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Saintpaulia
(violetta africana)
Saintpaulia
- ormai classica pianta da appartamento-apprezzata per i suoi fiori di colori sempre più intensi e sempre nuovi.
Oltre viola nelle sue svariate declinazioni, infatti, queste
violette si vestono oggi anche in bianco e tutte le gradazioni di
posa, blu, rosso o persino giallo e verde. La facoltà della
pianta di produrre abbondante fioriture praticamente in ogni
periodo dell'anno , ha contribuito a farle apprezzare in tutto il
mondo.Le piante offrono una
vasta scelta di varietà, in qui i fiori sono soltanto uno, e non sempre
più importante, dei pregi. Le foglie belle per colore, forma, i
portamenti più diversi sono altrettanti elementi di interesse.
La
Saintpaulia, il nome botanico di violetta africana appartiene alla
famiglia Gesneriacee. Fu scoperta dal maresciallo tedesco von
Saint-Paul-Illaire nel 1982 nell’Africa orientale. In
base delle regole, il scienziato quale per la prima volta pubica
descrizione dettagliata di nuova pianta (in latino - la lingua mondiale di
tutti botanici) ha il diritto di dare il nome. Cosi,nel 1893,
nel 11 numero di giornale "Gardenflora" (Berlino) viene
pubblicato articolo con i disegni sulla nuova pianta proveniente
dall'Africa orientale. La pianta viene denominata Saintpaulia ionantha.
Nel
1983 Saintpaulia per la prima volta viene mostrata sulla mostra mondiale di
giardinaggio in Bèlgio dove richiamata grande interesse di floricoltori. Da
allora inizia il camino trionfale di Violetta africana in tutto il
mondo. La pianta è diventata il soggetto di comune interesse, fu
coltivata nei vivai e poi nelle case di Germania, Inghilterra, Bèlgio e
Italia. Il perfezionamento delle tecniche e di riproduzione (per semina ,
talea e divisione) permisero di ottenere diverse nuove varietà. In
seguito il centro della coltura è spostato in America dove la
pianta e diventata il comune favorito. Si fondano primi club d’amatori
di Saintpaulia, organizzano le mostre, e anche un giornale specializzato...
Gran parte di nuovi ibridi della violetta africana proviene proprio dall’America.
A interessarsi, nei decenni successivi e fino ai giorni nostri, uno stuolo
sempre più ampio di ibridatori e di aziende specializzate, non solo
americane, ma anche i tedesche, russe, giapponesi.
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