
solo tracciando il piano delle piccole
regole infinite.
Lo stupore informale che ci cattura
entrando nella bellissima mostra che
Lucio Innaurato ha aperto,da sempre,
nella propria casa, riesce a spiegare
lo strano destino d’appartata
segretezza di questo raffinato artista
abruzzese.
Si spiegano anche le ragioni colpevoli
dello scarso rumore critico che ha
accompagnato l’esplodere della sua
arte.
Il fascino strano di questi “fiati di
pittura” si metabolizzano esplodendo
in brulli colori di scarto e materiali
di recupero. Figure che si arrestano,
come specchiandosi fulminee nella
bianche pareti della casa.
Ebbene, è difficile spiegare questa
produzione, non soltanto con le
categorie della storia dell’arte, ma
anche con il confidente linguaggio
ottico dello spettatore abituale delle
mostre.Perché sono immagini che non si
fermano, tracciati concettuali che
però scavalcano la logica e la
mente.
Lucio Innaurato, poiché
impressionista, avverte la
preoccupazione di riaffermare
l’”istante fuggitivo”, trascurando le
forme durevoli della natura: ecco
perché i soggetti da lui riprodotti
non sono “belli”, ma profondamente
espressivi. Le pitture che sembrano
“vere”, quelle cioè che rappresentano
le cose così come sono, fanno parte
degli abili disegnatori: non hanno
margine per le congetture e per le
riflessioni.
L’arte di Lucio Innaurato lotta con
l’incomprensione del suo tempo.
Rispetto a questo lato caratteristico
il suo quadro ha qualcosa di
fluttuante, di trasfigurato, quasi
un’essenza di ombre, e questo perché
il colore è la concentrazione
dell’elemento artistico. Egli
raramente dipinge oggetti
identificabili, ma…l’impressione che
ha ricevuto scrutando in se
stesso.
Non ama, abbiamo già rilevato,
rivolgersi molto alle sue esposizioni,
né che la sua arte venga discussa nei
giornali, e che quindi il giornalista
è necessario in qualità di amico o di
nemico, e in ogni caso come punto di
riferimento.
L’idea di raccogliere in SITO una
parte delle sue opere, o di estendere
nuove creazioni in cento metri
quadrati di facciata murale è solo
perché ognuno di noi ha bisogno di un
raccoglitore per i nostri
occhi.
ELIO MOSCHETTA
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Copyright(c) 2002 By
Lucio Innaurato . Tutti i diritti
riservati.
Created by
Sergio Maria Teutonico 2001
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