La vera storia del Millennium Falcon
Chiamatemi Paolo, o forse Stefano. Ho quasi cinquant'anni, ma ne ho trascorsi meno di trenta su questa Terra.
Dovete sapere che io non sono esattamente di questo mondo (qualcuno già lo sospettava, immagino). Io vengo da un universo parallelo quasi identico a questo, tranne alcune differenze, quasi sempre trascurabili, e un lieve sfasamento temporale. Per fare un esempio, piccolo ma per me importante, nel mio universo la produzione della Panda iniziò nel 1974, e fra gli optional della prima serie c'era una iperguida interstellare: una novità assoluta per una utilitaria.
Tutti sanno, in entrambi gli universi, che non si deve mai comprare una macchina Fiat appena uscita sul mercato. Ma io stavo cercando di uscire da un periodo difficile della mia vita e, con l'entusiasmo del giovane che sta per mettere le mani sulla sua prima auto, sborsai i soldi guadagnati nel mio primo anno di lavoro. Mi sentivo, letteralmente, in viaggio per le stelle.
Naturalmente si guastò subito qualcosa. Durante la prima uscita fuori città, dopo aver letto attentamente il manuale, regolai l'iperguida e premetti il tasto di accensione. Era un giretto di collaudo: volevo solo dare un'occhiata a Proxima Centauri! La macchina ebbe uno strano sobbalzo, la luce del giorno divenne più intensa, poi ci fu un urto smorzato... e mi trovai insabbiato in mezzo a degli strani individui dall'aria poco rassicurante. Nemmeno il fatto che adesso c'erano due soli in cielo era rassicurante.
Fui salvato dalle esose richieste dei Sabbipodi, e da un doppio colpo di sole, dall'arrivo di uno strano vecchio, Ben Kenobi, che viveva su quelle montagne come una specie di eremita. Quando beveva troppo si vantava di essere uno dei cavalieri Jedi, una setta di monaci guerrieri sciolta molti anni prima. Come prova esibiva una spada laser arrugginita e con le batterie scariche, che di certo aveva trovato in un mercato delle pulci o comprato dai Jawas, i locali rivenditori di ferrivecchi.
Per aiutarmi a raggiungere la città più vicina Kenobi interpellò un altro strano personaggio, Han Solo, molto più giovane di lui ma altrettanto bizzarro. Si dava arie di pirata e contrabbandiere, ma la sua nave, un rottame che si chiamava Leila e che lui aveva "preso a prestito" da un certo Carlissian, che non era ansioso di rivedere, a stento era in grado di raggiungere un'orbita equatoriale. Mi trovavo evidentemente su un pianeta di spostati, e apprendere che si chiamava Tatooine non migliorò la mia stima di quel mondo e dei suoi abitanti. Avevo già letto qualcosa sull'Espresso di Jabba the Hutt e del suo governo (se così è lecito chiamarlo). Vi basti sapere che a paragone di Jabba perfino Berlusconi sembra un essere umano.
Il generatore dell'iperguida era fuso. Inutile cercare un centro di assistenza Fiat. Telefonare al numero verde fu un'impresa di dimensioni epiche, ma non vorrei tediarvi. A farla breve ci vollero parecchi mesi per ricevere il pezzo di ricambio. Ma poi nessuno volle metterci le mani. Alla fine dovetti fidarmi di Solo, che come meccanico non era poi così male, almeno quando era sobrio. Ho motivo di sospettare che non lo fosse quando rimontò la mia iperguida.
Durante tutto quel tempo dovetti lavorare come aiuto-barista in un locale di Mos Eisley, una cittadina che sembrava un incrocio fra Alcatraz, la Cayenna e il Club Méditerranée. Poche ragazze da quelle parti, e sembravano quasi tutte un incrocio fra Grace Jones e Janet Jackson o suo fratello. Ma la clientela del bar era così varia che fare quattro chiacchiere con qualcuno che avesse solo due occhi e due braccia era piuttosto insolito, e potevo sorvolare su sesso indefinito, colorito inquietante e capigliature improbabili.
Ma ogni cosa ha un inizio e una fine, e un bel giorno (erano tutti belli, su Tatooine non piove da secoli) salutai Ben e Han e misi in moto. Nessuno dei due aveva mai voluto un soldo, al massimo qualche bevuta gratis, ma Han mi aveva chiesto se poteva ribattezzare la sua nave con il nome della mia Panda. Gli regalai un ingrandimento dell'adesivo che avevo scelto sei mesi prima scartando le solite facce di Che Guevara e Jim Morrison: era un grande falco ad ali spiegate con il logo Millennium Falcon scritto come quello della Harley-Davidson. Dalle mie parti era il marchio di una linea di articoli sportivi.
Andò tutto bene fino all'arrivo. Stavo per atterrare in corso Giulio Cesare quando ci fu di nuovo quello strano sobbalzo... E mi trovai un'altra volta nel deserto. Ero tornato su Tatooine? No, c'era un unico sole in cielo. Poi riconobbi il panorama di Ombre Rosse e mi resi conto di essere atterrato in Arizona.
Dopo cinquanta miglia di strada senza una sola curva trovai un motel. Qui cominciarono le vere sorprese. Guardando il notiziario della CBS scoprii che il presidente era Gerald Ford, non Jimmy Carter! Stava per iniziare una missione spaziale russo-americana con quegli incredibili pezzi da museo, l'Apollo e la Soyuz! Il capo del governo italiano, citato di sfuggita, era Aldo Moro! Che diavolo era successo?
Ancora adesso non so spiegarmelo. La mia iperguida, un modello economico, non era omologata per i salti interdimensionali (anche perché sono illegali in tutta la galassia: è molto difficile tornare nel proprio universo, e adesso so perché). Ma temo che quel praticone di Han, trafficando con un modello che non conosceva, l'avesse ritarata alla non-voglio-dire-come.
La cosa peggiore fu rendermi conto che la mia iperguida qui non poteva funzionare. Era intatta, ma non dava più segni di vita, e naturalmente nessuno aveva mai visto nulla del genere. Dovetti smontarla e nasconderla in una grossa borsa; ancora adesso è nella mia cantina. Non ne ricaverò mai niente. Ho fatto molte ricerche e ho scoperto che tra le piccole differenze di questo universo ce n'è una, generalmente trascurabile ai fini pratici, nel livello dell'energia di punto zero - ma sì, l'energia estraibile dalle fluttazioni quantistiche del vuoto. Non molto, per la verità: sono solo diciotto ordini di grandezza, una bazzecola con tanti zeri come la distanza da qui a Proxima Centauri misurata in centimetri. E' stata scoperta all'incirca quando è stata scoperta nel mio mondo (qui si chiama effetto Casimir) ma non può essere sfruttata nemmeno per fare il caffé, figuriamoci per un motore interstellare.
In linea di principio il problema non sembra insolubile. Io non sono un fisico e le mie stime sono approssimative, ma ho valutato che per iniziare il salto interdimensionale è necessaria un'energia paragonabile a quella sviluppata da una bomba atomica tattica, ooportunamente modulata. Tuttavia ci sono due problemi, uno piccolo e uno grande. Quello piccolo è che un sacco di gente sta cercando di procurarsi illegalmente una bomba atomica e finora, per fortuna, pare che non ci sia riuscito nessuno. Quello grosso è che una bomba a fissione nucleare produce la sua energia in maniera troppo rapida e in una forma indigesta per l'iperguida: neutroni, raggi X, raggi gamma, eccetera. Il generatore a effetto Casimir della mia iperguida è più piccolo di forno a microonde. Se dovessi usare un'arma nucleare come generatore, avrei bisogno di contenere l'esplosione in un dispositivo grande come lo stadio Delle Alpi e sepolto a cento metri di profondità.
In poche parole: qui sono e qui rimango.
Non ho mai avuto il coraggio di far vedere la mia iperguida ad un fisico. Ho scritto a Tullio Regge, ma lui mi ha risposto con la lettera prestampata che manda agli inventori del moto perpetuo. Non c'è niente da fare, per i viaggi interstellari e interdimensionali dovrete lavorare sulla gravità e trovare il modo di creare dei tunnel di Einstein-Rosen, i cosiddetti "wormholes". E' una complicazione mica male: sarebbe un po' come costringere tutti gli automobilisti a caricare la macchina su un treno per andare da una città all'altra.
Ma ora torniamo ai primi giorni dopo il mio arrivo, o ritorno. Avevo pochi soldi e l'idea di fare l'aiuto-barista o il commesso in un drugstore per molti mesi prima di poter "tornare" in Italia non mi andava giù. Tra l'altro avrei dovuto vendere la Panda, che sarebbe stata annunciata solo tre anni dopo: negli States non la voleva nessuno, e in Italia avrebbe suscitato troppa curiosità.
A questo punto mi venne un'idea luminosa. Poco prima della mia partenza George Lucas, il brillante giovane regista di American Graffiti, aveva avuto un certo successo con un film comico-avventuroso, Baruffe Spaziali, ispirato ai fumetti di Flash Gordon e Buck Rogers. Riuscii a contattare Lucas che, come prevedevo, in questo universo era ancora alla ricerca di un soggetto, e gli inviai una sceneggiatura, scritta in pochi giorni e basata sui personaggi che avevo conosciuto su Tatooine. Lucas la trovò interessante e mi mandò diecimila dollari come anticipo. Ma poi stravolse completamente la storia, tolse il mio nome dai credits e fece una montagna di soldi.
Avrei potuto fargli causa, ma quale giudice avrebbe creduto alla mia storia? Oltretutto non avevo un permesso di soggiorno ed ero entrato clandestinamente nel territorio degli Stati Uniti. Mi accontentai dei diecimila dollari, vendetti la Panda ad uno sfasciacarrozze navajo e partii per l'Italia. Per fortuna i miei documenti vennero presi per buoni. Prevedevo quello che avrei trovato a casa, e sorvolerò su tutte le complicazioni successive per non diventare patetico. L'unico vantaggio che avevo era quello di sapere, con buona precisione, che cosa sarebbe successo nei tre anni successivi, e questo mi aiutò nel costruire la mia nuova identità. Ma dopo che questo margine è svanito io sono diventato uno come tutti gli altri, in balia degli eventi di questo pazzo, pazzo mondo.
Per fortuna questo pazzo mondo è quasi identico al mio, tanto che se non faccio caso ai barattoli della Nutella e ai colori dei semafori mi sembra di essere a casa. In effetti è talmente simile che forse, se devo credere a certe teorie, potrebbe essere il risultato di una biforcazione temporale recente. Forse il punto di separazione è proprio la scoperta di Hendrick Casimir nel 1948: nel mio universo Casimir scoprì la forza attrattiva fra placche metalliche neutre nel vuoto mentre studiava come migliorare i condensatori elettrici, in questo universo la scoprì studiando il movimento della maionese! Però è anche vero che certi dettagli sono diversi da lungo tempo, quindi la somiglianza delle linee temporali appare inesplicabile. Per fortuna non sono un fisico, altrimenti sarei in ansia per la meccanica quantistica...
Ho ritrovato la "mia" famiglia, ed è stata la cosa più strana... Sapete, ho ritrovato perfino la mia ragazza... ma purtroppo aveva già sposato l'altro me stesso. Sì, conosco anche lui. Si chiama Stefano, che è il mio secondo nome. Tutti dicono che sembriamo fratelli, e magari pensano di essere originali! A me sta francamente antipatico, ma per fortuna non lo vedo spesso. A suo tempo mi sono presentato come un cugino di terzo grado, e poiché la mia famiglia è sparsa fra Emilia, Piemonte, Sicilia e Inghilterra settentrionale, la mia storia finora ha resistito. Abito poco lontano dalla controparte di mia sorella, che si chiama Cinzia anziché Anna... Sembra che in questo universo siano stati scelti i nomi i nomi scartati nel mio! Se tornassi, sono quasi matematicamente certo che troverei mia sorella sposata e con una figlia di nome Laura anziché Lucia, ma altrettanto bella.
E dunque eccomi qui, straniero in terra straniera che per la maggior parte del tempo si sente a casa. Qualche volta ho nostalgia delle due lune del mio pianeta, e vorrei sapere che ne è stato di Ben e Han e di una ragazza di nome Anfitea conosciuta su Tatooine (chissà se era proprio una ragazza - umana, intendo dire). Ma ho due gatti e sono proprio come quelli del mio mondo. Ho anche dei gerani sul balcone, e somigliano a quelli cui mia madre dedicava tante cure. D'estate sono belli, ma così silenziosi: mi mancano i loro canti all'alba e al tramonto.