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IL CONTRODOSSIER PREPARATO DOPO IL 27 OTTOBRE SUI FATTI ACCADUTI.

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27 OTTOBRE 2001: DOPO GENOVA, COME A GENOVA?

quando lo stato usa la polizia per reprimere manifestazioni pacifiche di quelle aree della societá che esprimono contenuti fastidiosi per una mentalitá reazionaria come quella che la giunta vicentina rappresenta significa che sta avvenendo un attentato ai diritti democratici di cui anche i manifestanti dovrebbero essere detentori.
quando la polizia usa i media ufficiali per raccontare una versione dei fatti totalmente distorta rispetto alla veritá, che centinaia di persone possono testimoniare personalmente, significa che l'arroganza del potere dev'essere al piú presto fermata da chi difende diritti come quello a manifestare senza essere attaccato da poliziotti impazziti, prima ancora di rivendicare quello agli spazi sociali.
un'arma importante che dobbiamo utilizzare il piú possibile oggi é quella della controinformazione, ad esempio attraverso l'utilizzo delle videocamere, sempre piú diffuse. Autodifesa ed arma per aumentare il consenso, la riappropriazione dei mezzi di comunicazione, puó fare la differenza, denunciando con la forza della veritá oggettiva le malefatte e le menzogne dei potenti e togliendo piano piano il terreno sotto ai loro piedi.
un copione giá visto in versione "cinemascope" a Genova si é ripetuto sabato 27 ottobre a Vicenza: oggi come allora abbiamo assistito all'uso gratuito ed indiscriminato della forza su dimostranti pacifici ed inermi; oggi come allora dobbiamo essere in tanti a scendere in piazza per protestare contro questa polizia e contro l'uso che di questa polizia fa chi comanda; oggi come allora la controinformazione deve dimostrare a chi non c'era che i violenti non siamo noi che manifestiamo le nostre idee, ma chi ce lo impedisce.
CESCO ED ENRICO LIBERI SUBITO


 

sommario:

1 - L'antefatto  
2 - I fatti del 27 ottobre  
3 - Gli arresti  
4 - Testimonianze  
5 - Contro-rassegna stampa  
6 - Le rivendicazioni della giunta comunale  
7 - Comunicati stampa e messaggi di solidarietá  
 

1 - L'"ANTEFATTO"

Maggio 1998-Agosto 2001: scaduta la convenzione con l'amministrazione per l'edifio di via Btg. Framarin, dovrebbe riaprirsi il dialogo fra il C.S.O. Ya Basta! e la nuova giunta comunale per una trovare un nuovo accordo. Al di lá di un paio di proposte assolutamente insoddisfacenti, dal Comune non giunde nessuna disponibilitá. Dal novembre scorso cessa ogni tentativo di dialogo. Nella primavera iniziano le voci di sgombero.
Settembre 2001: lo sgombero é ormai imminente; il 17 settembre l'edificio di Ya Basta! viene transennato per evidenziare la instabilitá dell'edificio, pretesto con il quale l'amministrazione giustifica la necessitá di liberare l'immobile.

19 settembre: i vigili urbani giungono alle ore 14, trovano quattro ragazzi ed effettuano lo sgombero. Nel pomeriggio, mentre si portano all'esterno mobili ed altri oggetti, cinquanta persone, giunte anche dal resto del Veneto, si radunano in via Framarin. Verso le 17 un gruppo di giovani rientra nell'edificio, a mani alzate, facendo uscire i vigili urbani. La sera si svolge un'assemblea di piú di cento persone in solidarietá al c.s.o.

20 settmbre: salta l'incontro con il prefetto, che vuole l'abbandono spontaneo dello stabile. Alla sera, in seguito alla notizia dell'arrivo di quindici blindati della celere e a fronte dell'assoluto silenzio delle istituzioni cittadine, si decide di abbandonare l'edificio, solo per evitare un assalto violento ed incontrollabile nella notte.

22 settembre: piú di cento ragazzi occupano l'ex-lanerossi ai ferrovieri, gigantesco complesso industriale dismesso di proprietá della famiglia Marzotto. La trattiva si apre con la proprietá, la polizia sembra esclusa, ma giá l'indomani scatta la denuncia per gli occupanti. L'amministratore della Marzotto non lascia spazio a dubbi.

3 ottobre: alle 7.15 piú di 100 poliziotti entrano nell'ex-lanerossi. Trovano otto ragazzi
addormentati:scattano le denunce e il sequestro della proprietá.

3 ottobre-22 ottobre: presidio permanente con tende e gazebi sul prato antistante l'ex-lanerossi. Fra assemblee, feste e musica diverse centinaia di giovani portano la loro solidarietá agli ex-occupanti dimostrando il bisogno di spazi sociali. Fra presenze al consiglio comunale e manifestazioni contro la guerra, ogni sabato in centro vengono organizzate iniziative festose ma determinate per dimostrare la necessitá di una risposta e denunciare la (finta) sorditá dell'amministrazione comunale.
Da quest'ultima infatti, sparisce ogni indicazione di dialogo: dopo gli incontri col prefetto ed il sindaco e le relative promesse, cessa ogni trattativa.
Viene indetta allora un mobilitazione in piazza per sabato 27, invitando da Vicenza e fuori tutti coloro che hanno a cuore il tema degli spazi sociali.

 

2 - I FATTI DEL 27 OTTOBRE

2.1: IL CORTEO
Poco prima delle 16 il corteo composto da 400 persone appartenenti all'ex-lanerossi, a centri sociali del veneto, a gruppi ed associazioni vicentine, partiva dal piazzale della stazione, aperto dallo striscione "riprendiamoci il centro sociale" e dal furgone col sound system.
L'atmosfera era serena mentre si sfilava per le vie del centro toccando Piazza Castello, il Duomo, Piazza dei Signori, Corso Palladio, Piazza San Lorenzo.
Al microfono il portavoce del centro sociale Francesco Pavin lanciava i contenuti della manifestazione denunciando con decisione il comportamento del'amministrazione comunale che nega il diritto agli spazi sociali.
2.2: PERCHE' ABBIAMO "DISOBBEDITO"
Giunti in via Bonollo, il corteo decideva di deviare il percorso stabilito imboccando contrá Mure San Rocco.
Lo scopo era quello di denunciare simbolicamente il silenzio della giunta comunale verso le nostre richieste e "attaccare" il progetto che vede l'utilizzo della struttura della Rocchetta come "centro giovanile", per una spesa di quasi sei miliardi, in cui il diritto a spazi di autogestione viene negato dalle logiche di mercato, poiché é prevista la presenza di nell'area di negozi, bar e altri servizi privati a pagamento.
Tutto ció noi lo rifiutiamo, convinti che il nostro bisogno di aggregazione e progettualitá non sia subordinabile a discorsi di scambio commerciale e profitto bensí nasca dal desiderio profondamente umano di essere padroni della propria vita e della propria creativitá.
Solo un centro sociale, o meglio ancora uno "spazio polivalente autogestito", puó rispondere alle esigenze che noi e molti altri ragazzi sentiamo come un bisogno insopprimibile e riteniamo sia nostro diritto averne uno.
2.3: COME ABBIAMO "DISOBBEDITO"
Una quindicina di ragazzi iniziano quindi a correre verso la Rocchetta con le mani alzate. Subito dieci-quindici poliziotti li bloccano facendo un uso ampio e disinvolto dei manganelli (v. nel filmato la prima carica).
I ragazzi riportano vari contusioni.
Immediatamente il corteo si ricompatta e si posiziona in contrá Mure San Rocco, circa venti metri oltre l'incrocio con via Bonollo.
La polizia, una quarantina di celerini con caschi e scudi, formava un cordone a neppure due metri dalla prima fila dei manifestanti, che tenevano le mani alzate per dimostrare il carattere pacifico e simbolico dell'azione.
Questa situazione di stallo é durata cinque minuti scarsi, durante i quali i manifestanti hanno sempre tenuto le mani alzate, intonando slogan, senza compiere alcun tentativo di avanzare o sfondare il cordone della polizia.
Nel corteo si diceva non lanciare nessun oggetto, di non provocare con urla i poliziotti, di non compiere gesti avventati poiché si era totalmente indifesi ed ad una minima distanza dalla polizia. (v.nel filmato il cordone che mantiene la calma fra i manifestanti).
Il vicequestore Zonta e il commissario Bonomo parlavano con i compagni e con i loro uomini dicendo ad entrambi di non far precipitare la situazione.
2.3: L'ATTACCO DELLA POLIZIA
Ad un certo punto, senza alcun pretesto, un poliziotto ha colpito un ragazzo che stava facendo delle fotografie (le quali rappresentano perció gli ultimissimi momenti che hanno preceduto la carica e in cui si vedono benissimo le mani alzate dei ragazzi e il vicequestore fra i due schieramenti). (v. testimonianza di Luca Marinucci). ecco l'ultima foto:
Si é sentito una voce dire: "colpite la telecamera!" e subito una manganellata é caduta sulla mano di Luca, che impugnava la macchina fotografica. Alcuni ragazzi, sorpresi dall'improvvisa e immotivata aggressione, hanno urlato qualcosa verso il poliziotto. Questo, insieme ai suoi colleghi, é partito contro i manifestanti, manganelli alla mano.
Dal lato sinistro della strada cominciava cosí spontanea ed inattesa, come un'ondata, la carica, che si propagava a mano a mano fino all'altro lato della strada.
Il vicequestore Zonta, chiaramente non informato della decisione (di chi?) di usare (tanta) violenza, si trovava travolto dall'avanzata dei suoi, aperta dagli scudi e da colpi di manganello.
Questa circostanza molto oscura smentisce la versione che attribuisce al ferimento del vicequestore la motivazione della carica, poiché essa é avvenuta durante quest'ultima. Nel filmato é chiaro che la carica parte in un punto della strada diverso da quello in cui si trovava Zonta, e si vede che rimane travolto dai poliziotti che sorprendono i manifestanti quanto lui.
I ragazzi non avevano lanciato nessun oggeto verso le forze di polizia, ed anche questo é inconfutabile vedendo il nostro filmato: i pretesti forniti successivamente dalla questura per giustificare l'azione di forza rimangono quindi assolutamente infondati.
La carica, dura e feroce, é partita senza un ordine preciso concordato fra i vari responsabili degli uomini in divisa, é cominciata per iniziativa di uno o un piccolo gruppo di poliziotti
per motivi incomprensibili ed é stata seguita poi dall'insieme dei celerini con una violenza indiscriminata portata sui corpi (molto
spesso sulle teste) di ragazzi e ragazze assolutamente impreparati a difendersi né tantomeno a reagire.
2.4: LE CONSEGUENZE DELLA CARICA
La carica ha colpito duramente sulle prime file del corteo. Dalle foto e dal video si puó vedere la furia di alcuni poliziotti che picchiano con cattiveria e ostinazione assolutamente ingiustificate numerosi manifestanti, che chiaramente non stanno compiendo atti di violenza e neppure cercano di difendersi.
Dagli ingrandimenti e dai fermi immagine si notano manganelli usati al contrario, tubi al posto dei manganelli, poliziotti che si picchiano fra loro per la foga di giungere per primi su di un manifestante che scappa.
I feriti sono stati una ventina, con tagli ed ematomi in tutte le parti del corpo.
I cinque piú gravi hanno dovuto recarsi all'ospedale, chiamando
un'ambulanza, per essere medicati al pronto soccorso. Si tratta di Guido e Nicola (entrambi con trauma cranico, ferita profonda sulla testa, dovuta probabilmente a manganelli rovesciati o altro), Fabio (versamento interno all'occhio destro, con problemi alla vista e nei primi momenti il timore del medico della perdita dell'occhio), Caterina (ematoni su tutto il corpo, tagli, due dita della mano sinistra fratturate, un seno gonfio per le botte) e Francesco ( piú di quindici punti, fra sopra e sottocutanei, sulla testa). Tutti sono stati arrestati all'ospedale dalla polizia.
Enrico é stato invece picchiato ed arrestato immediatamente.
Fra gli altri, Denis ha il segno evidente di manganellata sullo zigono, Luca invece ha un cerotto sulla fronte che gli copre un lungo taglio, un altro Luca é stato inseguito e piccchiato con ostinazione un po' ovunque, un altro Enrico é stato manganellato in varie parti del corpo, Federico colpito alla testa da dietro e sulla schiena, Stefano é stato picchiato sulle braccia.
Durante l'aggressione del corteo, sorpreso e disarmato, soltanto alcuni accendini sarebbero stati lanciati verso i poliziotti. Il bastone ritrovato dalla polizia é stato visto volare, lanciato dal retro del corteo, in via Bonollo, e cadere al suolo senza colpire nessuno.
2.5: IL "CASO" DI CATERINA
Caterina, 18 anni, stava seduta sul retro scoperto di un camion parcheggiato sul lato destro di contra' Mure San Rocco. Da quella posizione osservava in silenzio e immobile lo svolgersi degli eventi.
La carica l'ha sorpresa impreparata e senza via di fuga. Il camion era circondato da alcuni poliziotti inferociti che bastonavano i manifestanti (come si vede nel video).
All'improvviso sono saliti sul camion tre celerini che hanno manganellato Caterina facendola cadere. Mentre si copriva la testa con le mani due poliziotti sono stati visti manganellarla con ostinazione e violenza incomprensibili.
Enrico vedendo la scena, si é precipitato a dare una mano alla povera Caterina, riuscendo a spostare uno degli aggressori. Subito dopo é scappato, per evitare l'inferocita reazione, ma altri quattro poliziotti, probabilmente avvisati da un collega, lo hanno fermato ed aggredito con estrema violenza, dandogli manganellate furiose e sbattendogli la testa piú volte contro un cancello e una cabina del telefono (vedi testimonianza di Nora).
E' stato subito caricato sul cellulare e portato in questura in stato di arresto per aggressione e lesioni a piú "tutori dell'ordine".
Dopo la carica, é stata chiamata un'ambulanza per medicare i feriti.
Il corteo ha poi concluso il percorsco giungendo in via Btg. Framarin, davanti alle macerie di Ya Basta!. Una berve assemblea ha qui tenuto luogo; poco dopo si era giá fuori dall'ex-lanerossi a riflettere sul da farsi.

 

3 - GLI ARRESTI

Il 27 ottobre sono stati 5 i compagni arrestati in seguito agli "incidenti", sulla base di accuse pesanti e totalmente inventate che trasformano l'attacco ingiustificato della polizia in un assalto dei manifestanti, armati con pietre e bastoni, che avrebbe provocato il ferimento del vicequestore e di altri 5 agenti. Come visto precedentemente si tratta di un'assurda montatura giudiziaria e di una forsennata campgna stampa.
La dinamina deggli arresti é stata questa:
Enrico é stato fermato immediatamente in viale Mazzini e portato in questura su di un cellulare della polizia.
Fabio, Nicola, Francesco, Guido e Caterina si sono presentati spontaneamente in ospedale.
(L'ambulanza fu chiamata da Gino Vallesella, consigliere di Circoscrizione del Prc, preoccupato per le ferite riportate da diversi ragazzi. I tabulati in nostro possesso smentiscono la versione fornita dalla polizia in cui si affermava che i cinque fossero stati prima arrestati e poi mandati all'ospedale.)
Fabio, subito dopo le preoccupanti visite mediche ricevute nel reparto oculistica, é stato portato direttamente in questura, nonostante l'avvertenza del medico della necessitá di 4 giorni di assoluto riposo.
Francesco nonostante le sue condizioni di salute, vistosamente "non buone", é stato trasferito anche lui in serata prima in questura e quindi, insieme agli altri due, al carcere di S.Pio X.
Guido e Nicola li hanno raggiunti il giorno successivo, dopo aver passato la notte piantonati in ospedale.
Caterina, in un primo momento dichiarata in stato di arresto é stata poi lasciata tornare a casa la domenica. In proposito la questura dichiara che Caterina non sarebbe mai stata arrestata, ma il trattamento ricevuto nella notte passata all'ospedale lascia grossi dubbi in proposito (piantonamento stabile e divieto assoluto di vedere i genitori e l'avvocato per un lungo periodo).
Fabio, Nicola e Guido sono stati scarcerati lunedí 29, non in tempo comunque per permettere a Fabio di sottoporsi ad un'importante vista medica per il suo occhio, che era stata prenotata per quella mattina.
Da mercoledí pomeriggio Enrico e Francesco sono agli arresti domiciliari, in attesa dell'udienza dal magistrato per la convalida dell'arresto.
I vari capi d'accusa, vertenti su presunte violenze dei manifestanti, ed altre notizie sono da mantenere riservate fino al momento della scarcerazione, per evitare problemi ai compagni indagati.
Quello che sconvolge della faccenda é la costruzione di un'indagine giudiziaria pesante contro chi ha solamente subito la violenza incontrollata della polizia e subisce pesanti restrizioni della propria libertá senza aver fatto nulla.

 

4 - LE TESTIMONIANZE

Luca Marinacci
Ero quasi in fondo al corteo, non ho visto quando un gruppo di compagni ha deviato per la traversa della rocchetta.
Mi sono accorto che stava accadendo qualcosa, perchè gli sbirri che avevo accanto e alle spalle, facendosi strada fra la gente, allarmatissimi, super euforici e scattanti hanna iniziato a concentrarsi, in un attimo erano tutti lì e io "con loro".
Non era accaduto niente, solamente 3 metri di deviazione dal percorso destinato al corteo.
Manifestanti e polizia l'uno di fronte all'altro. Dopo un minimo di contatto le due parti si dividono, non si vogliono gli scontri.
I portavoce dei manifestanti vogliono un corteo tranquillo, di questi tempi, dopo le cariche di venerdi sugli studenti di padova, sembra sia molto pericoloso avere delle idee differenti dal pensiero comune.
Quasi fra le fila della polizia fotografavo il tutto.
Cordoni di poliziotti vestiti di tutto punto in tenuta antisommossa e un paio di metri più avanti una folla di manifestanti che a mani alzati avevano capito che avanti non si poteva andare.
Si sente qualche slogan, "carlo vive", "disobbediamo".
Sento anche una voce più vicina che dice di colpire la telecamera.
L'ordine viene eseguito senza sbagliare, se non fosse per il fatto che avevo in mano una macchina fotografica digitale e non una telecamera, pensavano stessi riprendendo il tutto, non volevano che ci fossero delle prove in grado di smascherare la violenta carica in arrivo.
Con la mano dolorante per la manganellata, sento un secondo ordine, "prendilo", c'era qualcuno, e non era il vice questore che dava direttive sul comportamento da tenere.
Nell'attimo intercorso fra i due momenti, s'era già scatenato l'inferno. La polizia era avanzata, non potevo più confondermi fuggendo fra i manifestanti. Potevo scappare solo dalla parte opposta.
Un poliziotto in borghese con caschetto e manganello alla mano mi insegue. Dove potevo andare?
Sarebbe stato divertente da vedere... inseguito da uno sbirro per il centro di vicenza, lui avrebbe sicuramente eseguito l'ordine, non mi avrebbe lasciato andare,io forse avrei corso più di lui, ma per cosa poi: non avevo fatto assolutamente niente se non fare qualche foto e lui lo sapeva.
Mi ferma sotto le mura della rocchetta, 50 metri dopo, solo, braccato, già pensavo al peggio. Mi colpisce col manganello al gomito. Si limita a questo per fortuna.
Mi chiede subito quello che credeva essere una telecamera, hanno paura che la verità venga fuori, la loro reazione ad una semplice deviazione era immotivata.
Era l'ultima cosa che mi passava per la testa, incazzato, consapevole di non essere affatto in torto con massimao disprezzo gli mostro la macchina fotografica, che credevo danneggiata dal manganello, lo crede anche il poliziotto e me la lascia.
Vogliono i miei documenti, non voglio darglieli. Non posso parlare, ho 2 possibilità, documenti o salire sulla volante. Non posso muovermi, mi tiene fermo col manganello.
Pur essendomi negato il diritto di parlare chiedo i dati di chi mi stava fermando, è un mio diritto, lui si limita con arroganza a mostrare fugacemente il distintivo attaccato alla cintura, risaltava il grosso numero nel suo centro!
Non volevo finire in questura per resistenza a pubblico ufficiale, sarebbe stata questa una delle accuse, anche se la mia resistenza era stata puramente verbale. Costretto dai fatti a tirar fuori i documenti, dopo aver ricevuto insulti dagli sbirri, sentito commenti di vario tipo, mi hanno lasciato andare.

Nora Rodriguez, Presidente ARCI RAGAZZI Vicenza
Raduno in stazione alle 15, tanta gente… quanti poliziotti. Si parte in corteo autorizzato verso il centro, e cammin facendo da duecento si diventa 400, c'erano ragazzi dei Centri Sociali di Padova e Mestre, e tanti, tantissimi di Vicenza, anche vecchi militanti di diversa appartenenza in appoggio. Ci sono stati momenti di canti, balli e slogan, ed il livello della contestazione si è alzato solo con gli slogans, davanti al Comune, e alla sede di AN, come al solito. Il corteo fa quasi tutto il suo percorso, e ad un certo punto critico della città, cioè vicino alla Rocchetta, una parte del corteo, mani alzate e senza niente di contundente che potesse ferire nessuno - men che meno il vicequestore - prova a cambiare rotta per arrivare lì. Cominciano gli spintoni, ed a questo punto io faccio andar via tutti i nostri ragazzi che tenevo in prima fila e sotto controllo, tutti a mani alzate applaudono e cantano "Carlo vive", arriva la seconda carica della celere padovana, il vicequestore che era in mezzo e cercava di tenere calmi i suoi, si gira e gli arriva una manganellata da dietro (ci sono testimoni oculari) e si scatena il pandemonio. Io scappo verso un viale, anche per accertarmi che i nostri ragazzi fossero già andati via, e vedendo come ci aspetta la polizia, capisco che è meglio non correre e rallento, facendo capire a quelli che erano accanto a me che era meglio così, quando vediamo che un ragazzo che scappava correndo, viene inseguito da un poliziotto in civile che si mette un casco in testa, gli vengono in aiuto altri 3 o 4, lo prendono, lo fermano ad un angolo e lo riempiono di botte, dopo di che lo caricano dentro una macchina della
polizia. C'era un videocameraman, che è riuscito a filmare solo l'ultima sequenza, purtroppo. Io che urlavo ai poliziotti di fermarsi e invece no, continuavano a picchiarlo. Vengo trattata da: "comunista vattene a casa", però mi trattengo e torno indietro per vedere come stanno gli altri ragazzi del centro sociale. Uno aveva la testa sanguinante e la ragazzina che avevano tirato giù di un camion perché filmavano il tutto era in condizioni preoccupanti. Arriva l'ambulanza e li fanno salire. Chiedo di poter andare con loro e non mi lasciano. Capisco che se vanno in ospedale li fermano e cerco di non fare salire altri; però uno dopo l'altro salgono, forse pensavano che più feriti dichiaravano meglio era per contestare la violenza dei fatti. Purtroppo non è andata così perché come sono arrivata in ospedale erano già tutti piantonati e non era possibile comunicare con loro. Hanno cercato di farmi reagire, anche impedendomi di entrare in bagno a lavarmi le mani piene di sangue, e lo hanno fatto anche con altri che sono arrivati dopo per sapere come stavano le cose. Dicevano che li avrebbero incolpati perfino di tentato omicidio perchè il vicequestore stava malissimo; insomma fino che non è arrivata Lalla Trupia, fortunatamente, non li facevano medicare, per poi cominciare a portargli in questura senza dirlo ne all'avvocato che era lì ne ai genitori che aspettavano notizie.

Massimo
Al corteo c'ero anch'io, ed ho assistito anche alla sua conclusione, ho potuto vivere, osservare e fotografare l'abuso che ora vi racconterò.
Il corteo procedeve pacificamente, nessuno impugnava bastoni o sassi, quando ad un certo punto tutti alzarono le mani e s'infilarono in contrà mure Rocchetta; da subito le "forze dell'ordine" formarono uno schieramento che impedì al corteo di proseguire, poi ci fu una prima carica, durante la quale il gruppo di Disobbedienti fu accerchiato dalle "forze dell'ordine" e spinto fuori utilizzando quasi esclusivamente gli scudi; qui le cose si stabilizzarono per alcuni minuti,si riformarono i due schieramenti tra i quali la tensione era altissima, io salii sul furgone parcheggiato sul lato destro della via, con me Caterina ed altri due ragazzi. Gli uomini della Digos iniziarono il dialogo con i Disobbedienti e ordinavano ai celerini di stare calmi di non agitarsi, si stava cercando di creare un equilibrio di modo di poter decidere tranquillamente come proseguire, lo Zonta si trovava tra i due schieramenti, il capo della Digos ed il capo della Polizia, si erano portati dietro la cortina delle "forze dell'ordine", in disparte, per decidere sul dafarsi e mentre i due parlavano ed i Disobbedienti intonarono il coro "CARLO VIVE", le "forze dell'ordine" iniziarono il pestaggio; dopo aver scattato alcune foto, mi trovai difronte un celerino pronto a colpirmi con il suo manganello, fuggii e non mi curai nemmeno di Caterina che era seduta a mio fianco, la quale non fece in tempo ad alzarsi che due celerini le erano già addosso, io udii le sue urla di dolore, ed udii
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anche quelle di molti altri che non furono fortunati come me. Per non incontrare i manganelli dei celerini, non uscii tempestivamente dalla via, ma proseguii con le mani alzate incontrando due celerini che si fermarono dal picchiarmi solo grazie all'intervento del Bonomo che che li placò urlandogli di stare calmi e mi ordinò di uscire dalla via, io mi avviai, superai il furgone e sbucai dove era appena finito il pestaggio, li trovai un celerino che mi urlò di uscire dalla via, ricordo bene il suo viso, io gli risposi che lo stavo facendo, non feci in tempo a voltargli le spalle che il suo bastone mi colpì sullo zaino all'altezza dei reni. Uscito dalla via trovai Caterina stesa a terra, dolorante, che fu raccolta e portata nel furgone, ed altri compagni sanguinanti che attendevano l'arrivo dell'ambulanza, che nel
frattempo era stata chiamata da un compagno più anziano.

Interviste raccolte da Radio Sherwood
Anonimo (…)
Ci racconti cosa hai visto e cosa ti è successo ieri?
Volevamo girare in direzione della Rocchetta e c'è stata un'improvvisa carica della polizia. Tra noi e la polizia c'era il vicequestore della Digos, che si è trovato praticamente in mezzo. L'ho visto cadere per terra e da lì siamo indietreggiati tutti quanti perché ci hanno caricato.
Ma tu hai visto perché è caduto per terra?
Io l'ho visto cadere per terra perché praticamente si è trovato fra noi e i poliziotti, e quando hanno caricato lui è caduto sotto la pressione dei poliziotti.
Hai visto sassi che venivano lanciati, oggetti contundenti?
No, sinceramente ho visto gente che scappava, gente che le prendeva, gente a terra nel sangue però non ho visto gente che lanciava oggetti.
E davanti con te chi c'era? Chi componeva la testa del corteo?
Ragazzi e ragazze, era una cosa pacifica, gente dello ya basta e degli altri centri sociali, anche gente di 30-40 anni, più vecchia di noi
Secondo te c'è stato un motivo per cui è partita questa prima carica?
Il motivo… cioè, io ho visto il vicequestore che tentava di tenere calmi i poliziotti, e ho visto i poliziotti, di iniziativa propria, partire con la carica. Non c'è stato un motivo, perché noi eravamo con le mani alzate.
Avevi l'impressione di essere pericoloso in quel momento, tanto da giustificare una carica?
Mi sembra proprio di no: a mani alzate, senza scudi, senza nessun oggetto in mano, era impossibile fare male.


Marta, 18 anni
ci racconti cos'hai visto e come hai vissuto la situazione di ieri?
Ero dietro e perciò ho visto solo dal momento delle cariche, prima ho visto che un ragazzo veniva picchiato e spinto indietro quando hanno provato ad avanzare, poi ho visto la carica e sono scappata indietro, e da quella seconda carica ho sentito che c'erano dei ragazzi che si erano fatti male. Sono andata a vedere come stavano e c'era Francesco, il mio ragazzo, che perdeva sangue e aveva un tagli in testa, altri avevano dei bernoccoli, una ragazza che era rimasta dentro al furgone sono andati a prenderla dentro, piangeva era disperata, in condizioni veramente… più che le botte era proprio l'agitazione. Abbiamo chiamato l'ambulanza, i ragazzi sono saliti, addirittura volevo salire anch'io, per accompagnarli, e ho saputo solo dopo che se fossi salita anhc'io sarei stata arrestata… la ragazza stava dentro al furgone, non si esponeva, all massimo faceva delle fotografie, perciò… sicuramente non è un "black block" o cose del genere.
Tu che sei di vicenza come lo vedi questo clima in città, cosa pensate
di fare adesso come ragazzi che avete partecipato a questo corteo e che avete visto come vanno queste cose, cosa volete fare per reagire?
Penso che sia importante non farsi prendere dalla paura, reagire, fare delle altre manifestazioni, sempre comunque tentando di tutelarci.

Denis, 19 anni
ci racconti cos'è successo ieri e cosa ti è successo?
Stavamo andando tranquillamente, eravamo incordonati davanti, avevamo intenzione di fare questa azione dimostrativa di fronte alla Rocchetta, che è il luogo che dovrebbe diventare un centro giovanile del comune.
Hanno già stanziato 5 miliardi e mezzo per farlo diventare un centro comerciale giovanile, perché dentro ci sarebbe un negozio di prenatal, e un negozio di stefanel e sarebbe gestito da privati. Noi volevamo fare un'iniziativa simbolica lì davanti, per far vedere appunto quali erano le uniche politiche giovanili del comune in questa città.
Di fronte a questa via abbiamo trovato una fila di poliziotti che erano circa dieci, noi abbiamo alzato le mani, eravamo un primo cordone di persone che hanno alzato le mani e hanno avanzato verso i poliziotti, lì ci hanno respinto con un carica tra virgolette "di alleggerimento", non hanno fatto grandi violenze, come hanno fatto poi in seguito. Dopo ci siamo raggruppati e loro hanno avuto dei rinforzi, e mentre alcuni ragazzi stavano parlando con gli ufficiali della digos, sulla sinistra sono partiti i poliziotti a caricare violentemente, quasi tutti con il manganello storto, noi avevamo solo le mani alzate ed eravamo a brevissima distanza da loro, a me è
arrivata un manganellata che ho parzialmente parato col braccio, mi sono girato e me ne sono arrivate tre sulla schiena, il ragazzo di fianco a me ha avuto una manganellata piena sulla fronte. Abbiamo cercato di tenere il più possibile la gente dietro di noi, perché eravamo il primo cordone. Purtroppo Caterina, la ragazza che hanno massacrato, era sul camion sulla destra e l'hanno tirata giù dal camion due poliziotti con i manganelli… i ragazzi che hanno massacrato erano tutti in prima fila con noi, anche i cinque che hanno arrestato, quelli che erano in prima fila hanno tutti i lividi.
Paolo, 21 anni
Mi trovavo nelle prime file del corteo di sabato, a mani alzate, quando inziarono le cariche.
Tutto comició quando ci diressimo, sempre a mani alzate, verso Via Bonollo, 5 o 6 poliziotti facevano cordone di fronte a noi mentre altri 6 o 7, non ricordo di preciso, ci arrivarono alle spalle colpendo alcuni manifestanti alla nuca con manganelli e caschi.
I poliziotti, sorpassato il corteo, andarono ad aggiungersi agli altri in Via Bonollo e indossarono la tenuta anti-sommossa.
Nella grande confusione non mi sono accorto del perché sia cominciata la seconda carica, ricordo a tratti peró quel che successe durante questa.
Mentre scappavo dai poliziotti mi accorsi che il Fede di Mediablitz, salito su di un furgone posteggiato lungo la strada insieme a Caterina, stava per essere colpito da una manganellata alla testa mentre stava riprendendo.
Nel contempo Fabio Barban si diresse vreso di me, giá ferito all'occhio sinistro, chiedendomi cosa gli avessero procurato al viso i colpi ricevuti.
Il cordone di polizia intanto aveva superato il furgone di qualche metro, isolandolo, coi suoi occupanti, dal resto della manifestazione.
Feci in modo che qualcuno portasse Fabio al furgone perché gli venisse applicato del ghiaccio, e sentii urlare Caterina, la vidi sul furgone, raccolta su sé stessa, mentre due poliziotti la picchiavano violentemente coi manganelli al dorso.
A mani alzate, urlando "la ragazza!", riuscii a superare il cordone e mi diressi verso Caterina, giá ferita, e cercai farla scendere, rassicurandola, dal furgone. Uno dei poliziotti che prima si stava accanendo su di lei, la spinse violentemente, forse con un calcio alla schiena, facendomela cadere addosso. Fortuna volle che mi cadde addosso e non sulla strada, sulla quale di sicuro la caduta si sarebbe risolta rovinosamente.Mentre la tenevo e cercavo di allontanarci, un poliziotto colpí prima lei e poi me alla schiena probabilmente col manganello, solo poi riucimmo ad andare all'esterno del cordone grazie a calci, spinte e quant'altro la polizia ritenesse di doverci far subire per allontanarci, anche con pesanti offese personali.

 

5 - RASSEGNA STAMPA: COME I GIORNALI HANNO MISTIFICATO I FATTI

Riportiamo in corsivo parti di articoli apparsi in questi giorni sulla stampa vicentina, seguiti dalle nostre "osservazioni".

"Il giornale di vicenza" domenica 28 ottobre pag. 11
titolo: "Il corteo degenera in scontri. Feriti manifestanti e agenti"
(di Sandro Sandoli)

Tra le forze dell'ordine che facevano cordone e i ragazzi dei centri sociali che urlavano e premevano a braccia alzate, si sono sprigionate scintille. Gli uni cercavano di fare muro, gli altri spingevano. I primi hanno fatto una carica, i secondi sono indietreggiati poi hanno riguadagnato terreno. A questo punto e' accaduto un po' di tutto. Urla, manganellate, oggetti che volavano, manifestanti che scappavano e altri che si proiettavano contro le forze dell'ordine. Ma la situazione e' veramente degenerata quando il vicequestore Tiziano Zonta s'e' accasciato al suolo, in una pozza di sangue, colpito alla testa da un sasso o da un corpo contundente. Poliziotti e carabinieri hanno intensificato le cariche, il cui bilancio e' risultato pesante.
Questa e' la versione della questura, che contiene molte falsita': dopo la prima carica ci sono stati alcuni minuti di stallo, in cui non e' vero che "e' successo di tutto": foto e filmato dimostrano che i due schieramenti erano distanziati di circa un metro, senza manganellate né "oggetti volanti" , i manifestanti fermi a mani alzate.
Nessun sasso puó aver colpito Zonta alla testa, perche' nessun sasso e' stato lanciato. La carica, invece, e' partita dalla parte destra dello schieramento della polizia per poi estendersi a tutto il "plotone". Solo allora Zonta viene colpito, come si vede nel filmato, in cui lo si vede cadere quando la carica é giá cominciata da diversi secondi.
La stessa dinamica dei tafferugli, culminata in feriti e arresti, e' di difficile interpretazione: indubbiamente il vicequestore e' stato colpito da un manifestante e non "per sbaglio da un manganello della celere" come poi ha affermato un esponente dei centri sociali, come sembra altrettanto assodato che qualche ragazzo e' stato pestato "piu' del dovuto".
Non c'e' niente che provi che Zonta sia stato colpito da un manifestante ne' da un sasso. Anche qui si prende come oro colato cio' che dice la polizia riguardo al ferimento del vicequestore,
mentre si liquidano con un "qualche ragazzo e' stato pestato piu' del dovuto" le pesanti violenze messe in atto dalla polizia. Fino a che punto arrivano le botte "dovute" a chi sta manifestando a mani alzate?

"il giornale di vicenza" lunedi' 29 ottobre pag. 9
titolo: "yabastini processati per direttissima" (di i.t.)

In questo lungo articolo non viene neanche per una volta dato spazio alla versione dei manifestanti, mentre si riportano ampiamente le dichiarazioni della questura, a volte addirittura senza le virgolette…
"(…) quello che hanno fatto i ragazzi e' stato grave, perche' da parte della polizia c'era stato un atteggiamento di flessibilita' ed equilibrio, e non gia' di chiusura, che e' stato sotto gli occhi di tutti". Il vicequestore Zonta, l'indomani del sasso lanciatogli dagli "yabastini" durante la manifestazione nel centro storico che l'ha colpito alla nuca, sintetizza la delusione che si percepisce in questura…
La polizia non ha dimostrato molta flessibilita' non arretrando nemmeno di un metro di fronte al corteo, né molto equilibrio picchiando gente inerme senza alcun motivo…
Chissá che delusione in questura…?!
Il bilancio ufficiale del tafferuglio (…) parla di alcuni "yabastini", meno di dieci, contusi in modo leggero, e di cinque poliziotti, oltre al dottor Zonta, costretti alle cure dell'ospedale. Tra gli agenti ce n'é uno che ha subito lesioni guaribili in due settimane poiche' e' stato picchiato selvaggiamente. Le immagini riprese dalla polizia scientifica, spiegano in questura, sono inequivocabili. E sono quelle che sarebbero costate la cattura a Rodeghiero e Pavin.
Il giornalista sembra dimenticarsi dei sei manifestanti che sono dovuti ricorrere al pronto soccorso, alcuni con ferite molto gravi. Se a questi si agiungono tutti quelli che, pur essendo contusi, non sono andati all'ospedale, si arriva a ben piú di dieci.
…i dimostranti dei centri sociali vicentini, rinforzati dai compagni di Padova e Mestre, avevano deciso di metterla sul piano della forza e di sfidare le istituzioni, infischiandosene dell'ordine impartito dall'autoritá.
E' ridicolo sostenere che i manifestanti abbiano voluto "metterla sul piano della forza", visto che erano disarmati e non hanno compiuto atti violenti. Si trattava di un'azione simbolica.
Piú che un racconto obiettivo dei fatti, questa frase sembra lo sfogo di un repubblichino frustrato.
…la situazione e' inevitabilmente precipitata perche' i manifestanti hanno puntato contro la polizia e i carabinieri, scatenando la legittima e obbligata reazione. Che cos'altro avrebbero dovuto fare le forze dell'ordine?
Questa non é informazione.
"legittima ed obbligata"…da che cosa?
La domanda non richiede una risposta, trattandosi di una domanda retorica: ovviamente, bastonare gente indifesa.
Se i poliziotti hanno usato i manganelli, i dimostranti erano in possesso di qualche bastone e hanno fatto lancio di sassi e di petardi. Un sanpietrino ha colpito alla nuca il dott. Zonta, causandogli una copiosa perdita di sangue, e non gia' " per sbaglio da un manganello della celere" come sostenuto da un portavoce di Ya Basta. Il certificato medico, spiegano in questura, fa fede.
"Qualche bastone"…ne é stato trovato uno, fra l'altro non "coinvolto" in nessuno scontro fisico, e non in possesso a nessuno nelle prime file del corteo (come provato dal video). Nessun lancio di sassi o petardi.
Tutta questa veritá giá il giorno dopo era giá cambiata: il "sanpietrino" é diventato una pipa (?!) …
"il giornale di vicenza" martedi' 30 ottobre pag. 15:
titolo: "restano in carcere due yabastini" (di Gianni Nizzero)

Era circolata la notizia che anche una ragazza, una diciottenne che sabato sera si era recata al pronto soccorso per farsi medicare, fosse finita fra gli arrestati. Lo pensavano i difensori, ma anche i genitori dati che al San Bortolo era stata piantonata al pari dei cinque maschi arrestati, senza possibilita' di parlare con gli avvocati o con i famigliari. La giovane ha trascorso la notte di sabato in ospedale, al mattino i medici l'hanno mandata a casa. La polizia ha poi chiarito che sabato sera in ospedale c'era parecchia confusione, ma che comunque non era stata affatto arrestata.
Ah, allora sono proprio buoni!
In realtá all'avvocato e ai genitori non é stato comunque permesso per un lungo periodo di vedere Caterina, esattamente come per gli arrestati: quindi o era stata arrestata anche lei, oppure il piantonamento (perfino per andare in bagno era "scortata" da quattro poliziotti) era illegale.
Secondo la polizia invece {Zonta} sarebbe stato colpito al capo da una pipa di terracotta dal peso di oltre 150 milligrammi, un frammento della quale e' stato recuperato in contra' Bonollo. L'oggetto, insieme ad altri, sarebbe stato lanciato da qualcuno all'interno del corteo.
Ma non era "sicuramente" un sasso?! ("Ce-ci n'est pas une pipe!")
La polizia nega che ci siano state delle cariche. "ci siamo limitati a respingere la pressione dei manifestanti che a mani alzate spingevano per deviare il corteo su un percorso non autorizzato. Al massimo abbiamo fatto indietreggiare i manifestanti di due o tre metri. Non c'e' stata alcuna carica in profondita'", dicono in questura.
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Negare l'evidenza…non é il comportamento di chi ha qualcosa di molto sporco da nascondere?
La questura replica {alla versione dei manifestanti} che oltre al ferimento del funzionario, ci sono stati altri quattro agenti feriti, dei quali uno con prognosi di quindici giorni, segno che la reazione e' stata molto aggressiva, oltre al fatto che in quel momento "contro di noi e' volato di tutto".
La "reazione": significa ammettere che é stata la polizia ad attaccare?
A parte il fatto che non é volato praticamente nulla ( ritrovati due accendinie il famoso bastone, che non ha colpito nessuno) si sarebbe quindi trattato di autodifesa davanti a gente impazzita.

 

6 - LE "RIVENDICAZIONI" DELLA GIUNTA COMUNALE

Hullweck a TVA la sera del 27 ottobre:
"Quello che é accaduto oggi certo non aiuta il dialogo. Probabilmente non si é trattato di un fatto del tutto casuale, ma di qualcuno tra i manifestanti che aveva interesse ad esasperare la situazione. Mi auguro che sia casuale e che non faccia invece parte di una strategia." {Se di strategia della tensione si tratta, sappiamo, come sempre, chi ne é l'autore!}

"Il gazzettino" 29 ottobre 2001:
"Condanniamo la violenza contro la polizia, scesa in strada per garantire la sicurezza {!!!}, condanniamo l'atteggiamento di chi non rispetta la convivenza democratica". Così ieri Valerio Sorrentino il capogruppo di An in consiglio ha commentato gli scontri di sabato.

"Il giornale di Vicenza" 30 ottobre 2001:
Enrico Hüllweck, non ci sta e rispedisce al mittente: "C'è una graduatoria per l'assegnazione di spazi alle associazioni o gruppi. Lo Ya Basta non otterrà nulla con la violenza {quale?}".
Il carcere e i violenti.
Valerio Sorrentino, capogruppo di An in consiglio comunale, rigetta tutta le accuse: "Una domanda: come mai i
giovani di Forza Nuova, anche loro senza più una sede per il centro sociale, non hanno manifestato in modo violento?
{perché non glielo chiede lei, visto che siete in ottimi rapporti?} In realtà, gli yabastini stanno dimostrando il loro vero volto: il loro scopo non è quello di avere uno spazio per fare qualcosa di positivo, ma di destabilizzante. Creare disordini. E il Comune non si fa minacciare". Dalla regione, la consigliera Elena Donazzan, sempre di An, rincara: "Gli spazi per i violenti e per chi non rispetta la legge si chiamano
"case circondariali". A Vicenza, per esempio, c'è il san Pio X checorrisponde alle esigenze dello Ya Basta e che non aspetta altro che Casarini per essere al completo
{diffamazione bella e buona!}. Quanto al comportamento dell'onorevole Ds, Trupia, che ha portato solidarietà ai giovani fermati, lo trovo irresponsabile".

"Il Gazzettino" 30 ottobre 2001:

La prima a prendere posizione è stata la consigliera regionale rosatese Elena Donazzan: "È inamissibile il comportamento delle tute bianche beriche... È inamissibile che una mandria di teppisti {parla dei poliziotti?} si permetta di lanciare pietre sulla polizia {ma non era una pipa?!} ed è irresponsabile che parlamentari verdi e diessini (il riferimento è a Berto Bulgarelli e Lalla Trupìa ndr) si rechino ad esprimere solidarietà ai responsabili di tanti disordini. Se i violenti vogliono uno spazio, sappiano che per loro c'è il carcere di San Pio X {evviva la democrazia!!!}". Ma per An ha pure parlato il consigliere comunale Gianfranco Pilastro che con una richiesta di dibattito consiglia al sindaco Enrico Hllweck di esprimere alla polizia la solidarietà della amministrazione.

"Il Gazzettino" 31 ottobre 2001:

Hullweck da parte sua ha ribadito che l'amministrazione non può avere corsie preferenziali per nessuno, ma la replica è arrivata dal diessino Antonio Dalla Pozza: "La corsia preferenziale la giunta l'ha già data al circolo di destra Arditi d'Italia, che grazie ad una delibera dell'esecutivo ha avuto degli spazi comunali {per loro niente cella gratuita a S. Pio X ?}".

 

7 - COMUNICATI STAMPA
E MESSAGGI DI SOLIDARIETA'

COMUNICATO STAMPA EX-LANEROSSI E DISOBBEDIENTI DEL 27/10/2001
Oggi, sabato 27 ottobre 2001, centinaia di giovani dell'ex Lanerossi occupata sono tornati nelle strade di Vicenza per rivendicare il diritto agli spazi sociali.
La risposta è stata una violenta carica della Polizia, che ha causato il ferimento di diverse persone.
Riteniamo l'amministrazione comunale di Vicenza la principale responsabile di ciò che è avvenuto oggi e del clima di tensione creato con la chiusura degli spazi sociali.
I fatti
Avevamo deciso di dirigerci verso la Rocchetta, dove il comune vorrebbe spendere quasi 6 miliardi per creare una sorta di centro commerciale giovanile. A questo punto, senza che ci fosse stata nessuna situazione di tensione e mentre noi avanzavamo a mani alzate e pacificamente, improvvisa ed ingiustificata è scattata la carica brutale della polizia nei nostri confronti. Durante la carica veniva colpito dalle stesse forze di polizia un dirigente della locale Questura, che veniva poi medicato al pronto soccorso.
In questo momento 5 nostri compagni sono in stato di arresto dopo essersi recati in ospedale a farsi medicare le ferite riportate durante le cariche. Ci è stato impedito di vederli e ad uno di essi, trattenuto presso la Questura, è stato negato il diritto di farsi assistere da un avvocato.
Denunciamo la violenza della polizia, che viene sistematicamente usata come unica risposta alle istanze sociali.
Vogliamo che vengano immediatamente rilasciati i nostri fratelli in stato di arresto, e pretendiamo che venga fatta chiarezza sugli avvenimenti. Invitiamo chiunque abbia assistito ai fatti a rendere la propria testimonianza; a questo scopo mettiamo a disposizione il nostro indirizzo e-mail (exlanerossi@yahoo.it).
CHIEDIAMO SPAZI, CI DANNO POLIZIA E' QUESTA LA LORO DEMOCRAZIA!
Centro sociale exLanerossi
I DISOBBEDIENTI


COMUNICATO STAMPA MEDIABLITZ,ARCIRAGAZZI, ASOC GIOVANI,GIOVANI COMUNISTI DEL 30/10/2001:
A CHI CHIEDE SPAZI SOCIALI MANGANELLI E GALERA?
Sabato 27 si è svolta una manifestazione per il diritto agli spazi sociali, a cui hanno partecipato più di 400 persone, appartenenti a centri sociali, gruppi e associazioni.
Il corteo, assolutamente pacifico, ha attraversato le vie del centro. Giunti in via Bonollo, i manifestanti, a mani nude alzate, hanno tentato di avvicinarsi alla Rocchetta per una contestazione simbolica dove il Comune vorrebbe creare un "centro commerciale giovanile". Con una prima carica, la
polizia ha fermato a suon di manganellate i primi ragazzi, che stavano correndo a mani alzate. In seguito il corteo si è portato di fronte al cordone di agenti in assetto anti-sommossa, chiedendo di poter passare: nessuna provocazione è partita dai manifestanti, che stavano a mani alzate, fermi a circa un metro dalla polizia. Nessun oggetto è stato lanciato. A questo punto è partita, improvvisa e brutale, la seconda carica della polizia. Questa sembra aver colto di sorpresa anche il vicequestore Zonta, che si trovava di fronte al cordone per mantenere la calma fra i suoi uomini, da cui è stato travolto. La violenza è stata inaudita: sei manifestanti sono dovuti ricorrere a cure ospedaliere, molti altri sono rimasti contusi, alcuni sono stati rincorsi da poliziotti inferociti. Nonostante tale violenza ingiustificata, il corteo molto responsabilmente ha proseguito il suo percorso fino alla fine.
Cinque ragazzi sono stati arrestati in ospedale e portati in carcere con accuse gravissime e infondate, rischiando pesanti conseguenze penali oltre ai danni fisici già subiti.
Inoltre Il Giornale di Vicenza ha distorto completamente i fatti, criminalizzando i manifestanti pacifici e giustificando il pestaggio attuato dalle cosiddette forze dell'ordine.
TUTTO QUESTO E' INACCETTABILE!
MANIFESTARE NON E' UN CRIMINE: ESPRIMERE LE PROPRIE IDEE E' DEMOCRAZIA, LA VIOLENZA NE E' LA NEGAZIONE!
PER QUESTO SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA PER FAR VALERE I DIRITTI DI TUTTI:
SABATO 3 NOVEMBRE
MANIFESTAZIONE
PER GLI SPAZI SOCIALI E PER DIRE NO ALLA VIOLENZA
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COMUNICATO STAMPA ARCIRAGAZZI VICENZA - ASOC (ASSOC. SOLIDARIETA' E COOPERAZIONE)

Sabato 27 settembre, pomeriggio, a Vicenza è successo qualcosa di vergognoso: siamo stati testimoni di un grave atto repressivo nei confronti di una manifestazione autorizzata che si svolgeva pacificamente. Il fine della manifestazione è conosciuto in città da tempo ed è la richiesta di spazi aggregativi per i giovani. Spazi apartitici, creativi, interattivi e propositivi per la cittadinanza tutta. Questa richiesta ha avuto un percorso travagliato, tra sgomberi, occupazioni, presidi, Consiglio Comunale, ed incontri ufficiali con Prefetto e Sindaco. Da quest'ultimo si aveva avuto l'assicurazione sull'interessamento dell'autorità per favorire in modo democratico l'assegnazione di uno spazio adeguato. Il silenzio prolungato da parte del Comune, che ovviamente non ha aiutato a sbloccare le trattative con la proprietà della Ex-Lanerossi, ha creato maggior disagio tra i giovani, che comunque manifestavano A MANI NUDE ALZATE, per sollecitare ancora una volta gli impegni presi dal Comune.
A questo punto si è riproposto, seppure in scala ridotta, il meccanismo visto a Genova. I risultati sono: cinque ragazzi che si sono presentati spontaneamente in ospedale e subito arrestati, ed un numero molto maggiore di feriti e contusi. E' questo il messaggio? Da Genova in poi manifestare il proprio disagio e il proprio dissenso vuol dire trovarsi di fronti i manganelli? E' questa l'informazione? Deformare i fatti, allinearsi sempre alle tesi di chi è al potere, calpestando idee e diritti, è rendere un servizio alla verità? Dov'è la democrazia?
Arciragazzi e ASOC (Assoc.Solidarietà e Cooperazione) come associazioni
educative ed impegnate nella solidarietà e cooperazione, rifiutano in modo incondizionato la violenza, perché lede l'intelligenza, la dignità e i diritti delle persone e non è mai, in nessun caso, strumento di soluzione dei conflitti. Per questo motivo ci presenteremo ancora con LE MANI NUDE ALZATE.
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COMUNICATO STAMPA DEL 28/10 GIOVANI COMUNISTI FEDERAZIONE DI VICENZA
Nella giornata di ieri, 27/10/2001, si è consumato l'ennesimo vergognoso atto di una politica in merito di giustizia e gestione dell'ordine pubblico che l'attuale governo pian piano, da Genova in poi, cerca di diffondere nelle regioni e comuni che politicamente gli sono vicino.
Quel che è successo ieri non è stato quindi frutto di circostanze cui le forza dell'ordine non potevano far fronte ma una parte perfettamente coerente del piano nazionale di riduzione in minoranza spaventata e criminalizzata di ogni movimento dissenziente sul territorio.
I Giovani comunisti della federazione di Vicenza vogliono quindi esprimere tutto il loro appoggio e aiuto ai ragazzi del centro sociale ed ai giovani selvaggiamente attaccati dalla polizia per quella che sempre più sembra essere stata un'azione voluta dalla giunta di Vicenza per risolvere una volta per tutte il problema degli spazi sociali.
Con la presente vogliamo anche garantire il nostro appoggio e la nostra partecipazione alle iniziative che,senza dubbio, da oggi bisognerà concordare per far sì che venga fatta piena luce sull'accaduto, che i ragazzi vengano immediatamente scarcerati e che le istituzioni riconoscano il loro ruolo nella feroce vicenda.
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COMUNICATO DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE VERDI DI VICENZA SUGLI AVVENIMENTI DI SABATO 27/10/2001
Le immotivate cariche delle forze dell'ordine , nei confronti dei giovani del centro sociale , ex Lanerossi , appaiono in perfetta inquietante sintonia con le pratiche che questo Governo adotta , nei confronti del dissenso sociale . Dopo Genova e le cariche nei confronti degli studenti padovani , è toccato ai giovani del centro sociale , sperimentare la conversione dell'attegiamento delle forze dell'ordine , che in tema di ordine pubblico , sono passati dalle strategie di de - escalation , adottate nel periodo 1975/2000 , ai comportamenti appresi e praticati per reprimere l'hooliganesimo degli stadi . La responsabilità primaria di quanto accaduto , ricade sulla dimostrata ed evidente inefficienza , del governo cittadino , che condizionato dal pensiero fascioliberale di alcuni suoi sostenitori , risulta irretito in un attegiamento di colpevole rifiuto , verso dei giovani che chiedono uno spazio di aggregazione sociale per attività socio-culturali . Il nostro auspicio è che questo ennesimo episodio di repressione del dissenso sia l'ultimo e pensare che nel quinto Paese dell'occidente ,esistono ancora spazi per esercitare il diritto di critica e manifestare opinioni diverse da quelle di chi , esprime la maggioranza di Governo . Infine sollecitiamo le forze democratiche a manifestare la propria condanna , sugli accadimenti di Sabato a Vicenza ove la pratica illiberale e liberticida , appare come l'unica risposta possibile alle domande avanzate da alcuni settori della società civile .
Per la Federazione Provinciale dei Verdi Il Portavoce Erasmo Venosi.


COMUNICATO CGIL VICENZA:
RIPRISTINARE UN CLIMA DI CONFRONTO E NON DI SCONTRO ANCHE VICENZA
Sabato 27 ottobre nella nostra città sono avvenuti fatti gravi che hanno coinvolto forze dell'ordine e ragazzi dei centri sociali. A questo proposito la Segreteria della CGIL di Vicenza ritiene:
- gravissimo che un confronto, che doveva restare su un piano politico, in merito al diritto di luoghi di incontro anche autogestiti per i giovani, abbia assunto i connotati di uno scontro politico ed ideologico montato dalla Giunta Comunale del Sindaco Hullweck che si rifiuta di riconoscerere spazi a chi manifesta idee e forme organizzate 'differenti' dalle proprie;
- questa città ha conosciuto in queste settimane momenti di forte dibattito e di confronto serrato sui temi di attualità, senza mai scadere nella violenza. Questo confronto deve ritornare urgentemente in un alveo di civiltà, libertà e responsabilità e questo impegno riguarda ciascuno di noi, ognuno per la propria parte e per il ruolo che ricopre; - a questo fine crediamo di poter chiedere a tutti, alle Istituzioni: Comune, Polizia, Magistratura , ai ragazzi e alla cittadinanza di lavorare per il ripristino di un clima di serenità che garantisca appieno, oggi e domani, il diritto di chi manifesta, di chi dissente e di chi lavora. Nel rispetto pieno del lavoro della Magistratura per l'accertamento dei fatti, noi chiediamo che il primo segnale in questo senso sia la scarcerazione dei due ragazzi tutt'ora in carcere.
Vicenza, 29 ottobre 2001
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COMUNICATO STAMPA - Roma 30 Ottobre 2001
SCONTRI A VICENZA: FOLENA CHIEDE SPIEGAZIONI A SCAJOLA
Informato dagli iscritti della Sinistra Giovanile di Vicenza, il Coordinatore nazionale dei DS, l'On. Pietro Folena, con un'interrogazione parlamentare a risposta diretta in Aula, ha chiesto oggi chiarimenti al Ministro degli Interni, l'On. Scajola sui gravi fatti avvenuti durante il corteo di Sabato scorso in città.
"Al di là di un atteggiamento irresponsabile anche da parte di alcuni - ma non tutti - esponenti del centro sociale, il dato più grave è il comportamento dell'amministrazione comunale, che da mesi fa di tutto per esasperare il clima in città e non per venire incontro alle esigenze di una parte dei suoi abitanti."
"Il centro sociale "Ya basta" di Vicenza - continua l'On. Folena - ospita infatti molte associazioni ricreative e culturali che svolgono un'importante azione di sostegno per gli abitanti della città ed in maniera particolare per i più giovani, questo quando - prosegue l'On. Folena nella sua interrogazione parlamentare - pochissimi sono gli spazi sociali messi a disposizione dal Comune per le associazioni ed i giovani della città."
L'On. Folena parla di atteggiamento irresponsabile da parte dell'amministrazione locale.
"E' nota la posizione dell'amministrazione comunale che più volte ha rinunciato pubblicamente ad incontrarsi con i vari rappresentanti del centro sociale evitando di affrontare in positivo i problemi connessi agli spazi da destinare ad attività sociali per la cittadinanza - conclude l'interrogazione parlamentare -. Da questo clima sono nati anche gli scontri durante il corteo. Scontri che hanno visto una reazione delle forze dell'ordine, come molti cittadini hanno testimoniato alla stampa, sproporzionata rispetto alla situazione.
Chiedo quindi se il Ministro degli Interni sia a conoscenza dei fatti descritti, nonché degli atteggiamenti e delle motivazioni che hanno spinto le forze dell'ordine ed i loro responsabili ad intervenire pesantemente contro il corteo in questione.
E chiedo infine se il Ministro degli Interni intenda promuovere azioni possibili al fine di promuovere un dialogo costruttivo tra amministrazione locale, forze di sicurezza, associazionismo vicentino."
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COMUNICATO STAMPA SINISTRA GIOVANILE: SUI FATTI ACCADUTI SABATO 27/10/2001 A VICENZA
Non c'è dubbio che a Vicenza da alcuni mesi si respira un'aria pesante carica di tensione, una situazione in cui l'amministrazione comunale di destra ha una grossa responsabilità. Alle continue richieste di spazi avanzate dalle associazioni e non da ultimo dal centro sociale la destra che governa il comune ha preferito rispondere con la forza e non con la politica e il dialogo, ha ritenuto che le richieste di spazi fossero solo un problema di ordine pubblico e non un disagio vissuto da molti giovani.
La tensione e' talmente alta in citta' che porta a fatti molto gravi come quelli che si sono verificati Sabato 27 ottobre, fatti che hanno coinvolto le forze dell'ordine e i ragazzi e le ragazze dei centri sociali.
La Sinistra Giovanile ritiene:
- che il confronto politico che si doveva aprire tra l'Amministrazione e le Associazioni tra cui anche il Centro Sociale sulla necessità di spazi giovanili nella nostra città sia uscito dai binari del buon senso degenerato in uno scontro puramente ideologico creato da una Amministrazione che non sa valorizzare o meglio accettare che dei giovani che hanno idee diverse dalle sue si possano trovare a discutere, una amministrazione che non riconosce che nella diversita' ci puo' essere un valore.
- che i confronto debba subito spostarsi dalla contrapposizione al dialogo, lo scontro deve lasciar spazio alla politica, la politica vera non quella fatta di tatticismi quella che lavora per risolvere i problemi, quella che lavora per andare incontro alle esigenze dei cittadini, anche se essi la pensano diversamente da chi governa.
Auspichiamo che da subito ogni soggetto coinvolto abbassi i toni, chiediamo alle Istituzioni e ai ragazzi e ragazze di riprendere da subito un dialogo, chiediamo un impegno da parte di tutti per poter ricreare un clima diverso in citta' un clima di serenita', all'Amministrazione inoltre chiediamo inoltre che s'impegni da subito per affrontare il problema ancora aperto degli spazi giovanili abbandonando la politica di chiusura che l'ha contraddistinta in questi mesi.
Morgan Prebianca
Segretario Provinciale
Sinistra Giovanile Vicenza
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SOLIDARIETÀ DAL CSO LA STRADA DI ROMA AI COMPAGNI VICENTINI ARRESTATI.
E' Guerra , è Guerra permanente, è Guerra globale,è guerra ovunque.
E' in Afghanistan, è in Palestina, è a Manhattan, a Washington, in monti deserti, in selve lontane, nelle strade e nelle piazze delle nostre metropoli.
E' la "Guerra dell'Impero contro se stesso", Guerra di "elites" imperiali che si contendono il governo del mondo, portando con sè terrore, morte, distruzione, miseria, disperazione... macerie dalle quali nasceranno nuovi fanatici al servizio dei Signori del mondo.
E' la Guerra: o stai da una parte o dall'altra, non puoi essere neutrale... questo ci dicono
Devi schierarti, non pensare nemmeno di poter costruire diversi mondi possibili... questo vogliono.
E se dissenti, se disobbedisci, se diserti... diventi il più pericoloso dei nemici.
E' la Guerra, dicono, e non c'e spazio per il dissenso: puoi solo obbedire.
Tutti sono diventati soldati, in un fronte o nell'altro, che devono uccidere i propri fratelli senza chiedersi il perché... e chi diserta avrà una punizione esemplare.
E così capita anche, in questi tempi, che portare in piazza la gioia e la determinazione di una moltitudine che chiede spazi di libertà, di autogestione, di autonomia a partire dai territori diventa l'atteggiamento più pericoloso agli occhi dei signori della guerra e dell'impero perché è un atto di diserzione.
E allora schierano il loro esercito per punire, nel modo più violento possibile: bastonano, imprigionano e umiliano.
MA "NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI"!
DISOBBEDIAMO ALL'ORDINE IMPERIALE, DISERTIAMO LA SUA GUERRA GLOBALE!
Massima solidarietà ed un abbraccio forte ai compagni e fratelli disobbedienti e disertori del C.S. ex-Lanerossi, vittime di questo atto di odiosa repressione
FRANCESO ED ENRICO LIBERI SUBITO!
Pianeta terra
Roma
Dai lotti della Garbatella
Centro Sociale Occupato Autogestito "La Strada"
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C.S.O. TERRA DI NESSUNO - GENOVA
Solidarietà dal centro sociale Terra di Nessuno di Genova ai compagni di Vicenza,vittime delle violenze immotivate da parte delle forze dell' ordine; malmenati, arrestati, all'oggi due di loro sono ancora detenuti in carcere senza alcuna motivazione minimamente plausibile.
In un clima politico generale sempre crescente di tentativi di marginalizzazione dei movimenti, siamo vicini ai compagni che a Vicenza stanno affrontando questo giro di vite.
Siamo con voi.

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RETE NOGLOBAL
Dopo le situazioni cilene che abbiamo vissuto nelle manifestazioni anti-G8 di Genova, l'insieme delle strategie repressive ha fatto un salto di qualità e questa di Vicenza ne è l'ennesima conferma in pocho mesi. Sempre più urgente è avviare una riflessione nel movimento per risparmiare almeno parte delle energie consumate nelle polemiche più inutili e riservarle alla costruzione di una nuove diga sociale che argini l'arroganza dello stato in questo momento!
Siamo vicini ai compagni di Vicenza. Liberi subito tutti i fermati!
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C.S.O. LEONCAVALLO - MILANO
Leonca - Sabato 27 Ottobre 2001
Gravissimo atto di violenza poliziesca a Vicenza dove durante il corteo per l'occupazione pubblica di uno stabile abbandonato da anni, da parte di compagni dell'area dei Centri Sociali, la polizia è intervenuta caricando i manifestanti con una violenza tale da provocare 13 feriti....
Non soddisfatti dell'operazione la dose è stata rincarata con 6 arresti!
Solidarizziamo pienamente con i compagni di Vicenza che erano impegnati in un 'iniziativa molto simile a quelle proposte e svolte anche a Milano dall'Ostello Autogestito Metropolix, progetto di occupazione pubblica che portò alla creazione di un' esperienza unica, che in soli due anni aveva visto il passaggio di oltre 2000 persone, tra studenti, senza casa, migranti in una struttura totalmente autogestita.......in favore del diritto allo studio alla casa e dunque alla cittadinanza.
Probabilmente a chi ci sta governando non va giù che con pochi e "raccapezzati" mezzi il movimento antagonista disobbediente riesca a proporre soluzioni, ai più svariati problemi, senza dover ricorrere a finanziamenti appoggi sponsor e corruzioni semplicemente recuperando i beni che questo sistema economico dismette nonostante conservino il loro
valore d'uso che qualcuno ha interesse venga allienato in favore della speculazione.
Questo grave atto si aggiunge alla già lunga serie di attacchi al movimento dall'insediamento di questo governo Neo Fascista!
Il movimento Non si arresta!!!
No justice No peace!
La miglior solidarietà ad un'occupazione è farne
un'altra!!!
C.S.Leoncavallo
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T.P.O. - BOLOGNA
da bologna TeatroPolivalenteOccupato solidarieta' alle sorelle e ai fratelli di Vicenza vittime della violenza delle forze dell'ordine.