IL COLERA,
una ricerca di Imran Siddiqui & Max Ay
È una malattia infettiva causata da batteri del genere Vibrio Cholerae (dalla forma di virgola) che venne individuato da Pacini sin dal 1854, ma fu ottenuto in coltura da Koch nel 1882 in Egitto. I vibrioni del colera sono diversi e si distinguono in base al sierogruppo, biotipo e sierotipo a cui appartengono. La causa principale è la mancanza d‘igiene. Il colera persiste, infatti, in tutte quelle regioni dove c‘è scarsa pulizia personale e abbondanza di rifiuti.
Il periodo d’incubazione è breve da 5 a 6 giorni, nei quali i vibrioni entrano nel tubo digerente lo infettano, ad alcuni giorni. Se il colera non si manifesta entro 10 giorni dal sospetto contagio si può stare tranquilli. Si manifesta con scariche diarroiche (feci liquide) incolori, senza dolori e né febbre. Dopo alcune ore le scariche si fanno acquose e impellenti (con enormi perdite di calcio e potassio), ogni 10-20 minuti, sempre con la sensazione di non essersi mai scaricati a sufficienza: le scariche liquide possono raggiungere nelle 24 ore parecchi litri. Subentra uno stato di torpore (stanchezza, sonnolenza), la mente è confusa, la cute fredda e asciutta o bagnata di sudore freddo, la quantità delle urine diviene scarsissima, di conseguenza la sete si fa intensa, ed alla diarrea si aggiungono crampi ai muscoli e vomito, che aggrava lo stato di disidratazione. La pressione sanguigna si abbassa, e si raggiunge uno stato di ipotermia (temperatura corporea sotto i 36 oC). In 24-36 ore si decide la sorte dell‘ammalato.
Vi sono forme fulminanti che uccidono in 1-2 giorni, forme gravi, spesso mortali, che durano una settimana e forme meno intense dalla durata più lunga. Se non s’interviene sul paziente infettato con ad esempio, una cura deidratante, si ha uno shock irreversibile e poi la morte dell’ammalato. Lo stesso vibrione può anche raggiungere le acque destinate all’irrigazione, con come conseguenza la contaminazione di verdura e frutta. Per il mare, si ha un avvelenamento dei molluschi come cozze, vongole e altri frutti di mare.
La diagnosi viene formulata mediante una ricerca microscopica del vibrione colerico nelle feci e nel materiale vomitato.
Inutile ogni perdita di tempo, occorre il ricovero immediato perché dovranno essere impiegate le fleboclisi (somministrazione continuata per via venosa di soluzioni fisiologiche o medicamentose) e gli antibiotici. Si dovrà inoltre procedere anche alla reintegrazione dei liquidi e dei sali perduti. Esiste un siero anti-colerico che però ha dato scarsi risultati. Si dovrà cercare di ricordare il probabile momento e luogo dell‘infezione e di tutte le persone, essendo presenti in quel luogo, possono correre lo stesso rischio. Per distruggere il vibrione eliminato con le feci, si deve avere un buon sistema di depurazione dei liquami o di potabilizzazione dell’acqua.
Si ottiene con la vaccinazione che si può eseguire in una dose unica oppure in due dosi più leggere frazionate di 10 giorni: l‘efficacia protettiva inizia 6 giorni dopo la prima iniezione e dura per 6 mesi. Si tratta di comuni iniezioni sottocutanee. Per i familiari del/i malato/i è utile la profilassi con tetracicline o sulfamidici per cinque giorni. Per colui che si reca in zone a rischio, oltre alla vaccinazione è raccomandabile l’uso d’acqua bollita e protetta da inquinamenti, o trattata con disinfettante a base di cloro (es. Steridrolo-Euclorina). I cibi devono essere ben cotti, ed inoltre è meglio sbucciare la frutta cruda. Molto importante per evitare l’instaurarsi d’epidemie comporta all’isolamento ospedaliero dei malati fino a che non risultano negativi almeno tre esami delle feci effettuati in successione; è utile la disinfezione degli indumenti e dell’ambiente, perché i vibrioni con le feci, e il vomito, a causa delle scadenti strutture igienico-sanitarie, può raggiungere le acque destinate all’irrigazione.
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