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- I FATTI DEL 27 OTTOBRE
2.1: IL CORTEO
Poco prima delle 16 il corteo composto da 400 persone appartenenti all'ex-lanerossi,
a centri sociali del veneto, a gruppi ed associazioni vicentine, partiva
dal piazzale della stazione, aperto dallo striscione "riprendiamoci
il centro sociale" e dal furgone col sound system.
L'atmosfera era serena mentre si sfilava per le vie del centro toccando
Piazza Castello, il Duomo, Piazza dei Signori, Corso Palladio, Piazza
San Lorenzo.
Al microfono il portavoce del centro sociale Francesco Pavin lanciava
i contenuti della manifestazione denunciando con decisione il comportamento
del'amministrazione comunale che nega il diritto agli spazi sociali.
2.2: PERCHE' ABBIAMO "DISOBBEDITO"
Giunti in via Bonollo, il corteo decideva di deviare il percorso stabilito
imboccando contrá Mure San Rocco.
Lo scopo era quello di denunciare simbolicamente il silenzio della giunta
comunale verso le nostre richieste e "attaccare" il progetto che vede
l'utilizzo della struttura della Rocchetta come "centro giovanile",
per una spesa di quasi sei miliardi, in cui il diritto a spazi di autogestione
viene negato dalle logiche di mercato, poiché é prevista la presenza
di nell'area di negozi, bar e altri servizi privati a pagamento.
Tutto ció noi lo rifiutiamo, convinti che il nostro bisogno di aggregazione
e progettualitá non sia subordinabile a discorsi di scambio commerciale
e profitto bensí nasca dal desiderio profondamente umano di essere padroni
della propria vita e della propria creativitá.
Solo un centro sociale, o meglio ancora uno "spazio polivalente autogestito",
puó rispondere alle esigenze che noi e molti altri ragazzi sentiamo
come un bisogno insopprimibile e riteniamo sia nostro diritto averne
uno.
2.3: COME ABBIAMO "DISOBBEDITO"
Una quindicina di ragazzi iniziano quindi a correre verso la Rocchetta
con le mani alzate. Subito dieci-quindici poliziotti li bloccano facendo
un uso ampio e disinvolto dei manganelli (v. nel filmato la prima carica).
I ragazzi riportano vari contusioni.
Immediatamente il corteo si ricompatta e si posiziona in contrá Mure
San Rocco, circa venti metri oltre l'incrocio con via Bonollo.
La polizia, una quarantina di celerini con caschi e scudi, formava un
cordone a neppure due metri dalla prima fila dei manifestanti, che tenevano
le mani alzate per dimostrare il carattere pacifico e simbolico dell'azione.
Questa situazione di stallo é durata cinque minuti scarsi, durante i
quali i manifestanti hanno sempre tenuto le mani alzate, intonando slogan,
senza compiere alcun tentativo di avanzare o sfondare il cordone della
polizia.
Nel corteo si diceva non lanciare nessun oggetto, di non provocare con
urla i poliziotti, di non compiere gesti avventati poiché si era totalmente
indifesi ed ad una minima distanza dalla polizia. (v.nel filmato il
cordone che mantiene la calma fra i manifestanti).
Il vicequestore Zonta e il commissario Bonomo parlavano con i compagni
e con i loro uomini dicendo ad entrambi di non far precipitare la situazione.
2.3: L'ATTACCO DELLA POLIZIA
Ad un certo punto, senza alcun pretesto, un poliziotto ha colpito un
ragazzo che stava facendo delle fotografie (le quali rappresentano perció
gli ultimissimi momenti che hanno preceduto la carica e in cui si vedono
benissimo le mani alzate dei ragazzi e il vicequestore fra i due schieramenti).
(v. testimonianza di Luca Marinucci). ecco l'ultima foto:
Si é sentito una voce dire: "colpite la telecamera!" e subito una manganellata
é caduta sulla mano di Luca, che impugnava la macchina fotografica.
Alcuni ragazzi, sorpresi dall'improvvisa e immotivata aggressione, hanno
urlato qualcosa verso il poliziotto. Questo, insieme ai suoi colleghi,
é partito contro i manifestanti, manganelli alla mano.
Dal lato sinistro della strada cominciava cosí spontanea ed inattesa,
come un'ondata, la carica, che si propagava a mano a mano fino all'altro
lato della strada.
Il vicequestore Zonta, chiaramente non informato della decisione (di
chi?) di usare (tanta) violenza, si trovava travolto dall'avanzata dei
suoi, aperta dagli scudi e da colpi di manganello.
Questa circostanza molto oscura smentisce la versione che attribuisce
al ferimento del vicequestore la motivazione della carica, poiché essa
é avvenuta durante quest'ultima. Nel filmato é chiaro che la carica
parte in un punto della strada diverso da quello in cui si trovava Zonta,
e si vede che rimane travolto dai poliziotti che sorprendono i manifestanti
quanto lui.
I ragazzi non avevano lanciato nessun oggeto verso le forze di polizia,
ed anche questo é inconfutabile vedendo il nostro filmato: i pretesti
forniti successivamente dalla questura per giustificare l'azione di
forza rimangono quindi assolutamente infondati.
La carica, dura e feroce, é partita senza un ordine preciso concordato
fra i vari responsabili degli uomini in divisa, é cominciata per iniziativa
di uno o un piccolo gruppo di poliziotti
per motivi incomprensibili ed é stata seguita poi dall'insieme dei celerini
con una violenza indiscriminata portata sui corpi (molto
spesso sulle teste) di ragazzi e ragazze assolutamente impreparati a
difendersi né tantomeno a reagire.
2.4: LE CONSEGUENZE DELLA CARICA
La carica ha colpito duramente sulle prime file del corteo. Dalle foto
e dal video si puó vedere la furia di alcuni poliziotti che picchiano
con cattiveria e ostinazione assolutamente ingiustificate numerosi manifestanti,
che chiaramente non stanno compiendo atti di violenza e neppure cercano
di difendersi.
Dagli ingrandimenti e dai fermi immagine si notano manganelli usati
al contrario, tubi al posto dei manganelli, poliziotti che si picchiano
fra loro per la foga di giungere per primi su di un manifestante che
scappa.
I feriti sono stati una ventina, con tagli ed ematomi in tutte le parti
del corpo.
I cinque piú gravi hanno dovuto recarsi all'ospedale, chiamando
un'ambulanza, per essere medicati al pronto soccorso. Si tratta di Guido
e Nicola (entrambi con trauma cranico, ferita profonda sulla testa,
dovuta probabilmente a manganelli rovesciati o altro), Fabio (versamento
interno all'occhio destro, con problemi alla vista e nei primi momenti
il timore del medico della perdita dell'occhio), Caterina (ematoni su
tutto il corpo, tagli, due dita della mano sinistra fratturate, un seno
gonfio per le botte) e Francesco ( piú di quindici punti, fra sopra
e sottocutanei, sulla testa). Tutti sono stati arrestati all'ospedale
dalla polizia.
Enrico é stato invece picchiato ed arrestato immediatamente.
Fra gli altri, Denis ha il segno evidente di manganellata sullo zigono,
Luca invece ha un cerotto sulla fronte che gli copre un lungo taglio,
un altro Luca é stato inseguito e piccchiato con ostinazione un po'
ovunque, un altro Enrico é stato manganellato in varie parti del corpo,
Federico colpito alla testa da dietro e sulla schiena, Stefano é stato
picchiato sulle braccia.
Durante l'aggressione del corteo, sorpreso e disarmato, soltanto alcuni
accendini sarebbero stati lanciati verso i poliziotti. Il bastone ritrovato
dalla polizia é stato visto volare, lanciato dal retro del corteo, in
via Bonollo, e cadere al suolo senza colpire nessuno.
2.5: IL "CASO" DI CATERINA
Caterina, 18 anni, stava seduta sul retro scoperto di un camion parcheggiato
sul lato destro di contra' Mure San Rocco. Da quella posizione osservava
in silenzio e immobile lo svolgersi degli eventi.
La carica l'ha sorpresa impreparata e senza via di fuga. Il camion era
circondato da alcuni poliziotti inferociti che bastonavano i manifestanti
(come si vede nel video).
All'improvviso sono saliti sul camion tre celerini che hanno manganellato
Caterina facendola cadere. Mentre si copriva la testa con le mani due
poliziotti sono stati visti manganellarla con ostinazione e violenza
incomprensibili.
Enrico vedendo la scena, si é precipitato a dare una mano alla povera
Caterina, riuscendo a spostare uno degli aggressori. Subito dopo é scappato,
per evitare l'inferocita reazione, ma altri quattro poliziotti, probabilmente
avvisati da un collega, lo hanno fermato ed aggredito con estrema violenza,
dandogli manganellate furiose e sbattendogli la testa piú volte contro
un cancello e una cabina del telefono (vedi testimonianza di Nora).
E' stato subito caricato sul cellulare e portato in questura in stato
di arresto per aggressione e lesioni a piú "tutori dell'ordine".
Dopo la carica, é stata chiamata un'ambulanza per medicare i feriti.
Il corteo ha poi concluso il percorsco giungendo in via Btg. Framarin,
davanti alle macerie di Ya Basta!. Una berve assemblea ha qui tenuto
luogo; poco dopo si era giá fuori dall'ex-lanerossi a riflettere sul
da farsi.
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- LE TESTIMONIANZE
Luca
Marinacci
Ero quasi in fondo al corteo, non ho visto quando un gruppo di compagni
ha deviato per la traversa della rocchetta.
Mi sono accorto che stava accadendo qualcosa, perchè gli sbirri che
avevo accanto e alle spalle, facendosi strada fra la gente, allarmatissimi,
super euforici e scattanti hanna iniziato a concentrarsi, in un attimo
erano tutti lì e io "con loro".
Non era accaduto niente, solamente 3 metri di deviazione dal percorso
destinato al corteo.
Manifestanti e polizia l'uno di fronte all'altro. Dopo un minimo di
contatto le due parti si dividono, non si vogliono gli scontri.
I portavoce dei manifestanti vogliono un corteo tranquillo, di questi
tempi, dopo le cariche di venerdi sugli studenti di padova, sembra sia
molto pericoloso avere delle idee differenti dal pensiero comune.
Quasi fra le fila della polizia fotografavo il tutto.
Cordoni di poliziotti vestiti di tutto punto in tenuta antisommossa
e un paio di metri più avanti una folla di manifestanti che a mani alzati
avevano capito che avanti non si poteva andare.
Si sente qualche slogan, "carlo vive", "disobbediamo".
Sento anche una voce più vicina che dice di colpire la telecamera.
L'ordine viene eseguito senza sbagliare, se non fosse per il fatto che
avevo in mano una macchina fotografica digitale e non una telecamera,
pensavano stessi riprendendo il tutto, non volevano che ci fossero delle
prove in grado di smascherare la violenta carica in arrivo.
Con la mano dolorante per la manganellata, sento un secondo ordine,
"prendilo", c'era qualcuno, e non era il vice questore che dava direttive
sul comportamento da tenere.
Nell'attimo intercorso fra i due momenti, s'era già scatenato l'inferno.
La polizia era avanzata, non potevo più confondermi fuggendo fra i manifestanti.
Potevo scappare solo dalla parte opposta.
Un poliziotto in borghese con caschetto e manganello alla mano mi insegue.
Dove potevo andare?
Sarebbe stato divertente da vedere... inseguito da uno sbirro per il
centro di vicenza, lui avrebbe sicuramente eseguito l'ordine, non mi
avrebbe lasciato andare,io forse avrei corso più di lui, ma per cosa
poi: non avevo fatto assolutamente niente se non fare qualche foto e
lui lo sapeva.
Mi ferma sotto le mura della rocchetta, 50 metri dopo, solo, braccato,
già pensavo al peggio. Mi colpisce col manganello al gomito. Si limita
a questo per fortuna.
Mi chiede subito quello che credeva essere una telecamera, hanno paura
che la verità venga fuori, la loro reazione ad una semplice deviazione
era immotivata.
Era l'ultima cosa che mi passava per la testa, incazzato, consapevole
di non essere affatto in torto con massimao disprezzo gli mostro la
macchina fotografica, che credevo danneggiata dal manganello, lo crede
anche il poliziotto e me la lascia.
Vogliono i miei documenti, non voglio darglieli. Non posso parlare,
ho 2 possibilità, documenti o salire sulla volante. Non posso muovermi,
mi tiene fermo col manganello.
Pur essendomi negato il diritto di parlare chiedo i dati di chi mi stava
fermando, è un mio diritto, lui si limita con arroganza a mostrare fugacemente
il distintivo attaccato alla cintura, risaltava il grosso numero nel
suo centro!
Non volevo finire in questura per resistenza a pubblico ufficiale, sarebbe
stata questa una delle accuse, anche se la mia resistenza era stata
puramente verbale. Costretto dai fatti a tirar fuori i documenti, dopo
aver ricevuto insulti dagli sbirri, sentito commenti di vario tipo,
mi hanno lasciato andare.
Nora Rodriguez, Presidente ARCI RAGAZZI Vicenza
Raduno in stazione alle 15, tanta gente… quanti poliziotti. Si parte
in corteo autorizzato verso il centro, e cammin facendo da duecento
si diventa 400, c'erano ragazzi dei Centri Sociali di Padova e Mestre,
e tanti, tantissimi di Vicenza, anche vecchi militanti di diversa appartenenza
in appoggio. Ci sono stati momenti di canti, balli e slogan, ed il livello
della contestazione si è alzato solo con gli slogans, davanti al Comune,
e alla sede di AN, come al solito. Il corteo fa quasi tutto il suo percorso,
e ad un certo punto critico della città, cioè vicino alla Rocchetta,
una parte del corteo, mani alzate e senza niente di contundente che
potesse ferire nessuno - men che meno il vicequestore - prova a cambiare
rotta per arrivare lì. Cominciano gli spintoni, ed a questo punto io
faccio andar via tutti i nostri ragazzi che tenevo in prima fila e sotto
controllo, tutti a mani alzate applaudono e cantano "Carlo vive", arriva
la seconda carica della celere padovana, il vicequestore che era in
mezzo e cercava di tenere calmi i suoi, si gira e gli arriva una manganellata
da dietro (ci sono testimoni oculari) e si scatena il pandemonio. Io
scappo verso un viale, anche per accertarmi che i nostri ragazzi fossero
già andati via, e vedendo come ci aspetta la polizia, capisco che è
meglio non correre e rallento, facendo capire a quelli che erano accanto
a me che era meglio così, quando vediamo che un ragazzo che scappava
correndo, viene inseguito da un poliziotto in civile che si mette un
casco in testa, gli vengono in aiuto altri 3 o 4, lo prendono, lo fermano
ad un angolo e lo riempiono di botte, dopo di che lo caricano dentro
una macchina della
polizia. C'era un videocameraman, che è riuscito a filmare solo l'ultima
sequenza, purtroppo. Io che urlavo ai poliziotti di fermarsi e invece
no, continuavano a picchiarlo. Vengo trattata da: "comunista vattene
a casa", però mi trattengo e torno indietro per vedere come stanno gli
altri ragazzi del centro sociale. Uno aveva la testa sanguinante e la
ragazzina che avevano tirato giù di un camion perché filmavano il tutto
era in condizioni preoccupanti. Arriva l'ambulanza e li fanno salire.
Chiedo di poter andare con loro e non mi lasciano. Capisco che se vanno
in ospedale li fermano e cerco di non fare salire altri; però uno dopo
l'altro salgono, forse pensavano che più feriti dichiaravano meglio
era per contestare la violenza dei fatti. Purtroppo non è andata così
perché come sono arrivata in ospedale erano già tutti piantonati e non
era possibile comunicare con loro. Hanno cercato di farmi reagire, anche
impedendomi di entrare in bagno a lavarmi le mani piene di sangue, e
lo hanno fatto anche con altri che sono arrivati dopo per sapere come
stavano le cose. Dicevano che li avrebbero incolpati perfino di tentato
omicidio perchè il vicequestore stava malissimo; insomma fino che non
è arrivata Lalla Trupia, fortunatamente, non li facevano medicare, per
poi cominciare a portargli in questura senza dirlo ne all'avvocato che
era lì ne ai genitori che aspettavano notizie.
Massimo
Al corteo c'ero anch'io, ed ho assistito anche alla sua conclusione,
ho potuto vivere, osservare e fotografare l'abuso che ora vi racconterò.
Il corteo procedeve pacificamente, nessuno impugnava bastoni o sassi,
quando ad un certo punto tutti alzarono le mani e s'infilarono in contrà
mure Rocchetta; da subito le "forze dell'ordine" formarono uno schieramento
che impedì al corteo di proseguire, poi ci fu una prima carica, durante
la quale il gruppo di Disobbedienti fu accerchiato dalle "forze dell'ordine"
e spinto fuori utilizzando quasi esclusivamente gli scudi; qui le cose
si stabilizzarono per alcuni minuti,si riformarono i due schieramenti
tra i quali la tensione era altissima, io salii sul furgone parcheggiato
sul lato destro della via, con me Caterina ed altri due ragazzi. Gli
uomini della Digos iniziarono il dialogo con i Disobbedienti e ordinavano
ai celerini di stare calmi di non agitarsi, si stava cercando di creare
un equilibrio di modo di poter decidere tranquillamente come proseguire,
lo Zonta si trovava tra i due schieramenti, il capo della Digos ed il
capo della Polizia, si erano portati dietro la cortina delle "forze
dell'ordine", in disparte, per decidere sul dafarsi e mentre i due parlavano
ed i Disobbedienti intonarono il coro "CARLO VIVE", le "forze dell'ordine"
iniziarono il pestaggio; dopo aver scattato alcune foto, mi trovai difronte
un celerino pronto a colpirmi con il suo manganello, fuggii e non mi
curai nemmeno di Caterina che era seduta a mio fianco, la quale non
fece in tempo ad alzarsi che due celerini le erano già addosso, io udii
le sue urla di dolore, ed udii
12
anche quelle di molti altri che non furono fortunati come me. Per non
incontrare i manganelli dei celerini, non uscii tempestivamente dalla
via, ma proseguii con le mani alzate incontrando due celerini che si
fermarono dal picchiarmi solo grazie all'intervento del Bonomo che che
li placò urlandogli di stare calmi e mi ordinò di uscire dalla via,
io mi avviai, superai il furgone e sbucai dove era appena finito il
pestaggio, li trovai un celerino che mi urlò di uscire dalla via, ricordo
bene il suo viso, io gli risposi che lo stavo facendo, non feci in tempo
a voltargli le spalle che il suo bastone mi colpì sullo zaino all'altezza
dei reni. Uscito dalla via trovai Caterina stesa a terra, dolorante,
che fu raccolta e portata nel furgone, ed altri compagni sanguinanti
che attendevano l'arrivo dell'ambulanza, che nel
frattempo era stata chiamata da un compagno più anziano.
Interviste raccolte da Radio Sherwood
Anonimo (…)
Ci racconti cosa hai visto e cosa ti è successo ieri?
Volevamo girare in direzione della Rocchetta e c'è stata un'improvvisa
carica della polizia. Tra noi e la polizia c'era il vicequestore della
Digos, che si è trovato praticamente in mezzo. L'ho visto cadere per
terra e da lì siamo indietreggiati tutti quanti perché ci hanno caricato.
Ma tu hai visto perché è caduto per terra?
Io l'ho visto cadere per terra perché praticamente si è trovato fra
noi e i poliziotti, e quando hanno caricato lui è caduto sotto la pressione
dei poliziotti.
Hai visto sassi che venivano lanciati, oggetti contundenti?
No, sinceramente ho visto gente che scappava, gente che le prendeva,
gente a terra nel sangue però non ho visto gente che lanciava oggetti.
E davanti con te chi c'era? Chi componeva la testa del corteo?
Ragazzi e ragazze, era una cosa pacifica, gente dello ya basta e degli
altri centri sociali, anche gente di 30-40 anni, più vecchia di noi
Secondo te c'è stato un motivo per cui è partita questa prima carica?
Il motivo… cioè, io ho visto il vicequestore che tentava di tenere calmi
i poliziotti, e ho visto i poliziotti, di iniziativa propria, partire
con la carica. Non c'è stato un motivo, perché noi eravamo con le mani
alzate.
Avevi l'impressione di essere pericoloso in quel momento, tanto da giustificare
una carica?
Mi sembra proprio di no: a mani alzate, senza scudi, senza nessun oggetto
in mano, era impossibile fare male.
Marta, 18 anni
ci racconti cos'hai visto e come hai vissuto la situazione di ieri?
Ero dietro e perciò ho visto solo dal momento delle cariche, prima ho
visto che un ragazzo veniva picchiato e spinto indietro quando hanno
provato ad avanzare, poi ho visto la carica e sono scappata indietro,
e da quella seconda carica ho sentito che c'erano dei ragazzi che si
erano fatti male. Sono andata a vedere come stavano e c'era Francesco,
il mio ragazzo, che perdeva sangue e aveva un tagli in testa, altri
avevano dei bernoccoli, una ragazza che era rimasta dentro al furgone
sono andati a prenderla dentro, piangeva era disperata, in condizioni
veramente… più che le botte era proprio l'agitazione. Abbiamo chiamato
l'ambulanza, i ragazzi sono saliti, addirittura volevo salire anch'io,
per accompagnarli, e ho saputo solo dopo che se fossi salita anhc'io
sarei stata arrestata… la ragazza stava dentro al furgone, non si esponeva,
all massimo faceva delle fotografie, perciò… sicuramente non è un "black
block" o cose del genere.
Tu che sei di vicenza come lo vedi questo clima in città, cosa pensate
di fare adesso come ragazzi che avete partecipato a questo corteo e
che avete visto come vanno queste cose, cosa volete fare per reagire?
Penso che sia importante non farsi prendere dalla paura, reagire, fare
delle altre manifestazioni, sempre comunque tentando di tutelarci.
Denis, 19 anni
ci racconti cos'è successo ieri e cosa ti è successo?
Stavamo andando tranquillamente, eravamo incordonati davanti, avevamo
intenzione di fare questa azione dimostrativa di fronte alla Rocchetta,
che è il luogo che dovrebbe diventare un centro giovanile del comune.
Hanno già stanziato 5 miliardi e mezzo per farlo diventare un centro
comerciale giovanile, perché dentro ci sarebbe un negozio di prenatal,
e un negozio di stefanel e sarebbe gestito da privati. Noi volevamo
fare un'iniziativa simbolica lì davanti, per far vedere appunto quali
erano le uniche politiche giovanili del comune in questa città.
Di fronte a questa via abbiamo trovato una fila di poliziotti che erano
circa dieci, noi abbiamo alzato le mani, eravamo un primo cordone di
persone che hanno alzato le mani e hanno avanzato verso i poliziotti,
lì ci hanno respinto con un carica tra virgolette "di alleggerimento",
non hanno fatto grandi violenze, come hanno fatto poi in seguito. Dopo
ci siamo raggruppati e loro hanno avuto dei rinforzi, e mentre alcuni
ragazzi stavano parlando con gli ufficiali della digos, sulla sinistra
sono partiti i poliziotti a caricare violentemente, quasi tutti con
il manganello storto, noi avevamo solo le mani alzate ed eravamo a brevissima
distanza da loro, a me è
arrivata un manganellata che ho parzialmente parato col braccio, mi
sono girato e me ne sono arrivate tre sulla schiena, il ragazzo di fianco
a me ha avuto una manganellata piena sulla fronte. Abbiamo cercato di
tenere il più possibile la gente dietro di noi, perché eravamo il primo
cordone. Purtroppo Caterina, la ragazza che hanno massacrato, era sul
camion sulla destra e l'hanno tirata giù dal camion due poliziotti con
i manganelli… i ragazzi che hanno massacrato erano tutti in prima fila
con noi, anche i cinque che hanno arrestato, quelli che erano in prima
fila hanno tutti i lividi.
Paolo, 21 anni
Mi trovavo nelle prime file del corteo di sabato, a mani alzate, quando
inziarono le cariche.
Tutto comició quando ci diressimo, sempre a mani alzate, verso Via Bonollo,
5 o 6 poliziotti facevano cordone di fronte a noi mentre altri 6 o 7,
non ricordo di preciso, ci arrivarono alle spalle colpendo alcuni manifestanti
alla nuca con manganelli e caschi.
I poliziotti, sorpassato il corteo, andarono ad aggiungersi agli altri
in Via Bonollo e indossarono la tenuta anti-sommossa.
Nella grande confusione non mi sono accorto del perché sia cominciata
la seconda carica, ricordo a tratti peró quel che successe durante questa.
Mentre scappavo dai poliziotti mi accorsi che il Fede di Mediablitz,
salito su di un furgone posteggiato lungo la strada insieme a Caterina,
stava per essere colpito da una manganellata alla testa mentre stava
riprendendo.
Nel contempo Fabio Barban si diresse vreso di me, giá ferito all'occhio
sinistro, chiedendomi cosa gli avessero procurato al viso i colpi ricevuti.
Il cordone di polizia intanto aveva superato il furgone di qualche metro,
isolandolo, coi suoi occupanti, dal resto della manifestazione.
Feci in modo che qualcuno portasse Fabio al furgone perché gli venisse
applicato del ghiaccio, e sentii urlare Caterina, la vidi sul furgone,
raccolta su sé stessa, mentre due poliziotti la picchiavano violentemente
coi manganelli al dorso.
A mani alzate, urlando "la ragazza!", riuscii a superare il cordone
e mi diressi verso Caterina, giá ferita, e cercai farla scendere, rassicurandola,
dal furgone. Uno dei poliziotti che prima si stava accanendo su di lei,
la spinse violentemente, forse con un calcio alla schiena, facendomela
cadere addosso. Fortuna volle che mi cadde addosso e non sulla strada,
sulla quale di sicuro la caduta si sarebbe risolta rovinosamente.Mentre
la tenevo e cercavo di allontanarci, un poliziotto colpí prima lei e
poi me alla schiena probabilmente col manganello, solo poi riucimmo
ad andare all'esterno del cordone grazie a calci, spinte e quant'altro
la polizia ritenesse di doverci far subire per allontanarci, anche con
pesanti offese personali.
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- RASSEGNA STAMPA: COME I GIORNALI HANNO MISTIFICATO I FATTI
Riportiamo in corsivo parti di articoli apparsi in questi giorni
sulla stampa vicentina, seguiti dalle nostre "osservazioni".
"Il giornale di vicenza" domenica 28 ottobre pag. 11
titolo: "Il corteo degenera in scontri. Feriti manifestanti e agenti"
(di Sandro Sandoli)
Tra le forze dell'ordine che facevano cordone e i ragazzi dei centri
sociali che urlavano e premevano a braccia alzate, si sono sprigionate
scintille. Gli uni cercavano di fare muro, gli altri spingevano. I primi
hanno fatto una carica, i secondi sono indietreggiati poi hanno riguadagnato
terreno. A questo punto e' accaduto un po' di tutto. Urla, manganellate,
oggetti che volavano, manifestanti che scappavano e altri che si proiettavano
contro le forze dell'ordine. Ma la situazione e' veramente degenerata
quando il vicequestore Tiziano Zonta s'e' accasciato al suolo, in una
pozza di sangue, colpito alla testa da un sasso o da un corpo contundente.
Poliziotti e carabinieri hanno intensificato le cariche, il cui bilancio
e' risultato pesante.
Questa e' la versione della questura, che contiene molte falsita': dopo
la prima carica ci sono stati alcuni minuti di stallo, in cui non e'
vero che "e' successo di tutto": foto e filmato dimostrano che i due
schieramenti erano distanziati di circa un metro, senza manganellate
né "oggetti volanti" , i manifestanti fermi a mani alzate.
Nessun sasso puó aver colpito Zonta alla testa, perche' nessun sasso
e' stato lanciato. La carica, invece, e' partita dalla parte destra
dello schieramento della polizia per poi estendersi a tutto il "plotone".
Solo allora Zonta viene colpito, come si vede nel filmato, in cui lo
si vede cadere quando la carica é giá cominciata da diversi secondi.
La stessa dinamica dei tafferugli, culminata in feriti e arresti,
e' di difficile interpretazione: indubbiamente il vicequestore e' stato
colpito da un manifestante e non "per sbaglio da un manganello della
celere" come poi ha affermato un esponente dei centri sociali, come
sembra altrettanto assodato che qualche ragazzo e' stato pestato "piu'
del dovuto".
Non c'e' niente che provi che Zonta sia stato colpito da un manifestante
ne' da un sasso. Anche qui si prende come oro colato cio' che dice la
polizia riguardo al ferimento del vicequestore,
mentre si liquidano con un "qualche ragazzo e' stato pestato piu' del
dovuto" le pesanti violenze messe in atto dalla polizia. Fino a che
punto arrivano le botte "dovute" a chi sta manifestando a mani alzate?
"il giornale di vicenza" lunedi' 29 ottobre pag. 9
titolo: "yabastini processati per direttissima" (di i.t.)
In questo lungo articolo non viene neanche per una volta dato spazio
alla versione dei manifestanti, mentre si riportano ampiamente le dichiarazioni
della questura, a volte addirittura senza le virgolette…
"(…) quello che hanno fatto i ragazzi e' stato grave, perche' da
parte della polizia c'era stato un atteggiamento di flessibilita' ed
equilibrio, e non gia' di chiusura, che e' stato sotto gli occhi di
tutti". Il vicequestore Zonta, l'indomani del sasso lanciatogli dagli
"yabastini" durante la manifestazione nel centro storico che l'ha colpito
alla nuca, sintetizza la delusione che si percepisce in questura…
La polizia non ha dimostrato molta flessibilita' non arretrando nemmeno
di un metro di fronte al corteo, né molto equilibrio picchiando gente
inerme senza alcun motivo…
Chissá che delusione in questura…?!
Il bilancio ufficiale del tafferuglio (…) parla di alcuni "yabastini",
meno di dieci, contusi in modo leggero, e di cinque poliziotti, oltre
al dottor Zonta, costretti alle cure dell'ospedale. Tra gli agenti ce
n'é uno che ha subito lesioni guaribili in due settimane poiche' e'
stato picchiato selvaggiamente. Le immagini riprese dalla polizia scientifica,
spiegano in questura, sono inequivocabili. E sono quelle che sarebbero
costate la cattura a Rodeghiero e Pavin.
Il giornalista sembra dimenticarsi dei sei manifestanti che sono dovuti
ricorrere al pronto soccorso, alcuni con ferite molto gravi. Se a questi
si agiungono tutti quelli che, pur essendo contusi, non sono andati
all'ospedale, si arriva a ben piú di dieci.
…i dimostranti dei centri sociali vicentini, rinforzati dai compagni
di Padova e Mestre, avevano deciso di metterla sul piano della forza
e di sfidare le istituzioni, infischiandosene dell'ordine impartito
dall'autoritá.
E' ridicolo sostenere che i manifestanti abbiano voluto "metterla sul
piano della forza", visto che erano disarmati e non hanno compiuto atti
violenti. Si trattava di un'azione simbolica.
Piú che un racconto obiettivo dei fatti, questa frase sembra lo sfogo
di un repubblichino frustrato.
…la situazione e' inevitabilmente precipitata perche' i manifestanti
hanno puntato contro la polizia e i carabinieri, scatenando la legittima
e obbligata reazione. Che cos'altro avrebbero dovuto fare le forze dell'ordine?
Questa non é informazione.
"legittima ed obbligata"…da che cosa?
La domanda non richiede una risposta, trattandosi di una domanda retorica:
ovviamente, bastonare gente indifesa.
Se i poliziotti hanno usato i manganelli, i dimostranti erano in
possesso di qualche bastone e hanno fatto lancio di sassi e di petardi.
Un sanpietrino ha colpito alla nuca il dott. Zonta, causandogli una
copiosa perdita di sangue, e non gia' " per sbaglio da un manganello
della celere" come sostenuto da un portavoce di Ya Basta. Il certificato
medico, spiegano in questura, fa fede.
"Qualche bastone"…ne é stato trovato uno, fra l'altro non "coinvolto"
in nessuno scontro fisico, e non in possesso a nessuno nelle prime file
del corteo (come provato dal video). Nessun lancio di sassi o petardi.
Tutta questa veritá giá il giorno dopo era giá cambiata: il "sanpietrino"
é diventato una pipa (?!) …
"il giornale di vicenza" martedi' 30 ottobre pag. 15:
titolo: "restano in carcere due yabastini" (di Gianni Nizzero)
Era circolata la notizia che anche una ragazza, una diciottenne che
sabato sera si era recata al pronto soccorso per farsi medicare, fosse
finita fra gli arrestati. Lo pensavano i difensori, ma anche i genitori
dati che al San Bortolo era stata piantonata al pari dei cinque maschi
arrestati, senza possibilita' di parlare con gli avvocati o con i famigliari.
La giovane ha trascorso la notte di sabato in ospedale, al mattino i
medici l'hanno mandata a casa. La polizia ha poi chiarito che sabato
sera in ospedale c'era parecchia confusione, ma che comunque non era
stata affatto arrestata.
Ah, allora sono proprio buoni!
In realtá all'avvocato e ai genitori non é stato comunque permesso per
un lungo periodo di vedere Caterina, esattamente come per gli arrestati:
quindi o era stata arrestata anche lei, oppure il piantonamento (perfino
per andare in bagno era "scortata" da quattro poliziotti) era illegale.
Secondo la polizia invece {Zonta} sarebbe stato colpito al capo da
una pipa di terracotta dal peso di oltre 150 milligrammi, un frammento
della quale e' stato recuperato in contra' Bonollo. L'oggetto, insieme
ad altri, sarebbe stato lanciato da qualcuno all'interno del corteo.
Ma non era "sicuramente" un sasso?! ("Ce-ci n'est pas une pipe!")
La polizia nega che ci siano state delle cariche. "ci siamo limitati
a respingere la pressione dei manifestanti che a mani alzate spingevano
per deviare il corteo su un percorso non autorizzato. Al massimo abbiamo
fatto indietreggiare i manifestanti di due o tre metri. Non c'e' stata
alcuna carica in profondita'", dicono in questura.
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Negare l'evidenza…non é il comportamento di chi ha qualcosa di molto
sporco da nascondere?
La questura replica {alla versione dei manifestanti} che oltre al
ferimento del funzionario, ci sono stati altri quattro agenti feriti,
dei quali uno con prognosi di quindici giorni, segno che la reazione
e' stata molto aggressiva, oltre al fatto che in quel momento "contro
di noi e' volato di tutto".
La "reazione": significa ammettere che é stata la polizia ad attaccare?
A parte il fatto che non é volato praticamente nulla ( ritrovati due
accendinie il famoso bastone, che non ha colpito nessuno) si sarebbe
quindi trattato di autodifesa davanti a gente impazzita.
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- COMUNICATI STAMPA
E MESSAGGI DI SOLIDARIETA'
COMUNICATO STAMPA EX-LANEROSSI E DISOBBEDIENTI DEL 27/10/2001
Oggi, sabato 27 ottobre 2001, centinaia di giovani dell'ex Lanerossi
occupata sono tornati nelle strade di Vicenza per rivendicare il diritto
agli spazi sociali.
La risposta è stata una violenta carica della Polizia, che ha causato
il ferimento di diverse persone.
Riteniamo l'amministrazione comunale di Vicenza la principale responsabile
di ciò che è avvenuto oggi e del clima di tensione creato con la chiusura
degli spazi sociali.
I fatti
Avevamo deciso di dirigerci verso la Rocchetta, dove il comune vorrebbe
spendere quasi 6 miliardi per creare una sorta di centro commerciale
giovanile. A questo punto, senza che ci fosse stata nessuna situazione
di tensione e mentre noi avanzavamo a mani alzate e pacificamente, improvvisa
ed ingiustificata è scattata la carica brutale della polizia nei nostri
confronti. Durante la carica veniva colpito dalle stesse forze di polizia
un dirigente della locale Questura, che veniva poi medicato al pronto
soccorso.
In questo momento 5 nostri compagni sono in stato di arresto
dopo essersi recati in ospedale a farsi medicare le ferite riportate
durante le cariche. Ci è stato impedito di vederli e ad uno di essi,
trattenuto presso la Questura, è stato negato il diritto di farsi assistere
da un avvocato.
Denunciamo la violenza della polizia, che viene sistematicamente usata
come unica risposta alle istanze sociali.
Vogliamo che vengano immediatamente rilasciati i nostri fratelli in
stato di arresto, e pretendiamo che venga fatta chiarezza sugli avvenimenti.
Invitiamo chiunque abbia assistito ai fatti a rendere la propria testimonianza;
a questo scopo mettiamo a disposizione il nostro indirizzo e-mail (exlanerossi@yahoo.it).
CHIEDIAMO SPAZI, CI DANNO POLIZIA E' QUESTA LA LORO DEMOCRAZIA!
Centro sociale exLanerossi
I DISOBBEDIENTI
COMUNICATO STAMPA MEDIABLITZ,ARCIRAGAZZI, ASOC GIOVANI,GIOVANI COMUNISTI
DEL 30/10/2001:
A CHI CHIEDE SPAZI SOCIALI MANGANELLI E GALERA?
Sabato 27 si è svolta una manifestazione per il diritto agli spazi sociali,
a cui hanno partecipato più di 400 persone, appartenenti a centri sociali,
gruppi e associazioni.
Il corteo, assolutamente pacifico, ha attraversato le vie del centro.
Giunti in via Bonollo, i manifestanti, a mani nude alzate, hanno tentato
di avvicinarsi alla Rocchetta per una contestazione simbolica dove il
Comune vorrebbe creare un "centro commerciale giovanile". Con una prima
carica, la
polizia ha fermato a suon di manganellate i primi ragazzi, che stavano
correndo a mani alzate. In seguito il corteo si è portato di fronte
al cordone di agenti in assetto anti-sommossa, chiedendo di poter passare:
nessuna provocazione è partita dai manifestanti, che stavano a mani
alzate, fermi a circa un metro dalla polizia. Nessun oggetto è stato
lanciato. A questo punto è partita, improvvisa e brutale, la seconda
carica della polizia. Questa sembra aver colto di sorpresa anche il
vicequestore Zonta, che si trovava di fronte al cordone per mantenere
la calma fra i suoi uomini, da cui è stato travolto. La violenza è stata
inaudita: sei manifestanti sono dovuti ricorrere a cure ospedaliere,
molti altri sono rimasti contusi, alcuni sono stati rincorsi da poliziotti
inferociti. Nonostante tale violenza ingiustificata, il corteo molto
responsabilmente ha proseguito il suo percorso fino alla fine.
Cinque ragazzi sono stati arrestati in ospedale e portati in carcere
con accuse gravissime e infondate, rischiando pesanti conseguenze penali
oltre ai danni fisici già subiti.
Inoltre Il Giornale di Vicenza ha distorto completamente i fatti, criminalizzando
i manifestanti pacifici e giustificando il pestaggio attuato dalle cosiddette
forze dell'ordine.
TUTTO QUESTO E' INACCETTABILE!
MANIFESTARE NON E' UN CRIMINE: ESPRIMERE LE PROPRIE IDEE E' DEMOCRAZIA,
LA VIOLENZA NE E' LA NEGAZIONE!
PER QUESTO SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA PER FAR VALERE I DIRITTI DI TUTTI:
SABATO 3 NOVEMBRE
MANIFESTAZIONE
PER GLI SPAZI SOCIALI E PER DIRE NO ALLA VIOLENZA
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COMUNICATO STAMPA ARCIRAGAZZI VICENZA - ASOC (ASSOC. SOLIDARIETA' E
COOPERAZIONE)
Sabato 27 settembre, pomeriggio, a Vicenza è successo qualcosa di vergognoso:
siamo stati testimoni di un grave atto repressivo nei confronti di una
manifestazione autorizzata che si svolgeva pacificamente. Il fine della
manifestazione è conosciuto in città da tempo ed è la richiesta di spazi
aggregativi per i giovani. Spazi apartitici, creativi, interattivi e
propositivi per la cittadinanza tutta. Questa richiesta ha avuto un
percorso travagliato, tra sgomberi, occupazioni, presidi, Consiglio
Comunale, ed incontri ufficiali con Prefetto e Sindaco. Da quest'ultimo
si aveva avuto l'assicurazione sull'interessamento dell'autorità per
favorire in modo democratico l'assegnazione di uno spazio adeguato.
Il silenzio prolungato da parte del Comune, che ovviamente non ha aiutato
a sbloccare le trattative con la proprietà della Ex-Lanerossi, ha creato
maggior disagio tra i giovani, che comunque manifestavano A MANI NUDE
ALZATE, per sollecitare ancora una volta gli impegni presi dal Comune.
A questo punto si è riproposto, seppure in scala ridotta, il meccanismo
visto a Genova. I risultati sono: cinque ragazzi che si sono presentati
spontaneamente in ospedale e subito arrestati, ed un numero molto maggiore
di feriti e contusi. E' questo il messaggio? Da Genova in poi manifestare
il proprio disagio e il proprio dissenso vuol dire trovarsi di fronti
i manganelli? E' questa l'informazione? Deformare i fatti, allinearsi
sempre alle tesi di chi è al potere, calpestando idee e diritti, è rendere
un servizio alla verità? Dov'è la democrazia?
Arciragazzi e ASOC (Assoc.Solidarietà e Cooperazione) come associazioni
educative ed impegnate nella solidarietà e cooperazione, rifiutano in
modo incondizionato la violenza, perché lede l'intelligenza, la dignità
e i diritti delle persone e non è mai, in nessun caso, strumento di
soluzione dei conflitti. Per questo motivo ci presenteremo ancora con
LE MANI NUDE ALZATE.
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COMUNICATO STAMPA DEL 28/10 GIOVANI COMUNISTI FEDERAZIONE DI VICENZA
Nella giornata di ieri, 27/10/2001, si è consumato l'ennesimo vergognoso
atto di una politica in merito di giustizia e gestione dell'ordine pubblico
che l'attuale governo pian piano, da Genova in poi, cerca di diffondere
nelle regioni e comuni che politicamente gli sono vicino.
Quel che è successo ieri non è stato quindi frutto di circostanze cui
le forza dell'ordine non potevano far fronte ma una parte perfettamente
coerente del piano nazionale di riduzione in minoranza spaventata e
criminalizzata di ogni movimento dissenziente sul territorio.
I Giovani comunisti della federazione di Vicenza vogliono quindi esprimere
tutto il loro appoggio e aiuto ai ragazzi del centro sociale ed ai giovani
selvaggiamente attaccati dalla polizia per quella che sempre più sembra
essere stata un'azione voluta dalla giunta di Vicenza per risolvere
una volta per tutte il problema degli spazi sociali.
Con la presente vogliamo anche garantire il nostro appoggio e la nostra
partecipazione alle iniziative che,senza dubbio, da oggi bisognerà concordare
per far sì che venga fatta piena luce sull'accaduto, che i ragazzi vengano
immediatamente scarcerati e che le istituzioni riconoscano il loro ruolo
nella feroce vicenda.
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COMUNICATO DELLA FEDERAZIONE PROVINCIALE VERDI DI VICENZA SUGLI AVVENIMENTI
DI SABATO 27/10/2001
Le immotivate cariche delle forze dell'ordine , nei confronti dei giovani
del centro sociale , ex Lanerossi , appaiono in perfetta inquietante
sintonia con le pratiche che questo Governo adotta , nei confronti del
dissenso sociale . Dopo Genova e le cariche nei confronti degli studenti
padovani , è toccato ai giovani del centro sociale , sperimentare la
conversione dell'attegiamento delle forze dell'ordine , che in tema
di ordine pubblico , sono passati dalle strategie di de - escalation
, adottate nel periodo 1975/2000 , ai comportamenti appresi e praticati
per reprimere l'hooliganesimo degli stadi . La responsabilità primaria
di quanto accaduto , ricade sulla dimostrata ed evidente inefficienza
, del governo cittadino , che condizionato dal pensiero fascioliberale
di alcuni suoi sostenitori , risulta irretito in un attegiamento di
colpevole rifiuto , verso dei giovani che chiedono uno spazio di aggregazione
sociale per attività socio-culturali . Il nostro auspicio è che questo
ennesimo episodio di repressione del dissenso sia l'ultimo e pensare
che nel quinto Paese dell'occidente ,esistono ancora spazi per esercitare
il diritto di critica e manifestare opinioni diverse da quelle di chi
, esprime la maggioranza di Governo . Infine sollecitiamo le forze democratiche
a manifestare la propria condanna , sugli accadimenti di Sabato a Vicenza
ove la pratica illiberale e liberticida , appare come l'unica risposta
possibile alle domande avanzate da alcuni settori della società civile
.
Per la Federazione Provinciale dei Verdi Il Portavoce Erasmo Venosi.
COMUNICATO CGIL VICENZA:
RIPRISTINARE UN CLIMA DI CONFRONTO E NON DI SCONTRO ANCHE VICENZA
Sabato 27 ottobre nella nostra città sono avvenuti fatti gravi che hanno
coinvolto forze dell'ordine e ragazzi dei centri sociali. A questo proposito
la Segreteria della CGIL di Vicenza ritiene:
- gravissimo che un confronto, che doveva restare su un piano politico,
in merito al diritto di luoghi di incontro anche autogestiti per i giovani,
abbia assunto i connotati di uno scontro politico ed ideologico montato
dalla Giunta Comunale del Sindaco Hullweck che si rifiuta di riconoscerere
spazi a chi manifesta idee e forme organizzate 'differenti' dalle proprie;
- questa città ha conosciuto in queste settimane momenti di forte dibattito
e di confronto serrato sui temi di attualità, senza mai scadere nella
violenza. Questo confronto deve ritornare urgentemente in un alveo di
civiltà, libertà e responsabilità e questo impegno riguarda ciascuno
di noi, ognuno per la propria parte e per il ruolo che ricopre; - a
questo fine crediamo di poter chiedere a tutti, alle Istituzioni: Comune,
Polizia, Magistratura , ai ragazzi e alla cittadinanza di lavorare per
il ripristino di un clima di serenità che garantisca appieno, oggi e
domani, il diritto di chi manifesta, di chi dissente e di chi lavora.
Nel rispetto pieno del lavoro della Magistratura per l'accertamento
dei fatti, noi chiediamo che il primo segnale in questo senso sia la
scarcerazione dei due ragazzi tutt'ora in carcere.
Vicenza, 29 ottobre 2001
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COMUNICATO STAMPA - Roma 30 Ottobre 2001
SCONTRI A VICENZA: FOLENA CHIEDE SPIEGAZIONI A SCAJOLA
Informato dagli iscritti della Sinistra Giovanile di Vicenza, il Coordinatore
nazionale dei DS, l'On. Pietro Folena, con un'interrogazione parlamentare
a risposta diretta in Aula, ha chiesto oggi chiarimenti al Ministro
degli Interni, l'On. Scajola sui gravi fatti avvenuti durante il corteo
di Sabato scorso in città.
"Al di là di un atteggiamento irresponsabile anche da parte di alcuni
- ma non tutti - esponenti del centro sociale, il dato più grave è il
comportamento dell'amministrazione comunale, che da mesi fa di tutto
per esasperare il clima in città e non per venire incontro alle esigenze
di una parte dei suoi abitanti."
"Il centro sociale "Ya basta" di Vicenza - continua l'On. Folena - ospita
infatti molte associazioni ricreative e culturali che svolgono un'importante
azione di sostegno per gli abitanti della città ed in maniera particolare
per i più giovani, questo quando - prosegue l'On. Folena nella sua interrogazione
parlamentare - pochissimi sono gli spazi sociali messi a disposizione
dal Comune per le associazioni ed i giovani della città."
L'On. Folena parla di atteggiamento irresponsabile da parte dell'amministrazione
locale.
"E' nota la posizione dell'amministrazione comunale che più volte ha
rinunciato pubblicamente ad incontrarsi con i vari rappresentanti del
centro sociale evitando di affrontare in positivo i problemi connessi
agli spazi da destinare ad attività sociali per la cittadinanza - conclude
l'interrogazione parlamentare -. Da questo clima sono nati anche gli
scontri durante il corteo. Scontri che hanno visto una reazione delle
forze dell'ordine, come molti cittadini hanno testimoniato alla stampa,
sproporzionata rispetto alla situazione.
Chiedo quindi se il Ministro degli Interni sia a conoscenza dei fatti
descritti, nonché degli atteggiamenti e delle motivazioni che hanno
spinto le forze dell'ordine ed i loro responsabili ad intervenire pesantemente
contro il corteo in questione.
E chiedo infine se il Ministro degli Interni intenda promuovere azioni
possibili al fine di promuovere un dialogo costruttivo tra amministrazione
locale, forze di sicurezza, associazionismo vicentino."
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COMUNICATO STAMPA SINISTRA GIOVANILE: SUI FATTI ACCADUTI SABATO
27/10/2001 A VICENZA
Non c'è dubbio che a Vicenza da alcuni mesi si respira un'aria pesante
carica di tensione, una situazione in cui l'amministrazione comunale
di destra ha una grossa responsabilità. Alle continue richieste di spazi
avanzate dalle associazioni e non da ultimo dal centro sociale la destra
che governa il comune ha preferito rispondere con la forza e non con
la politica e il dialogo, ha ritenuto che le richieste di spazi fossero
solo un problema di ordine pubblico e non un disagio vissuto da molti
giovani.
La tensione e' talmente alta in citta' che porta a fatti molto gravi
come quelli che si sono verificati Sabato 27 ottobre, fatti che hanno
coinvolto le forze dell'ordine e i ragazzi e le ragazze dei centri sociali.
La Sinistra Giovanile ritiene:
- che il confronto politico che si doveva aprire tra l'Amministrazione
e le Associazioni tra cui anche il Centro Sociale sulla necessità di
spazi giovanili nella nostra città sia uscito dai binari del buon senso
degenerato in uno scontro puramente ideologico creato da una Amministrazione
che non sa valorizzare o meglio accettare che dei giovani che hanno
idee diverse dalle sue si possano trovare a discutere, una amministrazione
che non riconosce che nella diversita' ci puo' essere un valore.
- che i confronto debba subito spostarsi dalla contrapposizione al dialogo,
lo scontro deve lasciar spazio alla politica, la politica vera non quella
fatta di tatticismi quella che lavora per risolvere i problemi, quella
che lavora per andare incontro alle esigenze dei cittadini, anche se
essi la pensano diversamente da chi governa.
Auspichiamo che da subito ogni soggetto coinvolto abbassi i toni, chiediamo
alle Istituzioni e ai ragazzi e ragazze di riprendere da subito un dialogo,
chiediamo un impegno da parte di tutti per poter ricreare un clima diverso
in citta' un clima di serenita', all'Amministrazione inoltre chiediamo
inoltre che s'impegni da subito per affrontare il problema ancora aperto
degli spazi giovanili abbandonando la politica di chiusura che l'ha
contraddistinta in questi mesi.
Morgan Prebianca
Segretario Provinciale
Sinistra Giovanile Vicenza
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SOLIDARIETÀ DAL CSO LA STRADA DI ROMA AI COMPAGNI VICENTINI ARRESTATI.
E' Guerra , è Guerra permanente, è Guerra globale,è guerra ovunque.
E' in Afghanistan, è in Palestina, è a Manhattan, a Washington, in monti
deserti, in selve lontane, nelle strade e nelle piazze delle nostre
metropoli.
E' la "Guerra dell'Impero contro se stesso", Guerra di "elites" imperiali
che si contendono il governo del mondo, portando con sè terrore, morte,
distruzione, miseria, disperazione... macerie dalle quali nasceranno
nuovi fanatici al servizio dei Signori del mondo.
E' la Guerra: o stai da una parte o dall'altra, non puoi essere neutrale...
questo ci dicono
Devi schierarti, non pensare nemmeno di poter costruire diversi mondi
possibili... questo vogliono.
E se dissenti, se disobbedisci, se diserti... diventi il più pericoloso
dei nemici.
E' la Guerra, dicono, e non c'e spazio per il dissenso: puoi solo obbedire.
Tutti sono diventati soldati, in un fronte o nell'altro, che devono
uccidere i propri fratelli senza chiedersi il perché... e chi diserta
avrà una punizione esemplare.
E così capita anche, in questi tempi, che portare in piazza la gioia
e la determinazione di una moltitudine che chiede spazi di libertà,
di autogestione, di autonomia a partire dai territori diventa l'atteggiamento
più pericoloso agli occhi dei signori della guerra e dell'impero perché
è un atto di diserzione.
E allora schierano il loro esercito per punire, nel modo più violento
possibile: bastonano, imprigionano e umiliano.
MA "NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI"!
DISOBBEDIAMO ALL'ORDINE IMPERIALE, DISERTIAMO LA SUA GUERRA GLOBALE!
Massima solidarietà ed un abbraccio forte ai compagni e fratelli disobbedienti
e disertori del C.S. ex-Lanerossi, vittime di questo atto di odiosa
repressione
FRANCESO ED ENRICO LIBERI SUBITO!
Pianeta terra
Roma
Dai lotti della Garbatella
Centro Sociale Occupato Autogestito "La Strada"
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C.S.O. TERRA DI NESSUNO - GENOVA
Solidarietà dal centro sociale Terra di Nessuno di Genova ai compagni
di Vicenza,vittime delle violenze immotivate da parte delle forze dell'
ordine; malmenati, arrestati, all'oggi due di loro sono ancora detenuti
in carcere senza alcuna motivazione minimamente plausibile.
In un clima politico generale sempre crescente di tentativi di marginalizzazione
dei movimenti, siamo vicini ai compagni che a Vicenza stanno affrontando
questo giro di vite.
Siamo con voi.
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RETE NOGLOBAL
Dopo le situazioni cilene che abbiamo vissuto nelle manifestazioni anti-G8
di Genova, l'insieme delle strategie repressive ha fatto un salto di
qualità e questa di Vicenza ne è l'ennesima conferma in pocho mesi.
Sempre più urgente è avviare una riflessione nel movimento per risparmiare
almeno parte delle energie consumate nelle polemiche più inutili e riservarle
alla costruzione di una nuove diga sociale che argini l'arroganza dello
stato in questo momento!
Siamo vicini ai compagni di Vicenza. Liberi subito tutti i fermati!
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C.S.O. LEONCAVALLO - MILANO
Leonca - Sabato 27 Ottobre 2001
Gravissimo atto di violenza poliziesca a Vicenza dove durante il corteo
per l'occupazione pubblica di uno stabile abbandonato da anni, da parte
di compagni dell'area dei Centri Sociali, la polizia è intervenuta caricando
i manifestanti con una violenza tale da provocare 13 feriti....
Non soddisfatti dell'operazione la dose è stata rincarata con 6 arresti!
Solidarizziamo pienamente con i compagni di Vicenza che erano impegnati
in un 'iniziativa molto simile a quelle proposte e svolte anche a Milano
dall'Ostello Autogestito Metropolix, progetto di occupazione pubblica
che portò alla creazione di un' esperienza unica, che in soli due anni
aveva visto il passaggio di oltre 2000 persone, tra studenti, senza
casa, migranti in una struttura totalmente autogestita.......in favore
del diritto allo studio alla casa e dunque alla cittadinanza.
Probabilmente a chi ci sta governando non va giù che con pochi e "raccapezzati"
mezzi il movimento antagonista disobbediente riesca a proporre soluzioni,
ai più svariati problemi, senza dover ricorrere a finanziamenti appoggi
sponsor e corruzioni semplicemente recuperando i beni che questo sistema
economico dismette nonostante conservino il loro
valore d'uso che qualcuno ha interesse venga allienato in favore della
speculazione.
Questo grave atto si aggiunge alla già lunga serie di attacchi al movimento
dall'insediamento di questo governo Neo Fascista!
Il movimento Non si arresta!!!
No justice No peace!
La miglior solidarietà ad un'occupazione è farne
un'altra!!!
C.S.Leoncavallo
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T.P.O. - BOLOGNA
da bologna TeatroPolivalenteOccupato solidarieta' alle sorelle e ai
fratelli di Vicenza vittime della violenza delle forze dell'ordine.
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